Larry Massino is back, dispartito, tornato at home. Un caloroso abbraccio a tutto il suo pubblico, Floarea, Davide, Rita, Francesco: meno dei 25 lettori che immaginava di avere Alessandro Manzoni, ma senz'altro più qualificati.

lunedì 28 novembre 2011

Non succede mai niente (III)

Statista che si perplime
Presentata la bozza di costituzione primavera estate 2012. Articolo uno: l'Italia è della Repubblica (Espresso). A questo proposito, vengo a sapere che dopo tanti anni di logoramento è finita la seconda Repubblica. Va bene, prima o poi finisce tutto. Ma nella terza Repubblica il posto di Ezio Mauro chi lo piglia?
  editore democratico presenta il nuovo direttore al suo pubblico

Umberto Bossi è stato ricevuto dal Presidente Giorgio Napolitano, al quale ha ribadito che la Padania è disposta a riconoscere lo Stato Italiano. All'uscita il  Guevara padano, Che Lavevodur, ha fatto parlare il suo nuovo delfino, Gianluca Buonanno, il quale ha altresì dichiarato che come unilaterale  gesto politico di distensione il grana padano riconosce il pecorino romano e  la mozzarella a treccia.
Il furbo Tonino di Pietro ha tempestivamente cambiato nome al partito di famiglia (forse lo quota anche alla borsa di Mil ano)

Tra le fila degli antagonisti, anche tra quelli mascherati da indignati di sinistra, va di moda il pensiero di Nigel Farage, un europarlamentare inglese che tiene tanto alla democrazia. Ci tiene così tanto che nel suo gruppo parlamentare è iscritto il nostro Borghezio. La tesi di Farage è che in Italia si sta abusando della democrazia, la si sta commissariando, sostituendo all'eletto (e unto dalle signore) Silvio  Berlusconi il non eletto Mario Monti. Ora, qualunque cosa pensi uno come Farage, io sono contrario. Ma in questo caso specifico dice una baggianata facilmente smontabile. Monti è senatore della Repubblica, democraticamente eletto, perché la Costituzione democratica prevede che il Presidente della Repubblica nomini i senatori a vita, in base a meriti speciali, che indiscutibilmente appartengono a Monti. Si dirà che nominarlo senatore a vita il giorno prima dell'incarico è stata una furbata. Certo, non ci sono dubbi. Invece fare una legge elettorale, a pochi giorni dalle elezioni, per cercare di limitare i danni di una sconfitta certa, legge denominata porcata dal suo stesso promotore, è stato un gesto eroico? Emanare decreti in quantità industriale a favore degli affari economici o giudiziari del Presidente del Consiglio, è stato un modo per rafforzare la democrazia? E invitare (ricattare) gli imprenditori a non acquistare spazi pubblicitari dagli editori pessimisti (i suoi concorrenti), come ha fatto anche esplicitamente  Berlusconi? E votare la fiducia al governo  in base a un testo nel quale era sostenuto che  il padredimarina  era in buona fede quando ha detto ai poliziotti di rilasciare Ruby, perché  nipote del presidente egiziano Mubarak, che cosa è stato? Aveva anche detto, pochi giorni prima della caduta, che per il bene della nazione ha rischiato di diventare cieco? È proprio ossessionato dal sesso...Comunque  una cosa gli fa onore:   difendere la reputazione delle ragazze che gli gravitano attorno,  dire chiaramente che  sono ragazze perbene calunniate dai giudici. Le ragazze,  infatti, non sono  colpevoli di nulla: sono solo aspiranti membri del parlamento.
eroe disposto a difendere fino in fondo la civiltà democratica dagli attacchi plutogiudaicimassonici

Comunque anche io sono contro Monti. So che non farà mai le necessarie riforme: anche lui è uno che cercherà di aggraziarsi gli italiani per fare ulteriore carriera ai vertici dello Stato. Per me la soluzione è la Lagarde, direttore del sanguinario Fondo Monetario Internazionale. Mi scusino i massimi indignati e i seguaci del comico in declino: ma davvero vogliono che siano  rappresentanti più vicini al popolo a guidare il paese? Non vi sono  bastati quelli finora?! Magari l’Italia la  governasse la Lagarde in persona! Magari... Politicamente parlando, gli indignati italiani dovrebbero prendere esempio dai coraggiosi  magrebini: salire su un barcone e attraccare in Corsica.


 Dettaglio di indignati quando nei mesi scorsi manifestarono sulla schiena di Giuliano Ferrara,  dalla quale, contemporaneamente, partirono il giro d'Italia e la maratona di New York


Ma siamo davvero così vicini al baratro da impedire pure le svagative uscite delle intercettazioni? Che la Lagarde è una lesbica di merda e io  non voglio  avere nulla a che fare con le donne alle quali non piace il cazzo, non l’aveva detto? A proposito: non aveva nemmeno detto, inevitabile conseguenza enunciativa dei galletti italici, la cancelliera  culona  ce l’ha con me perché non l’ho chiavata? Peccato per lui, si vede proprio che non controlla più nulla,  men che meno i ser vizi segreti, se no ritornava subito in auge, e  il suo spread elettorale si accorciava subito, anche se a lui e ai suoi seguaci le cose che si accorciano mi sa che non gli garbano.

Certo, non è bella come Rosy Bindi, ma meglio di Marina Berlusconi è anche lei

 
Nel paradiso,  al giorno di oggi,  gli ultimi come si piazzano?

Post di Larry Svizzero

giovedì 24 novembre 2011

Cronache da uno Stato assurdo

 Uomini politici del partito del Presidente di Mongrovia, rigorosamente in guanti bianchi,  mentre eleggono i propri elettori, spingendoli sulla celebre carrozza del vincitore

Vabbene, il presidente della pittoresca Mongrovia è un cretino e qui e là. Però meno di quello che vuol far sembrare, quindi  attenzione a ritenerlo morto. In politica,  che è un'arte disgustosa, è un genio. Si è inventato, di fatto, un sistema elettorale alla rovescia che non smetterà di dare i suoi frutti se non quando Egli sarà in galera (oppure, vista l'età... statisticamente parlando... perché oramai è chiaro a tutti, qui in Mongrovia,  centoventanni non camperà, dato che è  anche venuto fuori che  il suo stesso prete è un bugiardo truffatore  che campava di cazzate...) e gli sarà sequestrato l'intero patrimonio, come può succedere anche da voi in Italia quando si viene accusati per gravi delitti di mafia.

Il sistema elettorale alla rovescia che si è inventato questo cretino di presidente mongravo, consiste nell'eleggere gli elettori e non al contrario essere eletti dagli elettori: una pensata favolosa! Che rende la democrazia davvero una faccenda popolare (popo ilare, dicono i detrattori). Prima di lui, infatti,  la faccenda politica era roba da componenti delle élites, gli stessi che ora hanno provvisoriamente avuto, con il consenso dello stesso Presidente, il governo in prestito infruttuoso. Prima poteva anche capitare che qualche mantenuta sfiorasse le persone di potere, ma rimaneva una puttanella che nessuno si sognava di promuovere ministro. Lo stesso un maestro di sci, che con Lui era potuto addirittura diventare ministro degli esteri, prima  doveva limitarsi a fare il valletto e la parte di uno degli amanti della moglie del Presidente. Così come gli strati popolari e la piccola borghesia erano di fatto esclusi dalle cariche pubbliche, dovevano limitarsi a far parte della corte di clienti pugolatori, alla quale si accedeva fornendo servigi di basso e bassissimo livello, portare bandiere, attaccare manifesti o calzare le scarpe appena comprate del leader per renderle più morvide.  Dopo di Lui, invece, qui in Mongrovia, tutto è possibile per tutti. Questo è stato, è e sarà  il Suo successo politico.

