diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

Visualizzazione post con etichetta accademia inaffidabili news. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta accademia inaffidabili news. Mostra tutti i post

giovedì 16 febbraio 2012

Persuasori Palesi: il debito pubblico, il default, la Grecia...

 Scienziati al lavoro in segrete basi scientifico-militari

Non sono specialista in nulla, figuriamoci in economia. Ma nella pregiata Accademia di cui faccio parte, anche se raramente con diritto di parola (per questo mi sfogo qui...), c'è gente che se n'intende parecchio. Per dire, che la soluzione del debito europeo è quella di attribuire alla BCE il debito pubblico concordato e ritenuto congruo nel rapporto con il PIL, in Accademia si dice da anni. In ogni caso da parecchio prima che lo suggerissero al governo tedesco i pregiatissimi saggi nominati dalla Merkel (la quale,  ribadisco, non è bella quanto Rosy Bindi, ma più bella di Marina Berlusconi è anche lei). In numeri, si dovrebbe fare così: secondo il trattato di Maastricht, i paesi dell'eurozona debbono contenere il rapporto debito PIL entro il 60%, anche se ora è già più alto anche per la virtuosa Germania. Ebbene, quel 60% di debito che è considerato una soglia tollerabile, dovrebbe essere garantito dalla Banca Centrale, con un tasso di interesse uguale per tutti, tra 1% e 2%, diciamo 1,5%. Il resto, gli Stati malandrini, se lo giocherebbero sul cosiddetto mercato. Per l'Italia, che paga interessi sul debito del 4% circa - sull'intera massa del debito di circa 1900 miliardi di euro - si tratterebbe di un risparmio di almeno 30 miliardi annui, che non sono pochi pochi (sufficienti per introdurre un salario di cittadinanza e un welfare al femminile, che consenta alle donne di avere figli senza il cappio alla gola dei d(on)atori di lavoro (clic, anche  Rosalia Porcaro è brava brava... peccato si veda poco). Se a questa misura, si aggiungesse una misura normale per i governi di centrodestra (ché, si sa,  l’Europa grazie addio la governeranno loro all'infinito... magari travestiti da centrosinistri, come Blair,  Prodi o  D’Alema), quella della riduzione della spesa pubblica tipo di un miserabile 5%, si libererebbero risorse per altri 40 miliardi di euro. Tra parentesi, il danno maggiore che hanno fatto i governi di centrodestra negli ultimi dieci anni, mi si dice di dire,  è quello di aver aumentato di brutto la spesa pubblica, a favore di politiche clientelari al limite della legge, invece di diminuirla, compito che in questa nazione a rovescio spetta ai governi di centrosinistra... che fossi in loro, a questo punto, mi rifiuterei di vincere le elezioni... come del resto pare abbia capito bene l'ottimo Bersani, perché le conquiste, un popolo sconclusionato come il nostro, può farle solo con la sinistra forte! All'opposizione... il problema, l'ha capito Bersani, è solo quello di fare opposizione a gente seria a sua volta, e  a sua volta sconclusionata: sconclusionata, ma seria. Perché se la sinistra, pur questa sinistra putativa, va al governo, tutti si mettono a pugolare voglio questo voglio questo. Ma dall'opposizione, cosa puoi fare per i tuoi elettori? Se fai qualche conquista, è grasso che cola... No per avercela sempre con Giuliano Ferrara, che comunque, stanotte dalla Berlinguer, ha pronunciato parole ferocemente giuste, facendo risultare Marco Travaglio per quello che è, un giustizialista interessato solo alla propria verità giornalistica (ribadisco, quasi un ossimoro) e alla propria carriera speriamo limitata il prima possibile da un aumento del tasso di saggezza dei lettori che pensano di essere di sinistra, o, in subordine,  riportata nei binari più propri di bravo editorialista di destra.

Come fare ad abbassare tutto in una volta il debito pubblico, secondo l'opinione degli esimii accademici miei colleghi,  l'avevo spiegato alla bellèmeglio qui (clic), non sto a ripetermi: si tratta di una superpatrimoniale, tra l'altro richiesta fino a pochi mesi fa dalla stessa grande  borghesia italiana, quella che edita i grandi giornali, rimasta per ora stranamente inascoltata dagli stessi rappresentanti della borghesia, che se ne fregano della disponibilità dei ricchi di sacrificarsi, e chiedono, alla grande, solo  sacrifici ai poveri... Boh, 'un c'è modo capi' nulla, pe' forza scrivo così arzigogolato.

