diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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martedì 21 maggio 2013

La grandissima Rita Bernardini dà una lezione a Roberto Saviano (tempo perso)



Faccio peccato se mi domando come sarebbe stato trattato il caso Tortora dal  " garantista " Robero Saviano?


QUI  lettera di Rita Bernardini a Roberto Saviano,  e risposta

giovedì 9 agosto 2012

Non succede mai niente estate (post con periodici inserimenti)



i fratelli della Valle in una vecchia foto di repertorio, mentre trattano con un fotografo che vuole immortalare una delle loro prime imprese artistiche avute in custodia, la fontana di Emanuele Trevi (clic per vedere filmato)

Avvertenza ai turisti: non vi fate fregare, il Colosseo non è di Totò e Nino Taranto. Infatti, dicheno che a Roma si è fatto l'accordo: il Colosseo  è  stato "  concesso a Diego della Valle, in cambio di un finanziamento di 25 milioni Iva inclusa, l'esclusiva per 15 anni sul logo del monumento più amato e più visitato d'Italia ". Vorrà dire che chi  vorrà fotografare il Colosseo, d'ora in poi, dovrà trattare con Diego della Valle in persona? O va bene anche il fratello? Mica faranno come con la Fiorentina, che si vendono tutto?



Bertolaso al suo arrivo in Africa, mentre si fa aiutare a scegliere una massaggiatrice per farsi dare una ripassata

Dice  Guido Bertolaso che è emigrato in Africa, che vuole essere lasciato in pace. Senzameno. Solo volevo chiedergli di salutarci Walter Veltroni, se lo incontra. Lo dice in questa intervista  qui, rilasciata al  bollettino politico dei bar sport di tutta Italia, dove è scritto chiaramente che è colpa del Presidente Giorgio Napolitano, e che se c'era l'unico Presidente onesto che l'Italia abbia mai avuto, Sandro Pertini - uno che ebbe la tempra di nominare Bettino Craxi PdC e di tenerlo quattro anni senza farlo mai sgarrare - nessun mascalzone di giornalista si sarebbe mai permesso di scrivere che Guido Bertolaso, da ministro e capo della protezione civile, si è comportato come un gangster; lo stesso, nessun magistrato si sarebbe mai permesso di metterlo sotto processo.

Amico di Bertolaso circondato da africani poco convinti dal promesso arrivo di un messia da Roma.

Amico di Bertolaso spiega a giovani africane che fare le massaggiatrici professioniste non è un lavoro immorale


recente ritratto di Roberto Savianarola

LA VERITÀ E' CHE questi comportamenti non sono altro che il segno tangibile della crisi istituzionale che ha caratterizzato la Seconda Repubblica sin dagli inizi, che si è consumata e manifestata in maniera evidente nella dialettica violenta, costante e sempre sotto traccia, tra Politica e Giustizia. Su questa tensione ha giustificato la propria esistenza politica Silvio Berlusconi, soggetto plurinquisito, pluri-sospettato, che ha avuto tutto l'interesse a sovvertire, con la sua stessa presenza in politica, il concetto di persecuzione. Concetto traviato e strumentalizzato nel corso degli anni, cui prima o poi dovremmo restituire dignità. (Dalla rubrica L'Antitaliano sull'Espresso di questa settimana clic)

Invece LA VERITA' E' CHE  se uno scrittore  scrive in un articolo che vuol restituire dignità alla persecuzione, o è poco preparato o non sa scrivere. Secondo me ambedue le cose. Però, nel  suo caso di scrittore, la seconda è più grave,  perché la scrittura non è proprio il suo campo. Niente di male, è giovane. Potrebbe provare con la musica, con la pittura, con la scultura o con la frodografia...


Coelho e segretaria mentre mettono in ordine la produzione letteraria di un mattino

Da un frodografo a un altro. Paul Coelho su James Joyce: «Oggi gli autori scrivono per impressionare i loro colleghi. Uno dei libri che ha causato questo male all’umanità è stato l’Ulisse, che è soltanto stile. Non c’è nulla, lì dentro» (qui l'articolo di Ida Bozzi sul Corriere). Benedetto il cielo: se io ignobile  pedatore dicessi che Maradona ha giocato a calcio solo per impressionare i suoi colleghi, che è stato sopravvalutato, non mi piglierebbero tutti a sputazza?  Nel letterativo, al contrario,  un modestissimo penninmano come Coelho può dire che Joyce... Che dire? Tante  persone impreparate  hanno scritto un inutile romanzo - o vorrebbero scriverne uno,  senza peraltro  possedere neanche un briciolo del necessario temperamento artistico. Tra queste,  quelle che ho incontrato io personalmente, tutte  leggono robaccia come Coelho o Livingston o Tamaro o Baricco. In effetti questa è la funzione di questi scrittori qua: parificare chi scrive a chi legge, mandare il messaggio che tutti possono scrivere, che tutti siamo artisti ecc ecc. Marketing, nient'altro che marketing:  sembrano dire, questi penninmano, che intanto i futuri artisti comprino i romanzi che loro fornisce l'industria editoriale (i loro medesimi...),   ché prima o poi essa si occuperà anche dei testi degli aspiranti, e li renderà ricchi e felici, e li metterà  al centro dell'attenzione come meritano... Ma così non è, e non può essere... Insomma, come sempre gli editori stanno fregando i lettori, con la complicità di un po' di penninmano. E poi dice che la gente segue il calcio invece di leggere...

Ps: ad ogni modo è vero che Joyce ha scritto più che altro per i suoi colleghi (pochi). Ma se  qualche penninmano lo vuol leggere, così come qualche lettore, non c'è nulla di male, anche saltando le pagine che trova faticose. Però una domanda mi sorge spontanea: in  Dedalus, Gente di Dublino, gran parte dei capitoli di Ulisse, cosa c'è di così faticoso? E se per assurdo il merito di Joyce fosse solo quello di aver scoperto Italo Svevo, non sarebbe già solo per questo almeno 500 volte più importante di Coelho, per la storia della letteratura?

Post a puntate di Larry Svizzero e Larry Francisco Romero de Santis  Viendalumèr


venerdì 3 agosto 2012

L'empatia di Roberto Saviano



Lettore empatico

Si sbaglia sempre tutto. In fatto di empatia, per esempio, io mi credevo che fosse una cosa brutta  metterla al centro della propria visione estetica. Perché ero rimasto a Bertolt Brecht. Figuriamoci, uno che quando nacque lui mica c’era  da combattere la criminalità comune, con le parole... C’era da combattere un intero atteggiamento criminale della società borghese, la quale fregava gli oppressi, secondo Brecht, anche costringendoli a partecipare alle proprie passioni, attaverso le opere d'arte, anche intese come opere fatte per favorire  il comune divertimento, come gran parte di quelle prodotte per il cinema e il teatro. Per questo introdusse lo straniamento, B.B., che sarebbe quella cosa lì per cui messo di fronte a un evento  lo valuti adoperando strumenti analitici invece che immedesimarti e parteciparvi a tua volta in maniera emotiva. 

