Larry Massino is back, dispartito, tornato at home. Un caloroso abbraccio a tutto il suo pubblico, Floarea, Davide, Rita, Francesco: meno dei 25 lettori che immaginava di avere Alessandro Manzoni, ma senz'altro più qualificati.

sabato 31 dicembre 2011

Ulti Mora

 Ora ho capito a che servivano quei cerotti. Comunque si rassicuri, neanche quell'altro è arrivato a 120 anni.



Dice che Lele Mora ha provato a suicidarsi applicandosi dei cerotti sul naso e sulla bocca, ma è stato prontamente salvato da una guardia carceraria. Povero Lele, è confuso. Il suicidio gli sarebbe di sicuro venuto bene se ci avesse provato gettandosi nel vuoto che egli stesso contiene, e che da sempre lo circonda.

La palingenesi secondo Lele e i suoi adepti


Buon anno a quasi tutti.

Post a cura di Larry Svizzero. Auguri a cura di tutta la famiglia. 

martedì 20 dicembre 2011

Quando si dice lo sport più bello del mondo

Ripubblico un vecchio post. Ci sta.

venerdì 24 giugno 2011


Calcio, fiction e scommesse

sceneggiatori che festeggiano

Come alcuni sanno, faccio parte di un’Accademia di pensatori buontemponi cospiratori, l’Accademia degli Inaffidabili, che per rispetto della prassi comune si riunisce assolitamente in segreto, in Firenze, via Ricasoli 4 giallo. Che si fa? Nulla, si cazzeggia da professionisti. Ieri sera la discussione è finita sul calcioscommesse. L’esperto di marciume sportivo si è espresso meglio che poteva. Ha detto che si ricordava di  una prima pagina del Financial Times:  la  fotonotizia era su Cannavaro e l’Italia fuori, fatto che a lui pareva inusuale, anche perché il giorno prima non c’era neanche un rigo sulla Francia fuori. Del resto, garantisce lui,  praticamente mai il giornalone in prima pagina devia dai temi politico-finanziari.  Ma  a quel punto, riimmergendosi in una faccenda dolorosa evidentemente rimossa,  ha cominciato a bestemmiare in sanscrito, come fa quando è veramente arrabbiato. Dopo un po’ s’è ricalmato. Ha detto che aveva avuto ragione il Financial  a sospettare il plagio. Ha detto, infatti,  che lui lo scorso anno aveva scritto una sceneggiatura di fantasia su un campionato di calcio, lavorandoci mesi, ambientata in un paese corrotto come mettiamo la Bulgaria, rifacendosi ai film di pugilato americani, quelli dove sempre si raccontava del campione che sottostava ai ricatti dei boss mafiosi, e che alla fine, pur controvoglia, finiva la sua carriera perdendo un incontro che avrebbe potuto vincere facilmente. Ha detto che la partita dell’Italia con la Slovacchia troppo somigliò alla sua descrizione della partita decisiva immaginata nel corrotto campionato bulgaro. Ha detto  che dopo quella cazzo di partita, nessuno  gli ha comprato la storia di immaginazione per trarne un fiction. Quando si dice gli scherzi che fa la realtà...

S’è messo a ridere, ha detto che il gol della sicurezza azzurra, quello sloveno del 3 a 1, non è in nessun modo credibile, non era possibile neanche immaginarlo in una sceneggiatura di fiction, è un goal che non si vede neanche ai campetti. Ha detto che un risentimento sciatico non impedisce al portiere più forte del mondo di parlare coi giornalisti per 10 giorni, né di assistere i propri compagni dalla panchina nella partita Italia - Nuova Zelanda. Ha detto che se giocatori e allenatore continuavano ad accusarsi l’un l’altro, di aver avuto PAURA, se ne facevano accorgere... che potrebbero aver interpretato abusivamente una sceneggiatura di fiction della quale non detenevano i diritti. ECCHECAZZO! Ci domandava, a noialtri soci anziani,  se non sia il caso di intentare alla Federcalcio una causa per abuso di copyright.


mogli di ladri di sceneggiature che festeggiano


Alla fine il socio esperto di marciume sportivo, che è uno nella stessa condizione economica del conte Mascetti,   s’è messo invece a piangere per il mancato guadagno. Esausto ha cominciato a inneggiare in aramaico, come fa quando intravede una via d'uscita. Ha cominciato  a immaginare una sceneggiatura di fiction delirante dove uno scrittore rapinato di un lavoro già pronto si vendica  scrivendo una controsceneggiatura sui ladri di sceneggiature....  Ma era l’ora di andare a dormire, l’abbiamo lasciato a cospirare ed esultare  da solo, con la cresta appoggiata sul tavolo.


Link articolo del Corriere 

Da Repubblica:  Tra le squadre più citate dall'associazione asiatica c'è l'Albinoleffe, protagonista nel dicembre del 2010 della maxipuntata. Per la partita contro il Piacenza si muovono sei milioni e mezzo di euro solo in Inghilterra. La gara terminerà 3 a 3.

Di curiosa abbondanza di 3 a 3 sparlai qui, giorni orsono.

giovedì 15 dicembre 2011

San Lorenzo si dissocia dall'iniziativa di solidarietà del sindaco Renzi

 Delegazione umanitaria che cerca di convincere i negri circa il fatto che non si è trattato di un episodio di razzismo

Grave atto di insubordinazione dei commercianti del mercato di san Lorenzo di Firenze, che ieri si sono dissociati dalla esemplare iniziativa di solidarietà del Sinda'o  'nnovativo Matteo Renzi che invitava i commercianti cittadini a tenere le saracinesche abbassate da mezzogiorno a mezzogiorno e dieci, ben cinque minuti a negro, e hanno invece chiuso tutto il giorno

Aggiornamento:

Siccome Firenze non è una città razzista, andate a leggere i commenti ai post di Matteo Renzi su facebook

mercoledì 14 dicembre 2011

Cinque minuti a negro

 fiorentino affranto ripreso durante i dieci minuti di sospensione

Oggi a Firenze, a seguito della vile uccisione di due giovani senegalesi da parte di uno squilibrato aderente all'associazione di benefattori   Casa Pound, l'Amministrazione comunale ha  dichiarato il lutto cittadino. Tutte le attività - tutte! -  si fermeranno da mezzogiorno a mezzogiorno e dieci. Così, una volta per sempre, si smetterà di dire che anche nelle grandi città c'è rischio razzismo, a  partire dalla civilissima Firenze. 

Con questo gran gesto il Sinda'o novativo Matteo Renzi mette a tacere tutti quelli che lo considerano  un populista di destra, ma, sopra di tutto, quelli che lo considerano un cretino.

Nella foto,  Ignavia, di Achille Alberti.

Link Luigi Manconi


Link Gad Lerner 

Link Adriano Sofri

mercoledì 7 dicembre 2011

Roberto Saviano e la legalizzazione de 'O sistema farmaceutico

 Affollato congresso di impauristi TQ

Lo scrittore di paura internazionale Roberto Saviano, pensa ancora una volta alla realtà e al suo pubblico (nel senso che deve vendergli qualcosa a ogni stagione commerciale), lanciando il messaggio populista: "Non si può contrastare il narcotraffico senza politiche di legalizzazione. In questo modo si sottraggono le droghe al mercato illecito per esser affidate al sistema delle farmacie". AZZ!

