diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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martedì 7 febbraio 2012

Epistola prima sulla libertà di espressione (Marco Rovelli difende il diritto di espressione. Di Romeo Castellucci)


 Il comunista semplice Larry cerca di convincere i coriacei intellettuali di sinistra italiani che se si comportano a questa maniera gli è troppo facile dimostrare che se l'accomadano a proprio favore, come di solito fanno gli egoisti liberisti che credono nel darwinismo sociale  (quelli più a destra, intendiamoci, quelli più a destra...)

Marco Rovelli, il 28 gennaio scorso,  nella rubrica che tiene sull'Unità,  ha scritto un accorato articolo a difesa di Romeo Castellucci (clic per leggere intero articolo). Giusto, l'ho difeso anche io, qui e altrove, il diritto di esprimersi di Castellucci (e di chiunque, purché senza infrangere la legge). Il giornalista cantante anarchico scrittore Rovelli, dice che non è giusto attaccare uno spettacolo  per cristianofobia, anche se ci si ritiene offesi nella propria sensibilità religiosa. Men che meno si deve  invocare la censura. Giusto di nuovo, ci mancherebbe. Anche se i religiosi che potrebbero ritenersi offesi nella propria sensibilità, in Italia e altrove, son tanti, davvero tanti. A volte, penso,  bisognerebbe rassegnarsi al fatto che il torto dei tanti ha diritto di prevalere sulla la ragione dei pochi. Non sempre, ma a volte...

Però lui, Marco Rovelli, la coscienza a posto a posto, in questo senso della difesa della libertà d'espressione, non ce l'ha mica. Lo sanno in molti, in questa non tanto piccola comunità letteraria virtuale, che proprio lui mi ha escluso (censurato) dal circolo dei commentatori dell'iniziativa editoriale di cui è socio redattore, Nazione Indiana, usando a pretesto che mi sarei permesso di usare il termine BECERO (qui la discussione, ai piedi di un articolo del sociologo quasi omonimo del nostro, Marco Revelli). Che è vero, usai, ma solo  per definire il suo modo di liquidare gli interlocutori, e di usare termini sconvenienti per denigrarli ulteriormente, come persone e come intellettuali, definendo le loro argomentazioni AD MINCHIAM, due volte (peraltro riferito al pensiero del vecchio comunista riformista Emanuele Macaluso, che fu anche ottimo direttore del giornale che gli dà la libertà di esprimersi, a Rovelli...) e FUFFA. 

Buffo, molto buffo. O Boffo, ora non ricordo la parola giusta: il mio metodo mnemonico è Fallaci. Riflettendoci, Boffo, penso sia la parola giusta, non a caso, esempio del nostro recente storico di vittima dei seminatori d'odio, e non seminatore di odio a sua volta... Infatti, tornando a me e Marco Rovelli, è successo che avendo io provato a difendere le mie ragioni intellettuali nei suoi confronti da questo piccolo blog, che in proporzione a nazione Indiana - considerato a torto o a ragione il più importante e autorevole d'Italia in fatto di letteratura - è una mosca (no una cacca di mosca, però, come alcuni vogliono far credere ulteriormente offendendo: semplicemente una mosca), mi sono trovato INFANGATO addirittura dalle colonne di un giornale nazionale come l'Unità (al cui confronto, il mio blog, è una lucciola; ma no un blog  che piglia la lucciola per la lanterna; semplicemente una lucciola). 

Tanta, credetemi, fu la sorpresa di trovarmi infangato dalle sacre colonne dell'Unità (articolo ripreso e amplificato da Nazione Indiana, che aggiunse una bella foto di vomitata alle parole di Rovelli qui,  già di per sé violente e insultanti nei miei confronti, nella home page del blog letterario più cliccato d'Italia,  blog  dove fui identificato e processato, senza alcun diritto di difesa...), giornale che fin dalla mia infanzia consideravo il deposito più prezioso delle verità ultime, come mi aveva insegnato mio padre, comunista semplice come me (enfatizzo un po' per dare colore al pezzo). Anche il padre avrebbe sofferto tanto a leggere che il proprio figlio, educato bene, almeno alla causa politica, veniva definito seminatore d'odio,  di fatto unico seminatore d'odio nella folta comunità letteraria virtuale della nazione (che non è così lontana da quella reale, se si analizza un po', essendo che gli scrittori più importanti, negli ultimi anni, escono da attività di palestra su internet; un esempio per tutti è Roberto Saviano, per altro l'inventore del concetto di macchina del fango, scrittore che si è fatto le ossa proprio nella importante palestra Nazione Indiana, della quale risultava redattore fino a pochi mesi fa). 

Son buffi, questi intellettuali di ora. O Boffi... nel senso che, magari  a loro insaputa, si rifanno al famoso metodo che porta il nome del celebre giornalista cattolico. Infangate infangate, qualcosa resterà.  Augghe a tutti gli indiani.

Ps: dato che sémo a parla' de catolichi, vojo pure da di' che più rabia de tuto me fano li ignavi.
Post e autore del post in fase correzionale.

lunedì 6 febbraio 2012

Epistola prima a Christian Raimo (e ai giovani scrittori)

Credo sia la tenuta regolamentare da giovane scrittore italiano 

Oggi credo di aver almeno in parte capito perché Goffredo Fofi lo scorso maggio, nella rubrica che teneva sull'Unità,  scrisse quell'articolo molto duro con i giovani scrittori, domandandosi retoricamente se sono di destra (clic per leggere l'intero articolo).


