diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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martedì 7 febbraio 2012

Epistola prima sulla libertà di espressione (Marco Rovelli difende il diritto di espressione. Di Romeo Castellucci)


 Il comunista semplice Larry cerca di convincere i coriacei intellettuali di sinistra italiani che se si comportano a questa maniera gli è troppo facile dimostrare che se l'accomadano a proprio favore, come di solito fanno gli egoisti liberisti che credono nel darwinismo sociale  (quelli più a destra, intendiamoci, quelli più a destra...)

Marco Rovelli, il 28 gennaio scorso,  nella rubrica che tiene sull'Unità,  ha scritto un accorato articolo a difesa di Romeo Castellucci (clic per leggere intero articolo). Giusto, l'ho difeso anche io, qui e altrove, il diritto di esprimersi di Castellucci (e di chiunque, purché senza infrangere la legge). Il giornalista cantante anarchico scrittore Rovelli, dice che non è giusto attaccare uno spettacolo  per cristianofobia, anche se ci si ritiene offesi nella propria sensibilità religiosa. Men che meno si deve  invocare la censura. Giusto di nuovo, ci mancherebbe. Anche se i religiosi che potrebbero ritenersi offesi nella propria sensibilità, in Italia e altrove, son tanti, davvero tanti. A volte, penso,  bisognerebbe rassegnarsi al fatto che il torto dei tanti ha diritto di prevalere sulla la ragione dei pochi. Non sempre, ma a volte...

Però lui, Marco Rovelli, la coscienza a posto a posto, in questo senso della difesa della libertà d'espressione, non ce l'ha mica. Lo sanno in molti, in questa non tanto piccola comunità letteraria virtuale, che proprio lui mi ha escluso (censurato) dal circolo dei commentatori dell'iniziativa editoriale di cui è socio redattore, Nazione Indiana, usando a pretesto che mi sarei permesso di usare il termine BECERO (qui la discussione, ai piedi di un articolo del sociologo quasi omonimo del nostro, Marco Revelli). Che è vero, usai, ma solo  per definire il suo modo di liquidare gli interlocutori, e di usare termini sconvenienti per denigrarli ulteriormente, come persone e come intellettuali, definendo le loro argomentazioni AD MINCHIAM, due volte (peraltro riferito al pensiero del vecchio comunista riformista Emanuele Macaluso, che fu anche ottimo direttore del giornale che gli dà la libertà di esprimersi, a Rovelli...) e FUFFA. 

Buffo, molto buffo. O Boffo, ora non ricordo la parola giusta: il mio metodo mnemonico è Fallaci. Riflettendoci, Boffo, penso sia la parola giusta, non a caso, esempio del nostro recente storico di vittima dei seminatori d'odio, e non seminatore di odio a sua volta... Infatti, tornando a me e Marco Rovelli, è successo che avendo io provato a difendere le mie ragioni intellettuali nei suoi confronti da questo piccolo blog, che in proporzione a nazione Indiana - considerato a torto o a ragione il più importante e autorevole d'Italia in fatto di letteratura - è una mosca (no una cacca di mosca, però, come alcuni vogliono far credere ulteriormente offendendo: semplicemente una mosca), mi sono trovato INFANGATO addirittura dalle colonne di un giornale nazionale come l'Unità (al cui confronto, il mio blog, è una lucciola; ma no un blog  che piglia la lucciola per la lanterna; semplicemente una lucciola). 