A parte il fatto che secondo me, in termini di legalità, non si sa se fa più danni il mondo farmaceutico o quello mafioso. Ma, superando il facile paradosso, mettiamola a questa maniera: ci sono i malamente delle mafie o no? Se ci sono, e sono potenti come dicono gli scrittori impegnati a incidere sulla realtà (così impegnati che ci hanno poco tempo per documentarsi, studiare e riflettere), gli è un casino. Perché queste mafie, dicono questi scrittori qui, fanno volumi d'affari mostruosi da anni; quindi, sempre secondo gli scrittori impegnati - che per la fretta di incidere citano poco le fonti - manovrerebbero centinaia di miliardi di euro all'anno, pari e più del  PIL di intere nazioni. Mmhhh... Mi torna poco...
Mettiamo che questo PIL delle mafie sia 200 miliardi di dollari, qualcosa come 140 miliardi di euro, 9% circa del PIL italiano; sarebbe pari alla somma del PIL di intere nazioni, per es. Lussemburgo, 41, Slovenia, 56, Malta, 10, Lituania, 56, Lettonia 32;   il che vorrebbe anche dire che le mafie sarebbero detentrici di gran parte del cosiddetto risparmio delle FAMIGLIE italiane, perché facendo utili facili in quella misura da almeno 50 anni, dove volete che siano finiti i soldi se non in risparmio, BTP, azioni, titoli, terreni, immobili? Per non dire che le mafie  sono proprietari di imprese industriali, commerciali, e turistiche. Per non dire che controllano il sistema delle professioni, perché sempre loro sarebbero a distribuire le parcelle più attraenti... Per non dire che l'intreccio economia sana economia mafiosa è oramai inestricabile. Per non dire dell'intreccio coi partiti e con il clero. Per non dire che se una parte così' consistente di PIL e di risparmio è in mano alla malavita, vuol dire che la malavita fornisce almeno parte del reddito di milioni e milioni di famiglie di povera gente... milioni di famiglie... i cui componenti dovrebbero adeguarsi tutto a un tratto a diventare farmacisti... La vedo dura.

Rassegnamoci, Saviano, non impuntiamoci: se legalizzano le droghe - cosa che del resto, per verificarsi, deve abbattere numerosissime barriere, forse foraggiate dalle mafie stesse – in ultima analisi i malamente si metteranno a fare i malamente in altri settori, per primo quello delle scommesse, facile facile, settore nel quale a truccare i risultati, in qualunque sport, non ci vuole nulla e si rischia pochissimo (nel calcio, per esempio, non se ne vedono troppi di 3 a 3? La Ferrari non perse un titolo, ritenuto già in tasca, all'ultimissimo minuto? L'Italia calcistica, detentrice del titolo,  non fu mala mente eliminata al primo turno allo scorso mondiale).

Insomma, Saviano e suoi discepoli,  un certo grado di criminalità, nei paesi occidentali, è fisiologico, inutile dire... Ad ogni modo in Italia tutti gli indici di criminalità sono piuttosto bassi, se confrontati coi principali paesi occidentali: anche qui bisogna mettersi l'anima in pace, non diventeremo mai evoluti come gli americani, che che ne dica la narratologia impauristica. Certo, si può tentare di essere virtuosi al massimo,  ridurre a zero  l'incidenza della criminalità (ma resterebbe la piaga corruzione, praticamente legale... perché i taliani senza non sanno vivere...). Certo,   si possono arrestare i malamente delle mafie, come avviene con preoccupante regolarità a tot al giorno da un certo numero di anni (8 pericolosi mafiosi al giorno, propagandava la Lega del miglior ministro dell'interno degli ultimi 150 anni...), ma il problema della presenza criminale resterà inalterato, perché appena uno viene arrestato subito viene sostituito da un altro e così via (c'è chi sostiene che gli arresti avvengono con regolarità perché i clan vincenti mettono parte dei perdenti a disposizione delle forse dell'ordine). 

L'unico modo che gli Stati hanno per ridurre drasticamente la criminalità, storicamente parlando, è renderne legale l'oggetto, su questo ha ragione Roberto Saviano.  Ma una volta resa legale una certa forma di criminalità se ne fuoriusce subito un'altra, ancora illegale, e non si finisce mai... Meglio lasciare tutto come sta - ché del resto le mafie, storicamente parlando, le producono gli Stati, evidentemente perché esse sono ad essi funzionali...  

Meglio lasciare tutto come sta, anche sulla droga: mafia da una parte e farmacie da quell'altra,  se no c'è il caso di peggiorare... e di creare incertezza, che destabilizza i cittadini onesti. 
 
I savianisti, essendo tifosi sfegatati,  ciò non possono capirlo. Ma l'intelligente  Saviano?

Ps: stando come stanno le cose, è piuttosto  il caso di fare appelli alla responsabilità delle mafie perché non facciano fallire lo Stato che tanto bene taglieggiano, forse per conto dello stesso Stato (un casino, l'Italia): MAFIOSI, NON FATE SCHERZI, COMPRATE BTP!

Ps2: rallegramenti a Rodolfo (Carlo, non so so perché avevo scritto il figlio)  De Benedetti, i suoi dipendenti  Concita de Gregorio e Roberto Saviano si giocano sul filo di lana la prestigiosa candidatura ad allenatore della squadra di indignazione acrobatica che parteciperà alle prossime olimpiadi.  

giovedì 1 dicembre 2011

L'alfabetismo in arrivo è peggio dell'analfabetismo di ritorno

 Altro che cervelli in fuga... bisogna ma combattere la piaga dei cervelli che restano!

Questi che la realtà e qui e là, quando essa non coincide con le loro stizzite teorie, dànno di barta  (si dice a Firenze per dire che dànno in escandescenza). Come Tullio De Mauro, che è un'autorità riconosciuta del mondo della scuola e degli studi sul linguaggio - mi sembra sia  stato anche ministro dell'istruzione, nonché traduttore del corso di linguistica generale di de Saussure.

Se sette italiani su dieci non capiscono la lingua, titola un'allarmata articolessa di Paolo di Stefano sul Corriere della sera (qui) sul peana lanciato dal linguista Tullio De Mauro
circa l'analfabetismo di ritorno (sempre meno preoccupante dell'alfabetismo in arrivo...). Poi il pregiato critico letterario spiega che non sanno leggere, gli italiani, generalizzando al massimo, ma in buona  sostanza intendendo indirettamente rammaricarsi del fatto che questi italiani qui non possono essere clienti degli editori che gli dànno lo stipendio (Di Stefano, si scherza! Io per altro come critico letterario la condivido quasi sempre, specie quando produce sintesi strepitose di questo tenore: " Mentre la Merini puntava tutto sull' ispirazione dall' alto, Saviano sembra scommettere sull' ispirazione dal basso, condannando gli altri veri scrittori alla sua stessa condanna: realtà e impegno. Come se bastasse un travaso acritico dal piano civile a quello estetico per fare vera letteratura. E come se l' etica non si trovasse altrove che nella realtà ". Ma in questo articolo sull'analfabetismo di ritorno mi sembra un po' svogliato, come avesse dovuto farlo per forza). Immagino.  Invece, io penso che se  sette italiani su dieci non capiscono la lingua vuol dire che è sbagliata la lingua, non che sono sbagliati gli italiani... Ovvero è sbagliata la  concezione normativa della lingua che hanno le massime autorità del mondo dell'istruzione. De Saussure, infatti, nel suo testo con il quale si fa convenzionalmente iniziare la linguistica come scienza moderna, dice espressamente che materia della disciplina è lo studio della lingua parlata (usata da persone vive), non l'imposizione di regole formali rigide attraverso la scuola, del resto a parlanti sempre prima formati dalla partecipazione alla vita sociale da soggetti riconosciuti (la soggettività sociale assegnata addirittura ai bambini è un'invenzione recente a fini di maggiori consumi; anche per maggiormente responsabilizzare gli adulti lavoratori, che se non fossero socialmente obbligati a venerare i bambini  farebbero forse più marachelle di quante ne fanno: come succedeva una volta...). A me sembra per esempio che i bambini, prima di andare a scuola a imparare con l'abbecedario, parlino benissimo, facendosi capire e ben dosando  elementi normativi appresi per emulazione (si dice così e si dice cosà, gli urlano in continuazione gli adulti, poco ascoltati...) coi naturali  elementi espressivi e descrittivi (creativi). Poi si sciupano...   Gli è strano... Sarebbe come se un bambino per strada sa giocare a pallone, poi più grandicello va al campo a giocare con la squadra e non sa più...