Mettiamo che noi ora si mette in moto il favoloso concetto di  straniamento per valutare le eroiche gesta di Roberto Saviano, il quale dice sempre che la criminalità ha paura delle parole. La passione, in effetti, il bisogno popolare di fabbricare eroi, ti fa credere che sia così: il valore della testimonianza civile e qui e là. Invece, distaccandosi e  rovesciando la questione in termini analitici, appare  abbastanza chiaro che  le organizzazioni criminali  hanno paura  più che altro dell'autorità giudiziaria e della forza delle polizie. Al contrario, hanno tutto l’interesse a che lo scrittore impaurista internazionale Roberto Saviano goda del massimo di autorevolezza e visibilità, in modo che  faccia loro da gratuito testimonial. Perché? Da una parte non rivela nulla di più di quanto tutti sappiamo (chi sta nelle zone calde ne sa molto di più, e in maniera più precisa, di quanto ne sappia  lo stesso  Saviano), peraltro descrivendo le singole organizzazioni criminali come così potenti che non c'è maniera distruggerle, andando ad accrescere, presumo, il super io di ogni singolo malamente; dall’altra lo scrittore è un magnifico deterrente per chiunque abbia da fare  contro una qualsiasi organizzazione o qualsiasi singolo criminale, perché se uno che ha scritto un libro limitandosi all’indignazione deve girare con la scorta e vivere nelle caserme, cosa dovrà fare un giornalista che certi fatti li descrive quotidianamente, o un magistrato che incrimina, o un poliziotto che arresta, o un giudice che condanna, o un taglieggiato, o un normale testimone di giustizia?  

Brecht, che lottava contro la criminalità in quanto tale e non solo contro la criminalità sciagattata dei disgraziati, direbbe che è così come appena descritto perché il giovane Roberto Saviano sbaglia atteggiamento intellettuale. Da scrittore, infatti, da scrittore politicamente impegnato, ti devi battere a favore degli oppressi, contro tutte le oppressioni, contro il concetto stesso di oppressione. Se non assimili questo principio, prima di immergerti nelle lotte particolari, alla camorra o a che altro, il rischio di diventare strumento favorevole all'organizzazione oppressiva che ritieni di combattere è troppo grosso. Ti devi battere, per esempio,  anche a favore degli scrittori oppressi dal processo industriale editoriale  del quale  hai parte non secondaria. Come ti devi battere, da accolto dalle massime autorità israeliane,  per vincere l'oppressione subita dal popolo palestinese. Per dire... D’altra parte, e rimanendo al campo delle teorie intellettuali,  i malamente avrebbero un magnifico strumento a disposizione per mettere i bastoni tra le ruote a  Saviano, se lo considerassero avverso ai loro interessi stramiliardari: la critica letteraria. Basterebbe  analizzare quello che scrive, da Gomorra in poi, per assai diminuirlo nell’autorevolezza, per via che troppo spesso Saviano manca il bersaglio, vuoi in termini estetici, vuoi  giudiziari o politici.  Ma anche qui, se i malamente  non lo fanno, questo lavoro di analisi letteraria, vuol’egli dire, secondo me, che le cose gli vanno bene a questa maniera, se no, attraverso una delle miriadi di emanazioni nel culturale,  si rivolgerebbero a uno come  me, che pure sto (senza accento) sul mercato; ma in verità no  a uno come me, che sono ingestibile e voglio sempre fare come minchia mi pare, uguale a un Cardano qualunque (se non l’avete ancora fatto, leggete il romanzo  Di questa vita menzognera, di Giuseppe Montesano, che affronta il tema della criminalità organizzata in termini tutt'altro che imprevedibili, ma assolutamente originali; peraltro bisogna onestamente dire che il secondo me grande scrittore Montesano si dice sempre ammiratore di Roberto Saviano).  

Torniamo all’empatia, questo antico strumento di trascinamento degli oppressi nel campo di dominio degli oppressori (dico così, per dare un po’ di enfasi al discorso...). Empatico sarebbe quell’atteggiamento secondo cui leggo un’opera d’arte - come dovrebbe  essere anche un  romanzo -  completamente immerso, immedesimandomi nelle  necessità del suo autore, ma anche di quelle del suo narratore interno, o delle vicissitudini  dei suoi molteplici personaggi. E non la leggo, l’opera,   valutandola per quelle che sono le mie necessità  e vicissitudini di attore, lettore, spettatore, interprete, studioso, critico, osservatore. Un'opera, secondo la teoria di B.B.,  va letta   estraniandosi dall’effetto illusorio che essa contiene, per farla divenire parte del processo artistico e sociale all’interno del quale essa avviene  (Brecht era un po' complicato, ma ragionava bene). Senza estraniamento, diceva Brecht, il processo artistico è falsato. Più precisamento Brecht diceva che è attraverso l’empatia e l'immedesimazione che si falsa la realtà (e adesso, Saviano, come la mettiamo?).   

Ora, questo pezzo lo sto scrivendo non tanto per dire Saviano qui Saviano là, ché l’ho già detto mille volte...  ma perché girellando in rete ho trovato un articolo di uno dei critici più accreditati, Marco Belpoliti, che ha proprio questo titolo: empatia. Lì per lì ho pensato che non avrei dovuto farmi fregare sul tempo, che avrei dovuto farlo io l’articolo sull’empatia. Messa da parte la normale quota di narcisismo, però, mi sono risollevato:  vai, ho pensato, ora gliene dice, Belpoliti a Saviano, di Brecht e dello straniamento; ora gliene dice che dal punto di vista estetico parlare di empatia è reazionario, equivale a riportare le lancette indietro di più di un secolo e tornare al naturalismo ottocentesco;  ora gliene dice che è uno scrittore retrogrado (il che non ci sarebbe nulla di male, intendiamoci,  ma con l’empatia risulta anche uno scrittore non realista, almeno nel senso del realismo come disciplina conoscitiva, basata sul materialismo scientifico). Insomma, ho pensato, questa volta è impossibile che Marco Belpoliti non gli dica a Roberto Saviano che di fatto è uno scrittore spiritualista, che non per caso fa leva  sulla fede sua e quella dei suoi lettori spettatori (Brecht gliela avrebbe detta così, pari pari). Poi ho letto  l’articolo (clic). Lo cita, ma non gliene dice. Quello che è peggio, secondo me, è che non gliene fa nemmeno intendere...