Ma volevo dire la mia sulla Grecia, sul perché la cinica Europa (parola greca...) non è intervenuta subito, risparmiandosi tante grane e risparmiando tanti pubblici danari;   e tarda a tutt'ora a intervenire, vieppiù  aggravando i costi di un inevitabile salvataggio. La mia opinione è che la narrazione di una Grecia con le pezze al culo (ma non è completamente vero, se sono veri i numeri diffusi  circa la ricchezza del paese, che risulta avere un reddito procapite a tutt'oggi più alto di quello italiano (avevo fatto confusione tra dollari ed euro: in realtà il PIL pro capite dei greci è ora leggermente inferiore a quello degli italiani)) è un formidabile spot pubblicitario che serve a ricattare i poveri e la piccola borghesia dei paesi trainanti (Germania, Francia e Italia). Mi scuso per la digressione,  ma non posso fare a meno di scrivere che, visto come stanno le cose, la ghigna delle signore Merkel e Lagarde, i greci hanno piuttosto le pazze al culo...

Lo scopo del ritardo nell'intervento è persuadere, in modo  del tutto palese, i cittadini dei paesi considerati ricchi ad accettare qualunque misura restrittiva sarà decisa da chi fa gli interessi della grande borghesia, quella che allafineallafine guadagna anche dalla crisi, se non altro acquistando debito pubblico a interessi alti, come è il caso dell'Italia (ma pare ci sia modo fare assai di peggio, a breve, investendo nei mercati finanziari, semplicemente sfruttando il terrore con cui fuggono gli investitori meno accorti, o meno potenti,  terrori a volte indotti dalla somma di commenti impauristici indelicatamente  spalmati da autorevoli  opinionisti sul deretano di chi si fida ciecamente di loro, pur sapendo che a esser ciechi, secondo i precetti che ci davano i preti da bambini, si fa peccato  e si diventa segaioli... o legaioli, ora non mi ricordo...). Adesso, lo sapete tutti,  c'è anche un caso di pura patafisica finanziaria,  quello delle banche che prendono danari in  prestito dalla Banca Centrale Europea diretta da Mario Draghi, a un tasso dell'1%;  con gli stessissimi danari comprano titoli di Stato di paesi che pagano anche 20 volte tanto (Grecia e Portogallo), oppure almeno 4 volte tanto, l'Italia: questo è il motivo principale, del resto, per cui gli Stati, finché saranno in grado di pagare interessi alti sul proprio debito, non falliranno affatto, essendo utilissimi a ridistribuire la ricchezza, ma non in senso sociale, come sarebbe ovvio e auspicabile; anzi, al contrario, andando ad aumentare la quota  di ricchezza nelle mani delle fasce medio-alte della popolazione. Insomma, è tutta una campagna (im)mediatica: neanche questa volta fallisce nessuno: finirà che la fascia medio bassa della popolazione si impoverirà ulteriormente, a vantaggio della fascia medio-alta. Se non ci credete sudiatevi i numeri, lo dicono chiaramente: negli ultimi 20 anni la quota di profitto spettante al capitale, ovvero ai padroni che ora si chiamano investitori,  è aumentata vertiginosamente, a danno della quota spettante ai salari, che ora si chiamano lavoratori non rompessero troppo il cazzo coi diritti che porto tutto in Cina...

Capito, amici? La crisi gli è un gioco di ombrelli e culi (Altan sempre sia lodato).  Per un po' gli ombrelli, prodotti sempre più a punta da preparatissimi e meritevoli  ombrellai,  gireranno all'impazzata nell'aere, e i culi cercheranno il più possibile di ripararsi. Poi, piano piano che gli ombrellai piglieranno ancora meglio la mira, dotati come sono di sempre più aggiornate tecnologie militari, sulle quali non a caso investono e obbligano a investire anche in tempi di crisi, un maggior numero di ombrelli finirà in un maggior numero di culi. Quindi la crisi finirà quando gli ombrellai collocheranno a modino  tutti i nuovi  ombrelli prodotti. E lo sappiamo bene, dove li collocheranno...