Io non ho mai incontrato una persona incapace di esprimersi. Come in teoria non c'è nessuno incapace di cantare, specie nell'Italia pizza e mandolino: e sarebbe bello, nella culla del canto e dell'arte,  vivere in città dove si comunica cantando... Come non ho mai incontrato nessuno incapace di esprimersi attraverso il proprio  corpo.  Ma ho incontrato tante umili persone che per avverse circostanze materiali non avevano potuto studiare. Ho incontrato anche giovani lavoratori sostanzialmente espulsi dal gioco dell'istruzione scolastica perché convinti, da insegnanti al limite della pratica criminale della propria professione, di essere incapaci di studiare (guarda caso tutte persone di fascia sociale medio bassa). Spiegavo loro che li avevano fregati. Erano miei amici  e mi facevano il favore - in un'epoca nella quale ancora non si erano espressi a pieno i trans, mischiando tutto  e attenuando di molto l'omofobia - di non considerarmi finocchio, a quei tempi  massima infamia, a causa del fatto  che avevo sempre libri in mano, più che altro di letteratura, anche quando si giocava a carte e sul tavolo ingombravano. Mi riconoscevano addirittura autorità pensativa, come i popolani con Eduardo nel film  L'oro di Napoli, dove spiega le differenze tra pernacchio e pernacchia (clic), e mi scuso per il paragone... Ci rimanevano male, i miei amici,  quando capivano il ragionamento. Spiegavo loro che  non era vero, che nessuno è incapace di studiare, né di apprendere, che è anche meno faticoso studiare belli rivestiti in una bella biblioteca che faticare indossando stracci in un brutto cantiere... che era solo una questione di pratica e di allenamento, come fare sport, che non c'è nessuno zuccone di natura, che ognuno può godere dei benefici dell'apprendimento, o della semplice lettura a scopo di svago. Del resto erano (e sono) tutte persone capacissime nella vita di svolgere attività più o meno impegnative, da costruire case, a fabbricare capi d'abbigliamento, a riparare macchine ecc. In genere capaci di apprendere attraverso la scrittura per quanto riguardava i loro interessi, dal motore dell'auto ai campioni dello sport. Qualcuno cominciò a leggere facendosi consigliare da me. Io li indirizzavo secco su Dostoevskij: non s'è mai lamentato nessuno. Ogni tanto, ridendo,  arrivavano da me con uno nuovo da indottrinare: Larry, questo non ci crede, spiegagli che ci hanno preso per il culo!

Ho incontrato fior di appena alfabeti che sapevano cantare tutto il repertorio lirico italiano, altri che sapevano vagonate di poesia a memoria, a partire da Dante.  Tutte persone  che gli articoli di giornale non li capivano (secondo me si erano intestarditi a star lontano da gazzettieri, educati com'erano a star lontano da dulcamara e fanfaroni).  Né tanto meno sarebbe stati promossi applicando a rigore le teorie culturali di quelli come il Professor De Mauro, che invece di allargare la lingua in modo da farci entrare più parlanti possibile, la restringono alle sue norme, e pazienza se dentro ci sta solo un cittadino su dieci (se va bene). Sarà un caso, ma risulta che anche gran parte della ricchezza sta nelle mani di un cittadino su dieci, i quali, a me pure risulta, hanno interesse come minimo a mantenere le cose come stanno. Potrebbe anche essere  che tra questi uno su dieci ci sia almeno il 90% di classe dirigente (secondo me anche gran parte dei famigli dei professori italiani, per non dire i facitori della cosiddetta cultura).

Il fatto è che quelli come l'esimio Professor De Mauro gli italiani non li vogliono espressivi, ma sottomessi alle norme della lingua scritta, che sempre casualmente è quella che dominano loro, insieme a quattro gatti di docenti e giornalisti che attraverso questo capitale possesso si descrivono vicendevolmente al centro della società. E insieme a quelli che fanno da vero le sorti della società, dirigenti, industriali, professionisti, banchieri e politici. C'è, insomma, nell'atteggiamento finto neutrale e finto scientifico di De Mauro, un sentimento di superiorità antropologica, una vera e propria ideologia da far valere contro gli straccioni di italiani che non si sanno esprimere in straniero (la lingua italiana imposta dall'alto delle istituzioni alle popolazioni che si esprimevano e si esprimono benissimo nelle loro lingue, equivale a imporre la lingua dell'invasore).

Gli stessi tribunali - se ci capitate fateci caso – premiano gli imputati che si sanno esprimere nella lingua italiana scolastica dei giudici, e aggravano la posizioni di coloro che si  esprimono nel proprio idioma, che per forza contiene odio nei confronti dell'autorità e delle istituzioni, dalle quali si sentono oppressi, a partire dall'imposizione di una lingua impoverita a fini di comunicazione, con la quale non si può esprimere un cazzo.

Pur non essendo un esperto di nulla, figuriamoci di una materia ostica come la linguistica,  ho letto abbastanza per essermi fatto l'idea che la disciplina  è stata sfigurata dai suoi applicatori sociali, a parte forse certe esperienze di sociolinguistica in America, fatte sul campo da insegnanti militanti, dove però, temo, ancora impera il generativo (di fatto spiritualista) Noam Chomsky, contro le davvero belle teorie inclusive del materialista  William Labov, la sociolinguistica quantitativa-urbana, per esempio, tendente a considerare tutte le espressioni linguistiche di pari qualità, almeno  a fini espressivi e di giudizio sui quozienti intellettivi delle persone, in particolare degli studenti - i quali, detto fuori dai denti, non avrebbero nessun naturale obbligo di applicarsi nella lingua di comunicazione attraverso la quale si impongono socialmente i loro oppressori; certo, ce l'hanno se si vogliono fare spazio nella società nella quale le lingue di comunicazione sono inevitabilmente quelle dei dominanti; ma poi, questo spazio sociale, urbanamente e quantitativamente parlando, per gli oppressi o dominati c'è? 


Una esperta di linguistica,   pregiata inaffidabile mia collega di Accademia, che è stata una allieva del grande linguista e umanista rumeno  Eugenio  Coseriu, mi ricorda sempre che lui non finiva mai di ripetere che, come il clienteil parlante ha sempre ragione. Ma se il parlante ha sempre ragione, il torto chi ce l'ha?

Testo e autore del testo non corretti.

lunedì 28 novembre 2011

Non succede mai niente (III)

Statista che si perplime
Presentata la bozza di costituzione primavera estate 2012. Articolo uno: l'Italia è della Repubblica (Espresso). A questo proposito, vengo a sapere che dopo tanti anni di logoramento è finita la seconda Repubblica. Va bene, prima o poi finisce tutto. Ma nella terza Repubblica il posto di Ezio Mauro chi lo piglia?
  editore democratico presenta il nuovo direttore al suo pubblico

Umberto Bossi è stato ricevuto dal Presidente Giorgio Napolitano, al quale ha ribadito che la Padania è disposta a riconoscere lo Stato Italiano. All'uscita il  Guevara padano, Che Lavevodur, ha fatto parlare il suo nuovo delfino, Gianluca Buonanno, il quale ha altresì dichiarato che come unilaterale  gesto politico di distensione il grana padano riconosce il pecorino romano e  la mozzarella a treccia.
Il furbo Tonino di Pietro ha tempestivamente cambiato nome al partito di famiglia (forse lo quota anche alla borsa di Mil ano)

