Non ho nulla contro i premi letterari, anzi, mi piacerebbe partecipare a tutti, anche i più infimi, come mi hanno detto che faceva Roberto Bolano per racimolare quattrini. Secondo me, però, i premi letterari tornerebbero a essere qualcosa di utile e popolare se attorno ad essi noi stessi organizzassimo un giro illecito di scommesse, a fin di bene, per investire cioè i proventi in produzione artistica, ognuno a favore della propria famiglia, ognuno nel suo mandamento o riunendo le forze attraverso riunioni di capimandamento. I picciotti sarebbero incaricati di vendere i biglietti ai commercianti e a chiunque abbia un'attività economica. L'intero incasso verrebbe in prima battuta gestito da una cupola di secondo livello, semmai in combutta con uomini seri dello Stato che certifichino la legalità delle operazioni. Non so, forse è una proposta un po’ mafiosa.
Ps: a scanso di equivoci con la Polizia di Stato, il libro di Ennio Flaiano ce l'ho messo perché è stato il primo a vincere il prestigioso Premio Strega, nel 1947.