Ps: da questa strampalata analisi si capisce meglio anche perché i banchieri e gli editori (di realtà) si dotano di scrittori capaci di inventare sempre più raffinate narrazioni impauristiche. Per intendersi bene, si capisce meglio perché un banchiere come Corrado Passera sia in consuetudine con lo scrittore di paura internazionale Roberto Saviano, tanto da usarlo come portavoce, per esempio  durante la recente intervista che il casertano, rivestito  a festa,  ha recentemente concesso a Daria Bignardi (ma nessuno ne parla, di questo strano rapporto tra Saviano e Passera, a parte quel raffinato monnezzaro che è Roberto D'Agostino; sempre per dire, in rete non si trova neanche il video dell'intervista di cui sopra...). E si  capisce meglio  anche perché il rassicurante Giuliano Ferrara è più a sinistra, nonostante tutto, dell'impaurista semplice Marco Travaglio. Chi non lo capisce è de coccio!

martedì 20 dicembre 2011

Quando si dice lo sport più bello del mondo

Ripubblico un vecchio post. Ci sta.

venerdì 24 giugno 2011


Calcio, fiction e scommesse

sceneggiatori che festeggiano

Come alcuni sanno, faccio parte di un’Accademia di pensatori buontemponi cospiratori, l’Accademia degli Inaffidabili, che per rispetto della prassi comune si riunisce assolitamente in segreto, in Firenze, via Ricasoli 4 giallo. Che si fa? Nulla, si cazzeggia da professionisti. Ieri sera la discussione è finita sul calcioscommesse. L’esperto di marciume sportivo si è espresso meglio che poteva. Ha detto che si ricordava di  una prima pagina del Financial Times:  la  fotonotizia era su Cannavaro e l’Italia fuori, fatto che a lui pareva inusuale, anche perché il giorno prima non c’era neanche un rigo sulla Francia fuori. Del resto, garantisce lui,  praticamente mai il giornalone in prima pagina devia dai temi politico-finanziari.  Ma  a quel punto, riimmergendosi in una faccenda dolorosa evidentemente rimossa,  ha cominciato a bestemmiare in sanscrito, come fa quando è veramente arrabbiato. Dopo un po’ s’è ricalmato. Ha detto che aveva avuto ragione il Financial  a sospettare il plagio. Ha detto, infatti,  che lui lo scorso anno aveva scritto una sceneggiatura di fantasia su un campionato di calcio, lavorandoci mesi, ambientata in un paese corrotto come mettiamo la Bulgaria, rifacendosi ai film di pugilato americani, quelli dove sempre si raccontava del campione che sottostava ai ricatti dei boss mafiosi, e che alla fine, pur controvoglia, finiva la sua carriera perdendo un incontro che avrebbe potuto vincere facilmente. Ha detto che la partita dell’Italia con la Slovacchia troppo somigliò alla sua descrizione della partita decisiva immaginata nel corrotto campionato bulgaro. Ha detto  che dopo quella cazzo di partita, nessuno  gli ha comprato la storia di immaginazione per trarne un fiction. Quando si dice gli scherzi che fa la realtà...

S’è messo a ridere, ha detto che il gol della sicurezza azzurra, quello sloveno del 3 a 1, non è in nessun modo credibile, non era possibile neanche immaginarlo in una sceneggiatura di fiction, è un goal che non si vede neanche ai campetti. Ha detto che un risentimento sciatico non impedisce al portiere più forte del mondo di parlare coi giornalisti per 10 giorni, né di assistere i propri compagni dalla panchina nella partita Italia - Nuova Zelanda. Ha detto che se giocatori e allenatore continuavano ad accusarsi l’un l’altro, di aver avuto PAURA, se ne facevano accorgere... che potrebbero aver interpretato abusivamente una sceneggiatura di fiction della quale non detenevano i diritti. ECCHECAZZO! Ci domandava, a noialtri soci anziani,  se non sia il caso di intentare alla Federcalcio una causa per abuso di copyright.


mogli di ladri di sceneggiature che festeggiano


Alla fine il socio esperto di marciume sportivo, che è uno nella stessa condizione economica del conte Mascetti,   s’è messo invece a piangere per il mancato guadagno. Esausto ha cominciato a inneggiare in aramaico, come fa quando intravede una via d'uscita. Ha cominciato  a immaginare una sceneggiatura di fiction delirante dove uno scrittore rapinato di un lavoro già pronto si vendica  scrivendo una controsceneggiatura sui ladri di sceneggiature....  Ma era l’ora di andare a dormire, l’abbiamo lasciato a cospirare ed esultare  da solo, con la cresta appoggiata sul tavolo.