Tanta, credetemi, fu la sorpresa di trovarmi infangato dalle sacre colonne dell'Unità (articolo ripreso e amplificato da Nazione Indiana, che aggiunse una bella foto di vomitata alle parole di Rovelli qui,  già di per sé violente e insultanti nei miei confronti, nella home page del blog letterario più cliccato d'Italia,  blog  dove fui identificato e processato, senza alcun diritto di difesa...), giornale che fin dalla mia infanzia consideravo il deposito più prezioso delle verità ultime, come mi aveva insegnato mio padre, comunista semplice come me (enfatizzo un po' per dare colore al pezzo). Anche il padre avrebbe sofferto tanto a leggere che il proprio figlio, educato bene, almeno alla causa politica, veniva definito seminatore d'odio,  di fatto unico seminatore d'odio nella folta comunità letteraria virtuale della nazione (che non è così lontana da quella reale, se si analizza un po', essendo che gli scrittori più importanti, negli ultimi anni, escono da attività di palestra su internet; un esempio per tutti è Roberto Saviano, per altro l'inventore del concetto di macchina del fango, scrittore che si è fatto le ossa proprio nella importante palestra Nazione Indiana, della quale risultava redattore fino a pochi mesi fa). 

Son buffi, questi intellettuali di ora. O Boffi... nel senso che, magari  a loro insaputa, si rifanno al famoso metodo che porta il nome del celebre giornalista cattolico. Infangate infangate, qualcosa resterà.  Augghe a tutti gli indiani.

Ps: dato che sémo a parla' de catolichi, vojo pure da di' che più rabia de tuto me fano li ignavi.
Post e autore del post in fase correzionale.

giovedì 17 novembre 2011

L’affaire Andrea Cortellessa

Porzione di moderno parco letterario


Sempre di letteratura, si parla, che al popolo interessa la letteratura. Infatti,  'n gopp allo abbastanza schizofrenico blog letterario Nazione Indiana (senza offesa parlando), va oggi in onda la resa sul sempre poco obiettivamente difeso Premio Dedalus (qui la discussione) di Pordenone legge (no logge). Vale a dire che non era frutto di repressi sabotatori  quanto abbiamo sostenuto  in numerose diatribe, l'ultima con il professor Cortellessa è qui. Leggendo leggendo   viene fuori che avevamo ragione a dire che il voto non essendo segreto è influenzabile: ce lo rivela l’autorevole Andrea Inglese,  coredattore dell'esperienza di Alfabeta 2 con lo stesso criticone,  almeno  così è scritto in  questo articolo qui a firma...  Andrea Cortellessa... 

Inglese, che è un giovane bravo saggista, anche se spesso secondo me ci ha torto (anche a censurare i miei interventi che lo mettono in difficoltà), è anche uno dei principali soci del club Nazione Indiana, dove oggi  ci rivela delle magagne circa il  più vasto critico d’Italia - all’interno del quale, nella parte est, mi pare, notoriamente, c’è il più grande parco letterario d’Europa,  che comprende biblioteche,  case editrici, librerie, dipartimenti universitari, riviste ecc. Tutto,  insomma, fuorché i superflui scrittori... 

Saspens. Cosa rivela il sempre moderatissimo Andrea Inglese, tirandosi forse la zuppa sui piedi? Rivela ciò: " dopo essere stato lettore e sostenitore del Dedalus, oggi ho chiesto però di cancellarmi dalla lista. Tra i motivi che mi hanno spinto a questa scelta, ve n’è uno che ha contato più di tutti. Chi mi ha dissuaso è stato paradossalmente uno degli organizzatori del premio, Andrea Cortellessa. Ho avuto con lui uno scambio su un libro che volevo recensire, e che è stato votato a più riprese nelle classifiche. Io conosco l’autore di questo libro e lo stimo, conosco tutta la sua produzione letteraria, e ho già scritto su di lui. Sono quindi, da questo punto di vista, un lettore Dedalus modello: cerco di votare ciò che meglio conosco e cerco di parlare pubblicamente di ciò che voto. La reazione dell’amico Andrea è stata per me incomprensibile. Mi ha detto che io mi ero sbagliato a votare, perché quello non era un libro che meritava di andare votato. E che, siccome ciò era un fatto oggettivo e indiscutibile, me e quelli come me che l’avevano votato l’hanno fatto in mala fede ". Mi sembra abbastanza chiaro... Forse finalmente capisce, il criticone Cortellessa, perché gli ho scritto l'altro giorno che un voto, una volta saputo dagli organizzatori del voto, non è segreto e non è definibile come democratico.