Goffredo Fofi (dato che ci sono gli dico anche che è stato eccessivo a togliere il saluto ad Alfonso Berardinelli perché scrive sul Foglio)

Fofi, in quell'articolo severissimo, faceva delle analisi sui giovani (credo di rientrarci anche io, per poco, ma ci rientro) che  mi sento di condividere, anche se  scrivendo questo, prevedo,  mi attirerò ulteriori offese di seminatore d'odio e qui e là. Dice sostanzialmente il decano della critica militante, dei giovani in generale: 

- Senz’altro progetto che quello del privilegio per pochi e per i loro complici e servi e oggi, quel che è peggio, senz’alcuna preoccupazione per il futuro comune.

- Non è difficile distinguere all’interno di una generazione la destra, la sinistra e gli ignavi – questi ultimi “zona grigia” per eccellenza. massa più o meno supina o invadente, maggioranza silenziosa ieri, maggioranza chiassosa oggi nell’illusione che le dà il mercato di essere “protagonista” per il tramite del consumo.


Degli intellettuali e degli scrittori giovani, in particolare i secondi,  dice questo:


- vedono che uno dei pochi modi per farsi strada è quello di inserirsi nei meccanismo della produzione di merci culturali o artistiche, dove persone non più intelligenti e dotate di loro hanno conquistato rapidamente fama e denaro.

-  I giovani con ambizioni di scrittori sono oggi (chissà per quanto ancora) molto corteggiati e corrotti dal mercato, dalla “produzione”. Gli editori se li contendono e il risultato è l’invasione di merci ripetitive, scadenti, conformiste. Il flusso della merce impone superficialità e astuzia nella scelta degli stili e degli argomenti, gli editor spingono i migliori ad accettare la logica dei peggiori... 

- Anche in letteratura domina “la destra”, e possiamo tranquillamente considerare i giovani scrittori come un altro dei tanti fenomeni “di destra” di questa Italia, visto che accettano questo stato delle cose e vi cercano il loro bene, il loro posto al sole. Non sempre è “giovane” chi afferma di esserlo e c’è oggi una gioventù scrivente e servile che è, benché perlopiù fatta da ignavi, perfettamente “di destra”.


Ora, Christian Raimo, che mi sembra si dichiari cattolico, la parola ignavia dovrebbe conoscerla molto bene. Ma fa finta di no. Almeno oggi, in una lunga articolessa uscita sul blog della casa editrice  Minimun Fax (clic), Minima & Moralia, blog dal quale, curiosamente, appena dopo la vergognosa campagna che mi ha eletto... unico seminatore d'odio nelle patrie lettere, risulto interdetto. Per cui commento l'articolo di Raimo da qui, anche se mi sarebbe più comodo da lì, e sarebbe anche più serio... Ma, lo dico alle poche persone che mi seguono,  non sono stato interdetto dai redattori di quel bel blog letterario. No, no, figuriamoci! Me lo dicono anche per mail che non ci pensano proprio a censurarmi, sopra di tutto se i miei commenti non sono offensivi. Infatti sono interdetto dal sistema, che mi ha oramai riconosciuto come spazzatura, e neanche i volenterosi e valorosi intellettuali di quella casa editrice possono farci nulla. In ogni caso, di essere spazzatura per il sistema lo so da sempre, quindi ci ho fatto l'abitudine a essere isolato, e non mi fa né caldo  né freddo (almeno finché non mi vienghino a acchiappa' fino  all'uscio di casa recando seco la forza pubbri'a... a que' punto potrei valuta' di fa' l'abiurativo)

Raimo dice e qui e là che l'hanno convocato a una riunione di grande editoria dove boss della  Mondadori servivano il  tè in livrea (la livrea ce l'avevano penso i boss) e camerieri potentissimi discorrevano del futuro del libro alla luce delle tecnologie e delle nuove forme di diffusione. Più o meno dev'essere andata così.

Raimo dice che mentre lemme lemme  si recavano al grande albergo 5 stelle con il collega Nicola Lagioia, si domandavano come mai proprio loro avevano invitato a una riunione di gente così importante che doveva riflettere sui problemi universali  dell'editoria. Non se ne faceva una ragione. Ma invece, leggendo l'articolo si capisce il perché. Si capisce nel senso che lo capisco io, perché Raimo - per via che oggi è colpito dall'ignavia stagionale, che di solito va via in due o tre giorni anche senza pigliare medicine, basta stare protetti al caldo sotto le coperte - da solo non ci arriva. Infatti, a un certo punto dice: " qual è il motivo, dicevo, per cui ho deciso di pubblicare con Einaudi? Dirlo è semplice: è che ci sono persone come Paola Gallo o Marco Peano, che mi stanno aiutando a diventare uno scrittore migliore ".