Tra le fila degli antagonisti, anche tra quelli mascherati da indignati di sinistra, va di moda il pensiero di Nigel Farage, un europarlamentare inglese che tiene tanto alla democrazia. Ci tiene così tanto che nel suo gruppo parlamentare è iscritto il nostro Borghezio. La tesi di Farage è che in Italia si sta abusando della democrazia, la si sta commissariando, sostituendo all'eletto (e unto dalle signore) Silvio  Berlusconi il non eletto Mario Monti. Ora, qualunque cosa pensi uno come Farage, io sono contrario. Ma in questo caso specifico dice una baggianata facilmente smontabile. Monti è senatore della Repubblica, democraticamente eletto, perché la Costituzione democratica prevede che il Presidente della Repubblica nomini i senatori a vita, in base a meriti speciali, che indiscutibilmente appartengono a Monti. Si dirà che nominarlo senatore a vita il giorno prima dell'incarico è stata una furbata. Certo, non ci sono dubbi. Invece fare una legge elettorale, a pochi giorni dalle elezioni, per cercare di limitare i danni di una sconfitta certa, legge denominata porcata dal suo stesso promotore, è stato un gesto eroico? Emanare decreti in quantità industriale a favore degli affari economici o giudiziari del Presidente del Consiglio, è stato un modo per rafforzare la democrazia? E invitare (ricattare) gli imprenditori a non acquistare spazi pubblicitari dagli editori pessimisti (i suoi concorrenti), come ha fatto anche esplicitamente  Berlusconi? E votare la fiducia al governo  in base a un testo nel quale era sostenuto che  il padredimarina  era in buona fede quando ha detto ai poliziotti di rilasciare Ruby, perché  nipote del presidente egiziano Mubarak, che cosa è stato? Aveva anche detto, pochi giorni prima della caduta, che per il bene della nazione ha rischiato di diventare cieco? È proprio ossessionato dal sesso...Comunque  una cosa gli fa onore:   difendere la reputazione delle ragazze che gli gravitano attorno,  dire chiaramente che  sono ragazze perbene calunniate dai giudici. Le ragazze,  infatti, non sono  colpevoli di nulla: sono solo aspiranti membri del parlamento.
eroe disposto a difendere fino in fondo la civiltà democratica dagli attacchi plutogiudaicimassonici

Comunque anche io sono contro Monti. So che non farà mai le necessarie riforme: anche lui è uno che cercherà di aggraziarsi gli italiani per fare ulteriore carriera ai vertici dello Stato. Per me la soluzione è la Lagarde, direttore del sanguinario Fondo Monetario Internazionale. Mi scusino i massimi indignati e i seguaci del comico in declino: ma davvero vogliono che siano  rappresentanti più vicini al popolo a guidare il paese? Non vi sono  bastati quelli finora?! Magari l’Italia la  governasse la Lagarde in persona! Magari... Politicamente parlando, gli indignati italiani dovrebbero prendere esempio dai coraggiosi  magrebini: salire su un barcone e attraccare in Corsica.


 Dettaglio di indignati quando nei mesi scorsi manifestarono sulla schiena di Giuliano Ferrara,  dalla quale, contemporaneamente, partirono il giro d'Italia e la maratona di New York


Ma siamo davvero così vicini al baratro da impedire pure le svagative uscite delle intercettazioni? Che la Lagarde è una lesbica di merda e io  non voglio  avere nulla a che fare con le donne alle quali non piace il cazzo, non l’aveva detto? A proposito: non aveva nemmeno detto, inevitabile conseguenza enunciativa dei galletti italici, la cancelliera  culona  ce l’ha con me perché non l’ho chiavata? Peccato per lui, si vede proprio che non controlla più nulla,  men che meno i ser vizi segreti, se no ritornava subito in auge, e  il suo spread elettorale si accorciava subito, anche se a lui e ai suoi seguaci le cose che si accorciano mi sa che non gli garbano.

Certo, non è bella come Rosy Bindi, ma meglio di Marina Berlusconi è anche lei

 
Nel paradiso,  al giorno di oggi,  gli ultimi come si piazzano?

Post di Larry Svizzero

giovedì 24 novembre 2011

Cronache da uno Stato assurdo

 Uomini politici del partito del Presidente di Mongrovia, rigorosamente in guanti bianchi,  mentre eleggono i propri elettori, spingendoli sulla celebre carrozza del vincitore

Vabbene, il presidente della pittoresca Mongrovia è un cretino e qui e là. Però meno di quello che vuol far sembrare, quindi  attenzione a ritenerlo morto. In politica,  che è un'arte disgustosa, è un genio. Si è inventato, di fatto, un sistema elettorale alla rovescia che non smetterà di dare i suoi frutti se non quando Egli sarà in galera (oppure, vista l'età... statisticamente parlando... perché oramai è chiaro a tutti, qui in Mongrovia,  centoventanni non camperà, dato che è  anche venuto fuori che  il suo stesso prete è un bugiardo truffatore  che campava di cazzate...) e gli sarà sequestrato l'intero patrimonio, come può succedere anche da voi in Italia quando si viene accusati per gravi delitti di mafia.

Il sistema elettorale alla rovescia che si è inventato questo cretino di presidente mongravo, consiste nell'eleggere gli elettori e non al contrario essere eletti dagli elettori: una pensata favolosa! Che rende la democrazia davvero una faccenda popolare (popo ilare, dicono i detrattori). Prima di lui, infatti,  la faccenda politica era roba da componenti delle élites, gli stessi che ora hanno provvisoriamente avuto, con il consenso dello stesso Presidente, il governo in prestito infruttuoso. Prima poteva anche capitare che qualche mantenuta sfiorasse le persone di potere, ma rimaneva una puttanella che nessuno si sognava di promuovere ministro. Lo stesso un maestro di sci, che con Lui era potuto addirittura diventare ministro degli esteri, prima  doveva limitarsi a fare il valletto e la parte di uno degli amanti della moglie del Presidente. Così come gli strati popolari e la piccola borghesia erano di fatto esclusi dalle cariche pubbliche, dovevano limitarsi a far parte della corte di clienti pugolatori, alla quale si accedeva fornendo servigi di basso e bassissimo livello, portare bandiere, attaccare manifesti o calzare le scarpe appena comprate del leader per renderle più morvide.  Dopo di Lui, invece, qui in Mongrovia, tutto è possibile per tutti. Questo è stato, è e sarà  il Suo successo politico.

Ps: come le scuole private che promuovono i ciuchi. E i ciuchi, qui in Mongrovia, sono tanti; se si incazzano diventano maggioranza parlamentare quando vogliono. Quando vogliono...

Larry Svizzero

mercoledì 23 novembre 2011

La tassa sugli immobili, o dell'immobilismo progressivo

 
Logo scartato per il nascente Partito Social Immobilista


Immobili. Se si vòle sopra vivere, da facitori di parole o di fatti d'arte, bisogna stare immobili. Mi ricordo che lo scrisse Kafka, da qualche parte.  Se è per questo anche il Conte Maurice Polydore Marie Bernard Maeterlinck, ancora prima... D’altra parte non si era denominata Accademia degli Immobili quella dei fondatori del teatro della Pergola in Firenze? Uno dei primi teatri cosiddetti all’italiana, mica pippi di fave! Che però, contrariamente alle meglio intenzioni dei promotori -  che nessuno vòle mettere in dubbio - enorme danno feciano, passato del verbo fecere,  e fanno al civile convivere, nonché, sopra di tutto, all’estetica teatrale... che anderebbàno, condizionale del verbo aìre, bombardati e fatti saltare in aria, i cazzo di teatri all'italiana, altro che occupati... Come diceva di voler fare il pur esteticamente moderato Carlo Cecchi al teatro del Cocomero, sempre  in Firenze, per realizzare sulle rovine un'epocale messa in scena dell'Amleto, prima di dolorosamente fallire (dolorosamente per via dei numerosissimi talenti (...) e dobloni  da restituire ai superbi creditori... se no meglio di fallire, nella vita, si dichiarò  d'accordo anche il nobile lastrigiano,  ‘un c’è verso fare).  Comunque, gli antichi Accademici Immobili, che si feciano purtroppo fregare dagli architetti,  si dèttano un  motto che meglio ‘un  pote’ano: in sua movenza è fermo.
 
Io pure, nel mio piccolo, sperimentai l’immobilismo progressivo, per non morire. Mi spiego (ma non mi spiezzo).  Una volta successe che mi ero suicidato, perché ci furono dei giorni capricciosi che non mi garbava più vivere. Allora, volere o volare,  me ne stetti comato immobile  attaccato al respiratore. Che però, mi pareva... mi pareva  che  li sentivo, professori e parenti...  ché mi dovevano, per esercizio di moderna carità, organicamente estrarre! SFORTUNATO! Te lo di'o io! Sfortunato  chi poi avrebbe dovuto sopportarmi dal di dentro, ché gli avrei rotto i coglioni notte e giorno, eccome se glieli avrei rotti: sarei diventato organico, sì, come predicava Gramsci, intellettualmente organico... Ma organicamente insopportabile!  Altro che... 