Ps: come le scuole private che promuovono i ciuchi. E i ciuchi, qui in Mongrovia, sono tanti; se si incazzano diventano maggioranza parlamentare quando vogliono. Quando vogliono...

Larry Svizzero

mercoledì 23 novembre 2011

La tassa sugli immobili, o dell'immobilismo progressivo

 
Logo scartato per il nascente Partito Social Immobilista


Immobili. Se si vòle sopra vivere, da facitori di parole o di fatti d'arte, bisogna stare immobili. Mi ricordo che lo scrisse Kafka, da qualche parte.  Se è per questo anche il Conte Maurice Polydore Marie Bernard Maeterlinck, ancora prima... D’altra parte non si era denominata Accademia degli Immobili quella dei fondatori del teatro della Pergola in Firenze? Uno dei primi teatri cosiddetti all’italiana, mica pippi di fave! Che però, contrariamente alle meglio intenzioni dei promotori -  che nessuno vòle mettere in dubbio - enorme danno feciano, passato del verbo fecere,  e fanno al civile convivere, nonché, sopra di tutto, all’estetica teatrale... che anderebbàno, condizionale del verbo aìre, bombardati e fatti saltare in aria, i cazzo di teatri all'italiana, altro che occupati... Come diceva di voler fare il pur esteticamente moderato Carlo Cecchi al teatro del Cocomero, sempre  in Firenze, per realizzare sulle rovine un'epocale messa in scena dell'Amleto, prima di dolorosamente fallire (dolorosamente per via dei numerosissimi talenti (...) e dobloni  da restituire ai superbi creditori... se no meglio di fallire, nella vita, si dichiarò  d'accordo anche il nobile lastrigiano,  ‘un c’è verso fare).  Comunque, gli antichi Accademici Immobili, che si feciano purtroppo fregare dagli architetti,  si dèttano un  motto che meglio ‘un  pote’ano: in sua movenza è fermo.
 
Io pure, nel mio piccolo, sperimentai l’immobilismo progressivo, per non morire. Mi spiego (ma non mi spiezzo).  Una volta successe che mi ero suicidato, perché ci furono dei giorni capricciosi che non mi garbava più vivere. Allora, volere o volare,  me ne stetti comato immobile  attaccato al respiratore. Che però, mi pareva... mi pareva  che  li sentivo, professori e parenti...  ché mi dovevano, per esercizio di moderna carità, organicamente estrarre! SFORTUNATO! Te lo di'o io! Sfortunato  chi poi avrebbe dovuto sopportarmi dal di dentro, ché gli avrei rotto i coglioni notte e giorno, eccome se glieli avrei rotti: sarei diventato organico, sì, come predicava Gramsci, intellettualmente organico... Ma organicamente insopportabile!  Altro che... 

In verità una volta successe che dovetti sperimentarlo  due volte, l’immobilismo progressivo: quello già detto del letto di rianimazione attraccato al respiratore; e un secondo, nello stesso tempo, in un’altra volta ma nella stessa porzione di spazio, in cui facevo gli incubi di essere circondato dai peggio rettili, rettili in qualità e quantità inverosimili, di più, assolutamente di più  dei rettili classificati nelle tassonomie dei rettili, di più anche di quelli solo virtualmente   possibili, per dire quanti erano, rettili per niente innocui come vogliono far credere i dispiaciuti ma responsabili consulti dei  coraggiosi professori e  parenti, rettili di tutte le dimensioni e forme, ché a me nulla, a parte certe volte i parenti,  mi sta sui coglioni come i rettili, ché infatti si dice parenti rettili...  anzi, una cosa sì, mi sta sui coglioni più dei  rettili, i professori di rettili. 

Rettilacci dotati di  maledetta e improvvisa mobilità... Che però, la voglio trasmettere a tutti l'esperienza:   in quel quasi definitivo viaggio,  se stavi fisso immobile, rigorosamente senza respirare -  è questo il segreto -  i rettili non ti aggredivano; magari sì, ti passavano addosso, ti si avvolgevano, ti si strusciavano, ma alla fine, prima o poi, se ne andavano... e te, se te lo ricordavi,  potevi tirare il fiato. Anche se era più prudente restare fisso in apnea, perché presto presto, potevi starne certo, non si sa da dove,  ne arrivavano degli altri... 

Ebbene, restai mi sembrò intere epoche a meditare, ché a me che non volevo più vivere, per evidente contrappasso,  anche i singoli battiti, traditori,  mi si divisero in a loro volta intere epoche, epoche che non c'era in nessuna maniera verso di riempire. La presi bene... Decisi di inventarmi qualcosa di filosofi'o.   Da immobile per forza, mi pascevo di pensare che  stavo immobile due volte, in contraddizione tra di loro. Una volta per espressione di una certa eleganza, un certo aristocratico distacco da una vita concreta assolutamente insopportabile. Un’altra per plebeo istinto di sopra vivenza. 

La storia l'anderèbbe avanti parecchio, ma mi fermo, pevvia che gli è l'ora di desinare.
 
Tutto questo per dire che chi fa danno alla società, specie nella società dell’arte, che è l'unica di cui ha senso occuparsi, son quelli sempre a giro,  i mobili, no gli immobili, che stanno sempre bòni pe' conto suo. Perciò,  tassare questi ultimi, come, si sente dire sempre più insistentemente, in questi  giorni faranno i governanti novativi,  lo trovo ingiusto. Lottiamo, inaffidabili compagni dell'Accademia,  affinché almeno sotto una certa soglia l'immobilità sia mantenuta detassata.

Però guardarsi dai finti immobili!

lunedì 21 novembre 2011

Altamante Logli e gli zingari felici

Altamante Logli

Ennio è tenace, mi marca stretto e mi costringe a pensare alla poesia, dalla quale io mi tengo da  tempo a distanza di sicurezza. Sicché mi verrebbe da dirgli di tanti poeti che ho a lungo frequentato. Scremando scremando mi verrebbe  da dirgli sopra di tutto di Dino Campana, di Arthur Rimbaud, di Robert Frost, di Gottfried Benn, di Velimir Chlebnikov, di Isidore Lucien  Ducasse Comte de Lautréamont (dei cui canti modestamente facetti una ignota  messa in scena teatrale, a puntate, per altro protagonista il poeta attore forse più grande dello scorso secolo). Ma poi penso che Ennio pensi che faccio lo smargiasso. E mi taccio. Però stamattina, per giri mii, ho incontrato Altamante Logli – mi sembra stia bene: iddio o qualunque sottoposto  continuino a trattarlo  come merita – l'uomo  che paridemerito con Carlo più mi ha fatto amare la poesia e la lingua, ché “ la lingua  gli ha da s'onare, Larry,   ri'ordatelo! Ché te tu se' più sognatore che s'onatore... “. Allora al fortiniano Ennio gliene voglio parlare, del pistoiese scandicciano  Altamante, il poeta anziano della mia tribù al quale ho dovuto e debbo  il massimo rispetto, anche se mi capiva poco, pevvia che gli ero troppo 'ulturale... Ma mi voleva bene, Altamante, del quale avrei potuto essere nipote, giacché lui s'ammogliò giovane: “ gli è fra po'o sessant'anni che trombo sempre la solita! “ mi disse una sera fintamente sconsolato. Non gli credetti, pensai volesse delicatamente rimproverarmi per certe mie saltabeccherie, più supposte che reali: considerava tradimento anche chiacchierare a lungo con una donna... Voleva bene a tutti e non gli garbava da' dispiaceri, in particolare, in quel contesto,  che io dessi dispiacere alla mia compagna, santa ragazza che  del resto lo aveva spesso amorevolmente attovagliato al desco di  casa nostra, e che, in sovrappiù,  si faceva con noncuranza cianci'are un po'ino.