Link articolo del Corriere 

Da Repubblica:  Tra le squadre più citate dall'associazione asiatica c'è l'Albinoleffe, protagonista nel dicembre del 2010 della maxipuntata. Per la partita contro il Piacenza si muovono sei milioni e mezzo di euro solo in Inghilterra. La gara terminerà 3 a 3.

Di curiosa abbondanza di 3 a 3 sparlai qui, giorni orsono.

giovedì 1 dicembre 2011

L'alfabetismo in arrivo è peggio dell'analfabetismo di ritorno

 Altro che cervelli in fuga... bisogna ma combattere la piaga dei cervelli che restano!

Questi che la realtà e qui e là, quando essa non coincide con le loro stizzite teorie, dànno di barta  (si dice a Firenze per dire che dànno in escandescenza). Come Tullio De Mauro, che è un'autorità riconosciuta del mondo della scuola e degli studi sul linguaggio - mi sembra sia  stato anche ministro dell'istruzione, nonché traduttore del corso di linguistica generale di de Saussure.

Se sette italiani su dieci non capiscono la lingua, titola un'allarmata articolessa di Paolo di Stefano sul Corriere della sera (qui) sul peana lanciato dal linguista Tullio De Mauro
circa l'analfabetismo di ritorno (sempre meno preoccupante dell'alfabetismo in arrivo...). Poi il pregiato critico letterario spiega che non sanno leggere, gli italiani, generalizzando al massimo, ma in buona  sostanza intendendo indirettamente rammaricarsi del fatto che questi italiani qui non possono essere clienti degli editori che gli dànno lo stipendio (Di Stefano, si scherza! Io per altro come critico letterario la condivido quasi sempre, specie quando produce sintesi strepitose di questo tenore: " Mentre la Merini puntava tutto sull' ispirazione dall' alto, Saviano sembra scommettere sull' ispirazione dal basso, condannando gli altri veri scrittori alla sua stessa condanna: realtà e impegno. Come se bastasse un travaso acritico dal piano civile a quello estetico per fare vera letteratura. E come se l' etica non si trovasse altrove che nella realtà ". Ma in questo articolo sull'analfabetismo di ritorno, dottor Di Stefano,  mi sembra un po' svogliato, come avesse dovuto farlo per forza). Immagino.  Invece, io penso che se  sette italiani su dieci non capiscono la lingua vuol dire che è sbagliata la lingua, non che sono sbagliati gli italiani... Ovvero è sbagliata la  concezione normativa della lingua che hanno le massime autorità del mondo dell'istruzione. De Saussure, infatti, nel suo testo con il quale si fa convenzionalmente iniziare la linguistica come scienza moderna, dice espressamente che materia della disciplina è lo studio della lingua parlata (usata da persone vive), non l'imposizione di regole formali rigide attraverso la scuola, del resto a parlanti sempre prima formati dalla partecipazione alla vita sociale da soggetti riconosciuti (la soggettività sociale assegnata addirittura ai bambini è un'invenzione recente a fini di maggiori consumi; anche per maggiormente responsabilizzare gli adulti lavoratori, che se non fossero socialmente obbligati a venerare i bambini  farebbero forse più marachelle di quante ne fanno: come succedeva una volta...). A me sembra per esempio che i bambini, prima di andare a scuola a imparare con l'abbecedario, parlino benissimo, facendosi capire e ben dosando  elementi normativi appresi per emulazione (si dice così e si dice cosà, gli urlano in continuazione gli adulti, poco ascoltati...) coi naturali  elementi espressivi e descrittivi (creativi). Poi si sciupano...   Gli è strano... Sarebbe come se un bambino per strada sa giocare a pallone, poi più grandicello va al campo a giocare con la squadra e non sa più...