Bertolt Brecht: " Le sofferenze non fanno del malato un competente di medicina, e non basta il guardare dappresso, né il guardare da lontano, perché il testimone si trasformi in esperto " (Scritti teatrali, p. 188,  PBE Einaudi, 1979)

Qui un articolo piuttosto endorsement di Giuseppe Montesano su Roberto Saviano


Post del critico ufficiale dell'accademia,  Larry Francisco Romero de Santis  Viendalumèr

lunedì 14 maggio 2012

Giuliano Ferrara a sostegno di Roberto Saviano


Manifestazione goliardica svoltasi sulla spalla destra di Giuliano Ferrara

 
Ci mancava solo lui... Nel suo articolo su Roberto Saviano (clic) Giuliano Ferrara ha abbastanza ragione: non se ne può più, di Saviano.  Solo che se lo dice lui, Ferrara, i fanatici dell'impaurista Casertano diverranno ancora più radicali,   compreranno a randa i prodotti del loro brand preferito (in uscita a maggio calze a rete colorate, smalto per unghie, bastoncini per igiene delle orecchie e carta carbone, quella di sua invenzione, usando la quale, anche se copi, nessuno ti può dire nulla),  e non cambieranno canale neanche durante la pubblicità, staranno fissi sul programma Quello che non ho lo compro  (tuttavia geniale la trovata degli autori di lucidare le parole). Non solo, tanti   già stufati di Saviano e company, con questa mossa ringamberanno e andranno  ad accrescere l'audience del programma. Lo stesso tanti indifferenti  saranno ora motivati a seguire il programma di falsa indignazione sociale. Questo  il direttore de Il Foglio lo sa benissimo. Ed è questo che inquieta.

venerdì 27 aprile 2012

Il mercato ortofrutticolo di Milano è gestito dalla 'ndrangheta


                                                        
attuale capo 'ndrangheta milaniano                                


In che paese si vive? Possibile che nessuno quereli il sempre più stupefacente Roberto Saviano? Non  perché scrive articoli deliranti sui codici camorristi clic (tanto nessuno potrà dimostrare il contrario...), giacché gli articoli deliranti li scrivono tutti, uno più uno meno... Ma come si può pubblicare su uno dei principali quotidiani un articolo il quale sostiene che nella capitale economica del paese " la 'ndrangheta gestisce il mercato ortofrutticolo " (che ha verosimilmente un giro d'affari di miliardi di euro)? Perché le migliaia di persone che lavorano al mercato ortofrutticolo di Milano non si sentono offese?  Forse c'è qualcosa di vero? Forse, provo a dare una spiegazione,  i commercianti del mercato evadono un po' il fisco, e pur di non andare sotto i riflettori si fanno accusare in blocco di mafiosità, che alla fine alla fine, in Italia, non è un marchio così infamante... In ogni caso, quali sono le fonti di Saviano? Perché a Repubblica nessuno chiede conto delle fonti informative dei suoi articoli? E se fosse vero, perché la polizia e la magistratura non intervengono? Vedrete che anche questa andrà in cavalleria, come quando durante una conferenza a Trento clic  lo scrittore impaurista disse che le mele del Trentino stavano per cadere in mano alle mafie: poi venne interrogato dai carabinieri e ringambò, disse che era così, per dare enfasi al discorso, per mettere in guardia da pericoli virtuali... Lo stesso adesso, se verrà interrogato, lo scrittore profeta, dirà che era così per dire... si sa che a Milano portano tutti la coppola, che ci sono più lupare che showgirls, che è inutile stare a sottilizzare, se le Mafie non hanno il mercato ortofrutticolo avranno il macello pubblico, o le pompe di benzina o il mercato dell'usato, qualcosa ci avranno di sicuro... Insomma - così dirà Saviano alla prima occasione in tv - siamo noi blogghisti critici, con il nostro atteggiamento legalitario e pregiudiziale nei suoi confronti, a impedire la vera lotta alle mafie; siamo noi i disfattisti, i repressi, i seminatori d'odio; magari ne approfitterà per spiegarci  ancora meglio il suo novativo concetto di legalità,  recentemente espresso:  non mi importa se un imputato risulterà in tribunale non colpevole di un reato, per me rimarrà un non innocente.

Ps: perché la comunità letteraria continua a considerare  importante scrittore chi scrive sciocchezze del genere, che invalidano la capacità di testimonianza degli scrittori sia in termini di profondità d'analisi che di verità?

venerdì 2 marzo 2012

Gramsci seminatore d'odio? La mamma dei revisionisti è sempre incinta

Rara foto di Palmiro Togliatti che discute con Filippo Turati

In un articolo su Repubblica (clic) Roberto Saviano - aderendo alle idee dello studioso  Alessandro Orsini, che ha appena scritto un saggio intitolato Gramsci e Turati, le due sinistre (Rubbettino) -  indica Antonio Gramsci  come capo totale dei seminatori d'odio, forse, chissà, anche  come capo del pollaio oclocratico che infesta in internet i blog di riflessione culturale, impedendo il sorgere di una vera autorevolezza critica... (per i distratti clic qui per capire meglio).  

Saviano è forte... Non gli viene alcun dubbio circa l'esatta ricostruzione del  contesto in cui certe frasi sono state dette o scritte; né, citando passi di Gramsci, specifica quando sono stati scritti e in quale opera originale si trovino  (come suo solito...). Per non dire del ritratto caricaturale che fa di Togliatti, reo di aver espresso un giudizio sprezzante su un suo acerrimo nemico politico, Turati,  in occasione della sua morte, nel 1932...

Lasciamo perdere Togliatti... Prevedo che Saviano piglierà mazzate in quantità, sia dagli storici seri, sia dagli studiosi  gramsciani e sia dai semplici simpatizzanti comunisti ed ex comunisti, magari da alcuni dirigenti del PD, quelli di derivazione comunista almeno, come Bersani (che ieri ha rimesso in riga Marco Travaglio, che non ha l'esclusiva della moralità né della verità: potrebbe allargare al casertano...). Sempre che qualcuno  decida di dar voce a chi critica il  profeta di Caserta: Repubblica Espresso è chiaro che no...  lo faranno magari il Manifesto, o l'Unità o il Riformista? Lo faranno i maggiori blog culturali ora che sono ripuliti dai seminatori d'odio e possono di nuovo andare alla ricerca della loro autorevolezza critica? Lo faranno i partiti che si definiscono di sinistra o addirittura comunisti? Lo farà Vendola?

Avete letto l'articolo linkato? Che vi sembra? Per me,  lo voglio dire senza fare scherzi con le parole, arrivare ad esaltare il liberlsocialismo dalle pagine di Repubblica è il massimo della sfacciataggine. Il liberlsocialismo turatiano fu la bandiera ideologica di Bettino Craxi, il belletto riformista che affossò l'ambizioso progetto europeista e filoatlantico del PCI   guidato da Enrico Berlinguer - progetto del resto avversato dalla base massimalista -  di traghettare  il partito  verso un nuovo  socialismo europeo (più o meno quello che sta facendo da anni Massimo D'Alema, non a caso avversato e INFANGATO da tutti...).

Ma, più colpevolmente, il rifiorire del liberalsocialismo, nei nefasti anni '80, fu all'origine di un salto di corruzione mai visto, di un aumento pazzesco della spesa pubblica (e del debito pubblico): furono gli anni in cui i padri indebitarono i loro figli e nipoti, senza senso di colpa alcuno... furono gli anni del peggior clientelismo, delle tangenti per tutto, degli arricchimenti facili... furono gli anni  della promozione al centro della scena dell'Italia peggiore, più arraffona ed egoista, quella del piccolo imprenditore è bello,  quello che si è fatto da solo (ma con che materia, si domandava Giorgio Gaber?). Tutto ciò avvenne sotto il vessillo della modernità, in nome dello svecchiamento della cultura, della  moda e del gusto italiano, in nome del rifiorire del nazionalismo. Insomma, furono gli anni della  Milano da bere, al centro della quale c'era  un certo Silvio Berlusconi, responsabile a sua volta dello sdoganamento di almeno   una parte di neofascisti, nonché  dello spostamento a destra dell'intero paese. 