In verità una volta successe che dovetti sperimentarlo  due volte, l’immobilismo progressivo: quello già detto del letto di rianimazione attraccato al respiratore; e un secondo, nello stesso tempo, in un’altra volta ma nella stessa porzione di spazio, in cui facevo gli incubi di essere circondato dai peggio rettili, rettili in qualità e quantità inverosimili, di più, assolutamente di più  dei rettili classificati nelle tassonomie dei rettili, di più anche di quelli solo virtualmente   possibili, per dire quanti erano, rettili per niente innocui come vogliono far credere i dispiaciuti ma responsabili consulti dei  coraggiosi professori e  parenti, rettili di tutte le dimensioni e forme, ché a me nulla, a parte certe volte i parenti,  mi sta sui coglioni come i rettili, ché infatti si dice parenti rettili...  anzi, una cosa sì, mi sta sui coglioni più dei  rettili, i professori di rettili. 

Rettilacci dotati di  maledetta e improvvisa mobilità... Che però, la voglio trasmettere a tutti l'esperienza:   in quel quasi definitivo viaggio,  se stavi fisso immobile, rigorosamente senza respirare -  è questo il segreto -  i rettili non ti aggredivano; magari sì, ti passavano addosso, ti si avvolgevano, ti si strusciavano, ma alla fine, prima o poi, se ne andavano... e te, se te lo ricordavi,  potevi tirare il fiato. Anche se era più prudente restare fisso in apnea, perché presto presto, potevi starne certo, non si sa da dove,  ne arrivavano degli altri... 

Ebbene, restai mi sembrò intere epoche a meditare, ché a me che non volevo più vivere, per evidente contrappasso,  anche i singoli battiti, traditori,  mi si divisero in a loro volta intere epoche, epoche che non c'era in nessuna maniera verso di riempire. La presi bene... Decisi di inventarmi qualcosa di filosofi'o.   Da immobile per forza, mi pascevo di pensare che  stavo immobile due volte, in contraddizione tra di loro. Una volta per espressione di una certa eleganza, un certo aristocratico distacco da una vita concreta assolutamente insopportabile. Un’altra per plebeo istinto di sopra vivenza. 

La storia l'anderèbbe avanti parecchio, ma mi fermo, pevvia che gli è l'ora di desinare.
 
Tutto questo per dire che chi fa danno alla società, specie nella società dell’arte, che è l'unica di cui ha senso occuparsi, son quelli sempre a giro,  i mobili, no gli immobili, che stanno sempre bòni pe' conto suo. Perciò,  tassare questi ultimi, come, si sente dire sempre più insistentemente, in questi  giorni faranno i governanti novativi,  lo trovo ingiusto. Lottiamo, inaffidabili compagni dell'Accademia,  affinché almeno sotto una certa soglia l'immobilità sia mantenuta detassata.

Però guardarsi dai finti immobili!

lunedì 21 novembre 2011

Altamante Logli e gli zingari felici

Altamante Logli

Ennio è tenace, mi marca stretto e mi costringe a pensare alla poesia, dalla quale io mi tengo da  tempo a distanza di sicurezza. Sicché mi verrebbe da dirgli di tanti poeti che ho a lungo frequentato. Scremando scremando mi verrebbe  da dirgli sopra di tutto di Dino Campana, di Arthur Rimbaud, di Robert Frost, di Gottfried Benn, di Velimir Chlebnikov, di Isidore Lucien  Ducasse Comte de Lautréamont (dei cui canti modestamente facetti una ignota  messa in scena teatrale, a puntate, per altro protagonista il poeta attore forse più grande dello scorso secolo). Ma poi penso che Ennio pensi che faccio lo smargiasso. E mi taccio. Però stamattina, per giri mii, ho incontrato Altamante Logli – mi sembra stia bene: iddio o qualunque sottoposto  continuino a trattarlo  come merita – l'uomo  che paridemerito con Carlo più mi ha fatto amare la poesia e la lingua, ché “ la lingua  gli ha da s'onare, Larry,   ri'ordatelo! Ché te tu se' più sognatore che s'onatore... “. Allora al fortiniano Ennio gliene voglio parlare, del pistoiese scandicciano  Altamante, il poeta anziano della mia tribù al quale ho dovuto e debbo  il massimo rispetto, anche se mi capiva poco, pevvia che gli ero troppo 'ulturale... Ma mi voleva bene, Altamante, del quale avrei potuto essere nipote, giacché lui s'ammogliò giovane: “ gli è fra po'o sessant'anni che trombo sempre la solita! “ mi disse una sera fintamente sconsolato. Non gli credetti, pensai volesse delicatamente rimproverarmi per certe mie saltabeccherie, più supposte che reali: considerava tradimento anche chiacchierare a lungo con una donna... Voleva bene a tutti e non gli garbava da' dispiaceri, in particolare, in quel contesto,  che io dessi dispiacere alla mia compagna, santa ragazza che  del resto lo aveva spesso amorevolmente attovagliato al desco di  casa nostra, e che, in sovrappiù,  si faceva con noncuranza cianci'are un po'ino.


Lo sento ancora oggi come un vero compagno, Altamante, nel senso che ci  dividetti  spesso il pane, per fortuna anche il companatico, e il vino... E la congrega di umorici  sfaccendati, ci dividetti, amanti della compagnia, nel senso del mangiare insieme, quante volte...   “ Drin! - Sì - - Larry, stasera  si 'a a cena! - -  Va bene! -  Clic. “ Quante gozzoviglie nelle peggio trattorie fiorentine! A pensarci ora, mi vièn l'ansia: (p)anici miei... Conventicola di funamboli della smisurata conversazione, (s)cacciatori del silenzio, s'ande'a sfrisio sfrisio alla  benedetta disperazione, a sfinirsi fino a raggiungere il più recondito pertugio di tante inconcludenti notti.


Dispiace che il tempo ti fa fare le  esperienze fondamentali in modo scombussalato (anche quelle più cretine, che non vanno sminuite nemmeno loro), disponendole cronologicamente in senso progressivo.  L'avessi ora a portata di mano, Altamante, saprei bene di cosa cazzo parlarci, invece della merda di politica, che si finiva sempre lì... (anche con mio padre, ora, saprei di cosa parlare... ché quanto sarebbe meglio incontrare i padri a rovescio, loro verso l'infanzia, tu verso la vecchiaia? Lo dico se mi ascoltano quelli che stanno discutendo come riformare la vita. In ogni caso le  madri va bene come sta ora, non facessero scherzi, i riformatori,  di farci fare incontri a rischio sensualità con le madri, coetanei nel mezzo del cammino...). Come saprei di che parlare con un altro enorme personaggio  che si portò appresso per un certo periodo la componente tecnico idraulica  della combriccola, il tarantolato Antonio Infantino, varie volte complice nella carriera del pure compianto Enzo del Re: invece ci si annusò, ma ci si diffidò reciprocamente (ne parlerò, del ritroso poeta musicale  Infantino, ne vale davvero  la pena).