Christia Raimo e Nicola Lagioia sorpresi dal flash appena prima di andare alla riunione con i boss dell'editoria italiana 

Oh, ci siamo arrivati. Avete visto che aveva ragione Fofi? Questo giovani scrittori -  nemmeno quelli che hanno doti intellettuali importanti, almeno così si dice - non si rendono conto che vengono usati da 'O Sistema per portare a fondo le loro strategie commerciali. Alla massa sempre crescente di  scrittori che preme alle loro porte, adesso gli editori vogliono far credere   che i servizi editoriali sono necessari, assolutamente fondamentali per diventare scrittori autorevoli e affermarsi.  Certo, lo sanno anche loro che sarebbe più comodo e redditizio vendere i propri libri su Amazon o in qualunque altra vetrina virtuale. Ma affermano, diciamo meglio contrabbandano, gli editori maggiori (e minori...) che solo attraverso i loro servizi, in particolare nel caso dei grandi editori, si diventa scrittori:  solo i grandi editori sanno valorizzare uno scrittore, questo è il teorema che deve passare. Io penso invece che è il contrario (vi prego di credere che non ne faccio una questione personale: io, pressato da parenti e conoscenti, ho mandato un testo breve a 4 editori piccoli - no  a Minimun Fax! - che nemmeno mi hanno risposto; l'ho mandato anche a un editore grande, che molto cortesemente mi ha risposto, ed è la Giunti di Firenze). Del resto gli editori, prevedo di nuovo, ben presto venderanno servizi agli aspiranti scrittori, senza nessuna vergogna (e faranno bene!). A maggior ragione e costo lo faranno se i giovani scrittori più qualificati intellettualmente e più impegnati intellettualmente continueranno  a legittimarli e a far loro gratuita propaganda. Gratuita per modo di dire, diciamocelo senza ipocrisia, perché verranno o furono ricompensati attraverso i normali contratti editoriali.  Almeno così pare fare Einaudi. Certo, anche in base al merito, perché Raimo scrive bene, lo sappiamo tutti; non quanto il suo collega di scuderia Nicola Lagioia, ma scrive bene. L'importante, sembra pensare la casa editrice Einaudi, è che gli scrittori ammessi al catalogo istruiscano a dovere gli scrittori meno dotati intellettualmente. E, sopra di tutto, gli aspiranti scrittori che attualmente, gioco forza, sono loro ammiratori e pendono dalle loro labbra:  " qual è il motivo, dicevo, per cui ho deciso di pubblicare con Einaudi? Dirlo è semplice: è che ci sono persone come Paola Gallo o Marco Peano, che mi stanno aiutando a diventare uno scrittore migliore ".

Per concludere, non bastava che pubblicassero con Berlusconi per fare resistenza e critica dall'interno... ora fanno anche pubblicità all'ottimo funzionamento delle industrie di... Berlusconi. Vabbè, loro dicono che è normale. Che in ogni caso loro sono impegnati nelle migliori iniziative sociali, dalla generazione di scrittori TQ al teatro Valle (secondo me, lo sa chi segue questo blog, esempi di involuzione culturale). Ma se poi arriva uno autorevole come  Goffredo Fofi a dire provocatoriamente che  gli scrittori giovani sono di destra, almeno nel senso che pensano solo ai fatti propri e  a farsi una posizione, mica si devono troppo arrabbiare.

Non lavorerò mai! Gridava l'adolescente Arthur Rimbaud. Anche l'attore poeta Victor Cavallo gridava così. Anzi, no, il gioioso e disperato Cavallo gridava esattamente così: Non lavorerò mai! Con voi... Non lavorerò mai con voi...

Victor Cavallo

Post e autore del post in fase di correzione. Parola d'ordine:  Ah, Basaglia!  Seconda parola d'ordine: Bau!


 Vialetto di casa della prossima residenza di Larry


Su Alfabeta 2 c'è una bella riflessione di Giorgio Mascitelli sulla questione editoria  se(r)viziosa (clic)

dato che ci sono, oramai è il 12 febbraio, metto il commento che avevo lasciato su Alfabeta 2 intorno al giorno 8 febbraio. Anche loro devono avere un problema di SISTEMA, un problema di sistema grosso, ché i miei commenti non passano da tempo...

Bell'articolo, su cui riflettere a lungo (per sottrarsi alle grinfie degli industriali della carta stampata). Il dubbio che gli editori tendano a farsi grossi abbassando il livello degli scrittori editati, era venuto anche a me. E andrà sempre peggio, almeno a leggere questo articolo: a qualcuno si dirà che è giusto che paghi i servizi; ad altri che ringrazino iddio di essere pubblicati. Insomma, gli editori non cacceranno un euro... nemmeno quelli grandi, e guadagneranno a prescindere.
Mi permetto di lasciare il link a un mio modesto pezzo, che guarda la questione da un'altra angolatura, quella del collaborazionismo (parola forte, mi rendo conto, ma quando ci vuole ci vuole)

venerdì 23 settembre 2011

Epistola prima per Aldo Busi

giurista che si perplime 

Caro Aldo Busi, in altri casi le ho fatto sperticati elogi, e ne vado fiero, ma questa volta, schierandosi a favore di un'iniziativa così idiota come quella dell'outing, mi sembra che ha toppato di brutto. Lei cosa avrebbe fatto se il suo nome a suo tempo fosse stato inserito da anonimi in una lista di sicuri pedofili? Si sarebbe incazzato non poco, avrebbe sfidato gli anonimi a uscire allo scoperto e li avrebbe querelati (o bastonati?). Ebbene, è ciò che faranno i dieci nomi inclusi nella lista secondo lei benvenuta, che per assurdo diventeranno i buoni e i miti perché dalla parte del diritto. Bel risultato... Senza contare che la DELAZIONE sarà d'ora in poi considerata legittima, come strumento di lotta politica,  da chi è a priori nemico del diritto,  perché sdoganata dalla parte progressista e più smagata della popolazione intellettuale. D'ora in poi si potranno fare liste di PROSCRIZIONE  anonime su tutto. Non sarà un bello spettacolo. 

