diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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venerdì 2 marzo 2012

Scripta volant

Error 404 - Non trovato


Il post di Christian Raimo era coraggioso assai, metteva in  discussione tante cose, che non riguardavano solo l'Università, ma il sistema cooptativo della cosiddetta qualità, del cosiddetto merito. Era iniziata una bella discussione, con interventi assolutamente sensati. Poi, puff, sparito. Come mai? Non era scripta manent?

martedì 7 febbraio 2012

Epistola prima sulla libertà di espressione (Marco Rovelli difende il diritto di espressione. Di Romeo Castellucci)


 Il comunista semplice Larry cerca di convincere i coriacei intellettuali di sinistra italiani che se si comportano a questa maniera gli è troppo facile dimostrare che se l'accomadano a proprio favore, come di solito fanno gli egoisti liberisti che credono nel darwinismo sociale  (quelli più a destra, intendiamoci, quelli più a destra...)

Marco Rovelli, il 28 gennaio scorso,  nella rubrica che tiene sull'Unità,  ha scritto un accorato articolo a difesa di Romeo Castellucci (clic per leggere intero articolo). Giusto, l'ho difeso anche io, qui e altrove, il diritto di esprimersi di Castellucci (e di chiunque, purché senza infrangere la legge). Il giornalista cantante anarchico scrittore Rovelli, dice che non è giusto attaccare uno spettacolo  per cristianofobia, anche se ci si ritiene offesi nella propria sensibilità religiosa. Men che meno si deve  invocare la censura. Giusto di nuovo, ci mancherebbe. Anche se i religiosi che potrebbero ritenersi offesi nella propria sensibilità, in Italia e altrove, son tanti, davvero tanti. A volte, penso,  bisognerebbe rassegnarsi al fatto che il torto dei tanti ha diritto di prevalere sulla la ragione dei pochi. Non sempre, ma a volte...

Però lui, Marco Rovelli, la coscienza a posto a posto, in questo senso della difesa della libertà d'espressione, non ce l'ha mica. Lo sanno in molti, in questa non tanto piccola comunità letteraria virtuale, che proprio lui mi ha escluso (censurato) dal circolo dei commentatori dell'iniziativa editoriale di cui è socio redattore, Nazione Indiana, usando a pretesto che mi sarei permesso di usare il termine BECERO (qui la discussione, ai piedi di un articolo del sociologo quasi omonimo del nostro, Marco Revelli). Che è vero, usai, ma solo  per definire il suo modo di liquidare gli interlocutori, e di usare termini sconvenienti per denigrarli ulteriormente, come persone e come intellettuali, definendo le loro argomentazioni AD MINCHIAM, due volte (peraltro riferito al pensiero del vecchio comunista riformista Emanuele Macaluso, che fu anche ottimo direttore del giornale che gli dà la libertà di esprimersi, a Rovelli...) e FUFFA. 

Buffo, molto buffo. O Boffo, ora non ricordo la parola giusta: il mio metodo mnemonico è Fallaci. Riflettendoci, Boffo, penso sia la parola giusta, non a caso, esempio del nostro recente storico di vittima dei seminatori d'odio, e non seminatore di odio a sua volta... Infatti, tornando a me e Marco Rovelli, è successo che avendo io provato a difendere le mie ragioni intellettuali nei suoi confronti da questo piccolo blog, che in proporzione a nazione Indiana - considerato a torto o a ragione il più importante e autorevole d'Italia in fatto di letteratura - è una mosca (no una cacca di mosca, però, come alcuni vogliono far credere ulteriormente offendendo: semplicemente una mosca), mi sono trovato INFANGATO addirittura dalle colonne di un giornale nazionale come l'Unità (al cui confronto, il mio blog, è una lucciola; ma no un blog  che piglia la lucciola per la lanterna; semplicemente una lucciola). 

Tanta, credetemi, fu la sorpresa di trovarmi infangato dalle sacre colonne dell'Unità (articolo ripreso e amplificato da Nazione Indiana, che aggiunse una bella foto di vomitata alle parole di Rovelli qui,  già di per sé violente e insultanti nei miei confronti, nella home page del blog letterario più cliccato d'Italia,  blog  dove fui identificato e processato, senza alcun diritto di difesa...), giornale che fin dalla mia infanzia consideravo il deposito più prezioso delle verità ultime, come mi aveva insegnato mio padre, comunista semplice come me (enfatizzo un po' per dare colore al pezzo). Anche il padre avrebbe sofferto tanto a leggere che il proprio figlio, educato bene, almeno alla causa politica, veniva definito seminatore d'odio,  di fatto unico seminatore d'odio nella folta comunità letteraria virtuale della nazione (che non è così lontana da quella reale, se si analizza un po', essendo che gli scrittori più importanti, negli ultimi anni, escono da attività di palestra su internet; un esempio per tutti è Roberto Saviano, per altro l'inventore del concetto di macchina del fango, scrittore che si è fatto le ossa proprio nella importante palestra Nazione Indiana, della quale risultava redattore fino a pochi mesi fa). 

Son buffi, questi intellettuali di ora. O Boffi... nel senso che, magari  a loro insaputa, si rifanno al famoso metodo che porta il nome del celebre giornalista cattolico. Infangate infangate, qualcosa resterà.  Augghe a tutti gli indiani.

Ps: dato che sémo a parla' de catolichi, vojo pure da di' che più rabia de tuto me fano li ignavi.
Post e autore del post in fase correzionale.

lunedì 23 gennaio 2012

I FURBETTI DELL'INCHIOSTRINO: Gian Paolo Serino esagera o cosa?

L'archispettore del popolo, Gianni Biondillo (a destra) e il Procuratore Generale  Marco Rovelli, nella nuova versione di un successo degli anni '70


Che il clima è da guerra civile (in), non c'è bisogno che ve lo dica io. Lasciando da parte la vergognosa campagna di stampa contro i seminatori d'odio, dove faccio la parte di protagonista assoluto, voglio oggi segnalare che sul nuovo bel Sito di informazione  e critica letteraria diretto da  Gian Paolo Serino, Satisfiction,  c'è una nuova rubrica intitolata I FURBETTI DELL'INCHIOSTRINO. L'intenzione è buona, intendiamoci, ma asseconda fortemente il clima guerra civile, anche nel mondo letterario.