Io non ho mai incontrato una persona incapace di esprimersi. Come in teoria non c'è nessuno incapace di cantare, specie nell'Italia pizza e mandolino: e sarebbe bello, nella culla del canto e dell'arte,  vivere in città dove si comunica cantando... Come non ho mai incontrato nessuno incapace di esprimersi attraverso il proprio  corpo.  Ma ho incontrato tante umili persone che per avverse circostanze materiali non avevano potuto studiare. Ho incontrato anche giovani lavoratori sostanzialmente espulsi dal gioco dell'istruzione scolastica perché convinti, da insegnanti al limite della pratica criminale della propria professione, di essere incapaci di studiare (guarda caso tutte persone di fascia sociale medio bassa). Spiegavo loro che li avevano fregati. Erano miei amici  e mi facevano il favore - in un'epoca nella quale ancora non si erano espressi a pieno i trans, mischiando tutto  e attenuando di molto l'omofobia - di non considerarmi finocchio, a quei tempi  massima infamia, a causa del fatto  che avevo sempre libri in mano, più che altro di letteratura, anche quando si giocava a carte e sul tavolo ingombravano. Mi riconoscevano addirittura autorità pensativa, come i popolani con Eduardo nel film  L'oro di Napoli, dove spiega le differenze tra pernacchio e pernacchia (clic), e mi scuso per il paragone... Ci rimanevano male, i miei amici,  quando capivano il ragionamento. Spiegavo loro che  non era vero, che nessuno è incapace di studiare, né di apprendere, che è anche meno faticoso studiare belli rivestiti in una bella biblioteca che faticare indossando stracci in un brutto cantiere... che era solo una questione di pratica e di allenamento, come fare sport, che non c'è nessuno zuccone di natura, che ognuno può godere dei benefici dell'apprendimento, o della semplice lettura a scopo di svago. Del resto erano (e sono) tutte persone capacissime nella vita di svolgere attività più o meno impegnative, da costruire case, a fabbricare capi d'abbigliamento, a riparare macchine ecc. In genere capaci di apprendere attraverso la scrittura per quanto riguardava i loro interessi, dal motore dell'auto ai campioni dello sport. Qualcuno cominciò a leggere facendosi consigliare da me. Io li indirizzavo secco su Dostoevskij: non s'è mai lamentato nessuno. Ogni tanto, ridendo,  arrivavano da me con uno nuovo da indottrinare: Larry, questo non ci crede, spiegagli che ci hanno preso per il culo!

Ho incontrato fior di appena alfabeti che sapevano cantare tutto il repertorio lirico italiano, altri che sapevano vagonate di poesia a memoria, a partire da Dante.  Tutte persone  che gli articoli di giornale non li capivano (secondo me si erano intestarditi a star lontano da gazzettieri, educati com'erano a star lontano da dulcamara e fanfaroni).  Né tanto meno sarebbe stati promossi applicando a rigore le teorie culturali di quelli come il Professor De Mauro, che invece di allargare la lingua in modo da farci entrare più parlanti possibile, la restringono alle sue norme, e pazienza se dentro ci sta solo un cittadino su dieci (se va bene). Sarà un caso, ma risulta che anche gran parte della ricchezza sta nelle mani di un cittadino su dieci, i quali, a me pure risulta, hanno interesse come minimo a mantenere le cose come stanno. Potrebbe anche essere  che tra questi uno su dieci ci sia almeno il 90% di classe dirigente (secondo me anche gran parte dei famigli dei professori italiani, per non dire i facitori della cosiddetta cultura).

Il fatto è che quelli come l'esimio Professor De Mauro gli italiani non li vogliono espressivi, ma sottomessi alle norme della lingua scritta, che sempre casualmente è quella che dominano loro, insieme a quattro gatti di docenti e giornalisti che attraverso questo capitale possesso si descrivono vicendevolmente al centro della società. E insieme a quelli che fanno da vero le sorti della società, dirigenti, industriali, professionisti, banchieri e politici. C'è, insomma, nell'atteggiamento finto neutrale e finto scientifico di De Mauro, un sentimento di superiorità antropologica, una vera e propria ideologia da far valere contro gli straccioni di italiani che non si sanno esprimere in straniero (la lingua italiana imposta dall'alto delle istituzioni alle popolazioni che si esprimevano e si esprimono benissimo nelle loro lingue, equivale a imporre la lingua dell'invasore).

Gli stessi tribunali - se ci capitate fateci caso – premiano gli imputati che si sanno esprimere nella lingua italiana scolastica dei giudici, e aggravano la posizioni di coloro che si  esprimono nel proprio idioma, che per forza contiene odio nei confronti dell'autorità e delle istituzioni, dalle quali si sentono oppressi, a partire dall'imposizione di una lingua impoverita a fini di comunicazione, con la quale non si può esprimere un cazzo.