Cortellessa pare avergli risposto, a Inglese,  che è un ingrato, però mediante ragionamento un po’ ambiguo che corre l'obbligo riportare. " Stringendo: non mi pare sensato di voler uscire per questi motivi dal Lettorato. Se poi vorrete farlo comunque, come in passato hanno fatto altri autori per altri motivi (dall’impazienza generalizzata nei confronti del lavoro dei loro coevi all’impazienza, più che comprensibile, proprio per questo genere di incomprensioni), ovviamente vi ringraziamo per l’aiuto che avete comunque voluto darci in questi due anni. Non senza – aggiungo a corollario della discussione sul “riconoscimento” di cui nel precedente commento in dialogo con Mozzi – personalmente assai rammaricarmi per aver fruito, ancorché in minima parte, degli effetti benefici di questa travagliata creatura senza voler continuare a sostenerla anche ora "... Intervento  contorto, a me pare, suscettibile di smentita... l'ha notato anche l'ottimo architetto semplice (no grande) Gianni Biondillo, autore dello strano  post che mette in discussione l'intero impianto del  premio Dedalus...  che però, da autore noir, aggiunge saspens... difatti  non si dimette platealmente, come immagino avrebbe fatto piacere al suo sodale Andrea Inglese... To be continued

Ps: mi domando da tempo perché certi  criticoni si affannano tanto a stilare classifiche di qualità e  a dare patenti di qualità a scrittori lontani dal centro della scena, zingari (ho visto anche degli zingari felici), che invece magari starebbero bene anche per i fatti propri, ché per un artista è sempre meglio soli che ben accompagnati. Una prima risposta ce l'ho. Lo fanno per mettersi in evidenza, per mettersi loro stessi al di sopra degli scrittori, nel senso che senza il supporto idraulico degli scrittori... non esisterebbero critici... Da qualche parte uno di loro, o un loro affiliato, non ricordo,  mi ha dato il dispiacere di leggere che i critici sarebbero superiori ai romanzieri, per via che ci avrebbero più strumenti tecnici... Che vi devo dire? 

Ps2: giusto per dire che non siamo completamente pazzi da andare su un blog solo per  perdere tempo per aver ragione sui criticoni della letteratura (avendoci da scrivere...), segnalo che Nazione Indiana è comunque una importante comunità di facitori di parole, secondo me la più interessante, e che numerosi interventi sono di livello notevole. Per esempio quello di oggi di Ivan Arillotta (qui). Penso che se non si facessero deviare dalla politica... non si piccassero di fare gli scrittori e intellettuali impegnati... che d'altra parte uno scrittore dev'essere  impegnato solo a scrivere bene... se pensa bene è anche meglio, ma bene bene, altrimenti si mette al livello dei giornalisti... giacché uno scrittore che scrive così così è spesso sopportabile, ma uno che pensa così così non è mai sopportabile.

sabato 12 novembre 2011

Nuova censura da parte di Nazione Indiana (o fazione?)