Lo sento ancora oggi come un vero compagno, Altamante, nel senso che ci  dividetti  spesso il pane, per fortuna anche il companatico, e il vino... E la congrega di umorici  sfaccendati, ci dividetti, amanti della compagnia, nel senso del mangiare insieme, quante volte...   “ Drin! - Sì - - Larry, stasera  si 'a a cena! - -  Va bene! -  Clic. “ Quante gozzoviglie nelle peggio trattorie fiorentine! A pensarci ora, mi vièn l'ansia: (p)anici miei... Conventicola di funamboli della smisurata conversazione, (s)cacciatori del silenzio, s'ande'a sfrisio sfrisio alla  benedetta disperazione, a sfinirsi fino a raggiungere il più recondito pertugio di tante inconcludenti notti.


Dispiace che il tempo ti fa fare le  esperienze fondamentali in modo scombussalato (anche quelle più cretine, che non vanno sminuite nemmeno loro), disponendole cronologicamente in senso progressivo.  L'avessi ora a portata di mano, Altamante, saprei bene di cosa cazzo parlarci, invece della merda di politica, che si finiva sempre lì... (anche con mio padre, ora, saprei di cosa parlare... ché quanto sarebbe meglio incontrare i padri a rovescio, loro verso l'infanzia, tu verso la vecchiaia? Lo dico se mi ascoltano quelli che stanno discutendo come riformare la vita. In ogni caso le  madri va bene come sta ora, non facessero scherzi, i riformatori,  di farci fare incontri a rischio sensualità con le madri, coetanei nel mezzo del cammino...). Come saprei di che parlare con un altro enorme personaggio  che si portò appresso per un certo periodo la componente tecnico idraulica  della combriccola, il tarantolato Antonio Infantino, varie volte complice nella carriera del pure compianto Enzo del Re: invece ci si annusò, ma ci si diffidò reciprocamente (ne parlerò, del ritroso poeta musicale  Infantino, ne vale davvero  la pena).


Era comunista, Altamante. Quasi tutti s'èramo comunisti. Io anche, ma scettico. Lui ortodosso. Io scettico. Una sera gni dissi scorbutico che alla democrazia cristiana noi artisti minori si doveva di più che al partito comunista, perché alla DC non gliene fregava nulla di come si faceva l'arte... Invece  al PCI  sapevano tutto, anche come si faceva la poesia, chi la doveva  fare e chi no. Gni dissi  che per la ponderata politica culturale del  partito lui non gli era un poeta da pigliare in considerazione, gli era solo folklore. Ci rimase male. Però non se la prese tanto,  il PCI 'un c'era nemmen più... “ Oh perché tu di' 'n questa maniera, Larry, se quande si 'a a cantare alle feste dell'Unità v'è sempre pieno?! “ Gli spiegavo che per il partito l'arte le dove'a favorire i' processo di de'omposizione della borghesia... “ Icchè vòl'egli dire, Larry? Accident' a te e le tu 'orna, tu se' troppo filosofi'o! “ A peggiorare provavo a digli che lo zdanoviano Togliatti, dopo il quale poco era cambiato nel partito rispetto alla concezione dell'arte,  voleva  anche lui riportare all'ordine gli artisti che avevano perduto la strada dell'arte... e per questo sceglieva personalmente uno per uno gli scrittori e i poeti e i teatranti e i cineasti e i pittori e i musicisti che il partito doveva  sostenere, che in prima fila metteva l'aristocratico Visconti, il ritrattista di signore borghesi Renato Guttuso... “ Chieee?!!! “ Non mi voleva seguire... Poi non aveva nessun piacere nel prevalere nella discussione. Al massimo ti mandava a pigliartela nel culo. E rideva. A un certo punto mi parve di capire che fosse sempre stato più un  poeta (e un po' fava, lo battezzò il sodale più dissacrante) che un comunista: " Togliatti t'ha' ragione, Larry, 'un m'ha da'o considerazione! "


Ora,  stamattina, a pensare ai poeti, ai poeti che sono stati tutta la vita operai, o insegnanti, o impiegati, o dirigenti - o imprenditori, anche, perché no? -, chissà in quanti, come il destinato all'oblio Altavante Logli... o come l'invece celebrato   nei salotti marginali, in maniera a volte controproducente, più che altro per vieppiù lucidare il distintivo dei celebranti,  Luigi di Ruscio, del quale prescrivo la lettura a tutti gli inaffidabili del mondo, in particolare del libro appena sortito in Italia  “ Memorie immaginarie e ultime volontà ” (Senzapatria editore, se ne dà conto qui, con alcune anticipazioni del contenuto). Stamattina, a pensare ai poeti - dicevo prima di pigliare la curva -,  ai poeti che sono stati vivi vicino a noi, senza farla troppo lunga e senza nulla pretendere in cambio, né riconoscimenti né altro,   mi viene in mente di dire a Ennio e a Altamante:  c'ènno ' poeti e c'ènno le crassifi'he di qualità di poesia.


Quanto segue è preso da qui (clic)


Altamante Logli (1921-2007) di Pistoia, ma da sempre abitante a Scandicci. Una città cresciuta a dismisura nell'hinterland di Firenze, ma che ancora, nella sua zona collinare, mantiene l'impianto rurale.


Altamante Logli è uno dei principali maestri dell'ottava rima. Si dice che abbia insegnato l'arte a Roberto Benigni e, forse, anche a Francesco Guccini. In coda (e sulla stessa traccia di registrazione) della canzone capolavoro dell'ultimo album dei Gang, 4 maggio 1944 - In memoria, dedicata all'eccidio nazifascista di Monte Sant'Angelo, i Gang hanno inserito una sua composizione tra "Le voci della terra". Le altre voci sono quelle di Maria Cervi e di Gastone Pietrucci. Una composizione che non è riportata nel libretto dell'album, e che trascriviamo qui all'ascolto per la prima volta; non avendo titolo, glielo abbiamo dato noi.


ALTAMANTE LOGLI, IL POETA DI SCANDICCI


Ad avvicinare Benigni alla poesia estemporanea è stato uno che di rime in ottava se ne intende: Altamante Logli, pistoiese di nascita ma scandiccese di adozione, 85 anni da compiere proprio a maggio, di cui almeno una settantina passati ad inventar rime cantate. «Facevo il garzone a Cantagallo, avrò avuto sì e no 12 anni – racconta –. Fu lì che conobbi Nello Quaranti, un pecoraio che si dilettava a cantare in ottava. Fu lui a portarmi a una festa a Vaiano. Mi misero su un tavolino ed io partii. E non mi sono più fermato». All’epoca lo chiamavano il “poetino”, oggi è considerato il maestro nell’arte del contrasto, il duello verbale tra due poeti a colpi di rime alternate. «È un dono di natura, non si impara a scuola», dice Altamante, che di mestiere ha fatto l’operaio, un lavoro concreto perché, come ama ripetere, «il poeta un giorno mangia e tre sta a dieta». Una volta i contrasti erano su temi legati al mondo agreste: il padrone e il contadino, la nuora e la suocera (un tema questo per altro sempre attuale), maliziosamente allusivi (il doppio senso c’è quasi sempre, e nemmen troppo nascosto). Ma anche i poeti stanno al passo con i tempi: così sono nate le rime sulle torri gemelle, su Prodi e Berlusconi. «Sanno la Divina Commedia di Dante e tutto l’Ariosto a memoria e leggono quattro o cinque quotidiani al giorno – dice Lisetta Luchini –. Sono persone di grandissima cultura, anche se non l’hanno coltivata sui banchi di scuola». Nata con il teatro, brava chitarrista, Lisetta si è avvicinata agli stornelli quasi per caso.«La prima volta ho cantato a Firenze, al Giardino dei Ciliegi, per sostituire una persona – dice Lisetta –. Adesso quando canto mi sento libera. È il mio modo di essere veramente me stessa».