Pur non essendo un esperto di nulla, figuriamoci di una materia ostica come la linguistica,  ho letto abbastanza per essermi fatto l'idea che la disciplina  è stata sfigurata dai suoi applicatori sociali, a parte forse certe esperienze di sociolinguistica in America, fatte sul campo da insegnanti militanti, dove però, temo, ancora impera il generativo (di fatto spiritualista) Noam Chomsky, contro le davvero belle teorie inclusive del materialista  William Labov. La sociolinguistica quantitativa-urbana, per esempio, tende a considerare tutte le espressioni linguistiche di pari qualità, almeno  a fini espressivi e di giudizio sui quozienti intellettivi delle persone, in particolare degli studenti - i quali, detto fuori dai denti, non avrebbero nessun naturale obbligo di applicarsi nella lingua di comunicazione attraverso la quale si impongono socialmente i loro oppressori; certo, ce l'hanno se si vogliono fare spazio nella società nella quale le lingue di comunicazione sono inevitabilmente quelle dei dominanti; ma poi, questo spazio sociale, urbanamente e quantitativamente parlando, per gli oppressi o dominati c'è? 


Una esperta di linguistica,   pregiata inaffidabile mia collega di Accademia, che è stata una allieva del grande linguista e umanista rumeno  Eugenio  Coseriu, mi ricorda sempre che lui non finiva mai di ripetere che, come il clienteil parlante ha sempre ragione. Ma se il parlante ha sempre ragione, il torto chi ce l'ha?

Testo e autore del testo non corretti.

mercoledì 23 novembre 2011

La tassa sugli immobili, o dell'immobilismo progressivo

 
Logo scartato per il nascente Partito Social Immobilista


Immobili. Se si vòle sopra vivere, da facitori di parole o di fatti d'arte, bisogna stare immobili. Mi ricordo che lo scrisse Kafka, da qualche parte.  Se è per questo anche il Conte Maurice Polydore Marie Bernard Maeterlinck, ancora prima... D’altra parte non si era denominata Accademia degli Immobili quella dei fondatori del teatro della Pergola in Firenze? Uno dei primi teatri cosiddetti all’italiana, mica pippi di fave! Che però, contrariamente alle meglio intenzioni dei promotori -  che nessuno vòle mettere in dubbio - enorme danno feciano, passato del verbo fecere,  e fanno al civile convivere, nonché, sopra di tutto, all’estetica teatrale... che anderebbàno, condizionale del verbo aìre, bombardati e fatti saltare in aria, i cazzo di teatri all'italiana, altro che occupati... Come diceva di voler fare il pur esteticamente moderato Carlo Cecchi al teatro del Cocomero, sempre  in Firenze, per realizzare sulle rovine un'epocale messa in scena dell'Amleto, prima di dolorosamente fallire (dolorosamente per via dei numerosissimi talenti (...) e dobloni  da restituire ai superbi creditori... se no meglio di fallire, nella vita, si dichiarò  d'accordo anche il nobile lastrigiano,  ‘un c’è verso fare).  Comunque, gli antichi Accademici Immobili, che si feciano purtroppo fregare dagli architetti,  si dèttano un  motto che meglio ‘un  pote’ano: in sua movenza è fermo.
 
Io pure, nel mio piccolo, sperimentai l’immobilismo progressivo, per non morire. Mi spiego (ma non mi spiezzo).  Una volta successe che mi ero suicidato, perché ci furono dei giorni capricciosi che non mi garbava più vivere. Allora, volere o volare,  me ne stetti comato immobile  attaccato al respiratore. Che però, mi pareva... mi pareva  che  li sentivo, professori e parenti...  ché mi dovevano, per esercizio di moderna carità, organicamente estrarre! SFORTUNATO! Te lo di'o io! Sfortunato  chi poi avrebbe dovuto sopportarmi dal di dentro, ché gli avrei rotto i coglioni notte e giorno, eccome se glieli avrei rotti: sarei diventato organico, sì, come predicava Gramsci, intellettualmente organico... Ma organicamente insopportabile!  Altro che... 

In verità una volta successe che dovetti sperimentarlo  due volte, l’immobilismo progressivo: quello già detto del letto di rianimazione attraccato al respiratore; e un secondo, nello stesso tempo, in un’altra volta ma nella stessa porzione di spazio, in cui facevo gli incubi di essere circondato dai peggio rettili, rettili in qualità e quantità inverosimili, di più, assolutamente di più  dei rettili classificati nelle tassonomie dei rettili, di più anche di quelli solo virtualmente   possibili, per dire quanti erano, rettili per niente innocui come vogliono far credere i dispiaciuti ma responsabili consulti dei  coraggiosi professori e  parenti, rettili di tutte le dimensioni e forme, ché a me nulla, a parte certe volte i parenti,  mi sta sui coglioni come i rettili, ché infatti si dice parenti rettili...  anzi, una cosa sì, mi sta sui coglioni più dei  rettili, i professori di rettili. 