Le battaglie per i diritti, caro Busi, si fanno con gli strumenti del diritto. Con gli strumenti dei barbari si ottiene solo di imbarbarire ancora di più la popolazione. In Italia ce n'era bisogno?

domenica 18 settembre 2011

Epistola settima agli editori (fuorché uno)

 la Merkel indica la quantità di massa cerebrale contenuta nelle teste di certi suoi colleghi

Vi informo gentilmente che oggi ho aggiunto un nuovo tomo alla mia già volumignosa opera omnia: " Lo strano caso dello scrittore che trovava Angela Merkel più bella di Marina Berlusconi  ".

Non lo sto a mandare a Mondadori...

martedì 26 luglio 2011

Epistola seconda dal Contadino della sua terra


Se mi permettete, vi voglio raccontare ‘na storia; una, che voi dicete che sono strane, ma che a me mi sembra che so' normali, che se poi mi devo mettere a pensare che la storie strane mi succedono soltant’a me, e io so sicuro che so' normali, mi facete venire il pensiero che no so' normale io o che no state tanto a posto voi. Mò, se stava mia figlia, mi bloccava subbito, chè diceva “…papà, sei fatto proprio vecchio: sempre a dire le cose antiche…..”. Ce l’ho cercato di spiegare che le storie so' sempre antiche,  ma nu capisce e si diverte a dire così….. Mi posso mai ‘ncazzà co’ mia figlia…..

Chi già mi ha presentato, lo sa che tengo la terra, ma che so' pure nu poco istruito, chè ho fatto le scuole alte e mi ho preso il diploma, chè, dicevano li busciardi, poi, mi poteva servire, ma io lo sapevo che stavo buttando il tempo e i soldi, che no erano manco i miei. Fatto sta che, vi debbo dire la verità si no so busciardo pure io, mo' faccio ‘na bella figura, chè i cafoni che stanno a confine co’ me, e pure più allontanati, mi vengono a fare le domande, chè loro no capiscono niente. Nemmeno che chi tiene le scuole no capisce com’a loro; e io no mi conviene che ce lo dico, chè mi fanno sentire ‘mportante, pure che mi ho dimenticato tutte cose….. Mò è meglio che mi fermo, ca si no la storia no ve la dico più, chè tengo sonno. Fra tutte le cose che c’imparava il maestro, chè io no capivo niente, quando si metteva a spiegare come si facevano i conti, e a me mi sembrava che capivo tutte cose, no lo sentivo mai quando diceva che, a casa, dovevamo fare l’esercizi e i problemi. Ma io il tempo no lo tenevo; e mi credevo che le cose l’avevo capite.

Il maestro era bravo assai; solo che se lo diceva da solo, che era bravo, a me no mi sembrava ch’era tanto bravo a fare così. Un giorno maledetto, che no me lo posso scordare nemmeno se campo mill’anni, mi ha chiamato, vieni a la lavagna, e m’ha fatto l’interrogazione. Oh, voi no ci potete credere. Non sapevo rispondere a niente. Eppure le cose le capivo più meglio e più prima dell’altri….. “ Tu no fai l’esercizi e i problemi ”. Io no lo so chi ce l’aveva detto, ma teneva ragione. Si vedeva che mi avevo imparato la teoria, ma la pratica no tenevo tempo, chè in campagna stava sempre da fare….. “ Visto che no sai rispondere a niente, ti faccio la più facile delle domande, tanto per no metterti zero spaccato sopr’il registro: quanto fanno 1+1 e 1x2? ”. Lo so che mò vi state mettend’a ridere tutti quanti; e pure a me, mi sembra che no è possibile che no ho saputo rispondere….. Ma stavo confuso assai; no capivo niente più….. ” Dipende….. ”, l’ho risposto io, chè mi ero ricordato che, come dicevano i grandi, era meglio che no lo dicevi niente, se no lo sapevi bene ed eri sicurissimo, e, proprio per questa motivazione, quasi sempre: “ Domani, vieni con tuo padre…..”.
 
No vi voglio scuccià co' quello ch’è successo dopo….. So passati l’anni; la vita mia se ne sta andando che no lo so come se ne sta andando. La fatica è stata assai; quelle cose che mi trovo me l’ho sudate chè lo so solo io. E ho fatto l’esercizi e i problemi. Quanta cazz di problemi che ho dovuto fare. Sarà ch’è morto, mò, il maestro; se no, andavo e ce lo dicevo…… E, secondo te, che no sapevo le cose, se ti ficco due cazzotti nella faccia è uguale a due cazzotti soli? O ti fai l’ospedale, co’ due? E due carezze so’ come una carezza nu giorno e una la settimana dopo? E se tengo due figli, tengo i stessi pensieri e ci vogliono i stessi soldi che tengono due che tengono a uno? E se mi appaddo da due metri, mi faccio lo stesso danno che mi capita se mi appaddo due volte da un metro? E se il dottore ha detto che mi devo prendere due pinoli, chè no mi sento bene, tengo la stessa salute di due che il dottore l’ha dato solo ‘na pinola? E se tengo da campare solo un giorno, caccio la metà delle lacrime di chi ne tiene due? E se, come quando me la fidavo ancora, uno fa l’amore due, tre volte a fila….. è com’a uno che tre volte lo fa ‘na volta?