Lisetta è un po’ un’eccezione, di solito a far le rime si impara da piccini, ascoltando il babbo o il nonno. In casa Logli la tradizione potrebbe continuare: il nipote di Altamante, Mirko, si diletta a stornellare e sembra promettere bene. Ma il re dei poeti non è ancora pronto ad abdicare. Solo un mese fa era all’Università di Siena, a cantare davanti agli studenti. E il 1° maggio, fedele alla tradizione, andrà di podere in podere, a chiedere, ancora una volta, il permesso di cantare.




(tratto da Una tradizione che si rinnova)
[Introduzione di Altamante Logli]


...Questa poesia l'ho scritta n'i'mille e novecento quarantaquattro. Dopo tornato dalla guerra, venuto via dalla Francia. Mi ributtai a cantà' di poesia e scrissi...tra le prime storie che feci, feci questa poesia. Scuseranno se c'è qualche...attacco a certa gente, però...[parola incomprensibile]. Allora... Senza leggere.


Se si pensa alla spaventosa guerra
voluta da de' perfidi sovrani
per avere i' dominio della terra
distrùggano villaggi e corpi umani.
A questa brutalità i' cuor si serra
voluta [...] nel ripensare a' casi disumani
voi già un'infame dinastia
mise l'umanità all'agonia.

L'ùrtimo sforzo della borghesia
ne' popoli si cambian le opinioni
i proletari gli hanno preso i' via,
trionferanno in tutte le nazioni.
E' giusto l'eguaglianza la ci sia,
non più le guerre o le distruzioni,
ma ci sia la pace e i'lavoro,
la giustizia sociale e i' decoro.

Infin' a ché a i' potere ci stan loro,
infinché gli è questa crasse dirigente,
se 'un si metterà artro lavoro
in questo mondo 'un si risorve niente.
Sono accaparrator d'argento e oro,
La guerra gli resta conveniente,
marzagrando [*] operai e contadini
ingrandiscano possesso su' quattrini.

Va ricordato poi di Mussolini,
sì pieno d'arderigia [**] e d'ambizione,
lui chiamava tutti cittadini
la voleva aggrandì questa nazione.
La guerra si portò oltre confine,
e marzagrando le popolazione,
pell'espansionismo della sua dottrina
nel mondo fece una carneficina.

Sulla ristessa [***] strada si cammina,
'e vogliano rifà i' romano impero,
povera Italia mia, terra latina,
a servizio tu sei dello straniero.
I' capitale e tutta quella trina
accompagnato sì dall'alto clero,
con tutto questo covo di signori
son l'agonia de' lavoratori.



[1944]




Altamante si interrompe e dice: Questa la piddiava (****) foco...L'è un'artra rima perché ho paura mi dìin noia, capito...e gli ho messo 'un po' i' fascismo...


Canto in ottava rima scritto ed eseguito da Altamante Logli
in Il seme e la speranza dei Gang [2006]




In questo filmato qui (clic) canta brevemente Altamante Logli, al centro,  con Realdo Tonti, a sinistra,  e un altro poeta, a destra,  che non conosco.


domenica 20 novembre 2011

Marketing e distintivo


Scienziati della CIA al lavoro in laboratori segreti per tradurre il libro la  parola contro la camorra,  da cui ricavare sillabe, singoli vocaboli,  finanche intere frasi,  come armi contro le mafie di tutto il mondo (attesa la replica di Marina Berlusconi, che notoriamente non ci sta a questi continui attacchi al padre...)

Dall'aspettativa creata dalla ditta   Repubblica ai suoi numerosi clienti circa  il nuovo formato americ ano del suo prodotto di punta, sembrava l'avvento di un secondo D'Annunzio. Invece, più modestamente, lo scrittore di paura internazionale Roberto Saviano pare abbia parlato alla stampa italiana -  TG5 in prima fila -, a pochi indignati DOC e a qualche italiano presente a New York, come testimonia Christian Rocca qui.

Per altro, secondo il Corriere (qui), che riporta integralmente il discorso, il parte nopeo parte scrittore, avrebbe detto questo: " Il Pil della crim­i­nal­ità orga­niz­zata glob­ale ha toc­cato negli ultimi anni i 1.000 mil­iardi di dol­lari, cifra supe­ri­ore ai bilanci di 150 paesi mem­bri dell’Onu. Il 10% del Pil mon­di­ale va in tasca alle mafie ". Ora, il PIL mondiale è circa 75.000 miliardi di dollari, 1.000 miliardi di dollari rappresenterebbero, calcolatrice alla mano, poco più della pur nobile porzione   1% di tanto po po di torta...  A me pare sconfortante soprattutto questo, che ci si crei  una vetrina mondiale per andare a spacciare dati sbagliati come questo (del resto ricavati come?) ai suoi consumatori abituali, giornalisti emarginati  e in difficoltà come tanti componenti della stampa italiana, che andrebbero soltanto aiutati a disintossicarsi in apposite strutture... 

Va bene, Saviano, va bene... Nessuno glielo farà notare che i suoi dati sono sballati... A chi importa? Però lei, nel suo intimo, saprà che non glielo fa notare nessuno perché la considerano uno studioso poco autorevole, perché la considerano un ragazzo volenteroso, ma, giustappunto, un ragazzo... Oppure, infamia massima, nessuno glielo farà notare, che le sue fonti sono così così, perché la considerano uno scrittore.... Oppure, infine, glielo faranno notare i livorosi critici letterari di Libero e del Giornale, ciò che fa aumentare il prestigio e, sopra di tutto, le vendite...

venerdì 18 novembre 2011

Non succede mai niente (II)

 Italiano che fa tatticamente finta di garbargli la democrazia

Il  governo è fatto. Ora bisogna rigovernare gli italiani. Anche se rigovernare gli italiani  non è difficile, ma inutile: si risporcano subito.

Bozzetto del logo del nuovo PSI (partito social immobilista)

Monti va bene, prima di tutto  si abbasserà subito di brutto lo spread antropologico con la Germania (che purtroppo e per fortuna non è possibile eliminare del tutto); ma da nuovo rivoluzionario social immobilista avrei preferito direttamente la Lagarde: parigina,  più elegante, educata fin da piccola alle leggi del sadismo. Lo slogan del nuovo PSI  dovrebbe essere State bboni!

 Giorgio Gori riflette su come dare una mano al paese

Comunque. Sarà pure vero che son cannibali anche questi, ma per lo meno ci mangeranno compostamente seduti a tavola, quasi certamente con le posate d'argento. E poi ci son numerosi altri vantaggi. Prima di tutto  il sinda’o novativo Matteo Renzi, dopo il forte dolore per  la recente disgrazia  di aver fondato un movimento con ideologo Giorgio Gori,   può iniziare a rifarsi una vita, lasciando la politica a chi la sa fare (lo stesso Serracchiani e company: finché saranno loro i  ggiovani, i dinosauri comanderanno anche da sotterrati al cimitero). Beppe Grillo, il cui spread dal buon senso cresce sempre di più, pure se ne può andare in giro tranquillo con lo yacht. Di Pietro? Può vendere la ditta Italia dei Valori e ritirarsi al paese anche lui, come di solito fanno i signorotti; magari prima può dividerla in  rami d’azienda, valori mobiliari e valori immobiliari, in modo da piazzarla meglio sul mercato e moltiplicare i profitti, come merita: potrà vendere una parte a Scilipoti e una parte a De Magistris, che hanno recentemente fondato piccole promettenti aziende che smerciano anche loro nel settore industriale del disprezzo per la lingua  e per la conoscenza in generale, non solo quella politica. Va da sé che possono tornare al loro originale ruolo pensativo  anche gli indispensabili  intellettuali di Giustizia e Libertà. Infine, ultimo vantaggio, si formerà una vera destra, autoritaria, identitaria  e antieuropea, stracciona ma miliardaria, in una parola fascista, indirettamente sostenuta anche dai rivoluzionari comunisti (quattro gatti spelacchiati ma abbastanza simpatici, illusionisti professionali che da sempre ritengono  di avere la magica  ricetta per aiutare gli operai nella loro lotta di conquista della libertà: far sparire le fabbriche e gli industriali). La quale destra, però, questa volta non avrà scampo: l’accusa di mafia, in Italia, che sia giusto o meno, prevede la confisca del patrimonio. Ben gli sta, ci avevano a pensare prima:  hanno avuto tutto il tempo per cambiare la legge, per promulgare  finalmente una legge come si deve, dove avrebbero dovuto scrivere più chiaramente possibile che fare Mafia è solo un peccato veniale, che in fondo in fondo essere mafiosi  è la stessa cosa che  essere italiani.