Rettilacci dotati di  maledetta e improvvisa mobilità... Che però, la voglio trasmettere a tutti l'esperienza:   in quel quasi definitivo viaggio,  se stavi fisso immobile, rigorosamente senza respirare -  è questo il segreto -  i rettili non ti aggredivano; magari sì, ti passavano addosso, ti si avvolgevano, ti si strusciavano, ma alla fine, prima o poi, se ne andavano... e te, se te lo ricordavi,  potevi tirare il fiato. Anche se era più prudente restare fisso in apnea, perché presto presto, potevi starne certo, non si sa da dove,  ne arrivavano degli altri... 

Ebbene, restai mi sembrò intere epoche a meditare, ché a me che non volevo più vivere, per evidente contrappasso,  anche i singoli battiti, traditori,  mi si divisero in a loro volta intere epoche, epoche che non c'era in nessuna maniera verso di riempire. La presi bene... Decisi di inventarmi qualcosa di filosofi'o.   Da immobile per forza, mi pascevo di pensare che  stavo immobile due volte, in contraddizione tra di loro. Una volta per espressione di una certa eleganza, un certo aristocratico distacco da una vita concreta assolutamente insopportabile. Un’altra per plebeo istinto di sopra vivenza. 

La storia l'anderèbbe avanti parecchio, ma mi fermo, pevvia che gli è l'ora di desinare.
 
Tutto questo per dire che chi fa danno alla società, specie nella società dell’arte, che è l'unica di cui ha senso occuparsi, son quelli sempre a giro,  i mobili, no gli immobili, che stanno sempre bòni pe' conto suo. Perciò,  tassare questi ultimi, come, si sente dire sempre più insistentemente, in questi  giorni faranno i governanti novativi,  lo trovo ingiusto. Lottiamo, inaffidabili compagni dell'Accademia,  affinché almeno sotto una certa soglia l'immobilità sia mantenuta detassata.

Però guardarsi dai finti immobili!

venerdì 24 giugno 2011

Calcio, fiction e scommesse

scommettitori che festeggiano

Come alcuni sanno, faccio parte di un’Accademia di pensatori buontemponi cospiratori, l’Accademia degli Inaffidabili, che per rispetto della prassi comune si riunisce assolitamente in segreto, in Firenze, via Ricasoli 4 giallo. Che si fa? Nulla, si cazzeggia da professionisti. Ieri sera la discussione è finita sul calcioscommesse. L’esperto di marciume sportivo si è espresso meglio che poteva. Ha detto che si ricordava di  una prima pagina del Financial Times:  la  fotonotizia era su Cannavaro e l’Italia fuori, fatto che a lui pareva inusuale, anche perché il giorno prima non c’era neanche un rigo sulla Francia fuori. Del resto, garantisce lui,  praticamente mai il giornalone in prima pagina devia dai temi politico-finanziari.  Ma  a quel punto, riimmergendosi in una faccenda dolorosa evidentemente rimossa,  ha cominciato a bestemmiare in sanscrito, come fa quando è veramente arrabbiato. Dopo un po’ s’è ricalmato. Ha detto che aveva avuto ragione il Financial  a sospettare il plagio. Ha detto, infatti,  che lui lo scorso anno aveva scritto una sceneggiatura di fantasia su un campionato di calcio, lavorandoci mesi, ambientata in un paese corrotto come mettiamo la Bulgaria, rifacendosi ai film di pugilato americani, quelli dove sempre si raccontava del campione che sottostava ai ricatti dei boss mafiosi, e che alla fine, pur controvoglia, finiva la sua carriera perdendo un incontro che avrebbe potuto vincere facilmente. Ha detto che la partita dell’Italia con la Slovacchia troppo somigliò alla sua descrizione della partita decisiva immaginata nel corrotto campionato bulgaro. Ha detto  che dopo quella cazzo di partita, nessuno  gli ha comprato la storia di immaginazione per trarne un fiction. Quando si dice gli scherzi che fa la realtà...