Povero maestro….. chissà se l’ha capito, fin’alla fine; secondo me sì, solo che no ci siamo visti più e no me l’ha potuto dire….. che 1+1 fa veramente….. dipende…..



Se volete leggere la prima epistola fate clic

venerdì 8 luglio 2011

Epistola prima al premio Strega Edoardo Nesi (storia della mia gente)

 Giovane scrittore in cerca di prima occupazione nella nuova Cultural Valley di Prato


Fermi tutti. La vittoria al premio Strega del bravo  Edoardo Nesi, dopo quella di Antonio Pennacchi, ci dice un sacco di cose sul futuro dell'Italia, i cui reprobi di una volta, i fascisti e gli industriali, hanno finalmente conquistato il centro della scena, riproponendosi, uguale ai peperoni, come i veri soggetti della storia d'Italia.

Primaditutto devo fare una preghiera al politico italiano che stimo di più, Massimo D'Alema (ci ho i mii limitismi!).  Se si permetterà di esaltare le doti letterarie di Nesi, come fece venialmente qualche tempo fa con la leggera Silvia Avallone,  che l'anno scorso di questi tempi si vendeva finanche negli autogrill (OH! IL LIBRO!), lo degrado; e nella mia autorevole classifica di politici  lo metto dietro all'ultimo della classe, Veltroni.

La classe, giusto la classe. Non si tratta dell'eleganza, che Nesi ritiene di possedere per ragioni di casta. Più o meno.  Si tratta invece della classe sociale nella quale egli si colloca senza senso di colpa alcuno, la più discutibile  di tutte, quella dei piccoli e medi imprenditori italiani, in questo caso pratesi, la stessa classe che 
in decenni favorevoli ha depredato gran parte della ricchezza prodotta dalle loro sgangherate e sottocapitalizzate aziende,  nelle quali i padroni, scendendo retoricamente nel piazzale insieme ai loro operai, con la scusa del  fare più in fretta, scaricavano il camion delle pezze e dei filati,   costringendoci tutti a epopizzarli come padroni umani che si rimboccavano le maniche...   Aziende che furono invece favorite nel mercato internazionale da misteriosi accordi di scambio con gli americani liberatori, altrimenti hai voglia a tirarti su le maniche... territorio per basi militari concessi dallo Stato Repubblicano contro spazi economici nei quali collocare le loro modeste merci, a  Prato frutto di un antesignano riciclo di rifiuti, polverosi stracci provenienti da chissà dove, dannosissimi per i poveri addetti alla cernita e al carbonizzo, che come minimo respiravano male, per permettere ai loro padroni buoni, famigli compresi,  di respirare brezza marina sulle terrazze della Capannina del Forte dei Marmi, nonché sperperare patrimoni in macchine e puttane (andò tutto bene finché  Bush senior non  decise di fare  degli accordi commerciali coi cinesi, forse anche coi messicani e brasiliani, non ricordo, ma non i brasiliani coraggiosi che frequentano la notte certi imprenditori pratesi di mia personale conoscenza. No... Quelli degli accordi commerciali con gli americani sono  brasiliani meno creativi, e meno  trasgressivi).

La classe (in senso sociale) sulla quale hanno potuto contare gli imprenditori pratesi è stata quella dei poveracci, operai e artigiani,  che garantivano all'irriproducibile sistema economico  la necessaria elasticità (flessibilità) a costo zero, lavorando sedici ore, quando necessario all'evasione degli ordini, anche di sabato e domenica (la chiesa chiudeva massonicamente gli occhi...),  accontentandosi delle normali otto, o di nulla, quando c'era crisi (o di chiudere, rottamare i macchinari e cambiar mestiere, lasciando ai poveri imprenditori i grandiosi fondi europei arrivati in città negli anni '80 e '90 al fine di sostenere una riconversione economica, che però non c'è stata, ma i fondi per miliardi di euro non si sa chi se li è fregati... che B. ancora non c'era...). Sono stati i poveri, insomma, i relativamente poveri, quelli più in giù nella gerarchia sociale, gli artigiani autoctoni e gli operai marocchini (così venivano appellati i meridionli immigrati da quelli della classe di Nesi, spero non da lui e dai suoi liberali familiari, che più o meno ho conosciuto come bravissime e belle persone, a partire dal fantastico suocero, Sergio Carpini, uno che somigliava a Louis de Funes sia nel fisico che nel temperamento), a sostenere il magnifico tenore di vita degli imprenditori in generale che da sempre esalta Nesi, sbagliando, anche in questa premiata romanzeria;  compreso il tenore di vita degli impannatori, sorta di industriali con il culo degli altri, li definirebbero i romani, perché evadono(evano) gli ordini commerciali di comuni tessuti appoggiandosi a numerosi opifici - nei quali le pezze trottola(va)no spostandosi da uno all'altro senza soste, come telecomandate, per ricevere in ognuno una parte di cura -  senza possederne alcuno, spesso nemmeno un pur misero ufficio commerciale, sostituito dalla macchinona che esibivano per farsi grossi, in genere una Mercedes nuova fiammante  da 3000 in su.