Quelli nei quali si cerco di rimettere al centro del dibattito politico il tema del liberalsocialismo turatiano, caro Saviano, furono gli anni in cui si cominciò a rimettere in discussione i diritti conquistati dai lavoratori, sopra di tutto in termini di salvaguardia del reddito, con il referendum sulla scala mobile  (abbiamo visto com'è andata: in Italia gli operai e i lavoratori in genere guadagnano oggi una miseria... e non è finita...). Fummo in molti a  rifiutare il modello di società nuova che ci stava propinando Bettino Craxi;  a partire proprio da Repubblica, che ogni domenica che cristo metteva in terra ci somministrava endovena un interminabile editoriale anticraxiano, antiliberalsocialista  e antiberlusconiano di Eugenio Scalfari. E ora, invece... si deve scoprire dalle pagine di Repubblica che bisogna trattare coi padroni delle ferriere (messe su con capitali di quali provenienza?), abbassarsi le mutande per agevolare il compito agli ombrellai di collocare gli ombrelli...

Lo dico sempre che Roberto Saviano è di destra, che fa gli interessi della destra proprietaria; e, ancor peggio, che ha studiato poco. Va  a finire che ci ho ragione io su tutti i fronti. Però ora si tratta di capire se l'ignoranza storica che mostra di avere anche in questo articolo è tutta farina del suo sacco o attinge a ignoranza altrui. Così a occhio la seconda che ho detto, magari ignoranza di ex banchieri oggi al governo, a lui pare assai vicini, dei quali egli stesso si fa portavoce; ignoranza non del tutto disinteressata, praticata non solo per (dis)amore della verità.  

Ai miei coetanei poco preparati, idealisti e nazionalisti, socialisti liberali craxiani, invasati per segreta convenienza (si aspettavano protezione per collocarsi nella società, come poi è stato per gran parte di loro, magari travasati in AN e Forza Italia), dicevo sempre che dal socialiberalismo al socialnazionalismo non c'è che un passo. Speriamo non sia quello che sta per farci fare la tecnocrazia  alla quale Roberto Saviano sta portando acqua con le orecchie.

Ps: uno che indica chi è colpevole e chi no, a prescindere dai processi, che addirittura scrive che per lui si è colpevoli anche se assolti dal tribunale, può pigliarsela con chicche  e sia in termini di violenza verbale?

post e autore del post in via d'accomodamento




sabato 11 febbraio 2012

Nome in codice di Roberto Saviano: ctrl + c ctrl + v

Leggete qua, poi mi dite (clic).


Gli è distratto, mannaggia a lui, si scorda sempre di citare le fonti. Anche 'O sistema editoriale che lo pubblica senza accorgersene, che Roberto Saviano ha copiato, è distratto... Comunque, come giornalista è 'na chiavica senzameno da cacciare fuori dall'ordine, ma come lettore di poesie è eccellente, perché legge anche in polacco... 


Antenato di Roberto Saviano

martedì 31 gennaio 2012

Non succede mai niente (IV)


Quando c'è il merito c'è tutto


Il Presidente Mario Monti dovrebbe cacciare il viceministro Martone. Non tanto per via che dopo avere detto quello che ha detto si è scoperto che è raccomandato. Figuriamoci: la raccomandazione e l'Italia sono la stessa cosa. Quanto perché è un dilettante che non si è fatto raccomandare con le dovute cautele. Una persona perbene, oggi, si fa raccomandare a incrocio, vale a dire che baratta le conoscenze del proprio padre con le conoscenze del padre di qualche persona fidata.


Come si dice? Onore al merito? O il merito è una questione d'onore? Non mi ricordo



SATIRA DA MORI' DA I' RIDERE. Domando allo stimabile Senesi Vauro: rispetto alle secondo lui (anche secondo me) riprovevoli posizioni filoisraeliane e filosioniste, cosa differenzia la deputatessa PDL ed editorialista del Giornale diretto da Alessandro Sallusti, Fiamma Nirenstein, dal suo collega di lavoro in tv e vicedirettore nella carta stampata, Marco Travaglio? Il ben noto giornalista giudiziario, ad esempio, secondo il giornalista Paolo Barnard (che a sua volta ha una posizione politica che non mi piace, specie negli ultimi tempi, nei quali tende assai al complottismo, ma che tuttavia non è stato querelato  per diffamazione a mezzo stampa da Marco  Travaglio), dice questo:

Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani ”.

Fiamma Nirenstein, scrive cose così, come quelle sotto, in un articolo che ha questo titolo Guantanamo, il carcere che ha salvato l’Occidente (clic),  uscito sul Giornale, dal quale del resto proviene Marco Travaglio:

" È facile essere contro la tortura dopo tanti secoli di orrori, dopo che, dagli eretici alle streghe o semplicemente ai nemici, i diversi inquisitori hanno estratto così tante false ammissioni. La giurisprudenza moderna che discende dalla Convenzione di Ginevra, che regola fra l’altro la questione dei prigionieri nei conflitti, ha dunque proibito di farne uso. Ma questo è il vecchio scenario in cui i soldati catturati, deposte le armi, divengono docili prigionieri in attesa della pace. Guardiamo invece alla contemporanea guerra del terrorismo islamico, in cui alcuni uomini di Al Qaida non depongono mai l’arma principale, quella del fanatismo. Essi continuano fino alla fine la loro guerra, anche in detenzione, e sono ben allenati a affrontare la tortura e la morte. Proviamo a immaginare di avere catturato un terrorista che ha appena compiuto una strage. Egli stesso annuncia un nuovo attentato. Potrebbe essere proprio quello all’autobus che porta tuo figlio. Come estrargli la giusta informazione per fermare la strage? E come impedire che il terrorista continui nella sua guerra? "

Mah. Che vi devo dire?


Protesta di un detenuto in attesa di giudizio

Abbiamo un ministro della giustizia che sulle carceri la pensa come Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che un paese civile non può avere carceri incivili.  E abbiamo Antonio di Pietro, proprietario della ditta Italia dei Valori (mobiliari e immobiliari), all'opposizione. la Lega Nord allo sfascio. Berlusconi fisso in tribunale. Il comico in declino Beppe Grillo ancora fuori dal parlamento. Napolitano Presidente della Repubblica, con consiglieri i suoi vecchi amici riformisti Emanuele Macaluso e Alfredo Reichlin. Cosa si può volere di più dalla politica?


disegno di Gerry Turano


Oggi inauguro questa rubrica giocosa. Partecipate numerosi. Chi indovina vince una paper ella.