 Anarchico indignato roso dal dubbio: non sa se andare a destra o a sinistra

Il tenenterubrica su Unità, nonché collaboratore del Manifesto e del litblog di sinistra movimentista Nazione Indiana (son movimentisti ma lavorano quasi tutti nelle università o nelle più importanti case editrici;  in più scrivono quasi tutti su  Unità, Manifesto, Fatto Quotidiano, Corriere della Sera e testate minori, a volte anche per la rivista del da me stimato Massimo D'Alema, ché quando lo dico da questi mi piglio delle inverosimili infamate... uno dei capi del rinascente socialismo europeo...), e per altro componente fondatore degli scrittori impegnati di generazione Tq - no D'Alema, ma quello di cui si parla in questo pezzo - oltreché essere stato leader del gruppo musicale degli anarchici che fanno le canzoni di lotta,    oggi cantante anarchico in proprio, per esempio a sostegno delle manifestazioni anti Tav, dove recalcitra al comando del progresso infinito (gli è reazionario? la canzone linkata gli è  reazionaria!), autore di canzoni se dicenti anarchiche che a me, che son progressista semplice,  'un mi garbano 'n nessuna maniera (nel settore cantanti anarco comunisti mi accontento dei vecchi Enzo del Re e Leo Ferré, curiosa assonanza), e più ne ha più ne immetta scrittore patentato anche da Feltrinelli, voglio dire, il celebrissimo  Marco Rovelli, secondo me l'ha fatta grossa grossa. Infatti comincia un articolo sul non sicurissimo avvento di Mario Monti alla guida della (a)nazione italiana - articolo dal chiarissimo titolo  il totalitarismo dell'era presente - paro paro al comunicato stampa che sullo stesso forse avvento ha fatto ieri il capo di Forza Nuova Roberto Fiore. Del resto l'articolo è tutto nell'inizio, il continuo sono porcherie senza fonte,  o generalizzazioni contro il sistema delle banche, che circolano nei siti ambigui se non apertamente complottisti come  Don Chisciotte, nel quale, detto en pus sant, Paolo Barnard si sta negli ultimi giorni esibendo dimostrandosi peggio, assai peggio del suo  nemico intimo Marco Travaglio (che è tutto dire...): non me l'aspettavo, ovvero, non volevo aspettarmelo, perché so bene che il controllo degli anti sistema, in Italia almeno, ce l'ha la peggiore destra, ne siano o meno coscienti gli autori di certi articoli; se andate a vedere bene,  alla fine alla fine i contenuti a volte apparentemente nobili degli anti sistema coincidono con gli interessi delle peggiori destre, che sono quelle autoritarie, identitarie, clerical-tradizionaliste   e  nazionaliste.


L'articolo di Rovelli comincia così: “ Siamo arrivati al capolinea. Adesso inizia un’altra corsa. A guidare l’aereo più pazzo del mondo c’è Mario Monti. Già international advisor di Goldman Sachs (il cui ruolo nello scatenamento della crisi globale è noto), e membro di Trilateral e Bilderberg, insomma il gotha del capitalismo mondiale “.

Il comunicato stampa di Roberto Fiore  è il seguente:  “ Il Parlamento Italiano sta in queste ore consegnando il Governo a Monti, uomo di Goldman Sachs e della Trilateral, rappresentante degli stessi poteri forti della finanza che hanno creato il dissesto economico mondiale e che speculano da anni a danno del popolo italiano

Ieri sera glielo ho fatto notare, all'anarco comunista Marco Rovelli, che le sue idee coincidono con quelle di un brutto ceffo come Roberto Fiore, mandandoglielo a dire attraverso il mio umile maggiordomo, dato che mi dimisi da commentatore del blog Nazione Indiana nei mesi scorsi, in solidarietà con Sergio Soda Star e la sua scuderia, censurati e cacciati per via che sfottevano, per altro con una classe senza pari, artisticamente parlando,  tra gli altri il permaloso  Marco Rovelli... in quei giorni seriamente impegnato nelle proteste contro i cantieri Tav, che però il giornale fondato da Gramsci  su cui tiene rubrica ritiene infondate, perché i capi del PD la Tav la vogliono. Insomma, gli è sempre un casino con questa cazzo di sinistra italiana... Va bene, che il suo articolo coincideva con quello di quell'altro glielo ho fatto notare in questa maniera, credo educata:

Il Maggiordomo di L.M.
Pubblicato 11 novembre 2011 alle 21:03 | Permalink
Il tuo commento è attesa di moderazione.
Dice di riferire che sembrate pensarla come Forza Nuova:
“Il Parlamento Italiano sta in queste ore consegnando il Governo a Monti, uomo di Goldman Sachs e della Trilateral, rappresentante degli stessi poteri forti della finanza che hanno creato il dissesto economico mondiale e che speculano da anni a danno del popolo italiano” fa sapere in una nota Roberto Fiore leader di Forza Nuova ”.
Giusto per dire…

Rispondette così:

marco rovelli
Pubblicato 11 novembre 2011 alle 21:51 | Permalink
Giusto per dire, capita che si creino curiosi corto circuiti. Che non hanno alcun significato. Se a voi basta, piuttosto che scendere nei contenuti – contentatevene pure. A vostro maggior rallegramento vi faremo pure il braccio teso.

Allora io entrebbi nei contenuti:

Il Maggiordomo di L.M.
Pubblicato 11 novembre 2011 alle 22:56 | Permalink
Il tuo commento è attesa di moderazione.
Dice di riferire che essendo egli un immobilista progressivo non può che essere contro il movimento, sopra di tutto quando non sa fare analisi che lo distinguano dai peggio fascisti che c’è in circolazione.
Però una proposta al movimento, la vuole fare: dite che non volete pagare i debiti fatti dai vostri padri a vostra insaputa. Giusto, incazzatevi, fate pagare loro. Ma nello stesso tempo dovreste chiedere allo Stato di alleggerire il debito tassando fortemente le vostre stesse eredità. Voglio dire, rinunciate a parte consistente dei patrimoni accumulati dai vostri genitori quando lo Stato accumulava il debito pubblico distribuendo risorse a favore del benessere generale, nonché della sopravvivenza dei governanti e dei partiti. Ipotecando un 25% del patrimonio delle famiglie, cari indignati del movimento, l’Italia diventa il paese più virtuoso del mondo.
Ps: Monti non è nient’altro che un esattore, lavora per conto dei creditori dell’Italia. Ma è disponibile a trattare con i politici più ragionevoli i modi per restituire ciò che è stato ricevuto in prestito. Solo che se non ci va bene questo, viene direttamente gli squali del fondo monetario internazionale… Dopo vienghino gli eserciti… temo.
Ps2: secondo lui, più a sinistra del PD, adesso, non ci è nulla. Per via che è l’unica vera struttura partito presente: il resto è leaderismo, più o meno pe(pe)ronista…
Ps3: per questa via rischiate di arrivare a dire che c’è il complotto demo pluto giudaico massonico…
Ps4: Rovelli, ma lei non scrive pure su Unità?


Allora lui, anarchico a quella maniera, ché gli anarchici alla libertà ci tengono, non solo alla propria,  altro non potette fare che scalciare, che lo sa fare bene:

marco rovelli
Pubblicato 11 novembre 2011 alle 23:47 | Permalink
Larry Massino, le dissi tempo fa che non l’avrei più gradita nei miei post futuri dato il suo atteggiamento insultante.
Lei peraltro aveva promesso di non farsi più vedere da queste parti.
Poiché lei non mantiene le promesse, le mantengo io.

Circa il tasso di atteggiamento insultante delle mie missive, lascio al giudizio dei pazienti  lettori e del signor  tempo, mi hanno tetto paziente anch'egli... Non senza dire, fuori dai denti, che gli intellettuali improvvissati sanno poco di tutto, ma di economia proprio zero.