Era comunista, Altamante. Quasi tutti s'èramo comunisti. Io anche, ma scettico. Lui ortodosso. Io scettico. Una sera gni dissi scorbutico che alla democrazia cristiana noi artisti minori si doveva di più che al partito comunista, perché alla DC non gliene fregava nulla di come si faceva l'arte... Invece  al PCI  sapevano tutto, anche come si faceva la poesia, chi la doveva  fare e chi no. Gni dissi  che per la ponderata politica culturale del  partito lui non gli era un poeta da pigliare in considerazione, gli era solo folklore. Ci rimase male. Però non se la prese tanto,  il PCI 'un c'era nemmen più... “ Oh perché tu di' 'n questa maniera, Larry, se quande si 'a a cantare alle feste dell'Unità v'è sempre pieno?! “ Gli spiegavo che per il partito l'arte le dove'a favorire i' processo di de'omposizione della borghesia... “ Icchè vòl'egli dire, Larry? Accident' a te e le tu 'orna, tu se' troppo filosofi'o! “ A peggiorare provavo a digli che lo zdanoviano Togliatti, dopo il quale poco era cambiato nel partito rispetto alla concezione dell'arte,  voleva  anche lui riportare all'ordine gli artisti che avevano perduto la strada dell'arte... e per questo sceglieva personalmente uno per uno gli scrittori e i poeti e i teatranti e i cineasti e i pittori e i musicisti che il partito doveva  sostenere, che in prima fila metteva l'aristocratico Visconti, il ritrattista di signore borghesi Renato Guttuso... “ Chieee?!!! “ Non mi voleva seguire... Poi non aveva nessun piacere nel prevalere nella discussione. Al massimo ti mandava a pigliartela nel culo. E rideva. A un certo punto mi parve di capire che fosse sempre stato più un  poeta (e un po' fava, lo battezzò il sodale più dissacrante) che un comunista: " Togliatti t'ha' ragione, Larry, 'un m'ha da'o considerazione! "


Ora,  stamattina, a pensare ai poeti, ai poeti che sono stati tutta la vita operai, o insegnanti, o impiegati, o dirigenti - o imprenditori, anche, perché no? -, chissà in quanti, come il destinato all'oblio Altavante Logli... o come l'invece celebrato   nei salotti marginali, in maniera a volte controproducente, più che altro per vieppiù lucidare il distintivo dei celebranti,  Luigi di Ruscio, del quale prescrivo la lettura a tutti gli inaffidabili del mondo, in particolare del libro appena sortito in Italia  “ Memorie immaginarie e ultime volontà ” (Senzapatria editore, se ne dà conto qui, con alcune anticipazioni del contenuto). Stamattina, a pensare ai poeti - dicevo prima di pigliare la curva -,  ai poeti che sono stati vivi vicino a noi, senza farla troppo lunga e senza nulla pretendere in cambio, né riconoscimenti né altro,   mi viene in mente di dire a Ennio e a Altamante:  c'ènno ' poeti e c'ènno le crassifi'he di qualità di poesia.


Quanto segue è preso da qui (clic)


Altamante Logli (1921-2007) di Pistoia, ma da sempre abitante a Scandicci. Una città cresciuta a dismisura nell'hinterland di Firenze, ma che ancora, nella sua zona collinare, mantiene l'impianto rurale.


Altamante Logli è uno dei principali maestri dell'ottava rima. Si dice che abbia insegnato l'arte a Roberto Benigni e, forse, anche a Francesco Guccini. In coda (e sulla stessa traccia di registrazione) della canzone capolavoro dell'ultimo album dei Gang, 4 maggio 1944 - In memoria, dedicata all'eccidio nazifascista di Monte Sant'Angelo, i Gang hanno inserito una sua composizione tra "Le voci della terra". Le altre voci sono quelle di Maria Cervi e di Gastone Pietrucci. Una composizione che non è riportata nel libretto dell'album, e che trascriviamo qui all'ascolto per la prima volta; non avendo titolo, glielo abbiamo dato noi.


ALTAMANTE LOGLI, IL POETA DI SCANDICCI


Ad avvicinare Benigni alla poesia estemporanea è stato uno che di rime in ottava se ne intende: Altamante Logli, pistoiese di nascita ma scandiccese di adozione, 85 anni da compiere proprio a maggio, di cui almeno una settantina passati ad inventar rime cantate. «Facevo il garzone a Cantagallo, avrò avuto sì e no 12 anni – racconta –. Fu lì che conobbi Nello Quaranti, un pecoraio che si dilettava a cantare in ottava. Fu lui a portarmi a una festa a Vaiano. Mi misero su un tavolino ed io partii. E non mi sono più fermato». All’epoca lo chiamavano il “poetino”, oggi è considerato il maestro nell’arte del contrasto, il duello verbale tra due poeti a colpi di rime alternate. «È un dono di natura, non si impara a scuola», dice Altamante, che di mestiere ha fatto l’operaio, un lavoro concreto perché, come ama ripetere, «il poeta un giorno mangia e tre sta a dieta». Una volta i contrasti erano su temi legati al mondo agreste: il padrone e il contadino, la nuora e la suocera (un tema questo per altro sempre attuale), maliziosamente allusivi (il doppio senso c’è quasi sempre, e nemmen troppo nascosto). Ma anche i poeti stanno al passo con i tempi: così sono nate le rime sulle torri gemelle, su Prodi e Berlusconi. «Sanno la Divina Commedia di Dante e tutto l’Ariosto a memoria e leggono quattro o cinque quotidiani al giorno – dice Lisetta Luchini –. Sono persone di grandissima cultura, anche se non l’hanno coltivata sui banchi di scuola». Nata con il teatro, brava chitarrista, Lisetta si è avvicinata agli stornelli quasi per caso.«La prima volta ho cantato a Firenze, al Giardino dei Ciliegi, per sostituire una persona – dice Lisetta –. Adesso quando canto mi sento libera. È il mio modo di essere veramente me stessa».


Lisetta è un po’ un’eccezione, di solito a far le rime si impara da piccini, ascoltando il babbo o il nonno. In casa Logli la tradizione potrebbe continuare: il nipote di Altamante, Mirko, si diletta a stornellare e sembra promettere bene. Ma il re dei poeti non è ancora pronto ad abdicare. Solo un mese fa era all’Università di Siena, a cantare davanti agli studenti. E il 1° maggio, fedele alla tradizione, andrà di podere in podere, a chiedere, ancora una volta, il permesso di cantare.




(tratto da Una tradizione che si rinnova)
[Introduzione di Altamante Logli]


...Questa poesia l'ho scritta n'i'mille e novecento quarantaquattro. Dopo tornato dalla guerra, venuto via dalla Francia. Mi ributtai a cantà' di poesia e scrissi...tra le prime storie che feci, feci questa poesia. Scuseranno se c'è qualche...attacco a certa gente, però...[parola incomprensibile]. Allora... Senza leggere.


Se si pensa alla spaventosa guerra
voluta da de' perfidi sovrani
per avere i' dominio della terra
distrùggano villaggi e corpi umani.
A questa brutalità i' cuor si serra
voluta [...] nel ripensare a' casi disumani
voi già un'infame dinastia
mise l'umanità all'agonia.

L'ùrtimo sforzo della borghesia
ne' popoli si cambian le opinioni
i proletari gli hanno preso i' via,
trionferanno in tutte le nazioni.
E' giusto l'eguaglianza la ci sia,
non più le guerre o le distruzioni,
ma ci sia la pace e i'lavoro,
la giustizia sociale e i' decoro.

Infin' a ché a i' potere ci stan loro,
infinché gli è questa crasse dirigente,
se 'un si metterà artro lavoro
in questo mondo 'un si risorve niente.
Sono accaparrator d'argento e oro,
La guerra gli resta conveniente,
marzagrando [*] operai e contadini
ingrandiscano possesso su' quattrini.

Va ricordato poi di Mussolini,
sì pieno d'arderigia [**] e d'ambizione,
lui chiamava tutti cittadini
la voleva aggrandì questa nazione.
La guerra si portò oltre confine,
e marzagrando le popolazione,
pell'espansionismo della sua dottrina
nel mondo fece una carneficina.

Sulla ristessa [***] strada si cammina,
'e vogliano rifà i' romano impero,
povera Italia mia, terra latina,
a servizio tu sei dello straniero.
I' capitale e tutta quella trina
accompagnato sì dall'alto clero,
con tutto questo covo di signori
son l'agonia de' lavoratori.



[1944]




Altamante si interrompe e dice: Questa la piddiava (****) foco...L'è un'artra rima perché ho paura mi dìin noia, capito...e gli ho messo 'un po' i' fascismo...


Canto in ottava rima scritto ed eseguito da Altamante Logli
in Il seme e la speranza dei Gang [2006]




In questo filmato qui (clic) canta brevemente Altamante Logli, al centro,  con Realdo Tonti, a sinistra,  e un altro poeta, a destra,  che non conosco.


domenica 20 novembre 2011

Marketing e distintivo


Scienziati della CIA al lavoro in laboratori segreti per tradurre il libro la  parola contro la camorra,  da cui ricavare sillabe, singoli vocaboli,  finanche intere frasi,  come armi contro le mafie di tutto il mondo (attesa la replica di Marina Berlusconi, che notoriamente non ci sta a questi continui attacchi al padre...)