" ...il web è un contenitore senza fine né inizio, ricettacolo di impunità, di pornografia, a volte di violenza e di truffe, spesso di vuote chiacchiere. Ma è anche sapere, occasione di scambio, strumento di civiltà e di conoscenza. Sta soprattutto a noi, ai cosiddetti intellettuali, dare il buon esempio, per fare del web un’arma pacifica, di tolleranza, di apertura verso l’esterno, sempre di più "




A me gli spettacoli di Romeo Castellucci e della Societs Raffaello Sanzio non sono mai piaciuti. Tanti anni fa, ad una recita romana di uno dei suoi soliti spettacoli provocatori lirici spirituali, alla battuta dell'attore “ siamo tutti angeli “ o qualcosa del genere, una spiritosa persona del pubblico, regista ricercativo a sua volta, si alzò gridando: QUA SIAMO TUTTI COMPAGNI! Ci fu una risata generale. Parte del pubblico probabilmente pensò che si trattava di una trovata registica.  Lo spettacolo andò avanti. Noi continuammo a ridere tra i denti, di più fuori (dai denti e dal teatro).  Ciò non significa che io non debba difendere il diritto di Castellucci di fare il teatro come più gli garba, e quello del pubblico di andarlo a vedere. Io non ci vado.

Insomma, considero orribile e a dir poco reazionario l'atteggiamento protestatario di certi politici e di certi credenti (che in ogni caso portano acqua con le orecchie alla compagnia teatrale di Castellucci, mettendola al centro del dibattito sul novativo teatrale, fatto che, come ho già detto, secondo me non merita, ma per ragioni di estetica teatrale, no di blasfemia). Però... C'è un però grosso come un pianeta: come si comporteranno gli intellettuali, mettiamo il sostenitore della Stato di Israele Gad Lerner, che lunedì scorso ha ospitato in studio il regista e la direttrice del teatro, Andrée Ruth Shammah, a sua volta legittima sostenitrice dello Stato di Israele, quando nella stessa situazione si troverà qualche artista considerato inopportuno da frange estremiste della comunità ebraica? Si avrà per esempio diritto (esteticamente non si potrebbe parimenti, ma tant'è) di fare uno spettacolo sulla carneficina di Stato, con la registrazione del martire pacifista  Vittorio Arrigoni che accusa lo Stato di Israele di essere criminale (secondo me abbastanza a  torto, o meglio, non completamente a ragione), e che invita Roberto Saviano, tutt'ora taciturno,  a prenderne le distanze, e che sullo sfondo di una foto di uno dei padri fondatori getta qualche cosa di liquido che evoca la merda?


Mi risulta che il nulla, al contrario del senso, e del bene... non ha mai fatto male  a nessuno



Aspettando Godot. In un articolo, il critico Vivian Mercier scrisse che Beckett "ha realizzato il teoricamente impossibile, un'opera in cui non succede nulla, ma che tiene incollati gli spettatori ai loro posti. In più, considerando che il secondo atto è una ripresa leggermente differente del primo, ha scritto un'opera in cui non succede nulla, due volte." Hai detto nulla!  Che genio che era Beckett.

E poi,  il nulla è parte non còlta del senso, nient'altro.



Scrittori giovani  schierati a difesa dell'autorevolezza critica


Potrebbe essere che certi letterati si sentono sempre attaccati perché sono in guerra permanente?

Giorgio Manganelli in articolo su potere e vilipendio nota che la parola infangare è di ambito militare: “ infatti neanche mamma esercito puoi insultare: più esattamente, ogni tentativo di dar osservazioni anche moderatamente eccitate rientrano nel verbo “infangare”, che pare specifico dell’esercito, così che, anche a provarcisi, è praticamente impossibile infangare qualsiasi altra cosa “.





Chomsky: “ una lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito



Giornalista dell'Unità che per prudenza si colloca al centro della corrente


La mamma degli infangatori, notoriamente,  è sempre incinta.
Dice che ce l'ho con l'Unità. Per forza. Se ancora negli articoli di quel giornale si definisce Elemire Zolla intellettuale di destra (clic)... Praticamente consegnandolo legato mani e piedi allo spritualismo che fa da piattaforma estetica e ideologica ai nuovi fascisti. Per via del suo interesse per Tolkien, al quale Zolla fece la prefazione nel lontano 1969.

Ad ogni modo, Zolla, il grande studioso e intellettuale Zolla, la pensava così:

" Oggi mi sento libero, persino esultante perché sono scomparse le due forze che mi avrebbero volentieri chiuso in un campo di concentramento: nel 1945 ebbi la gioia di veder crollare il fascismo e ora di vedere svanire l' Unione Sovietica e il comunismo. Una volta sciolto, lascio i vecchi istituti politici azzuffarsi nel combattimento e ne distolgo lo sguardo? "

Passo tratto da un articolo commemorativo di Cesare Medail sul Corriere della Sera (clic), giornale (di destra?) sul quale Zolla scrisse a lungo.

Insomma, L'Unità, se vuole denunciare gli intellettuali di destra, non farebbe meglio a cercare tra gli intellettuali che razzolano attorno al PD e che a volte pubblicano sull'Unità, o vengono celebrati o intervistati o recensiti sull'Unità?  Tanti scrittori giovani, per esempio, che Goffredo Fofi (a proposito, ce l'ho con l'unità anche perchè non trovo più i magnifici pezzi di Fofi, che la domenica centellinavo qui l'archivio che consiglio a tutti di frequentare, ché ci sono articoli sia belli che bellissimi; invece che non pubblichino più i pezzi di Vincenzo Cerami non me ne frega nulla),  ha definito poco tempo fa, proprio dalle pagine dell'Unità, di destra? L'articolo aveva per titolo proprio questo:

I giovani scrittori sono di destra? (clic)




Rigore, secondo la notoria definizione di un grande  maestro di filosofia, il serbo Vujadin Boškov, è quando l'arbitro fischia. Ma poesia, quand' è? Secondo me, poesia è quando un essere umano emoziona un altro essere umano.



Post e autore del post in fase di correzione (Ah, Basaglia!) Hanno collaborato il cuginetto umorista in erba  Larry Svizzero e il critico letterario italo portoghese Larry Giuseppe Do Santos

domenica 22 gennaio 2012

Borsino icone: Marco Travaglio benino. Saviano in ribasso.


Questo fu uno dei primi critici negativi dell'opera di Roberto Saviano


L'emozione è forte, ho appena letto un articolo difendibile di Marco Travaglio (clic qui), giornalista del quale mantengo tuttavia una pessima opinione, perché messa sulla bilancia la sua produzione continuo a pensare che sia un giornalista di destra populista giudiziaria manettara, o, se vi piace di più, di sinistra populista giudiziaria manettara: sempre lì si finisce, ai prodromi di un nuovo fascismo, al quale forse avvento contribuiscono in tanti, dal proprietario della ditta  Italia dei Valori mobiliari e immobiliari, Antonio  Di Pietro, al comico in declino Beppe Grillo, proprietario del Movimento 5 stelle, allo scrittore impaurista  e giudice supremo Roberto Saviano, che invita i suoi seguaci a ritenere COLPEVOLE un accusato anche se prosciolto dal tribunale (tra parentesi, non glielo hanno detto che negli Stati Uniti il numero di reati è altissimo, così come il numero dei detenuti, corrispondente a circa cinque volte di più dell'Italia? E che  il tasso di omicidi, pur radicalmente abbassato negli ultimi dieci anni, è ancora almeno cinque volte più alto di quello dell'Italia e almeno quattro volte quello della sua travagliata Campania?). 