La rubrica (clic) iniziò segnalando ai lettori che una certa giornalista del Corriere della Sera aveva recensito il libro del suo direttore. Non si dovrebbe fare... Mi permisi di interloquire con Serino stesso, incontrato per caso in Facebook – che, per inciso, non frequento né so usare - durante una ricerca. Gli dissi così:

Serino, mi dispiace dirlo, ma l'articolo è sbagliato. O meglio, dice cose vere, ma in una forma sbagliata. Dice il vero ma non il giusto, se mi è consentito ricorrere a Shakespeare. Non ce ne frega nulla, infatti, che una recensisca il proprio direttore, perché non sarebbe cambiato nulla se avesse recensito il direttore di un altro giornale, magari incrociandosi con una sua amica che avrebbe poi recensito il suo. L'Italia è questa roba qui, inutile farsi il sangue amaro più di tanto; e in più, farne un caso singolo, una somma di casi singoli, è puro giustizialismo. Se proprio uno non può fare a meno di invocare una pericolosissima rivoluzione etica (in ogni caso, servono secoli), bisogna che si sforzi di andare a cercare l'origine del problema, che sta nel familismo, assolutamente imbattibile, ad ogni livello della scala sociale: noi tutti troviamo normale proteggere prima di tutto i nostri cari, e non ce ne frega nulla se ciò danneggia altri. Di questo si tratta, non di mafia. Diventa mafia quando di mezzo c'è la costrizione. Ma finché uno si prostituisce spontaneamente...

Di mafia aveva parlato lo stesso Serino citando un passo di Giovanni Falcone, il cui giudizio ugualmente reputo eccessivo, specialmente in Italia:

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio che inizia dai nostri atteggiamenti più piccoli e quotidiani.

Vabbè, Serino continua per la sua strada, segnalando giustamente che questo recensisce quello e quello recensisce quell'altro, in un coacervo inestricabile di microconflitti di interesse (che sopra di tutto se osservati da  sinistra, procurano dolore, tanto dolore). Dove continuo a non essere d'accordo è nello sparare ad altezza d'uomo, in questo caso di donna, a fini, potrebbe sembrare, di regolamento di conti (a meno che non si tratti di fascistoide  Fallocritica, nella quale è esperto anche il suo collega Massimiliano Parente, che sempre sullo stesso soggetto si espresse...). Nell'articolo di ieri, infatti, Serino se la piglia con la pur antipaticissima penna di Gilda Policastro (per altro mia nemica intima, se così posso esprimermi, in varie recenti discussioni). Parlando dell'inserto letterario del Corriere della Sera, descrivendone gli interessanti contenuti e invitando a comprarlo, Serino scrive così (clic):

Unico neo l’articolo di Gilda Policastro che cerca di riscattarsi dall’articolo marchetta che ha scritto sul numero 8 de “La Lettura”: un elogio sperticato al nuovo saggio del Professor Guido Mazzoni. Mazzoli è nel comitato direttivo di “Allegoria”, rivista di teoria e critica letteraria a cui collabora proprio la Policastro! Sempre meglio del caso “Baresani- Di Piazza”. Almeno Gilda Policastro il suo vero e unico “Manifesto” se lo porta nell’etimo greco-latino del cognome: donna “dai molti accampamenti” (poli castro).

Al di là del comportamento della raccontessina, anche secondo me stigmatizzabile, si può arrivare a tanto? Non era già troppo l'articolo dello scrittore Gianni Biondillo su Nazione Indiana, considerato il più autorevole blog letterario italiano, che per rinforzare la polemica nei confronti dell'aristocratica e disprezzante  critica scrittrice - secondo la quale, va detto,  chi non ha il dottorato vale meno di zero e i critici sono superiori agli scrittori -  titolò l'articolo La Gilda del Romano (Luperini), a torto o a ragione considerato uno dei più autorevoli critici letterari italiani, mettendoci pure due foto affiancate, una della bella ragazza e una dell'attempato ma affascinante professore, affiancamento che secondo alcuni aveva un preciso significato allusivo (però, va detto, la Policastro è ritratta in piedi). Mai che il sagace Biondillo abbia scritto circa i suoi amici la Helena del Roberto, come feci invece io, in un'infuocata discussione sempre su Nazione Indiana (clic per leggere), dicendo che era indecente che lo scrittore recensisse la sua editing in Mondadori (non di più, appena indecente). Ma tant'è... Siamo alla guerra per bande. Ci credo che la preparatissima Policastro è avvelenata e minacci querele a destra e sinistra! (una tempo fa al Serino medesimo, sul vecchio Satisfiction, io presente) Fra poco, prevedo, a me...


Ps:  che dire su l'Unità, sulla quale ritornerò a incazzatura passata, che in uno scambio di mail con un caporedattore mi liquida dicendo sostanzialmente che non sembra  ci siano i termini per una diffamazione a mezzo stampa, visto che il nostro collaboratore non la cita mai apertamente (mi dice poi di scrivere una lettera al direttore, cosa che naturalmente farò fare dal mio legale). Peccato che l'articolo del loro collaboratore che ha dato il via a una infangatoria caccia all'uomo (IO!) fosse completamente falso, come falso era l'articolo di Alesassandro Bertante dal quale prendeva spunto, uscito sul Fatto Quotidiano, dal quale giornale, però, io non mi aspetto nulla, quindi quello che viene di buono è benvenuto, il resto pazienza. Falsi, tutti falsi i contenuti dell'articolo da loro pubblicato, come ho certinosamente dimostrato al simpatico caporedattore del giornale fondato da Gramsci che mi ha concesso attenzione. Già, il problema della verità è un problema secondario nel giornalismo italiano, che come sapete reputo il mestiere più antico del mondo, a questo punto Unità compresa: dispiace per i giornalisti che ci lavorano, ma confermo la mia opinione che  stando così le cose prima chiude meglio è, anche per il PD.