Coda di poveri fuori da una banca mentre chiedono  il bigliettino per entrare  (I' ragionativo gli è questo: se a' poveri 'un gli garba le banche, figuriamoci i poveri alle banche...)
Al mercato in Firenze: “ I giovani?! Sieee! Peggio che anda' di notte! Bisogna 'olégli bene, son perdonabili sempre, ma ‘un capiscan una sega! “ Infatti, se vogliono davvero protestare, debbono assaltare i giornali, non le banche. In Italia sono i giornali, del resto non estranei al poter bancario, a falsificare la realtà. Le banche, poverette, a volte esagerano con  ruberie e  malversazioni, ma prima delle banche cosa c’era? E dopo le banche cosa ci sarebbe? Oggi, se tu non ottieni credito dalle banche sei impossibilitato a vivere, spesso sei obbligato a rivolgerti a mercati paralleli, dove i veri criminali  praticano lo strozzinaggio. D’accordo, le banche fanno schifo, a volte, ma lo strozzinaggio al quale dovrebbe rivolgersi la povera gente, almeno in  momenti di estrema difficoltà, fa schifo sempre.

 Roberto Saviano impugna il calamaio sacro
Come mai il nuovo presidente del consiglio non ha messo la lotta contro i casalesi al primo punto? Che non lo legge Roberto Saviano?! Oppure... Roberto Saviano, ancora una volta, si dovrà sacrificare per il bene pubblico (poi il giovane casertano si potrà rimettere a studiare, ché gli è abbastanza necessario, tanto nemmeno Giustizia e Libertà adesso serve più a nulla). Il supereroe della lotta alla mafia con le parole,  è l’unico che può salvarci. Deve fare appelli ai casalesi, ai malamente  in generale, che notoriamente hanno paura delle parole. Deve dirgli, lo scrittore più civile di tutti, mandando a tutti i capi mandamento un pizzino dalle colonne di Re pubblica,  che  se non comprano i BTP a iosa - ché tanto lo sappiamo che i soldi ce li hanno tutti loro, ce lo ha spiegato proprio lui - non solo va in rovina lo Stato, ma anche le Mafie. Che invece è importante sopravvivano, altrimenti è la rovina anche della letteratura civile e impegnata. 
         la frequentazione dei santi avvicina a Dio


«Sono due o tre anni che avverto questa presenza nuova e importante nella mia vita» Roberto Vecchioni su Dio   
In che mese, di preciso, è cominciata la presenza, non ce lo vuol dire? E in  che giorno? E che stava facendo nel momento esatto in cui  l’ha avvertita? Stava cacando, facendo l’amore, passeggiando? Si stava scaccolando, grattando il culo, scrivendo una modesta canzone come quella con cui  ha vinto San Remo? Son cose importanti da sapere anche queste.
Bustric

Ho sognato gli attori che lavorano di notte sui viali delle grandi città, a cinquanta euro a botta, recitando per uno o pochi spettatori alla volta,  in macchina, se fa freddo, o all’aperto, se il clima è favorevole; a volte, per un compenso maggiore, a casa propria o a casa degli spettatori. Sempre meglio dei finanziamenti pubblici. Fassbinder da qualche parte raccontava che da giovane, coi suoi amici,   facevano teatro fuori dalle birrerie, divertendosi e guadagnando a sufficienza. Bustric, un enorme attore fantasista oggi isolato dal circo culturale, ciò che conferma la sua grandezza (non del circo culturale...),  mi raccontò malinconico che lavorando per strada, in qualunque paese del mondo dove era stato, guadagnava di più che con i cachet dei teatri italiani. Lo stesso, Leo Bassi, che a quei tempi portava in giro anche per l’Italia il circo più piccolo del mondo, e che indipendentemente da qualsiasi istituzione faceva robe fantastiche con il suo teatro, terroristico artodiano ma popolare: adesso ho visto che terrorizza teatralmente specialmente Madrid e la Spagna, utilizzando un autobus a due piani come propria sede. Lo storico del teatro Antonio Attisani mi disse che ci sono posti, in oriente, nei quali attori straordinari, per guadagnarsi da vivere,  si esibiscono nei parchi per 12 ore al giorno, ripetendo fino allo stremo il proprio lavoro. Degli storici mi fido poco, ma in  quel caso non ebbi difficoltà a credergli.  Ora mi domando:  perché in Italia nessuno ha idee del genere? Perché in Italia gli artisti del teatro hanno paura del pubblico? Per chi lavorano? Non ci venissero a dire che fanno la ricerca, perché se no gli si risponde come Eduardo: venissero nei teatri quando avranno trovato qualcosa... Invece, la ricerca l'hanno già fatta quasi tutta i grandi maestri del novecento, da Mejerhold a Brecht a Artaud a Carmelo Bene. Si tratta solo di studiare  e imparare ad applicarne bene i principi: non è che si può ricominciare da zero tutte le volte, reinventando tutto daccapo, per via che ci fa fatica studiare... 
 Leo Bassi

Mi sono accorto che negli ultimi tempi uso spesso l’espressione “ bell'essere umano “, un’espressione al limite dell'ossimoro.

 In collaborazione con il cugino Larry Svizzero

giovedì 17 novembre 2011

L’affaire Andrea Cortellessa

Porzione di moderno parco letterario


Sempre di letteratura, si parla, che al popolo interessa la letteratura. Infatti,  'n gopp allo abbastanza schizofrenico blog letterario Nazione Indiana (senza offesa parlando), va oggi in onda la resa sul sempre poco obiettivamente difeso Premio Dedalus (qui la discussione) di Pordenone legge (no logge). Vale a dire che non era frutto di repressi sabotatori  quanto abbiamo sostenuto  in numerose diatribe, l'ultima con il professor Cortellessa è qui. Leggendo leggendo   viene fuori che avevamo ragione a dire che il voto non essendo segreto è influenzabile: ce lo rivela l’autorevole Andrea Inglese,  coredattore dell'esperienza di Alfabeta 2 con lo stesso criticone,  almeno  così è scritto in  questo articolo qui a firma...  Andrea Cortellessa... 

Inglese, che è un giovane bravo saggista, anche se spesso secondo me ci ha torto (anche a censurare i miei interventi che lo mettono in difficoltà), è anche uno dei principali soci del club Nazione Indiana, dove oggi  ci rivela delle magagne circa il  più vasto critico d’Italia - all’interno del quale, nella parte est, mi pare, notoriamente, c’è il più grande parco letterario d’Europa,  che comprende biblioteche,  case editrici, librerie, dipartimenti universitari, riviste ecc. Tutto,  insomma, fuorché i superflui scrittori... 