Torniamo a Travaglio, che corregge il tiro: vuole sì tutti in galera, ma solo quelli che ci devono stare (dice per esempio che per gli extracomunitari è già previsto lo sconto di pena di due anni con rimpatrio forzato, ma la norma non viene applicata);  chiede siano abrogate le leggi vergogna - quelle che riempiono le carceri di poveretti, anche piccoli consumatori di stupefacenti - da quella appunto sul possesso di stupefacenti, alla Cirielli sui recidivi, che contemporaneamente fa sconti per i reati dei quali in genere si macchiano i politici. Ripeto, l'articolo è da leggere, ancora di più, immagino, i commenti dei lettori.

Ps: finalmente non ha parlato  di letteratura, della quale si intende poco. Di questo voglio ringraziare Roberto Saviano, anche se,  nella lunga intervista concessa  a Daria Bignardi,  ha incredibilmente sparlato di chi lo crititica (come faceva Berlusconi, uguale uguale), ma senza fare neanche un nome, direi in maniera omertosa. Boh, magari è la volta buona che gli verrà in mente di confrontrsi in uno studio TV con uno dei suoi critici, per esempio il rispettabile sociologo Alessandro Dal Lago. Debbo anche notare che lo scrittore casertano ha pubblicamente dichiarato di essere a contatto con numerosi ministri (perché?), e di essere a servizio politico di Corrado Passera (vuol dire che presto lo sarà il gruppo Repubblica Espressso...), spiegando bene che l'ex banchiere adesso ministro primario del governo del Professssor Monti  entrerà in politica con un suo partito sul modello della CDU tedesca, un partito che sarà conservatore e  cattolico (liberista ed economicista, aggiungo io). Curiosamente nessuno ne parla. Nemmeno nessuno parla dello sperticato elogio di Monti fatto da Saviano e Jovanotti nell'anteprima del programma le Invasioni Barbariche, i quali hanno dimenticato di dire che  questo è un governo di emergenza nazionale, in quanto tale provvisorio, perché privo del necessario passaggio elettorale. Boh, abbastanza inquietante: se la democrazia non gli garba più lo dicessero, facendo legittima propaganda ai governi non eletti.

Ps: il borsino delle icone è una straordinaria idea di Sergio Maria Cerruti proprietario della scuderia Immondizie Riunite.

giovedì 19 gennaio 2012

No giustizia no party (il giudice supremo Saviano vuole Cosentino in galera)

 Militante scocciato che chiede a Roberto Saviano di dire una cosa di sinistra

Secondo un articolo del Post, circola molto in rete il video di una conversazione tra Luciana Littizzetto ed Emma Bonino (clic qui per vedere).  La Bonino, non solo a mio avviso  uno dei migliori elementi della classe politica europea, comincia dicendo, letteralmente: " 17.000 persone in carcerazione preventiva sono uno schiaffo alla giustizia del paese, al senso di giustizia del paese ". Sulla negazione dei radicali all'arresto del deputato  Cosentino, la Bonino dice che la  attenta lettura delle carte non giustificava la privazione della sua libertà. Ma dice una cosa ancora più interessante: l'unica volta che i radicali hanno votato contro l'arresto, durante questa legislatura, è stato appunto nel caso Cosentino; negli altri tre casi hanno votato a favore (anche se in due casi sono stati i deputati anche PD a salvare i parlamentari Angelucci e Mantovano). Nel caso Alfonso Papa, arrestato e rimasto a lungo in cella, ci informa la Bonino che  dopo la scarcerazione sono  arrivate in parlamento carte a dire che altre carte, quelle arrivate dalla magistratura napoletana per convincere i deputati a concedere l'arresto di un loro collega, non potranno essere utilizzate nel processo (una bella stortura giuridica). 

Roberto Saviano, invece, non si sa se in base alla lettura delle carte o in base a cosa altro, ritiene che Cosentino andava arrestato, tanto da aver stigmatizzato i leghisti (non presenti ieri al consiglio comunale di Milano, dove si è consegnata la cittadinanza onoraria allo scrittore anticamorra, che fu decisa dall'amministrazione  di Letizia Moratti, nella quale era presente la Lega Nord) con le seguenti parole: «Non è che tutti hanno condiviso - ha detto Saviano durante il suo intervento - la scelta di farmi diventare milanese. Quando ho letto il comunicato di un dirigente della Lega che diceva che non avrebbe partecipato alla cerimonia non mi sono stupito, mi è parso un gesto coerente. Lo ringrazio, perché quando si difende Cosentino è molto difficile stare qui»

Premesso che metterei sotto processo  la Lega Nord - per ogni reato commesso dai loro componenti più scalmanati, e anche, spesso, dai loro dirigenti -  le cose non stanno come dice Saviano, nemmeno questa volta. Votare contro l'arresto non significa impedire di processare Cosentino; in termini giuridici  e costituzionali significa non ravvisare gli estremi per fargli aspettare la sentenza in carcere. Ma Saviano lo vuole in galera... Potrebbe farne un prodotto editoriale ESCLUSIVO, chiamarlo IN GALERA!, come gridava Bracardi,  e lanciarlo così:  QUELLI CHE SAVIANO VUOLE IN GALERA NEL 2012! Penso che venderebbe. Magari i suoi editori mi rubano l'idea senza darmi un franco. Potrebbe diventare un classico, come il calendario di frate indovino.

Riuscirà mai Roberto Saviano a dire una parola garantista, magari a favore di un carcerato ingiustamente?

Dice: ce l'hai con Saviano... No, non è così. Ce l'ho con quello che scrive, è diverso. Ce l'ho con quello che scrive perché è quasi sempre traballante: o dal punto di vista letterario, o da quello giudiziario, o da quello politico, o da quello delle verità (le sue fonti sono spesso assai dubbie, non sto a fare elenchi). Da quello che scrive io l'associo ad Antonio di Pietro, un politico che deve la sua fortuna alle manette e ai metodi inquisitori, che rappresenta oggi il populismo giudiziario, quanto di più lontano possa esserci dalla sinistra (infatti è un uomo di destra), che dev'essere prima di tutto difesa dei deboli contro i forti. E non c'è niente di più debole di un imputato, che colpevole lo deve risultare dal dibattimento, no dalle impressioni giornalistiche. 

Quello che mi secca di più, da artista, è che questo giovane - secondo me sfortunato più per la immeritata fama (si paga cara, in genere) che per le minacce camorristiche -  si permetta di fare la morale agli scrittori, dicendo loro dagli schermi della TV che la debbono smettere di occuparsi di fatti di immaginazione e debbono occuparsi della realtà. Giusto per dire, l'ultima volta che vennero fatti appelli di questo genere dagli scrittori fu nella Russia staliniana; ne seguirono  isolamento,  purghe, imprigionamenti e  fucilazioni.