Il dottor Marco Rovelli cerca di guarire Larry Massino, colpito da una misteriosa malattia che gli fa seminare odio

Post e autore del post in fase di correzione

domenica 15 gennaio 2012

Esperimenti di nuova democrazia giudiziaria in Nazione Indiana

 Simpatico momento di pausa durante la riunione in corso della Suprema Corte Indiana. Al centro il  riservato Presidente della Corte (dovrebbe essere Helena Janeczek)

Nella riserva di democrazia culturale evoluta  Nazione Indiana, si sta svolgendo un processo dove mi fanno l'onore di essere  l'unico imputato. Il post si chiama, assai carinamente, Seminatori d'odio, e si trova facendo clic qui. Mi sembra di aver capito che in quella salvifica Nazione, secondo le sempre più novative e fantasmagoriche concezioni  giudiziarie, il diritto dell'imputato è limitato, essendo che quello che dice il procuratore è la VERITA'. Questo, del resto,  è più o meno l'insegnamento di uno dei loro principali guru, Roberto Saviano, che spesso si appoggia sul DOGMA  " come dimostra l'inchiesta "... Ma una volta, cari indiani, quando c'erano le leggi vecchie, e quando gli intellettuali  leggevano  Kafka e Dostoevskij (e Foucault), l'inchiesta non dimostrava un bel nulla...

Il seguente è il post autodifensivo,   ancora al vaglio della corte indiana; con  qualche estemporanea aggiunta appena fatta:

(secondo tentativo di autodifesa nel PROCESSO: ieri sera lo stesso testo non è passato, ma penso, come dice l'ottimo architetto Gianni Biondillo - al quale vanno anche i sinceri rallegramenti per aver vinto il Premio Scerbanenco -  che ci dà la possibilità di fare questo democratico confronto, sia una questione di apparati. Tecnici)

Per ora grazie alla direzione di Nazione Indiana per aver sbloccato il precedente  commento, rimasto però a bagnomaria per troppo tempo. Lo metto qui, se no al centro come era rimasto non lo legge nessuno ( rimango dimissionario, ma spero mi sia consentito commentare questo post, dove l’UNICO aggredito sono io):

" Giusto per dire chi è l’autore dell’enunciato ritenuto criminale da Marco Rovelli, enunciato estratto dalla discussione del primo link a fondo commento, nella quale Larry Massino non fu affatto fuori tema, e nella quale aveva capito benissimo che l’articolo era del sociologo Marco Revelli (tanto da opporgli un ragionamento di un suo pari per ” autorevolezza “, Emanuele Macaluso), ma dopo alcuni infruttuosi commenti, per niente fuori tema, cercò di sbrigarsela perché riteneva poco interessante discutere con Marco Rovelli, la cui enfasi No Tav – e movimentista in genere – ritiene politicamente immatura, diciamo così, in termini dogvelliani, alla Tom Edison Jr.

http://www.nazioneindiana.com/2011/07/03/la-ragione-dei-barbari/

Veniamo ora al procuratore @Rovelli:

ma davvero credi in quello che scrivi? Non ti ricordi di aver definito FUFFA ciò che avevo scritto io? E di aver definito ad minchiam il paragone di Emanuele Macaluso, una persona autorevole non meno del rispettabilissimo Professor Marco Revelli? Davvero andando a leggere il thread dall’inizio non si capisce che l’aggettivo BECERO era riferito al tuo disprezzante modo di argomentare e non al fatto che con te si può discutere in modo becero? Mi sa che non sei un uomo di mondo… se tu avessi fatto i normali tre anni di corso dagli ermeneuti di Cuneo non incorreresti in questi incresciosi incidenti interpretativi. Il fatto è che tu, come capita a tutti (a me quasi mai), ti stizzisci e aggredisci ad personam quando qualcuno difende posizioni che non ti garbano. Io in quel contesto difendevo la posizione della sinistra istituzionale, quella del PD, per intendersi bene, al quale partito si riferisce il giornale su cui hai pubblicato il tuo pessimo articolo (confermo quello che ho scritto ieri sul mio blog: dispiace per chi ci lavora, ma a questo punto prima chiude e meglio è anche per il PD). La cosa peggiore del tuo articolo è che hai ristretto il passaggio in modo davvero mal(destro). Il passo intero è il seguente:

" Non mi ero accorto che l’articolo era dell’esimio Accademico Marco Revelli. L’avevo banalmente confuso con Marco Rovelli. Con l’Accademico Revelli non mi va di polemizzare in modo becero, perché ha una posizione a mio avviso sbagliata, ma metterglisi contro vuol dire ponderare e ponderare, che ora, per quanto mi sforzi, non mi viene " (in corsivo neretto la parte omessa).

Aggiungo che c'è un altra incongruenza, nell'articolo diffamatorio nei miei confronti  pubblicato dall'Unità (la diffamazione a  mezzo stampa è a tutt'oggi un reato): Bertante scrive nel suo sgangherato articolo che si tratta di 50 commentatori dei blog letterari (falso!); tu, citandolo, dimentichi che lui si riferiva ai blog letterari, che peraltro elenca, e  scrivi che si tratta di " cinquantina  troll – disturbatori della comunicazione in rete – " (saranno di più, molti di più, ma io non lo so, perché internet mi interessa poco),  poi te la prendi con uno solo...  che però non è affatto un sabotatore, ma una persona che intende, in vari modi, fare critica dei processi culturali in corso. Insomma, volevi VENDICARTI  per le critiche che ti ho fatto dal mio blog, e per le critiche che faccio alle varie iniziative culturali della quali fai parte, da Generazione TQ alle Classifiche Dedalus. Questo è.

Larry Massino (no missino)


Link al post su antica  disputa tra  Marco Rovelli e Larry Massino, dove si espresse l'amico del contendente Marco Rovelli con il nick Vick La Rosa, che definì Larry Massino ANTROPOLOGICAMENTE INSOPPORTABILE (clic)

ULTIMORA: SPAL-TARANTO 0-0

sabato 7 gennaio 2012

Alessandro Bertante e il pollaio oclocratico: non c'è niente di più plebeo che pigliarsela coi plebei

 plebe livorosa che si esercita nella bassa insinuazione

Insomma, non è che uno la mattina si alza e scrive quello che cazzo gli pare a lui! Esistono anche i fatti veri... Mi riferisco all'articolo insultante dello scrittore  Alessandro Bertante contro i commentatori dei blog letterari, uscito ieri sul supplemento letterario del Fatto Quotidiano.  

Come avevo previsto discorrendo con amici, si in fiamma la polemica contro i commentatori. Si in fiamma la polemica e si estraggono le armi pe santi, ricorrendo addirittura alla stampa nazionale (tricolore?) per ulteriormente attizzare la fiamma. Per rispondere bisogna per forza estrarre le armi pen santi.
 