Saspens. Cosa rivela il sempre moderatissimo Andrea Inglese, tirandosi forse la zuppa sui piedi? Rivela ciò: " dopo essere stato lettore e sostenitore del Dedalus, oggi ho chiesto però di cancellarmi dalla lista. Tra i motivi che mi hanno spinto a questa scelta, ve n’è uno che ha contato più di tutti. Chi mi ha dissuaso è stato paradossalmente uno degli organizzatori del premio, Andrea Cortellessa. Ho avuto con lui uno scambio su un libro che volevo recensire, e che è stato votato a più riprese nelle classifiche. Io conosco l’autore di questo libro e lo stimo, conosco tutta la sua produzione letteraria, e ho già scritto su di lui. Sono quindi, da questo punto di vista, un lettore Dedalus modello: cerco di votare ciò che meglio conosco e cerco di parlare pubblicamente di ciò che voto. La reazione dell’amico Andrea è stata per me incomprensibile. Mi ha detto che io mi ero sbagliato a votare, perché quello non era un libro che meritava di andare votato. E che, siccome ciò era un fatto oggettivo e indiscutibile, me e quelli come me che l’avevano votato l’hanno fatto in mala fede ". Mi sembra abbastanza chiaro... Forse finalmente capisce, il criticone Cortellessa, perché gli ho scritto l'altro giorno che un voto, una volta saputo dagli organizzatori del voto, non è segreto e non è definibile come democratico.

Cortellessa pare avergli risposto, a Inglese,  che è un ingrato, però mediante ragionamento un po’ ambiguo che corre l'obbligo riportare. " Stringendo: non mi pare sensato di voler uscire per questi motivi dal Lettorato. Se poi vorrete farlo comunque, come in passato hanno fatto altri autori per altri motivi (dall’impazienza generalizzata nei confronti del lavoro dei loro coevi all’impazienza, più che comprensibile, proprio per questo genere di incomprensioni), ovviamente vi ringraziamo per l’aiuto che avete comunque voluto darci in questi due anni. Non senza – aggiungo a corollario della discussione sul “riconoscimento” di cui nel precedente commento in dialogo con Mozzi – personalmente assai rammaricarmi per aver fruito, ancorché in minima parte, degli effetti benefici di questa travagliata creatura senza voler continuare a sostenerla anche ora "... Intervento  contorto, a me pare, suscettibile di smentita... l'ha notato anche l'ottimo architetto semplice (no grande) Gianni Biondillo, autore dello strano  post che mette in discussione l'intero impianto del  premio Dedalus...  che però, da autore noir, aggiunge saspens... difatti  non si dimette platealmente, come immagino avrebbe fatto piacere al suo sodale Andrea Inglese... To be continued

Ps: mi domando da tempo perché certi  criticoni si affannano tanto a stilare classifiche di qualità e  a dare patenti di qualità a scrittori lontani dal centro della scena, zingari (ho visto anche degli zingari felici), che invece magari starebbero bene anche per i fatti propri, ché per un artista è sempre meglio soli che ben accompagnati. Una prima risposta ce l'ho. Lo fanno per mettersi in evidenza, per mettersi loro stessi al di sopra degli scrittori, nel senso che senza il supporto idraulico degli scrittori... non esisterebbero critici... Da qualche parte uno di loro, o un loro affiliato, non ricordo,  mi ha dato il dispiacere di leggere che i critici sarebbero superiori ai romanzieri, per via che ci avrebbero più strumenti tecnici... Che vi devo dire? 

Ps2: giusto per dire che non siamo completamente pazzi da andare su un blog solo per  perdere tempo per aver ragione sui criticoni della letteratura (avendoci da scrivere...), segnalo che Nazione Indiana è comunque una importante comunità di facitori di parole, secondo me la più interessante, e che numerosi interventi sono di livello notevole. Per esempio quello di oggi di Ivan Arillotta (qui). Penso che se non si facessero deviare dalla politica... non si piccassero di fare gli scrittori e intellettuali impegnati... che d'altra parte uno scrittore dev'essere  impegnato solo a scrivere bene... se pensa bene è anche meglio, ma bene bene, altrimenti si mette al livello dei giornalisti... giacché uno scrittore che scrive così così è spesso sopportabile, ma uno che pensa così così non è mai sopportabile.

martedì 15 novembre 2011

Cristian De Cupis: n'hanno fatto morto un altro


Dice che l'avevano arrestato alla stazione, Cristian De Cupis, per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. E il reato vero per cui l'avevano fermato? Non è dato sapere... Ti fermano, ti accusano, com'è come non è, ti portano in caserma, poi davanti al giudice, infine in  un ospedale carcerario. Tu denunci (pare) di aver subito un pestaggio: il giudice non ti crede, anzi, ti sgrida, minacciandoti di aggravare la tua posizione con il reato di calunnia a pubblico ufficiale (grave, credo fino a nove anni di carcere);  tre giorni dopo sei morto. 

Ma in che paese si vive?! Che cazzo di reati sono oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale? Come si fa a provarli? E i pubblici ufficiali, che cosa sono, giuridicamente parlando, se non coloro i quali possono accusare chiunque di oltraggio e resistenza, senza che il giudice possa mettere in dubbio la loro parola, che in ogni caso vale di più di quella dell'imputato, che almeno all'udienza preliminare è sempre solo e senza testimoni, spesso difeso da avvocati d'ufficio assolutamente indifferenti?  Vi rendete conto che può succedere a ognuno di noi? Ma l'Italia non era la culla del diritto? Perché gli italiani non si indignano per queste evidenti restrizioni della libertà personale? Possibile che finché non li riguarda personalmente non si muovono? E i politici novativi? E i movimenti? Dicono dicono... Ma se l'andassero tutti a pija 'n der culo!

articolo dell'osservatorio repressione

domenica 13 novembre 2011

Ulti Mora: tutto il mondo in ansia per Giuliano Ferrara

Scienziati in arrivo da tutto il mondo per aiutare Giuliano Ferrara nella difficilissima  manovra di discesa dal carro del vincitore. 

Larry Svizzero

sabato 12 novembre 2011

Nuova censura da parte di Nazione Indiana (o fazione?)

 Anarchico indignato roso dal dubbio: non sa se andare a destra o a sinistra

Il tenenterubrica su Unità, nonché collaboratore del Manifesto e del litblog di sinistra movimentista Nazione Indiana (son movimentisti ma lavorano quasi tutti nelle università o nelle più importanti case editrici;  in più scrivono quasi tutti su  Unità, Manifesto, Fatto Quotidiano, Corriere della Sera e testate minori, a volte anche per la rivista del da me stimato Massimo D'Alema, ché quando lo dico da questi mi piglio delle inverosimili infamate... uno dei capi del rinascente socialismo europeo...), e per altro componente fondatore degli scrittori impegnati di generazione Tq - no D'Alema, ma quello di cui si parla in questo pezzo - oltreché essere stato leader del gruppo musicale degli anarchici che fanno le canzoni di lotta,    oggi cantante anarchico in proprio, per esempio a sostegno delle manifestazioni anti Tav, dove recalcitra al comando del progresso infinito (gli è reazionario? la canzone linkata gli è  reazionaria!), autore di canzoni se dicenti anarchiche che a me, che son progressista semplice,  'un mi garbano 'n nessuna maniera (nel settore cantanti anarco comunisti mi accontento dei vecchi Enzo del Re e Leo Ferré, curiosa assonanza), e più ne ha più ne immetta scrittore patentato anche da Feltrinelli, voglio dire, il celebrissimo  Marco Rovelli, secondo me l'ha fatta grossa grossa. Infatti comincia un articolo sul non sicurissimo avvento di Mario Monti alla guida della (a)nazione italiana - articolo dal chiarissimo titolo  il totalitarismo dell'era presente - paro paro al comunicato stampa che sullo stesso forse avvento ha fatto ieri il capo di Forza Nuova Roberto Fiore. Del resto l'articolo è tutto nell'inizio, il continuo sono porcherie senza fonte,  o generalizzazioni contro il sistema delle banche, che circolano nei siti ambigui se non apertamente complottisti come  Don Chisciotte, nel quale, detto en pus sant, Paolo Barnard si sta negli ultimi giorni esibendo dimostrandosi peggio, assai peggio del suo  nemico intimo Marco Travaglio (che è tutto dire...): non me l'aspettavo, ovvero, non volevo aspettarmelo, perché so bene che il controllo degli anti sistema, in Italia almeno, ce l'ha la peggiore destra, ne siano o meno coscienti gli autori di certi articoli; se andate a vedere bene,  alla fine alla fine i contenuti a volte apparentemente nobili degli anti sistema coincidono con gli interessi delle peggiori destre, che sono quelle autoritarie, identitarie, clerical-tradizionaliste   e  nazionaliste.