Dall'aspettativa creata dalla ditta   Repubblica ai suoi numerosi clienti circa  il nuovo formato americ ano del suo prodotto di punta, sembrava l'avvento di un secondo D'Annunzio. Invece, più modestamente, lo scrittore di paura internazionale Roberto Saviano pare abbia parlato alla stampa italiana -  TG5 in prima fila -, a pochi indignati DOC e a qualche italiano presente a New York, come testimonia Christian Rocca qui.

Per altro, secondo il Corriere (qui), che riporta integralmente il discorso, il parte nopeo parte scrittore, avrebbe detto questo: " Il Pil della crim­i­nal­ità orga­niz­zata glob­ale ha toc­cato negli ultimi anni i 1.000 mil­iardi di dol­lari, cifra supe­ri­ore ai bilanci di 150 paesi mem­bri dell’Onu. Il 10% del Pil mon­di­ale va in tasca alle mafie ". Ora, il PIL mondiale è circa 75.000 miliardi di dollari, 1.000 miliardi di dollari rappresenterebbero, calcolatrice alla mano, poco più della pur nobile porzione   1% di tanto po po di torta...  A me pare sconfortante soprattutto questo, che ci si crei  una vetrina mondiale per andare a spacciare dati sbagliati come questo (del resto ricavati come?) ai suoi consumatori abituali, giornalisti emarginati  e in difficoltà come tanti componenti della stampa italiana, che andrebbero soltanto aiutati a disintossicarsi in apposite strutture... 

Va bene, Saviano, va bene... Nessuno glielo farà notare che i suoi dati sono sballati... A chi importa? Però lei, nel suo intimo, saprà che non glielo fa notare nessuno perché la considerano uno studioso poco autorevole, perché la considerano un ragazzo volenteroso, ma, giustappunto, un ragazzo... Oppure, infamia massima, nessuno glielo farà notare, che le sue fonti sono così così, perché la considerano uno scrittore.... Oppure, infine, glielo faranno notare i livorosi critici letterari di Libero e del Giornale, ciò che fa aumentare il prestigio e, sopra di tutto, le vendite...

venerdì 18 novembre 2011

Non succede mai niente (II)

 Italiano che fa tatticamente finta di garbargli la democrazia

Il  governo è fatto. Ora bisogna rigovernare gli italiani. Anche se rigovernare gli italiani  non è difficile, ma inutile: si risporcano subito.

Bozzetto del logo del nuovo PSI (partito social immobilista)

Monti va bene, prima di tutto  si abbasserà subito di brutto lo spread antropologico con la Germania (che purtroppo e per fortuna non è possibile eliminare del tutto); ma da nuovo rivoluzionario social immobilista avrei preferito direttamente la Lagarde: parigina,  più elegante, educata fin da piccola alle leggi del sadismo. Lo slogan del nuovo PSI  dovrebbe essere State bboni!

 Giorgio Gori riflette su come dare una mano al paese

Comunque. Sarà pure vero che son cannibali anche questi, ma per lo meno ci mangeranno compostamente seduti a tavola, quasi certamente con le posate d'argento. E poi ci son numerosi altri vantaggi. Prima di tutto  il sinda’o novativo Matteo Renzi, dopo il forte dolore per  la recente disgrazia  di aver fondato un movimento con ideologo Giorgio Gori,   può iniziare a rifarsi una vita, lasciando la politica a chi la sa fare (lo stesso Serracchiani e company: finché saranno loro i  ggiovani, i dinosauri comanderanno anche da sotterrati al cimitero). Beppe Grillo, il cui spread dal buon senso cresce sempre di più, pure se ne può andare in giro tranquillo con lo yacht. Di Pietro? Può vendere la ditta Italia dei Valori e ritirarsi al paese anche lui, come di solito fanno i signorotti; magari prima può dividerla in  rami d’azienda, valori mobiliari e valori immobiliari, in modo da piazzarla meglio sul mercato e moltiplicare i profitti, come merita: potrà vendere una parte a Scilipoti e una parte a De Magistris, che hanno recentemente fondato piccole promettenti aziende che smerciano anche loro nel settore industriale del disprezzo per la lingua  e per la conoscenza in generale, non solo quella politica. Va da sé che possono tornare al loro originale ruolo pensativo  anche gli indispensabili  intellettuali di Giustizia e Libertà. Infine, ultimo vantaggio, si formerà una vera destra, autoritaria, identitaria  e antieuropea, stracciona ma miliardaria, in una parola fascista, indirettamente sostenuta anche dai rivoluzionari comunisti (quattro gatti spelacchiati ma abbastanza simpatici, illusionisti professionali che da sempre ritengono  di avere la magica  ricetta per aiutare gli operai nella loro lotta di conquista della libertà: far sparire le fabbriche e gli industriali). La quale destra, però, questa volta non avrà scampo: l’accusa di mafia, in Italia, che sia giusto o meno, prevede la confisca del patrimonio. Ben gli sta, ci avevano a pensare prima:  hanno avuto tutto il tempo per cambiare la legge, per promulgare  finalmente una legge come si deve, dove avrebbero dovuto scrivere più chiaramente possibile che fare Mafia è solo un peccato veniale, che in fondo in fondo essere mafiosi  è la stessa cosa che  essere italiani.

Coda di poveri fuori da una banca mentre chiedono  il bigliettino per entrare  (I' ragionativo gli è questo: se a' poveri 'un gli garba le banche, figuriamoci i poveri alle banche...)
Al mercato in Firenze: “ I giovani?! Sieee! Peggio che anda' di notte! Bisogna 'olégli bene, son perdonabili sempre, ma ‘un capiscan una sega! “ Infatti, se vogliono davvero protestare, debbono assaltare i giornali, non le banche. In Italia sono i giornali, del resto non estranei al poter bancario, a falsificare la realtà. Le banche, poverette, a volte esagerano con  ruberie e  malversazioni, ma prima delle banche cosa c’era? E dopo le banche cosa ci sarebbe? Oggi, se tu non ottieni credito dalle banche sei impossibilitato a vivere, spesso sei obbligato a rivolgerti a mercati paralleli, dove i veri criminali  praticano lo strozzinaggio. D’accordo, le banche fanno schifo, a volte, ma lo strozzinaggio al quale dovrebbe rivolgersi la povera gente, almeno in  momenti di estrema difficoltà, fa schifo sempre.

 Roberto Saviano impugna il calamaio sacro
Come mai il nuovo presidente del consiglio non ha messo la lotta contro i casalesi al primo punto? Che non lo legge Roberto Saviano?! Oppure... Roberto Saviano, ancora una volta, si dovrà sacrificare per il bene pubblico (poi il giovane casertano si potrà rimettere a studiare, ché gli è abbastanza necessario, tanto nemmeno Giustizia e Libertà adesso serve più a nulla). Il supereroe della lotta alla mafia con le parole,  è l’unico che può salvarci. Deve fare appelli ai casalesi, ai malamente  in generale, che notoriamente hanno paura delle parole. Deve dirgli, lo scrittore più civile di tutti, mandando a tutti i capi mandamento un pizzino dalle colonne di Re pubblica,  che  se non comprano i BTP a iosa - ché tanto lo sappiamo che i soldi ce li hanno tutti loro, ce lo ha spiegato proprio lui - non solo va in rovina lo Stato, ma anche le Mafie. Che invece è importante sopravvivano, altrimenti è la rovina anche della letteratura civile e impegnata. 
         la frequentazione dei santi avvicina a Dio


«Sono due o tre anni che avverto questa presenza nuova e importante nella mia vita» Roberto Vecchioni su Dio   
In che mese, di preciso, è cominciata la presenza, non ce lo vuol dire? E in  che giorno? E che stava facendo nel momento esatto in cui  l’ha avvertita? Stava cacando, facendo l’amore, passeggiando? Si stava scaccolando, grattando il culo, scrivendo una modesta canzone come quella con cui  ha vinto San Remo? Son cose importanti da sapere anche queste.
Bustric