Succede che per fatti mii - che non sto ora a rispiegare - da quasi due anni faccio commenti su alcuni blog letterari, più o meno gli stessi che elenca Bertante nel suo articolo (che chissà perché dimentica i civilissimi Minima & Moralia, La poesia e lo Spirito  e La dimora del tempo sospeso) . Non sono e non sono stato un commentatore pacifico, di quelli elogiativi per forza (che d'altra parte quasi sempre rendono ridicolo l'oggetto dei loro elogi, facendomi spesso pensare che  fanno ciò in modo malizioso, che alla fine alla fine  siano loro i veri troll). Per quanto mi riguarda ho cercato di esercitare, sempre nei limiti della buona educazione e di una certa leggerezza,  la libertà critica che dovrebbe, ribadisco dovrebbe, essere elemento fondante di ogni cultura (essa stessa  necessita per sua natura di essere sempre messa in discussione). Ho semplicemente esposto tesi avverse a quelle degli articolisti, non senza captare l'attenzione di persone per niente represse e per niente preconcette nei confronti di nulla. Quindi mi sento tirato in causa in prima persona.

Vediamo cosa dice esattamente lo scrittore e critico Alesandro Bertante. 

1) " Sono cinquanta, si conoscono tra loro e si odiano ". Sono invece molti di meno, del resto in gran parte spariti negli ultimi mesi, causa irrigidimento censorio da parte dei tenutari, che hanno cacciato anche meritevoli artisti come Sergio Maria Cerruti, ovvero il capo della scuderia Immondizie Riunite (su Nazione Indiana, dove tra l'altro era stato anche un articolista, vale a dire introdotto da un componente della tribù,  come usa lì, lo scrittore Gianni Biondillo, che tuttavia, nella fase della cacciata, non mosse un dito; fu invece causa delle mie dimissioni come commentatore, questa censura,  secondo me inaccettabile, stante la qualità intellettuale  degli  interventi satirici che indispettivano i componenti più impegnati della riserva, come Andrea Inglese e Marco Rovelli). O sono spariti causa  noia, perché gli articoli sono a mio modesto parere di molto peggiorati negli ultimi tempi, non  ne so spiegare la ragione.

2) " Insultano, minacciano, s’azzannano e soprattutto sono convinti che dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a loro ostile ". A me non pare che le cose stiano così, che questa sia solo una generalizzazione, in quanto tale intellettualmente squalificata. Mi risulta invece che i commentatori qualche volta avversi agli articolisti tendano soltanto a mettere in discussione la fragile impalcatura del rito letterativo patrio, sulla quale questi portatori sani di cultura di cui Bertante fa evidentemente parte sembrano stare così bene (ma non così tanto, se ancora pochi mesi fa lo stesso Bertante, dopo essere stato escluso dalla cinquina dello Strega, dichiarava inviperito: «...In realtà i voti sono bloccati, sono controllati, e il premio, quindi, è assolutamente prevedibile. Se a brevissimo non si cambia il regolamento, magari con una rotazione dei 400 Amici della Domenica, andrà a finire sempre così. Purtroppo, un premio prevedibile non è un premio interessante. Lo Strega, invece, dovrebbe essere un premio in cui vengono premiati i libri»  forse convinto che  dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a lui ostile... oppure ostile alle sue preferenze letterarie.

3)  " Da quasi un decennio questi cinquanta valorosi impediscono che nasca un serio dibattito letterario in rete, inquinando il lavoro di molte persone oneste e preparate (e penso a Nazione Indiana, Lipperatura, Vibrisse, Sul Romanzo, La parole e le cose, Satisfiction, Scrittori precari) che stanno faticosamente cercando di creare nuovi luoghi di autorevolezza critica ".  Quindi abbiamo capito di chi è la colpa, in Italia, se non c'è autorevolezza critica... Colpa dei commentatori nei blog...  In ogni caso non è dei letterati espressione di questi blog, che non vanno oltre la difesa di quanto producono loro, o loro numi (per non fare nomi Roberto Saviano, Wu Ming, Romano Luperini), oltre rivendicazioni di impegno sociale di impronta generazionale, specie gli autodefinitisi lavoratori e lavoratrici della conoscenza, quelli  della  generazione TQ; o a nuove epiche autolegittimanti che tendono a mettere in primo piano ciò che fornisce il mercato, narrative  nuove quanto il mio scroto, dagli stessi Wu Ming a Roberto Saviano; o da analisi di questo tipo,  di Daniele Giglioli  " come se fossimo così traumatizzati dall’assenza di traumi reali da doverci costringere a inseguirli ansiosamente in ogni situazione immaginaria possibile "... Io penso che la colpa della mancanza di autorevolezza critica sia da attribuire al fatto che c'è poca continuità con le vere voci critiche del recente passato, penso a Pampaloni, Garboli, Manganelli, altri potrebbero aggiungere  Fortini e Sanguineti; o alle non poche voci critiche presenti in ambito letterario,  Goffredo  Fofi, Gianni Celati, Alfonso Berardinelli,  Massimo Rizzante, Emanuele Trevi, Gabriele Frasca, per fare solo pochi nomi, che si esprimono in maniera calibratissima (temo non troppo a favore di Bertante e soci) sono sommerse dalle tante voci autocelebranti non per  caso allergiche al contraddittorio.

4) " In nome di una bizzarra interpretazione del concetto di libertà d’espressione, i cinquanta valorosi si distinguono per l’astio e per la spontanea tendenza alla bassa insinuazione, sempre riferita a questioni private dell’autore preso di mira. Difficile che parlino del contenuto, spesso lo ignorano apertamente, rivendicando questa loro scelta in modo sdegnoso ". Questo succede, ma spessissimo al contrario... vale a dire che i commentatori vengono infangati e calunniati dai tenutari. A me è successo con Loredana Lipperini, come già spiegai qui  nel blog clic;  del resto lo sanno tutti, in rete, che da un certo punto in poi ella censura le persone avverse alle sue tesi o a quelle degli scrittori per i quali parteggia (Wu Ming e nuovi epici). I commentatori astiosi ci sono, intendiamoci, ma non sono quelli abituali: fanno qualche commento e spariscono, perché in genere  trovano poca sponda.