Post e autore del post (che non vede forza pubblica  sul vialetto di casa) in fase correzione




domenica 15 gennaio 2012

Esperimenti di nuova democrazia giudiziaria in Nazione Indiana

 Simpatico momento di pausa durante la riunione in corso della Suprema Corte Indiana. Al centro il  riservato Presidente della Corte (dovrebbe essere Helena Janeczek)

Nella riserva di democrazia culturale evoluta  Nazione Indiana, si sta svolgendo un processo dove mi fanno l'onore di essere  l'unico imputato. Il post si chiama, assai carinamente, Seminatori d'odio, e si trova facendo clic qui. Mi sembra di aver capito che in quella salvifica Nazione, secondo le sempre più novative e fantasmagoriche concezioni  giudiziarie, il diritto dell'imputato è limitato, essendo che quello che dice il procuratore è la VERITA'. Questo, del resto,  è più o meno l'insegnamento di uno dei loro principali guru, Roberto Saviano, che spesso si appoggia sul DOGMA  " come dimostra l'inchiesta "... Ma una volta, cari indiani, quando c'erano le leggi vecchie, e quando gli intellettuali  leggevano  Kafka e Dostoevskij (e Foucault), l'inchiesta non dimostrava un bel nulla...

Il seguente è il post autodifensivo,   ancora al vaglio della corte indiana; con  qualche estemporanea aggiunta appena fatta:

(secondo tentativo di autodifesa nel PROCESSO: ieri sera lo stesso testo non è passato, ma penso, come dice l'ottimo architetto Gianni Biondillo - al quale vanno anche i sinceri rallegramenti per aver vinto il Premio Scerbanenco -  che ci dà la possibilità di fare questo democratico confronto, sia una questione di apparati. Tecnici)

Per ora grazie alla direzione di Nazione Indiana per aver sbloccato il precedente  commento, rimasto però a bagnomaria per troppo tempo. Lo metto qui, se no al centro come era rimasto non lo legge nessuno ( rimango dimissionario, ma spero mi sia consentito commentare questo post, dove l’UNICO aggredito sono io):

" Giusto per dire chi è l’autore dell’enunciato ritenuto criminale da Marco Rovelli, enunciato estratto dalla discussione del primo link a fondo commento, nella quale Larry Massino non fu affatto fuori tema, e nella quale aveva capito benissimo che l’articolo era del sociologo Marco Revelli (tanto da opporgli un ragionamento di un suo pari per ” autorevolezza “, Emanuele Macaluso), ma dopo alcuni infruttuosi commenti, per niente fuori tema, cercò di sbrigarsela perché riteneva poco interessante discutere con Marco Rovelli, la cui enfasi No Tav – e movimentista in genere – ritiene politicamente immatura, diciamo così, in termini dogvelliani, alla Tom Edison Jr.

http://www.nazioneindiana.com/2011/07/03/la-ragione-dei-barbari/

Veniamo ora al procuratore @Rovelli:

ma davvero credi in quello che scrivi? Non ti ricordi di aver definito FUFFA ciò che avevo scritto io? E di aver definito ad minchiam il paragone di Emanuele Macaluso, una persona autorevole non meno del rispettabilissimo Professor Marco Revelli? Davvero andando a leggere il thread dall’inizio non si capisce che l’aggettivo BECERO era riferito al tuo disprezzante modo di argomentare e non al fatto che con te si può discutere in modo becero? Mi sa che non sei un uomo di mondo… se tu avessi fatto i normali tre anni di corso dagli ermeneuti di Cuneo non incorreresti in questi incresciosi incidenti interpretativi. Il fatto è che tu, come capita a tutti (a me quasi mai), ti stizzisci e aggredisci ad personam quando qualcuno difende posizioni che non ti garbano. Io in quel contesto difendevo la posizione della sinistra istituzionale, quella del PD, per intendersi bene, al quale partito si riferisce il giornale su cui hai pubblicato il tuo pessimo articolo (confermo quello che ho scritto ieri sul mio blog: dispiace per chi ci lavora, ma a questo punto prima chiude e meglio è anche per il PD). La cosa peggiore del tuo articolo è che hai ristretto il passaggio in modo davvero mal(destro). Il passo intero è il seguente:

" Non mi ero accorto che l’articolo era dell’esimio Accademico Marco Revelli. L’avevo banalmente confuso con Marco Rovelli. Con l’Accademico Revelli non mi va di polemizzare in modo becero, perché ha una posizione a mio avviso sbagliata, ma metterglisi contro vuol dire ponderare e ponderare, che ora, per quanto mi sforzi, non mi viene " (in corsivo neretto la parte omessa).

Aggiungo che c'è un altra incongruenza, nell'articolo diffamatorio nei miei confronti  pubblicato dall'Unità (la diffamazione a  mezzo stampa è a tutt'oggi un reato): Bertante scrive nel suo sgangherato articolo che si tratta di 50 commentatori dei blog letterari (falso!); tu, citandolo, dimentichi che lui si riferiva ai blog letterari, che peraltro elenca, e  scrivi che si tratta di " cinquantina  troll – disturbatori della comunicazione in rete – " (saranno di più, molti di più, ma io non lo so, perché internet mi interessa poco),  poi te la prendi con uno solo...  che però non è affatto un sabotatore, ma una persona che intende, in vari modi, fare critica dei processi culturali in corso. Insomma, volevi VENDICARTI  per le critiche che ti ho fatto dal mio blog, e per le critiche che faccio alle varie iniziative culturali della quali fai parte, da Generazione TQ alle Classifiche Dedalus. Questo è.

Larry Massino (no missino)


Link al post su antica  disputa tra  Marco Rovelli e Larry Massino, dove si espresse l'amico del contendente Marco Rovelli con il nick Vick La Rosa, che definì Larry Massino ANTROPOLOGICAMENTE INSOPPORTABILE (clic)

ULTIMORA: SPAL-TARANTO 0-0

venerdì 13 gennaio 2012

Che paese di poveracci!

Giornalisti e scrittori che analizzano i fatti rispettando la propria deontologia, e, sopra di tutto, il buon senso.

Non sto a dire che anche oggi si conferma l'assenza di razzismo in questo paese, nel quale i giornali on line stamattina riferivano che colpevoli per l'omicidio del povero vigile urbano di Milano, Niccolò Savarino, sarebbero due cittadini di etnia rom, uno italiano e uno tedesco. 

Sottolineare l'etnia a che pro? Quello di vendere qualche copia in più? Lo fanno, prevedibilmente, Il Giornale e Libero, sui quali - nonostante la notizia sia stata smentita dalla Magistratura, come peraltro riporta lo stesso Libero -  si è subito  scatenato l'odio dei lettori commentatori, che invocano come minimo la pulizia etnica... Ma  anche il Corriere della Sera rimarca sull'etnia... E anche l'Unità (che, dispiace per chi ci lavora, ma  prima chiude meglio è anche per il PD...)