Un giorno, mi sembra metà anni '80, un mio compagno di studi, un a quei tempi promettentissimo filosofo economista, Piero Ganugi,  mi invitò alla presentazione di una sua ricerca sull'economia cittadina, che gli avevano commissionato il Comune e il sindacato (così mi pare di ricordare), che si teneva in pompa e magna nel salone comunale. Nella ricerca risultava, appunto, che il 90% degli investimenti in tecnologia, che voleva dire macchinari, veniva  fatto da aziende  artigiane. Un dato clamoroso, che veniva incontro alla mia giovanilistica vena bellicosa di rovesciatore di 'gni 'osa. Domandai a Piero perché il sindaco comunista nostro compagno, o i vertici dei sindacati, non facessero polemica con gli industriali a partire da questo micidiale  dato. Allargò le braccia:  io sono uno scienziato
e fornisco dati certi, loro, se vogliono, ne traggano le conclusioni politiche. Se vogliono...

Domani, penso,  analizzerò gli effetti benefici di questo libro sincero su tutta la filiera degli aspiranti scrittori, anche degli aspiranti brasiliani coi quali passano parte della notte certi simpatici imprenditori pratesi che conosco io. In particolare, nei prossimi giorni, analizzerò la fantastica idea di Edoardo Nesi, che pare una persona autoironica, simpatica e intelligente,  di fare di Prato una Cultural Valley, a partire dalla fondazione del  più grande opificio letterario del mondo, destinato a fornire manufatti narrativi a tutti i continenti per i prossimi decenni.  E ci ha ragione, Nesi (o forse lo penso io e lo attribuisco a lui per dargli più peso?), anche quando dice che tutti gli scrittori dovrebbero scrivere su Prato il loro romanzo di formazione. I migliori, aggiungo di mia iniziativa, dovrebbero scrivere su Prato anche il loro romanzo della maturità. Ché tutta a Prato va a finire la storia d'Italia e del mondo, non più in stracci, ma in romanzi. Prato, che per la letteratura sarà la Dublino del nuovo millennio.

martedì 5 luglio 2011

Epistola sulla libertà a Loredana Lipperini e ai suoi seguaci

La professoressa Loredana Lipperini; oggi pontifica sulla libertà in internet. Lei, che censura chiunque avversi appena appena le sue spesso deboli argomentazioni...  Mah! Roba da non credere. Ha pure il coraggio di parlare di libertà d'espressione. Io ho l'impressione, invece,  che a  persone tanto tetragone,  di libertà ne serva poca, giusto quella che serve per affermarsi come servitori qualificati del conformismo nel  Sistema Politico-Editoriale.

Delle censure di Nazione Indiana, ne parlo un'altra volta.

lunedì 27 giugno 2011

Epistola prima a Beppe Grillo

Intervento chirurgico poco riuscito

Raccontuccio. Siamo in un ospedale. C'è aria di rivolta. I malati cospirano per i corridoi, applaudono qualunque dottore specializzando che passi, si chiudono nelle stanze, nascosti a parlare per ore. I più rifiutano le terapie dei primari, vogliono dottori giovani, si accontentano anche di infermieri civili, ma di quelle carogne dei professori della vecchia casta non ne vuol sapere niente nessuno. Dalle sale operatorie (no cospiratorie) entrano ed escono infermieri e portantini. A volte si sente gridare. Girano elenchi dettagliati di presunti errori chirurgici degli oligarchi, pubblicati sul giornaletto sindacale dell'associazione malati LO STRAFATTO SETTIMANALE (Di Pietro o Borghezio? O pari demerito?). Bisogna fare qualcosa. Chi deve operare chi? Come? Chi comanda? Chirurgia diretta! Deve decidere il popolo!! Primarie del popolo!!! I chirurghi, gente sorniona,  sono meravigliati   da questa nuova chirurgia diretta; non capiscono come si possa operare senza essere chirurghi, hanno maturato curiosità, ma anche scetticismo: se ne presentano solo due, e non tra i migliori. Si presentano anche tre giovani dottori specializzandi, carini, un centralinista calvo, il presidente della cooperativa portantini, tre malati cronici, e, infine, la candidata più popolare e temuta, la cassiera del bar, Chiara, una bella signora biondo-irriverenza che quando batte lo scontrino a un qualunque chirurgo, urla sempre al barista, in romanesco: " A Fra', 'n cappuccino e 'na brioscia ar macellaio! ". Si è votato. Partecipazione altissima. Le primarie sono andate come dovevano andare: i chirurghi sono arrivati ultimi, appena dietro ai ggiovani... hanno pigliato la loro roba e se ne sono iti nelle loro cliniche private, appena scuotendo la testa. Nel popolo l’entusiasmo è al massimo. E' finalmente venuto il tempo del popolo, è venuto il tempo di Chiara, che aveva scaldato l'elettorato con lo slogan " Nuove terapie e nuovi interventi chirurgici per tutti! ". Gli elettori fanno cagnara nelle corsie, bevono, cantano, abbracciano, pippano di tutto estraendo liberamente dall'armadietto della caposala. Chiara, anche in collegamento diretto con il popolo che Hanno Zero, prima di prendere il suo posto ha fatto un commovente discorso di ringraziamento, sempre in romanesco, finendo con una sibillina frase che amplificata dagli schermi tv ha fatto riflettere il paese intero: “ AMMAZZETE QUANTO SEMO STRONZI!!! “ E poi tra sé: “ Sì, a’mo vinto, ma mo’ chi opera?