5) " Ma ciònonostante s’esprimono con una violenza verbale sconcertante. I più cattivi e i più laidi sono anonimi, ovvero si nascondono sotto diverse e mutevoli identità, con le quali partecipano contemporaneamente al tafferuglio. Perché la rete è l’unico luogo del vivere civile dove l’insulto anonimo sia considerato sintomo – sgradevole ma certo dinamico – di democrazia e non un’infamia come da qualsiasi altra parte ". Non è vero nemmeno questo: ancora una volta posso testimoniare che l'insulto proviene più spesso da parte degli articolisti, o da loro fiancheggia tori. C'è poi un altro fenomeno, nelle discussioni che si generano nei litblog: quello dei commentatori più o meno fedeli alla linea che maltrattano i nuovi venuti; ce ne sono pure di quelli che arrivano improvvisamente, appunto inventando nomignoli, per insultare chi mantiene una posizione critica verso le tesi o le opere degli articolisti, come sempre più spesso avviene sul blog Le Parole e Le Cose  (ovviamente non per colpa dei gestori, anch'essi incapaci di gestire l'increscioso fenomeno).

6) " Per loro non esiste più nessun valore letterario condiviso ma solo mafie e raccomandazioni, favori e reciproci servilismi. Non esiste un canone estetico ma tutto è confuso in un calderone di provocazioni, ripicche e frustrazioni mai risolte. Si commuovono solo di fronte alla piattezza dell’orizzontalità, quella desolante mediocrità che ha concesso anche a loro di avere una voce. Ma sullo sfondo è facile riconoscere il ben noto linguaggio qualunquistico dell’Italia gretta e provinciale, quella deriva etica e civile che ci contraddistingue da anni e che è diventata oramai impossibile da sopportare ". Questa non la commento. Bertante sembra  riferirsi alle crescenti polemiche sul premio Dedalus, sempre più in difficoltà, del quale è anch'egli congiurato, le cui classifiche di qualità non vengono tenute in considerazione nemmeno dai blog letterari ai quali fanno in genere riferimento i grandi lettori. 

Per concludere (per ora): da commentatore, siccome sono testardo, mi sono studiato la questione bene, prima di espormi e esprimermi sugli articoli; per questo ho girovagato a lungo negli archivi, cercato di capire chi si esprime, sia come post attore che come comment attore, e con quali intenti. Credo di aver acquisito una certa competenza in materia per affermare che non è vero quello che Bertante afferma con tanta sicurezza. No,  Bertante non dice la verità, come sa chiunque frequenti i sempre più afflosciati  blog 2.0. Non dire la verità, nel contesto di un supplemento letterario comunque prestigioso,  non foss'altro perché diretto da Riccardo Chiaberge, equivale a farsi grossi coi lettori distratti della stampa quotidiana dicendo bugie (a proposito di autorevolezza critica, se ci fosse un'etica condivisa dovrebbe anche equivalere a  tirarsi la zuppa sui piedi...). Secondo voi il disinteressato scrittore Bertante a quale scopo lo fa? E perché non ha aperto la discussione su un blog letterario, cioè in una  sua sede naturale?

Ps: "
concordo con Gilda Policastro qui sopra. mi preme aggiungere che la quantità di persone moleste, livori e demenzialità assortite che infestano lo spazio commenti di ogni post non fa molto bene a “le parole e le cose”. in sostanza, tutto questo pollaio oclocratico formatosi di recente rischia di distogliere l’interesse dagli interventi (di qualità molto alta, in genere). l’adozione della censura, applicata con senno, mi sembra solo da elogiare.


Testo e autore del testo in fase di correzione
  
Francesco Marotta ha detto la sua nel suo blog clic


martedì 5 luglio 2011

Epistola sulla libertà a Loredana Lipperini e ai suoi seguaci

La professoressa Loredana Lipperini; oggi pontifica sulla libertà in internet. Lei, che censura chiunque avversi appena appena le sue spesso deboli argomentazioni...  Mah! Roba da non credere. Ha pure il coraggio di parlare di libertà d'espressione. Io ho l'impressione, invece,  che a  persone tanto tetragone,  di libertà ne serva poca, giusto quella che serve per affermarsi come servitori qualificati del conformismo nel  Sistema Politico-Editoriale.

Delle censure di Nazione Indiana, ne parlo un'altra volta.

mercoledì 22 giugno 2011

Loredana Lipperini è libera (di restringere il concetto di libertà?)

rieducatori di commentatori scorretti in moderazione

Già sulla tazza del cesso, quasi tutte le le mattine, da quando successe il fattaccio che fui censurato nel suo blog, mi interrogo sul fatto se ho qualcosa da dire a Loredana Lipperini, ché glielo dico da qui e non sto a disturbarla a casa sua. Di solito non mi viene nulla. In mente. Stamattina sì.

Confesso che girovagando girovagando, dato che notoriamente non ci ho un cazzo da fare tutto il giorno, qualche volta ancora entro nel suo negozio centrale, anche se mi astengo dal commentare, a parte una sola volta, un commento appena appena sarcastico, che fu pubblicato, ed è ancora lì. Ci vado, nella nota boutique,  perché a volte vi si incontra ancora gente in gamba. Per esempio l'altro giorno c'era un commento bello di una giovane critica e scrittrice notoriamente aristocratica, la raccontessina  Gilda Policastro, in questo post che si intitola appunto Libertà. Ci vado per vedere di che  si chiacchiera e quali sono i modelli ultimi della collezione scrittori a go go  primavera estate 2011. Ultimamente va molto la tinteggiatura di libertà, la libertà di qui la libertà di là. Essa - per la paladina degli scrittori oppressi dalla crisi e dal governo, che non riescono più  a pubblicare fino alla fine del mese  e devono farsi aiutare dalla famiglia, dalla famiglia, dalla famiglia - consiste principalmente nel cacciare dalla bottega chiunque si mostri avverso alle tesi principali degli articoli e alla ristretta mentalità della  comunità di commentatori abituali (se si fa per uso personale, lo sanno tutti, non è reato, purché in modica quantità). Ieri vi fu buriana abbastanza.  Infatti stamattina la Lipperini, sempre a proposito di libertà, ci propina la sua perfetta sintesi: " Un’avvertenza: per alcuni giorni i commenti al blog saranno tutti moderati, e potrò renderli visibili in modo non continuativo, purtroppo.  E’ la seconda volta, in sette anni, che avviene nella storia di Lipperatura, e questo vi dà l’idea della situazione. Pazientate ". Moderati vuol dire che passa solo quello che vuole lei. Insomma, vuol dire CENSURA. Che prima faceva solo togliendo i commenti che non le garbavano, ma almeno evidenziandosi come censora, perché prima apparivano poi puff...