L'articolo di Rovelli comincia così: “ Siamo arrivati al capolinea. Adesso inizia un’altra corsa. A guidare l’aereo più pazzo del mondo c’è Mario Monti. Già international advisor di Goldman Sachs (il cui ruolo nello scatenamento della crisi globale è noto), e membro di Trilateral e Bilderberg, insomma il gotha del capitalismo mondiale “.

Il comunicato stampa di Roberto Fiore  è il seguente:  “ Il Parlamento Italiano sta in queste ore consegnando il Governo a Monti, uomo di Goldman Sachs e della Trilateral, rappresentante degli stessi poteri forti della finanza che hanno creato il dissesto economico mondiale e che speculano da anni a danno del popolo italiano

Ieri sera glielo ho fatto notare, all'anarco comunista Marco Rovelli, che le sue idee coincidono con quelle di un brutto ceffo come Roberto Fiore, mandandoglielo a dire attraverso il mio umile maggiordomo, dato che mi dimisi da commentatore del blog Nazione Indiana nei mesi scorsi, in solidarietà con Sergio Soda Star e la sua scuderia, censurati e cacciati per via che sfottevano, per altro con una classe senza pari, artisticamente parlando,  tra gli altri il permaloso  Marco Rovelli... in quei giorni seriamente impegnato nelle proteste contro i cantieri Tav, che però il giornale fondato da Gramsci  su cui tiene rubrica ritiene infondate, perché i capi del PD la Tav la vogliono. Insomma, gli è sempre un casino con questa cazzo di sinistra italiana... Va bene, che il suo articolo coincideva con quello di quell'altro glielo ho fatto notare in questa maniera, credo educata:

Il Maggiordomo di L.M.
Pubblicato 11 novembre 2011 alle 21:03 | Permalink
Il tuo commento è attesa di moderazione.
Dice di riferire che sembrate pensarla come Forza Nuova:
“Il Parlamento Italiano sta in queste ore consegnando il Governo a Monti, uomo di Goldman Sachs e della Trilateral, rappresentante degli stessi poteri forti della finanza che hanno creato il dissesto economico mondiale e che speculano da anni a danno del popolo italiano” fa sapere in una nota Roberto Fiore leader di Forza Nuova ”.
Giusto per dire…

Rispondette così:

marco rovelli
Pubblicato 11 novembre 2011 alle 21:51 | Permalink
Giusto per dire, capita che si creino curiosi corto circuiti. Che non hanno alcun significato. Se a voi basta, piuttosto che scendere nei contenuti – contentatevene pure. A vostro maggior rallegramento vi faremo pure il braccio teso.

Allora io entrebbi nei contenuti:

Il Maggiordomo di L.M.
Pubblicato 11 novembre 2011 alle 22:56 | Permalink
Il tuo commento è attesa di moderazione.
Dice di riferire che essendo egli un immobilista progressivo non può che essere contro il movimento, sopra di tutto quando non sa fare analisi che lo distinguano dai peggio fascisti che c’è in circolazione.
Però una proposta al movimento, la vuole fare: dite che non volete pagare i debiti fatti dai vostri padri a vostra insaputa. Giusto, incazzatevi, fate pagare loro. Ma nello stesso tempo dovreste chiedere allo Stato di alleggerire il debito tassando fortemente le vostre stesse eredità. Voglio dire, rinunciate a parte consistente dei patrimoni accumulati dai vostri genitori quando lo Stato accumulava il debito pubblico distribuendo risorse a favore del benessere generale, nonché della sopravvivenza dei governanti e dei partiti. Ipotecando un 25% del patrimonio delle famiglie, cari indignati del movimento, l’Italia diventa il paese più virtuoso del mondo.
Ps: Monti non è nient’altro che un esattore, lavora per conto dei creditori dell’Italia. Ma è disponibile a trattare con i politici più ragionevoli i modi per restituire ciò che è stato ricevuto in prestito. Solo che se non ci va bene questo, viene direttamente gli squali del fondo monetario internazionale… Dopo vienghino gli eserciti… temo.
Ps2: secondo lui, più a sinistra del PD, adesso, non ci è nulla. Per via che è l’unica vera struttura partito presente: il resto è leaderismo, più o meno pe(pe)ronista…
Ps3: per questa via rischiate di arrivare a dire che c’è il complotto demo pluto giudaico massonico…
Ps4: Rovelli, ma lei non scrive pure su Unità?


Allora lui, anarchico a quella maniera, ché gli anarchici alla libertà ci tengono, non solo alla propria,  altro non potette fare che scalciare, che lo sa fare bene:

marco rovelli
Pubblicato 11 novembre 2011 alle 23:47 | Permalink
Larry Massino, le dissi tempo fa che non l’avrei più gradita nei miei post futuri dato il suo atteggiamento insultante.
Lei peraltro aveva promesso di non farsi più vedere da queste parti.
Poiché lei non mantiene le promesse, le mantengo io.

Circa il tasso di atteggiamento insultante delle mie missive, lascio al giudizio dei pazienti  lettori e del signor  tempo, mi hanno tetto paziente anch'egli... Non senza dire, fuori dai denti, che gli intellettuali improvvissati sanno poco di tutto, ma di economia proprio zero.

Tralascio pure il fatto che qualunque persona ragionevole del mondo dovrebbe in queste ore festeggiare per la fine del fetentissimo, che mi sa che se si va avanti di questo passo si dichiarerà anarchico anche lui, anzi, il miglior anarchico degli ultimi centocinquant'anni. 

venerdì 11 novembre 2011

Si sa che agli italiani piace giocare...


 Procedure di estrazione della sestina vincente del concorso super analotto. Quello al centro dovrebbe essere il numero jolly.


Nessun sei, lo dicono continuamente radio e tv a ogni italiano dopo le faticose estrazioni. Secondo me i burloni che comandano, i quali ne inventano sempre di nuove per divertire il popolo che (ri)governano, questo gioco l’hanno fatto apposta per poter  dire in continuazione da radio e tv a ogni italiano nessun sei.

Larry Svizzero 

mercoledì 9 novembre 2011

Il fanfaraone finirà per dichiarare a Minzolini in persona che lo spread sale per colpa del suo maggiordomo

 Uomo antico disperato per via che mentre era a passeggio gli è caduta di tasca la maggioranza ed è finita in fondo al laghetto
È così narciso che finirà per  tirarsi le monetine da solo davanti allo specchio. Però un popolo composto da persone che non cacciano a calci nel culo un uomo del genere, non è che è tanto meglio di  lui... In ogni caso, è certo che prima di andarsene farà il miglior maxi emendamento degli ultimi centocinquant’anni. Infine, se vedete per strada un carro che corre all'impazzata, potrebbe essere quello dei vincitori dopo che ne è sceso Giuliano Ferrara.

Larry Svizzero

Brecht certe cose le sapeva. Sulle classifiche Pordenone legge.