Foto ricordo alla presentazione del nuovo partito SODL sala operatoria delle libertà


Il miglior chirurgo del popolo  degli ultimi 150 anni. Quello che parla credo sia il suo assistente


Post di Larry Svizzero

venerdì 18 febbraio 2011

Epistola ai seguaci della profeta Lipperini Loredana



Che impressione mi fece questa criticona le prime volte che praticavo la sua boutique centrale l’ho già detto qui. D’ora in poi, quando avrò da dire qualcosa alla giornalista adirata speciale LL. lo farò da casa mia, usando una vetrinetta della mia botteguccia di lucidaparole artigianale:  mi risulta più comodo. Infatti, mi sarei rotto i sottoposti di essere censurato.  

Lo so che non starebbe bene pigliarsela con le persone anziane, maccheccazzo, mica possono fare tutto quello che gli pare a loro perché son anziani! Mi spiego (MA NON MI SPIEZZO). Non c’avendo altro da fare, l’altro  pomeriggio mi sono recato alla boutique centrale della profeta della libertà, a ingresso libero. Lo so che si potrebbe anche fare a meno, lo dicono in tanti...   Ma lo dicon male, son ragazzacci  maldestri, son manigoldi, perché le buttano in negozio  i topi morti, le imbrattan le vetrine coi secchi di vernice e poi si lamentano se chiama la polizia. Io invece mi comporto educatamente, proprio senza nessuno sforzo perché lo naqui, modestamente lo naqui. Invece LL si vede che non lo naque, che comportarsi educatamente in società le costa fatica, tanta fatica. Del resto era tanto che non ci passavo, ma dopo la epifania femminista di domenica scorsa ero curioso di vedere la ripresa degli allenamenti di certi campioncini della pratica indignatoria, della quale  LL è in Italia uno degli allenatori più quotati  per quanto riguarda il letterativo, tantevvero che sarà quasi sicuramente chiamata ad allenare la squadra di indignazione acrobatica alle prossime olimpiadi. 

Dato che ce l’avevano anche con  il fatto che la signora Nicole Minetti osi avere una vetrina in un altro non sempre da frequentare  negozio centrale, nella quale esporre le sue tesi sul caso che la riguarda, mi sono permesso di domandare quanto segue:

Lipperini mi scusi, in base a quale concezione giuridica la ” strega ” Nicole Minetti non avrebbe diritto a difendersi e se vuole autoassolversi?
Postato lunedì, 14 febbraio 2011 alle 10:01 pm da Larry Massino

La risposta non pervenne, anzi, non so dopo quanto tempo, la deiezione dubitativa sparì dal novero dei commenti. Pazienza una sega! Si può?! Come si permette la signora  LL?! Come mai  questa funambola del luogo comune, dopo essersi battuta come un lenone, ancora pochi giorni fa,  contro la censura delle amministrazioni venete contro gli scrittori suoi protetti,  censura a sua volta? Come è tollerabile che uno dei più importanti e frequentati negozi   del centro che si autopropagandano come riserva delle libertà collettive, siano in realtà luoghi di barbara pratica censoria, dove si butta fuori chi urbanamente domanda  informazioni sulla merce senza comprare  sulla parola? Com’è possibile che  nessuno dica nulla, neanche i suoi frequentatori abituali, che vengono così gabbati dalla poco limpida tenutaria, o peggio, si metton sul piani degli ignavi? Possibile che i clienti non esigano tuttiquanti che i loro acquisti vengano incartati dalla famosa carta libertà?

Non la faccio tanto lunga, limitandomi a ribadire che non smetterò mai di combattere la pochezza comportamentale delle persone come LL, che d'altra parte fa a gara con la loro pochezza pensativa. Ma i discepoli di questi profeti? Il dubbio è che i più, tra i frequentatori di  questi negozi esclusivi del rete, lottino più per affermare la propria vanità che per  affermare la nostra libertà.

Infine ne faccio anche un fatto politico affettivo. A me piacerebbe essere cittadino di una nazione ben governata da persone sagge e preparate, che in questo preciso paese non possono essere che di sinistra, anche quando sono ideologicamente liberali, finanche della destra liberale.  Però, credo che finché la sinistra non si toglierà di dosso una a una le pulci come la Lipperini, maschili e femminili, senza distinzione di genere - le quali  purtroppo sono tante, direi troppe, non sempre innocue quanto una criticona radiofonica - sarà gioco facile per chiunque far credere che  è rimasta quella comunista sanguinaria, estranea ai principi basilari della democrazia e delle libertà individuali, incline a isolare i non ortodossi, a privarli di identità, a purgarli, recluderli, e,  allapeggioallapeggio, in nome di non meglio identificati ALTI VALORI, eliminarli, con la complicità dei suoi ignavi seguaci.


TESTO E AUTORE DEL TESTO NON CORRETTI

martedì 15 febbraio 2011

Epistola prima dal contadino della sua terra

Carissimo signore Larry, col permesso vostro, vi faccio una promessa e, cioè, che la premessa che c'ho in testa è corta; chè le parole, lo sapete, possono diventare lunghe e si sa quando s'incomincia e no quando si finisce. A costruire è più difficile che a sfasciare; pure quando non ti puoi  stare zitto, chè le cose che stanno costruendo so sbagliate e fanno schifo e lo vedono tutti quanti.