Da quando c'è internet, a proposito di libertà, si propaganda che la comunicazione è più facile  e queste palle qui, che internet sostituisce le piazze evvia evvia. Con il cazzo che è così. Quando io andavo in piazza, ancora bimbetto, c'era tanta gente che odiava i capelloni, i comunisti, i fascisti, le femministe, gli zingari, i vagabondi, i froci, ma nessuno si sognava di dire da oggi, per alcuni giorni, sono costretto a non fare entrare in piazza i froci o chi altro! I fascisti facevano le spedizioni punitive e menavano, ma poi erano loro a  dover scappare  dalla piazza per andare a nascondersi (per altro di solito le pigliavano...). I comunisti più idioti mettevano a volte il servizio d'ordine all'ingresso della casa del popolo (sopraditutto quando arrivarono gli extracomunitari,  che effettivamente rompevano un po' il cazzo facendo risse non solo fra di loro e maneggiando coltelli e roba in questa maniera): peccati veniali... Più chiaro di così non posso essere.

L'articolo di stamattina di Lipperatura si intitola Piccole Patrie, e contiene  un articolo del filosofo Remo Bodei, il quale si interroga sulla incapacità di stare insieme degli uomini nell'epoca della  globalizzazione. L'articolo abbastanza banaletto del rispettabile filosofo  finisce così: " Il grande paradosso odierno è, appunto, che quanto più il mondo tende ad allargarsi e ad integrarsi, tanto più sembra che a queste aperture si reagisca con chiusure dettate dalla paura e dall´egoismo, con la rinascita di piccole patrie ". Piccole patrie, si dice, piccole patrie,  nelle quali l'ingresso non è libero a tutti, come una volta in piazza,  ma moderato dalla difensora della razza letteraria pura, Loredana Lipperini (che mi sa che non ha capito tanto l'articolo di Bodei che lei stessa ha pubblicato...).

«Un uomo, che fosse solo nell'universo, non avrebbe nessun diritto, ma avrebbe degli obblighi».  (Simone Weil, 1943)

venerdì 18 febbraio 2011

Epistola ai seguaci della profeta Lipperini Loredana



Che impressione mi fece questa criticona le prime volte che praticavo la sua boutique centrale l’ho già detto qui. D’ora in poi, quando avrò da dire qualcosa alla giornalista adirata speciale LL. lo farò da casa mia, usando una vetrinetta della mia botteguccia di lucidaparole artigianale:  mi risulta più comodo. Infatti, mi sarei rotto i sottoposti di essere censurato.  

Lo so che non starebbe bene pigliarsela con le persone anziane, maccheccazzo, mica possono fare tutto quello che gli pare a loro perché son anziani! Mi spiego (MA NON MI SPIEZZO). Non c’avendo altro da fare, l’altro  pomeriggio mi sono recato alla boutique centrale della profeta della libertà, a ingresso libero. Lo so che si potrebbe anche fare a meno, lo dicono in tanti...   Ma lo dicon male, son ragazzacci  maldestri, son manigoldi, perché le buttano in negozio  i topi morti, le imbrattan le vetrine coi secchi di vernice e poi si lamentano se chiama la polizia. Io invece mi comporto educatamente, proprio senza nessuno sforzo perché lo naqui, modestamente lo naqui. Invece LL si vede che non lo naque, che comportarsi educatamente in società le costa fatica, tanta fatica. Del resto era tanto che non ci passavo, ma dopo la epifania femminista di domenica scorsa ero curioso di vedere la ripresa degli allenamenti di certi campioncini della pratica indignatoria, della quale  LL è in Italia uno degli allenatori più quotati  per quanto riguarda il letterativo, tantevvero che sarà quasi sicuramente chiamata ad allenare la squadra di indignazione acrobatica alle prossime olimpiadi. 

Dato che ce l’avevano anche con  il fatto che la signora Nicole Minetti osi avere una vetrina in un altro non sempre da frequentare  negozio centrale, nella quale esporre le sue tesi sul caso che la riguarda, mi sono permesso di domandare quanto segue:

Lipperini mi scusi, in base a quale concezione giuridica la ” strega ” Nicole Minetti non avrebbe diritto a difendersi e se vuole autoassolversi?
Postato lunedì, 14 febbraio 2011 alle 10:01 pm da Larry Massino

La risposta non pervenne, anzi, non so dopo quanto tempo, la deiezione dubitativa sparì dal novero dei commenti. Pazienza una sega! Si può?! Come si permette la signora  LL?! Come mai  questa funambola del luogo comune, dopo essersi battuta come un lenone, ancora pochi giorni fa,  contro la censura delle amministrazioni venete contro gli scrittori suoi protetti,  censura a sua volta? Come è tollerabile che uno dei più importanti e frequentati negozi   del centro che si autopropagandano come riserva delle libertà collettive, siano in realtà luoghi di barbara pratica censoria, dove si butta fuori chi urbanamente domanda  informazioni sulla merce senza comprare  sulla parola? Com’è possibile che  nessuno dica nulla, neanche i suoi frequentatori abituali, che vengono così gabbati dalla poco limpida tenutaria, o peggio, si metton sul piani degli ignavi? Possibile che i clienti non esigano tuttiquanti che i loro acquisti vengano incartati dalla famosa carta libertà?

Non la faccio tanto lunga, limitandomi a ribadire che non smetterò mai di combattere la pochezza comportamentale delle persone come LL, che d'altra parte fa a gara con la loro pochezza pensativa. Ma i discepoli di questi profeti? Il dubbio è che i più, tra i frequentatori di  questi negozi esclusivi del rete, lottino più per affermare la propria vanità che per  affermare la nostra libertà.

Infine ne faccio anche un fatto politico affettivo. A me piacerebbe essere cittadino di una nazione ben governata da persone sagge e preparate, che in questo preciso paese non possono essere che di sinistra, anche quando sono ideologicamente liberali, finanche della destra liberale.  Però, credo che finché la sinistra non si toglierà di dosso una a una le pulci come la Lipperini, maschili e femminili, senza distinzione di genere - le quali  purtroppo sono tante, direi troppe, non sempre innocue quanto una criticona radiofonica - sarà gioco facile per chiunque far credere che  è rimasta quella comunista sanguinaria, estranea ai principi basilari della democrazia e delle libertà individuali, incline a isolare i non ortodossi, a privarli di identità, a purgarli, recluderli, e,  allapeggioallapeggio, in nome di non meglio identificati ALTI VALORI, eliminarli, con la complicità dei suoi ignavi seguaci.