Tralascio pure il fatto che qualunque persona ragionevole del mondo dovrebbe in queste ore festeggiare per la fine del fetentissimo, che mi sa che se si va avanti di questo passo si dichiarerà anarchico anche lui, anzi, il miglior anarchico degli ultimi centocinquant'anni. 

martedì 13 settembre 2011

Massimo Rizzante esterna contro il presente assoluto (una delle conseguenze del realismo estetico)

momenti di dialettica letteraria nel  blog Nazione Indiana

In attesa che s'infiammi  la prossima polemica tra realisti e immaginisti, tra organici e inorganici, tra affidabili e inaffidabili, nell'internet cultura italiana succede poco, salvo l'affacciarsi di un nuovo sito che si chiama le Parole e le Cose, nel quale si esprimono menti di tutto rispetto, a partire da Walter Siti. La cosa più eclatante mi pare la seguente:   nel primario blog letterativo, Nazione Indiana,  infuria una ben significativa  polemica contro un commentatore “ paria “ come Ennio Abate, il quale,  un po' polemicamente, lo ammetto, invitava l'impegnato  blog, un mesetto fa, ad occuparsi di Libia, e il blog, in tutta risposta, disse a lui di scrivere un articolo sulla Libia, ma poi, quando lui l'ha scritto, gli hanno detto che non gli piace che è scritto male  e qui e là. Allora lui l'ha pubblicato da altre parti, il suo un po' troppo esteso articolo,  per esempio nel suo blog Moltinpoesia, nel quale sostiene a ragione che l'intervento della Nato a favore dei ribelli è una schifezza politica e giuridica; ma insiste con gli amministratori del blog NI dicendo scrivetelo voi, in base a quanto scriveste nello scorso marzo    è vostro dovere farlo che ci tenete tanto alla responsabilità evvia evvia. Loro lo infamano, povero Abate, esce tutto il servizio d'ordine per pestarlo (tutto in verità no, manca Alcor...), per dire che la Nazione, che io chiamavo scherzosamente fazione e dalla quale mi sono pur a dispiacere dimesso come commentatore, si comporta bene e che non censura e che ha diritto di parlare di cosa vuole  e di pubblicare uno scritto o meno a seconda dell'insindacabile giudizio dei suoi redattori (ci mancherebbe!). Vedremo come va a finire. Abate insinua che gli indiani non possano parlare di Libia chissà in base a quale superiore ordine al quale non possono fare a meno di ubbidire. Secondo me fa male a insinuare, a meno che non mostri le prove di quello che dice, anche se in definitiva  e in astratto una simile insinuazione potrei avergliela suggerita io stesso, l'avessi avuto a portata di conversazione...

Invece, uno dei pochi  indiani ai quali secondo me è sempre dovuta la massima attenzione, Massimo Rizzante, oggi esterna, come fa con misura certosina, anche se non con il migliore   dei suoi articoli; questa volta sulla biennale di Venezia e sull'arte contemporanea,  e soprattutto sull'appiattimento del tempo. Tra gli scrittori impegnati si parla finalmente di estetica (in verità lo fanno in pochissimi, Rizzante è uno di questi), però solo a  sorta di pecorelle messe tra un programma importante e l'altro... aspettando l'avvento dell'etica in prima serata, che  ci scasserà il cazzo per tutto l'inverno e anche primavera finché non faranno spazio a certi critici e scrittori, sedicentisi impegnati o promettentisi impegnandi, nei migliori scranni del sistema editoriale (dato che ci sono più culi che poltrone, tutto sta a vedere se Veltroni cederà qualche torre...), e, peggio ancora,  finché non finiranno le nuove trasmissioni tv di.

Si parla finalmente del presente assoluto nel quale sembra esser caduta la nostra disgraziata epoca, così culturalmente corretta. In verità sa bene, Rizzante, che la negazione e manipolazione del tempo passato è una tecnica politica ampiamente usata dal potere  di tutte le epoche a fini di dominio delle masse; come  sa bene che quello che lui descrive è l'effetto della manipolazione dell'arte per mezzo della cultura (in particolare del  realismo estetico!),  che non è affatto neutrale, sopra di tutto quando è finanziata dallo Stato, che ci ha i suoi luridi interessi a fare in modo che nella società, anche quella artistica, le cose vadano a suo favore, in un certo modo e non in un altro.