Ore 8.40. Rigore, notoriamente, è quando arbitro fischia. Ma qualità, quand'è? Tutti sanno, anche chi non ha nessuna intenzione di leggere un libro in vita sua,  che ci sono queste classifiche di qualità che fabbrica la ditta Pordenone Legge, attraverso una giuria composta da 200 cosiddetti grandi lettori. Ma siami (pl) sicuri sicuri che i modi con cui queste classifiche vengono prodotte  siano a loro volta di qualità? E se non lo fossero, come potrebbero attribuire patenti di qualità? Non sarebbe, quella attribuita agli autori da loro scelti, solo una qualità apparente, uno smalto ulteriormente mortificante spalmato sulle  marginalizzate opere che si vorrebbero invece mettere più vicine al centro, un simulacro di qualità utile a far comunque sovrastare i meccanismi della produzione di quantità, ma, in definitiva, i meccanismi oppressivi del sistema di produzione dominante?

Stamani mi alleo con Brecht. Mi alzo e vado a prendere gli scritti teatrali (che piacevano anche a Carmelo Bene, il quale, artisticamente parlando, non fu affatto un dissacratore, ma solo uno che applicava i migliori risultati della scienza sperimentale dei maestri che lo avevano preceduto, dei quali fu massimo testimone; certo, inventando a sua volta...). Fatto.
 
Ora la dico grossa. Se, secondo la figlia Lietta, uno dei dispiaceri più grossi della sua vita (di Giorgio Manganelli), è stato di non poter dire a Pasolini che scriveva male, che cosa, Manganelli stesso, si sarebbe oggi rammaricato di non poter dire ad alcuni critici che dicono di prenderlo a modello?  
Giorgio Manganelli fu, non solo a mio avviso, uno degli spiriti più magnificamente leggeri dell'ultimo secolo letterario e culturale. Ma questo lo si deduce dalla sua scrittura, non certo dalla letteratura critica su di lui, la quale si contraddice proprio a partire dalla scrittura (che vuol dire anche dal pensiero, non facciano i furbi parandosi dietro al fatto che non saper scrivere, al giorno di oggi, è una necessità dettata dal bisogno di sopravvivenza, che insomma, sarebbe solo un peccato veniale...).   
Apro gli scritti teatrali di Bertolt Brecht, PBE Einuadi, 1962. Vi cerco materiali a sostegno dei miei dubbi circa la non qualità del sistema di produzione dei fabbricatori della qualità. Pag 26: illudendosi di possedere un apparato che in realtà li possiede, essi difendono un apparato che non controllano più, che non è più - come essi continuano a credere – un mezzo che serve i produttori intellettuali, ma un mezzo che si rivolge contro di essi, contro la loro produzione (quando cioè questa produzione persegue tendenze proprie, nuove, non corrispondenti o addirittura contrarie a quelle dell'apparato). Essi sono ridotti allo stato di fornitori. Il valore della loro produzione finisce per essere misurato a una scala che ha per base la nozione della smerciabilità. Da qui l'uso invalso di esaminare ogni opera d'arte sotto l'aspetto della sua convenienza all'apparato, e di non preoccuparsi se l'apparato sia, o no, conveniente all'opera d'arte. Si dice: “ questa o quell'opera è buona “; e s'intende senza dirlo: “ buona per l'apparato “. Ma quest'apparato è determinato dalla società esistente, e assimila solo ciò che gli permette di sussistere in questa società. Si potrà dunque discutere di tutte le novità che non abbiano un carattere minaccioso per le funzioni sociali di quest'apparato, quella cioè del divertimento serale. Non si potrà invece discutere di tutte quelle novità che tendono a fargli mutare funzione, vale a dire situare diversamente l'apparato nella società, per esempio connettendolo alle istituzioni d'insegnamento o ai grandi organi di pubblicazione. Attraverso l'apparato la società assimila ciò che le serve per riprodursi. Così, nel migliore dei casi, l'apparato lascerà passare una “ novità “, che porti al rinnovamento, ma non mai al cambiamento della società esistente, buona o cattiva che sia la forma di questa società.
I più evoluti non pensano nemmeno a cambiare l'apparato, perché sono convinti di avere a disposizione un apparato che serve ciò che essi liberamente inventano, un apparato, dunque,  che si trasforma da sé con ogni loro nuovo pensiero. Il fatto è che la loro invenzione non è libera: l'apparato adempie la propria funzione con loro o senza di loro, i teatri lavorano ogni sera, i giornali escono x volte al giorno; essi assimilano ciò di cui hanno bisogno; e hanno semplicemente bisogno di una certa quantità di materiale (nota fondo pagina: I produttori, invece, sono totalmente condizionati dall'apparato, sia economicamente che socialmente,  esso monopolizza la loro azione, e i prodotti degli scrittori, dei compositori, dei critici, assumono sempre più il carattere di materia prima. Il prodotto finito è quello che esce dall'apparato).  
Fanculo a Brecht, che altro posso dire io? Ore 9.32, pubblico sul blog, poi vado a fumare.      Ps: il libro di Brecht è di 241 pagine... 

lunedì 7 novembre 2011

Tope che scappano quando affonda la nave

Antropomorfo livornese che sta più o meno dicendo  ti c'ho ner còre ma ti vo' ner culo


L'onorevole Gabriella Carlucci, passando all'opposizione, ha dichiarato che vuole bene a Silvio Berlusconi. Comunque, è normale che se la maggioranza di  governo ha le (m)ore contate, se ne vadano le bionde. 

Larry Svizzero

 

sabato 5 novembre 2011

Bob Generoso


Lo  scrittore ritirato Bob Generoso, che  godeva di enorme e meritata  fama abbastanza  al di là delle immaginarie ma solide muraglie del paesello, aveva  smesso di scrivere e si era appunto ritirato in paese. Si fa per dire, perché dal paese non si era quasi mai mosso. Comunque aveva  smesso di scrivere. Ciò era avvenuto  ormai  da un pezzo, perché, diceva lui,  gli erano finite le parole. Per lo stesso motivo, dopo alcuni anni,  nemmeno parlò più. 

Anche ora che era muto, i suoi amici del bar centrale, dove si recava con la stessa regolarità di tutta la sua vita,  facevano finta di nulla, nel senso che non è che siccome che era scrittore importante lo trattavano diversamente da un muratore o da un allevatore o da un carrozziere, ché infatti trattavano tutti come nullità alla pari. Però, al contrario di  come si fa quando gli amici sono in difficoltà,  gli volevano ancora più bene, perché con le sue storie,  magari questa era un'altra delle sue,   aveva, come vedremo, alimentato il benessere generale, nonché aveva  divertito tutti per generazioni, storie talvolta un  tantino spinte che lui stesso definiva boccalonate, che erano però quelle che i paesani veraci  preferivano e memorizzavano meglio, quelle che raccontavano nelle occasioni giuste per galleggiare  almeno un minimo in società, nel senso di fare i galli ma anche di affiorare almeno un po' in superficie, appena  rimaneggiandole per personalizzarle e farsele tornare addosso in questa specie di torneo al quale era sempre stato  considerato disdicevole sottrarsi, ma che nello stesso tempo spediva  nel girone inferiore dei buffi tutti i contendenti, nessuno escluso,  cosicché, chi per amore o per forza  raccontava le storie dello scrittore ritirato, veniva senz'altro sminuito nella sua verticalità,  e  per sempre  epitettato di boccalone, Marco il boccalone, Maria la boccalona, Franco il boccalone eccetera. Furono subito  così tanti,  che il paese si chiamò  il paese dei boccaloni, dove nessuno riusciva più ad accumulare abbastanza autorità da potersi permettere di commettere soprusi ai danni di ipotetici inferiori, sia nella vita familiare  che nella vita socievole. Questo, per altro, era secondo molti il motivo di tanta bontà e saggezza nel paese (segue).