TESTO E AUTORE DEL TESTO NON CORRETTI

giovedì 11 novembre 2010

Ancora Ombrino. Loredana Lipperini è viva (e allatta insieme a noi!)


Come fu che Ombrino venne attenzionato,  dossierato, infangato e diffamato in poche decine di minuti il giorno 10 novembre 2010 tra le ore 15.00 e le ore 16.00.

Ombrino (

per chi vuole conoscere meglio) è un privilegiato, durante il giorno ci  ha da fare poco, giusto proiettarsi in qua e in là dove meglio gli pare a lui. Interessandosi per assoluta accidia del letterativo, senza avere più tanta voglia  di respirare la polvere dei libri, fa asettiche letture (e scritture) sullo schermo del suo computer, prima di tutto perché non ci vede più tanto e si può ingrandire i caratteri quanto vòle lui senza mettersi gli occhiali. Ombrino frequenta le piazze letterarie principali da qualche mese, che ognuno sa  quali sono: Nazione Indiana, Minima e Moralia, Lipperatura, Primo Amore, La Poesia e lo Spirito, Vibrisse, Satisfiction. Nonostante tutto frequenta anche il bel blog di Paolo Nori (fatti nostri!) Anche altri blog piccini ai quali si è via via affezionato o affeschifato. Oh, quante volte gli viene voglia di dire la sua a Ombrino. Perché alle volte legge delle cose che ci è da non credere. A malincuore il più delle volte riesce a  trattenersi. E dunque, a parte Nazione Indiana, dove commenta quotidianamente  ma senza affanno, avrà lasciato si e no 20 commenti in tutti gli altri blog messi insieme (quelli che lo permettono, naturalmente).

Si dà il caso che nella giornata d ieri Ombrino abbia commentato sia su Satisfiction che su Lipperatura, per via della quistione primaria di Vieni via con me, trasmissione che ha l’ingrato compito di risollevare le sorti morali del paese, ma  con un esercito pagato male e con armi culturali che sparano quasi sempre a salve, a volte addirittura a rinculo, ferendo anche gravemente chi le usa in buona fede.  Su Lipperatura lascetti questo intervento, di getto, forse sgrammaticato ma non sprammaticato:

«Chi ha letto ” Dialettica negativa ” sa che il lavoro di Saviano rende Sandokan più forte che mai, qualunque Sandokan possibile e immaginabile, magari nelle vesti buone del criminale pentito che vuol fare del bene alla società. Del resto è quello che chiede Saviano stesso a Sandokan Schiavone, come il convitato a Don Giovanni: PENTITI! Questo è uno degli effetti ” imprevisti ” di azioni nella prassi sbagliate. Le questioni di giustizia, se no è un casino, vanno lasciate in mano alla magistratura, no agli eroi, menochemeno agli eroi di carta. Ma su questo aspettiamo l’annunciato incontro tra Saviano e Dal Lago in una delle prossime puntate del programma. Ps: è vergognoso anche che si usi Falcone come stampella delle proprie vanità intellettuali, per non dire del vomitevole attacco a Sciascia. Vedrete, finiranno per criminalizzare chiunque abbia da ridire sulle loro prassi, e, semmai, sui loro risultati artistici, modesti, anche se contenuti in grandi numeri di ascolto televisivo (ma anche il mio gatto e il solo Benigni avrebbero fatto quell’ascolto, magari alzando pure il livello artistico)».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:03 pm da Larry Massino

Poco dopo rispondette Lipperini in persona:

«Spavento condiviso, Alessandra.
(a proposito di spaventi: Larry Massino, il giorno che avrà un po’ di tempo - magari sottraendolo a quello che impiega a concepire geniali battute come quella sulle senzatette - mi spiega come si concilia l’aggettivo “modesti” con “grandi numeri di ascolto televisivo”)».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:17 pm da lalipperini

Per educazione ricevuta nei migliori college del regno rispondei alla Lipperini:

«@Lippperini
mi scuso prima di tutto per il mio modesto umorismo, magari mi faccia sapere in privato quali e quante penitenze debbo fare per redimermi, se sono bastevoli le penitenze o se devo intraprendere qualche cammino spirituale più serio, se devo fare qualche pellegrinaggio a piedi scalzi, sottopormi a fustigazione, a qualche salasso o digiuno o quello che vuole Lei. Poi mi congratulo vivissimo sempre con Lei: se non capisce la differenza tra risultati numerici (enormi) e risultati artistici (modesti) questo va tutto a suo vantaggio, della sua copiosa audience e dei suoi numerosi incarichi professionali».Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:40 pm da Larry Massino».

Poi Daniele Marotta che mi accusebbe sostanzialmente di essere colluso con la mafia:

«E’ chiaro Larry Massimo che l’appello di Saviano a Schiavone è di pentirsi alla magistratura e quindi di cambiare fronte, e non a Saviano stesso o all’opinione pubblica. Qui esiste un conflitto secco tra civiltà dell’umanità e parassite forze della morte. Non voglio sempre fare il bacchettone ma, in questo caso o se non si sta con gli umani, anche non volendo, facciamo un favore ai disumani. Gli eroi di carta purtroppo poi si beccano proiettili veri. Facciamo così Larry Massimo, alla prossima persona ammazzata per essersi opposta a una mafia, ci troviamo e andiamo al funerale insieme, e parliamo, che dici?»
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:42 pm da Daniele Marotta

E’ chiaro che fubbi  attenzionato. A questo punto, è normale,  partettano le calunnie da un corvo anonimo:

«Larry Massino è un troll, già bannato da parecchi blog. Non rispondetegli e passate avanti».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:45 pm da Unochesa

Dopo subitaneo ancora Lipperini:

«Grazie, mi stanno dicendo la stessa cosa via mail :) Provvedo».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:47 pm da lalipperini

Di nuovo io (ma il commento vienghi trattenuto qualche decina di minuti nel limbo “ In attesa di approvazione “):

«Solo per dire che non sono un troll né sono stato mai bannato da nessuna parte. Ho opinioni che a molti non piacciono, ma sono solo opinioni. Mi domando con che faccia fate le battaglie per la libertà di informazione, quando censurate, o peggio lo infangate, calunniando (” è un troll ” ” mi stanno dicendo la stessa cosa per mail ” ” provvedo “), chiunque non la pensi come voi. Boh».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:59 pm da Larry Massino

Da questo momento in poi vengo vivaddio ignorato. Ci sono abituato all’ignonimia, non è male. Del resto alla gente piace stare al sole per poi potersi indignare delle scottature.