Nel mondo reale, direi meglio  nei mondi reali, i processi storici avvengono lentamente e non in maniera lineare, ce lo hanno insegnato filosofi come Nietzsche e Foucault, storici come Braudel, biologi filosofi  come Jaques Monod (sticazzi!). Quindi Rizzante fa male a irrigidirsi sulla riapertura al tempo passato e al tempo futuro, che ci riporta al modernismo politico, alla teleologia cristomarxiana e al destino ultimo dell'uomo, all'evoluzionismo. Così  non se ne esce.  All'appiattimento  sul tempo presente favorevole alle soggettività  dominanti (i proprietari delle narrazioni, vecchie e nuove...)  si deve esteticamente ribadire  con il mettere in campo il tempo molteplice,  tempo disponibile all'infinito e al plurale. Certe cose non potrebbero succedere se solo  si adoperasse  un concetto più difficilmente manipolabile come quello di tempi, tempi al plurale, che pigliassero  forme sempre diverse a seconda della varie soggettività che in essi si rappresentano. A partire dai tempi interiori di ogni singola opera d'arte.

Nel mondo dell'arte, anche la cosiddetta contemporanea che ho conosciuto benino, la schiuma è tanta; a volte pare bella, ma schiuma rimane... se ci si entra a contatto ci si accorge che spesso,  appena sotto la cresta, contiene rifiuti e tanta roba marrone.  Quindi non capisco  perché uno studioso preparato e smagato come Rizzante si meraviglia tanto se Vittorio Sgarbi, dico, Vittorio Sgarbi, fa una biennale di merda.  Del resto,  a Rizzante gli piacevano di più le Biennali dei critici più titolati e più accomodati nel circo accademico? Non lo so. Temo però che la sostanziale collusione nella visione del mondo tra élites di benpensanti di destra e élites di benpensanti di sinistra sia roba che va avanti da più d'una generazione, anche artistica. Le élites, detto tra noi, hanno avuto e  hanno tutto l'interesse ad affermare esteticamente un presente assoluto nel quale loro sono al centro, nel quale si sono furbescamente affermati sia come gestori del sistema da demolire che come suoi riformatori...

Il presente assoluto, vorrei dire non solo a Rizzante, si va espandendo in questo cazzo di paese almeno da trenta anni, attraverso  certe mal interpretate teorie postmoderniste, che hanno fatto considerare impresa, politica, editoria, cultura e arte un tutt'uno, escludendo, fatalmente, ogni voce critica dal gioco, escludendo la possibilità stessa di fare critica, ma soprattutto escludendo dal gioco della produzione di soggettività intere categorie sociali difficilmente collocabili fuori da una concezione moderna della storia ( concezione giustamente e grazie, addio,  fuori gioco), mi riferisco prima di tutto agli operai, e, per estensione, a tutti coloro che aspirano ad avere un lavoro salariato, ai danni dei quali, soggetti deboli...  si è fatto un gioco molto raffinato, un'acrobazia che sembrava impensabile, escludendoli addirittura dal tempo, per meglio dire escludendo dal sistema editoriale che sempre alle élites appartiene le narrazioni dei tempi periferici nei quali si svolgono le loro vite. Ri sticazzi...

Insomma, Rizzante tanto di più non poteva fare, visto il contesto, ma la sua critica feroce di ogni forma di realismo estetico, che sarebbe impossibile senza un appiattimento delle narrazioni sul tempo presente (che sarebbe meglio dire centrale), è assai apprezzabile anche questa volta. Chissà in quanti gli risponderanno e vorranno dibattere con lui comprendendo il suo discorso... di solito sono pochi.

L'articolo è da leggere clic non fosse altro che per la citazione di Josif Brodskji: l’estetica viene prima di tutto, dell’economia, dell’etica, della politica (che fatta da un redattore di NI ci ha la sua valenza...)

giovedì 12 agosto 2010