Mi soffermo invece su un'affermazione contenuta nella pontificata odierna su Repubblica (qui) del grande inquisitore Roberto Saviano, che sembra aver  stabilito un nuovo fantastico reato, contiguità culturale con chi delinque. Evito di commentare il delirante articolo liberticida, se no mia  moglie dice che mi piace vincere facile. Dico solo che meno male questo paese è governato da gente che ha studiato legge, e non lettere. Perché se governassero quelli che hanno studiato lettere, come Roberto Saviano, si diventerebbe alla svelta una dittatura giudiziar-popolare, coi processi in piazza. E temo con le esecuzioni in piazza. Non so, uno così una volta veniva ben presto definito fascista e isolato. Ora ha milioni di seguaci e fa il guru nei giornali di sinistra. Per me gli ènno tutti ringrulliti.



Ps: per completezza dell'informazione, apprendo da qui (clic) che a Saviano  hanno recentemente dato la laurea honoris in giurisprudenza. Ma che abbiamo un'Università di merda, su misura per il paese di poveracci di cui sopra, per me  non è una scoperta di ora...

mercoledì 7 dicembre 2011

Roberto Saviano e la legalizzazione de 'O sistema farmaceutico

 Affollato congresso di impauristi TQ

Lo scrittore di paura internazionale Roberto Saviano, pensa ancora una volta alla realtà e al suo pubblico (nel senso che deve vendergli qualcosa a ogni stagione commerciale), lanciando il messaggio populista: "Non si può contrastare il narcotraffico senza politiche di legalizzazione. In questo modo si sottraggono le droghe al mercato illecito per esser affidate al sistema delle farmacie". AZZ!

A parte il fatto che secondo me, in termini di legalità, non si sa se fa più danni il mondo farmaceutico o quello mafioso. Ma, superando il facile paradosso, mettiamola a questa maniera: ci sono i malamente delle mafie o no? Se ci sono, e sono potenti come dicono gli scrittori impegnati a incidere sulla realtà (così impegnati che ci hanno poco tempo per documentarsi, studiare e riflettere), gli è un casino. Perché queste mafie, dicono questi scrittori qui, fanno volumi d'affari mostruosi da anni; quindi, sempre secondo gli scrittori impegnati - che per la fretta di incidere citano poco le fonti - manovrerebbero centinaia di miliardi di euro all'anno, pari e più del  PIL di intere nazioni. Mmhhh... Mi torna poco...
Mettiamo che questo PIL delle mafie sia 200 miliardi di dollari, qualcosa come 140 miliardi di euro, 9% circa del PIL italiano; sarebbe pari alla somma del PIL di intere nazioni, per es. Lussemburgo, 41, Slovenia, 56, Malta, 10, Lituania, 56, Lettonia 32;   il che vorrebbe anche dire che le mafie sarebbero detentrici di gran parte del cosiddetto risparmio delle FAMIGLIE italiane, perché facendo utili facili in quella misura da almeno 50 anni, dove volete che siano finiti i soldi se non in risparmio, BTP, azioni, titoli, terreni, immobili? Per non dire che le mafie  sono proprietari di imprese industriali, commerciali, e turistiche. Per non dire che controllano il sistema delle professioni, perché sempre loro sarebbero a distribuire le parcelle più attraenti... Per non dire che l'intreccio economia sana economia mafiosa è oramai inestricabile. Per non dire dell'intreccio coi partiti e con il clero. Per non dire che se una parte così' consistente di PIL e di risparmio è in mano alla malavita, vuol dire che la malavita fornisce almeno parte del reddito di milioni e milioni di famiglie di povera gente... milioni di famiglie... i cui componenti dovrebbero adeguarsi tutto a un tratto a diventare farmacisti... La vedo dura.

Rassegnamoci, Saviano, non impuntiamoci: se legalizzano le droghe - cosa che del resto, per verificarsi, deve abbattere numerosissime barriere, forse foraggiate dalle mafie stesse – in ultima analisi i malamente si metteranno a fare i malamente in altri settori, per primo quello delle scommesse, facile facile, settore nel quale a truccare i risultati, in qualunque sport, non ci vuole nulla e si rischia pochissimo (nel calcio, per esempio, non se ne vedono troppi di 3 a 3? La Ferrari non perse un titolo, ritenuto già in tasca, all'ultimissimo minuto? L'Italia calcistica, detentrice del titolo,  non fu mala mente eliminata al primo turno allo scorso mondiale).

Insomma, Saviano e suoi discepoli,  un certo grado di criminalità, nei paesi occidentali, è fisiologico, inutile dire... Ad ogni modo in Italia tutti gli indici di criminalità sono piuttosto bassi, se confrontati coi principali paesi occidentali: anche qui bisogna mettersi l'anima in pace, non diventeremo mai evoluti come gli americani, che che ne dica la narratologia impauristica. Certo, si può tentare di essere virtuosi al massimo,  ridurre a zero  l'incidenza della criminalità (ma resterebbe la piaga corruzione, praticamente legale... perché i taliani senza non sanno vivere...). Certo,   si possono arrestare i malamente delle mafie, come avviene con preoccupante regolarità a tot al giorno da un certo numero di anni (8 pericolosi mafiosi al giorno, propagandava la Lega del miglior ministro dell'interno degli ultimi 150 anni...), ma il problema della presenza criminale resterà inalterato, perché appena uno viene arrestato subito viene sostituito da un altro e così via (c'è chi sostiene che gli arresti avvengono con regolarità perché i clan vincenti mettono parte dei perdenti a disposizione delle forse dell'ordine). 

L'unico modo che gli Stati hanno per ridurre drasticamente la criminalità, storicamente parlando, è renderne legale l'oggetto, su questo ha ragione Roberto Saviano.  Ma una volta resa legale una certa forma di criminalità se ne fuoriusce subito un'altra, ancora illegale, e non si finisce mai... Meglio lasciare tutto come sta - ché del resto le mafie, storicamente parlando, le producono gli Stati, evidentemente perché esse sono ad essi funzionali...  

Meglio lasciare tutto come sta, anche sulla droga: mafia da una parte e farmacie da quell'altra,  se no c'è il caso di peggiorare... e di creare incertezza, che destabilizza i cittadini onesti. 
 
I savianisti, essendo tifosi sfegatati,  ciò non possono capirlo. Ma l'intelligente  Saviano?

Ps: stando come stanno le cose, è piuttosto  il caso di fare appelli alla responsabilità delle mafie perché non facciano fallire lo Stato che tanto bene taglieggiano, forse per conto dello stesso Stato (un casino, l'Italia): MAFIOSI, NON FATE SCHERZI, COMPRATE BTP!

Ps2: rallegramenti a Rodolfo (Carlo, non so so perché avevo scritto il figlio)  De Benedetti, i suoi dipendenti  Concita de Gregorio e Roberto Saviano si giocano sul filo di lana la prestigiosa candidatura ad allenatore della squadra di indignazione acrobatica che parteciperà alle prossime olimpiadi.