Come sapete, il mio nome linkato rimanda al mio piccolo blog, che dalle 16.00 di ieri  ha  aumentato il numero delle visite (a fine giornata aveva quasi quintuplicato la media dei contatti, anche a causa di un link che mette un  mio cugino su  un sito umoristico primario:  ringrazio tutti).

Mi dicono che potrei querelare, perché la calunnia e la diffamazione in questo sciaguratissmo ma civile paese, che secondo i parrucconi delle accademie dovrebbe essere la patria del diritto, sono ancora  un reato. Macchissenefrega. Giudecheranno i lettori  se questi comportamenti sono compatibili con le battaglie di libertanza e civilanza  di cui le persone come Lipperini si sono fatte paladini negli ultimi anni, occupando il centro della scena informativa, temo non gratuitamente come il benefattore Benigni (che se vende uno show del genere a Sky, e non capisco perché non lo fa, lo pagano almeno il doppio dei 250.000 che ha dovuto  immollare alla causa gomorristica, magari appena appena seccato, anche se  non lo dà a vedere perché è un signore).

Quello che invece non posso far passare alla maestra bacchettatrice è l’estrapolazione del “ senzatette “ usato appropriatissimamente nel suo contesto originale e usato senza nessun altra intenzione se non quella di giocare con l’assonanza senzatetto-senzatette, categorie delle quali mi premeva accomunare le infelicità, pur se di qualità diversa, in un intervento critico apparso ieri sia su Satisfiction che sul mio blog. L’intenzione dispregiativa verso le donne invece ce la mette Lipperini, in modo a mio avviso scorrettissimo, perché non si può   estrapolare da una discussione per riportare,  a fini denigrativi, nella propria. Vorrei però far notare a tutti che nel suo contesto completo  la parola appare correttamente usata a fini di calembour, mi dice chi pratica la retorica per motivi lavorativi, perizia professionale che, bisogna essere onesti,  non si può certo pretendere da chi si occupa di critica letteraria civile.  

Ma il punto è un altro,  spero non me ne voglia nessuno per un  mio rigurgito di vanità. Il punto è che nessuna Lipperini, il cui livello di umorismo è inferiore a quello del grasso per parafanghi, può dare a me lezioni etiche circa l’uso distorto che si fa dell’umorismo in questo paese, abbassandolo quasi sempre a clava apriaudience e spianasuccessi (del grave problema della fama nel mondo mi sono occupato già, e me ne occuperò di nuovo tutte le volte che lo riterrò necessario).

Me medesimo posso vantare proverbiali   insuccessi in quasi tutto l'arco dello scibile artistico,  ma mai quanto nella pratica teatrale della comicità, nella quale si usano i corpi e i suoni, maanche, fatalmente, articolazioni sonore  significanti con più o meno precise intenzioni denotative, le cosiddette parole. Il mio teatro comico è sempre stato difficile, tanto che mi ha messo nella traiettoria di tanti tanti  comici italiani, anche i più geniali e poetici; tra essi alcuni divi nazionali e internazionali dell'attuale, alcuni  altri sotterrati semisconosciuti al cimitero (un bacio: ci ritroveremo! E spero non interpretiate il saluto come  una minaccia). La mia è stata una  comicità tra le più complicate (in)disponibili su piazza. La parte letteraria, quando non scritta direttamente sul corpo dell’attore, faceva riferimento alla letteratura più complicata, da Cervantes a Flaubert a  Kafka a Joyce a Beckett, facendo ridere il pubblico inconsapevole (che altrimenti si sarebbe culturalmente  rifiutato: che diamine!). La parte fisica, quella teatrale vera e propria, è sempre stata così lontana dalle pratiche mediane da avermi messo in contrasto finanche  con gli attori, i quali temevano e temono di allontanarsi troppo dal pubblico che gli (s)fama. Ricordo che ancora pochi anni fa uno degli ultimi geniali  tragicomici si maravigliava come un bimbo del funzionamento davanti alla prova del palcoscenico di certi meccanismi che  invece a tavolino gli sembravano assolutamente folli: non ci credeva proprio!  A cena mi diceva che aveva imparato a modulare la comicità fino al pianto, che decideva secondo il suo stato d’animo, con lo stesso brano, se far ridere o far piangere il pubblico (questo fanno i veri comici!) Certi impresari, nonostante riempissimo i teatri,  non ci pagarono. Ma dal punto di vista artistico ricevemmo copiosi  riconoscimenti e imbarazzanti complimenti. Da un comico-fantasista enorme, il seguente: «finalmente si ride con roba non banale e si vede qualcosa di creativo!». Il regista  teatrale oggi più in vetrina tra i giovani mi fece sapere che assistendo a un nostro spettacolo aveva capito tutto del teatro, come un’illuminazione, e del resto l’anno successivo cercò di capire ancora meglio mettendosi in discussione, utilizzando i miei stessissimi attori e buttandosi nel mio stesso genere, da lui lontanissimo per preparazione (ma non per sensibilità, credo). Ma il complimento che mi fece più piacere fu quello a una prima, a spettacolo appena finito, ancora durante gli applausi, da parte della figlia di Paolo Panelli, un DIO della comicità, che mi abbracciò cercando di trasmettermi l’emozione che secondo lei avrebbe provato il suo stesso padre assistendo allo spettacolo.

Dichiaro infine non spentaneamente che se vivessimo davvero in un paese civile Maurizio Milani sarebbe considerato  il primo umorista e Antonio Rezza sarebbe considerato  il primo comico. Bustric sarebbe come minimo  ministro con portafoglio alla fantasia. 

Bustric


PS (Polizia di Stato): se ci sono errori gravi di battitura pazientate: non ci ho voglia di redimermi.

ps (polizia di svago): signora Loredana Lipperini, penso che lei mi abbia deliberatamente provocato perché voleva ottenere un ritratto letterario come quello che avevo dedicato alla castellana di Nazione Indiana (la quale pur a malincuore apprezzò!). Invece io, Lipperini,  non l'apprezzo ancora quanto l' eterea entità del sito rivale,  che del resto mi sento di rispettare di più in quanto anche romanzattrice;  ma pure, lo può ben immaginare, la stimo, altrimenti non avrei impiegato tutto questo
tempo appresso a lei.























giovedì 12 agosto 2010