Voi ve lo ricordate a Totò che si voleva vendere la fontana importante che sta a Roma? Mo, proprio in questi giorni, ho sentito di dire che certi volevano vendere tanti palazzi importanti; e che sono stati scoperti e arrestati. Poi, si volevano vendere il Colosseo, m'hanno detto pure, ma questa cosa non so sicuro; non si capisce più chi è il padrone del canale più grande che sta in mezzo a Venezia. Ma, per voi, queste cose so normali? Che ci stanno certa gente che tiene tanta soldi e tanta fantasia che si vuole andare a comprare certe cose? Per me, no. Io mi ero sempre creduto che certe cose sono di tutti; se no che vuole significare che dicono patrimonio all'umanità?... Lo so, non vi credete, che il discorso è un poco più difficile; ma non voglio dire questo fatto.....E' proprio che non mi piace che ci stiamo rassegnando che tutte le cose ce le possiamo, anzi dobbiamo, comprare......Non è una bella cosa.


A Massimo e a Roberto pure ve li ricordate, è vero? " Chi siete, che volete, che facete...un fiorino! ". Pure questa cosa che doveva fare ridere sta succedendo veramente; solo, non si mettono d'accordo a quanti fiorini devono domandare ai stranieri che ci vengono a trovare. Dice che pure all'altre parti fanno così. Ma non significa, secondo me: se uno è antipatico, dobbiamo fare l'antipatici pure noi? E ci volevano sti sindaci moderni per questa bella pensata? N'amico mio, Ciccillo u sognatore, l'aveva detto 40 anni fa: " Questi, i villeggianti, so scemi: vengono qua in campagna e si pensano chissà che cosa li fai vedere. C'avessimo fare pagare l'aria buona che li facciamo respirare ". Mo no fa più il contadino; ha detto che lui lo sapeva come si facevano i soldi, senza buttare il sangue da un anno all'altro. Non lo so bene, chè non me ne importa, pure se mi voleva mettere in mezzo anche a me, ma ha avuto certi soldi che s'è aperto una specie di trattoria dove fa mangiare le cose e l'animali che ancora si cresce. Sotto a Natale so andato a mangiare da lui con tutta la famiglia mia; abbiamo parlato nu poco. Sempre che si lamenta: chè i soldi non s'avanza niente, sta sempre ficcato là dentro, pure a tutte le feste. Che li piaceva più assai la vita di prima e che avevo fatto bene che non l'avevo sentito. Mentre parlava, è passato nu cliente..." Per il posteggio, viene un fiorino ". Io l'ho guardato strano: si stava prendendo i soldi, senza fare niente. A lui non lo sentivo più, ma la terra mi ha guardato e m'ha detto che non era na bella cosa.


Voi la sapete, signore Larry, la storia che a Napoli si vendevano l'aria nei boccacci della salsa? Non lo so se hanno fatto un film o nu libro sopra a sto fatto, ma così dicevano. Non sapete ancora ch'è successo nella Regione dove si trova la terra mia e da dove vi sto parlando. Hanno fatto, da poco, na bella legge come a quella dei sindachi moderni. Mo, immaginatevi che uno si trova all'ospedale; che tutti i professori parlano l'uno co l'altro e chiamano tutti i parenti. Che dicono che tiene, massimo, due ore di tempo; che il tempo suo s'è finito e che è più meglio che lo finisce tutto quanto nel letto dove dormiva quando si sentiva bene. Mettiamo che uno, pure che nessuno se n'accorge, sente a capisce tutte cose....Ve l'immaginate...uno, può essere, pensa ai figli, ai nipoti. A tutte le cose che teneva ancora da fare e che non le può fare dentro a due ore. Pure se era n'animale, è capace che vuole dire che si scusa per quella volta, a qualcheduno. Si ricorda, tutt'insieme, che da molto tempo non dava un bel bacio, come i giovani, alla moglie. Che la voleva dire, dopo tanta tempo che non aveva trovato l'occasione, che la voleva bene e che non doveva stare preoccupata...Ma che non teneva la forza per fare niente più e l'orologio, che fino a mo na giornata non si finiva mai, tanto era pesante, correva sempre più svelto. Li manca l'aria, l'ossigeno. Il professore ha detto due ore e due ore devono essere.....Non ricapita quasi mai, ma mettete che uno ce la fa ad alzarsi in piedi; che non si mette a dire niente, chè vuole risparmiare un poco di fiato. Va alla speziaria dove tengono l'ossigeno che li serve; l'aria nei boccacci di ferro.....Non ce lo danno, se non tiene un fiorino.....


Questa, veramente, non è na bella cosa.............E so comunisti.........


Contadino della sua terra

P.S.: signore Larry, se, per una motivazione qualsiasi, pensate che è meglio a non pubblicare niente, non lo fate. Chè mi sento un poco emozionato.

venerdì 24 dicembre 2010

Epistola a Babbo Natale

Caro Babbo Natale
 
ti scrivo questa letterina di malcontento che spero non ti offenda troppo. Noi ci conosciamo da tanti anni e sai bene  che non è mia abitudine prendermela coi vecchi. Però certe volte, come si dice, le strappate dalle mani... Sono lustri e lustri che si discute con la base di fare la ridistribuzione dei doni. Riunioni su riunioni, alle quali partecipi anche  emotivamente, durante le quali fai promesse su promesse.  E invece, alla fine, va sempre peggio: porti sempre  di più a chi ha di più e sempre  di meno a chi ha di meno. Che ti devo dire? Ma vaffanculo, Babbo Natale!