Ho sognato gli attori che lavorano di notte sui viali delle grandi città, a cinquanta euro a botta, recitando per uno o pochi spettatori alla volta,  in macchina, se fa freddo, o all’aperto, se il clima è favorevole; a volte, per un compenso maggiore, a casa propria o a casa degli spettatori. Sempre meglio dei finanziamenti pubblici. Fassbinder da qualche parte raccontava che da giovane, coi suoi amici,   facevano teatro fuori dalle birrerie, divertendosi e guadagnando a sufficienza. Bustric, un enorme attore fantasista oggi isolato dal circo culturale, ciò che conferma la sua grandezza (non del circo culturale...),  mi raccontò malinconico che lavorando per strada, in qualunque paese del mondo dove era stato, guadagnava di più che con i cachet dei teatri italiani. Lo stesso, Leo Bassi, che a quei tempi portava in giro anche per l’Italia il circo più piccolo del mondo, e che indipendentemente da qualsiasi istituzione faceva robe fantastiche con il suo teatro, terroristico artodiano ma popolare: adesso ho visto che terrorizza teatralmente specialmente Madrid e la Spagna, utilizzando un autobus a due piani come propria sede. Lo storico del teatro Antonio Attisani mi disse che ci sono posti, in oriente, nei quali attori straordinari, per guadagnarsi da vivere,  si esibiscono nei parchi per 12 ore al giorno, ripetendo fino allo stremo il proprio lavoro. Degli storici mi fido poco, ma in  quel caso non ebbi difficoltà a credergli.  Ora mi domando:  perché in Italia nessuno ha idee del genere? Perché in Italia gli artisti del teatro hanno paura del pubblico? Per chi lavorano? Non ci venissero a dire che fanno la ricerca, perché se no gli si risponde come Eduardo: venissero nei teatri quando avranno trovato qualcosa... Invece, la ricerca l'hanno già fatta quasi tutta i grandi maestri del novecento, da Mejerhold a Brecht a Artaud a Carmelo Bene. Si tratta solo di studiare  e imparare ad applicarne bene i principi: non è che si può ricominciare da zero tutte le volte, reinventando tutto daccapo, per via che ci fa fatica studiare... 
 Leo Bassi

Mi sono accorto che negli ultimi tempi uso spesso l’espressione “ bell'essere umano “, un’espressione al limite dell'ossimoro.

 In collaborazione con il cugino Larry Svizzero

giovedì 17 novembre 2011

L’affaire Andrea Cortellessa

Porzione di moderno parco letterario


Sempre di letteratura, si parla, che al popolo interessa la letteratura. Infatti,  'n gopp allo abbastanza schizofrenico blog letterario Nazione Indiana (senza offesa parlando), va oggi in onda la resa sul sempre poco obiettivamente difeso Premio Dedalus (qui la discussione) di Pordenone legge (no logge). Vale a dire che non era frutto di repressi sabotatori  quanto abbiamo sostenuto  in numerose diatribe, l'ultima con il professor Cortellessa è qui. Leggendo leggendo   viene fuori che avevamo ragione a dire che il voto non essendo segreto è influenzabile: ce lo rivela l’autorevole Andrea Inglese,  coredattore dell'esperienza di Alfabeta 2 con lo stesso criticone,  almeno  così è scritto in  questo articolo qui a firma...  Andrea Cortellessa... 

Inglese, che è un giovane bravo saggista, anche se spesso secondo me ci ha torto (anche a censurare i miei interventi che lo mettono in difficoltà), è anche uno dei principali soci del club Nazione Indiana, dove oggi  ci rivela delle magagne circa il  più vasto critico d’Italia - all’interno del quale, nella parte est, mi pare, notoriamente, c’è il più grande parco letterario d’Europa,  che comprende biblioteche,  case editrici, librerie, dipartimenti universitari, riviste ecc. Tutto,  insomma, fuorché i superflui scrittori... 

Saspens. Cosa rivela il sempre moderatissimo Andrea Inglese, tirandosi forse la zuppa sui piedi? Rivela ciò: " dopo essere stato lettore e sostenitore del Dedalus, oggi ho chiesto però di cancellarmi dalla lista. Tra i motivi che mi hanno spinto a questa scelta, ve n’è uno che ha contato più di tutti. Chi mi ha dissuaso è stato paradossalmente uno degli organizzatori del premio, Andrea Cortellessa. Ho avuto con lui uno scambio su un libro che volevo recensire, e che è stato votato a più riprese nelle classifiche. Io conosco l’autore di questo libro e lo stimo, conosco tutta la sua produzione letteraria, e ho già scritto su di lui. Sono quindi, da questo punto di vista, un lettore Dedalus modello: cerco di votare ciò che meglio conosco e cerco di parlare pubblicamente di ciò che voto. La reazione dell’amico Andrea è stata per me incomprensibile. Mi ha detto che io mi ero sbagliato a votare, perché quello non era un libro che meritava di andare votato. E che, siccome ciò era un fatto oggettivo e indiscutibile, me e quelli come me che l’avevano votato l’hanno fatto in mala fede ". Mi sembra abbastanza chiaro... Forse finalmente capisce, il criticone Cortellessa, perché gli ho scritto l'altro giorno che un voto, una volta saputo dagli organizzatori del voto, non è segreto e non è definibile come democratico.

Cortellessa pare avergli risposto, a Inglese,  che è un ingrato, però mediante ragionamento un po’ ambiguo che corre l'obbligo riportare. " Stringendo: non mi pare sensato di voler uscire per questi motivi dal Lettorato. Se poi vorrete farlo comunque, come in passato hanno fatto altri autori per altri motivi (dall’impazienza generalizzata nei confronti del lavoro dei loro coevi all’impazienza, più che comprensibile, proprio per questo genere di incomprensioni), ovviamente vi ringraziamo per l’aiuto che avete comunque voluto darci in questi due anni. Non senza – aggiungo a corollario della discussione sul “riconoscimento” di cui nel precedente commento in dialogo con Mozzi – personalmente assai rammaricarmi per aver fruito, ancorché in minima parte, degli effetti benefici di questa travagliata creatura senza voler continuare a sostenerla anche ora "... Intervento  contorto, a me pare, suscettibile di smentita... l'ha notato anche l'ottimo architetto semplice (no grande) Gianni Biondillo, autore dello strano  post che mette in discussione l'intero impianto del  premio Dedalus...  che però, da autore noir, aggiunge saspens... difatti  non si dimette platealmente, come immagino avrebbe fatto piacere al suo sodale Andrea Inglese... To be continued

Ps: mi domando da tempo perché certi  criticoni si affannano tanto a stilare classifiche di qualità e  a dare patenti di qualità a scrittori lontani dal centro della scena, zingari (ho visto anche degli zingari felici), che invece magari starebbero bene anche per i fatti propri, ché per un artista è sempre meglio soli che ben accompagnati. Una prima risposta ce l'ho. Lo fanno per mettersi in evidenza, per mettersi loro stessi al di sopra degli scrittori, nel senso che senza il supporto idraulico degli scrittori... non esisterebbero critici... Da qualche parte uno di loro, o un loro affiliato, non ricordo,  mi ha dato il dispiacere di leggere che i critici sarebbero superiori ai romanzieri, per via che ci avrebbero più strumenti tecnici... Che vi devo dire? 

Ps2: giusto per dire che non siamo completamente pazzi da andare su un blog solo per  perdere tempo per aver ragione sui criticoni della letteratura (avendoci da scrivere...), segnalo che Nazione Indiana è comunque una importante comunità di facitori di parole, secondo me la più interessante, e che numerosi interventi sono di livello notevole. Per esempio quello di oggi di Ivan Arillotta (qui). Penso che se non si facessero deviare dalla politica... non si piccassero di fare gli scrittori e intellettuali impegnati... che d'altra parte uno scrittore dev'essere  impegnato solo a scrivere bene... se pensa bene è anche meglio, ma bene bene, altrimenti si mette al livello dei giornalisti... giacché uno scrittore che scrive così così è spesso sopportabile, ma uno che pensa così così non è mai sopportabile.