S’è messo a ridere, ha detto che il gol della sicurezza azzurra, quello sloveno del 3 a 1, non è in nessun modo credibile, non era possibile neanche immaginarlo in una sceneggiatura di fiction, è un goal che non si vede neanche ai campetti. Ha detto che un risentimento sciatico non impedisce al portiere più forte del mondo di parlare coi giornalisti per 10 giorni, né di assistere i propri compagni dalla panchina nella partita Italia - Nuova Zelanda. Ha detto che se giocatori e allenatore continuavano ad accusarsi l’un l’altro, di aver avuto PAURA, se ne facevano accorgere... che potrebbero aver interpretato abusivamente una sceneggiatura di fiction della quale non detenevano i diritti. ECCHECAZZO! Ci domandava, a noialtri soci anziani,  se non sia il caso di intentare alla Federcalcio una causa per abuso di copyright.


mogli di ladri di sceneggiature che festeggiano


Alla fine il socio esperto di marciume sportivo, che è uno nella stessa condizione economica del conte Mascetti,   s’è messo invece a piangere per il mancato guadagno. Esausto ha cominciato a inneggiare in aramaico, come fa quando intravede una via d'uscita. Ha cominciato  a immaginare una sceneggiatura di fiction delirante dove uno scrittore rapinato di un lavoro già pronto si vendica  scrivendo una controsceneggiatura sui ladri di sceneggiature....  Ma era l’ora di andare a dormire, l’abbiamo lasciato a cospirare ed esultare  da solo, con la cresta appoggiata sul tavolo.

lunedì 15 novembre 2010

Corso di scrittura negativa


Nel 2013, se il 2013 ci sarà,  gli accademici inaffidabili hanno  in programma di aprire una scuola per disimparare di tutto. Anche robe facili tipo disimparare a prendere i colpi di fulmine o andare in bicicletta, che per chi sta in città soprattutto sono cose perigliose.

In questa piccola piazza frequentata più che altro da persone interessate ai fatti dello spirito, volevo anticipare i corsi per disimparare  a fare arte, soprattutto a far teatro e a scrivere. Affrettatevi a iscrivervi.

Ps:  per il corso di scrittura negativa i posti sono limitati. Chi potrà dimostrare la  frequentazione continuativa di una primaria scuola di scrittura avrà diritto al 15% di sconto.

domenica 7 novembre 2010

Accademici inaffidabili

Faccio parte dell’ Accademia degli inaffidabili leggeri, di rito Buthaniano, derivante dalla recente scissione dall’Accademia degli affidabili pesanti di rito ortodosso. Ci si riunisce ogni giorno, di notte,  e si parla a lungo dei temi che ognuno propone, per ora con massima libertà. I miei temi non vengono presi tanto sul serio, ma non me ne dispiaccio troppo, in ogni caso ora è meglio di prima della scissione, quando venivo sistematicamente escluso da tutti gli affidabili pesanti, che non limitandosi a insultarmi e diffamarmi, a segnalarmi negativamente ai loro limitrofi, a partire da amici e parenti, arrivarono perfino a picchiarmi, farmi arrestare e incarcerare  (purtroppo non scherzo!).  Che si fa all’Accademia? Mah, nulla, ci si vede, così... si cospira, in segreto, via Ricasoli 4, come si  fa a  Firenze da sempre.  La scorsa notte, per esempio,   si  è discusso sull’adesione unilaterale e spontanea alla vaga proposta di rifondazione del Granducato di Toscana, recentemente formulata dal nobile di antico lignaggio, il giovane Costantino, che si proporrebbe ovviamente come nuovo Granduca.  Quando è stato il mio turno  mi sono dichiarato d’accordo, ma ho posto due pregiudiziali: la prima di lasciare Prato alla Padania, senza se e senza ma; la seconda di lottare nell’ombra per imporre al Granduca, quando sarà,  Maurizio Milani come Segretario di Stato. Già, Maurizio Milani, il più poetico dei comici italiani, che nei suoi due minuti demoliva qualunque populismo e peronismo possibili e immaginabili: epurato,   sacrificato all’estetica del  popolo, appunto, il popolo peronista, fascista, purtroppo anche di sinistra, che sarebbe meglio dire peperonista, il quale, pare,  Milani non lo digeriva appunto all’ora della cena domenicale di CHE TEMPIO CHE FA,  popolo peperonista che  cambiava infatti canale quando Milani appariva nella trasmissione  dell’IMPERATORE DEGLI  AFFIDABILI PESANTI Fabio Fazio. 

 
                  Maurizio Milani

martedì 31 agosto 2010

Nulla patria in propheta

Sulla targa appiccicata alla porta di ingresso della nostra Accademia sta scritto quanto disse il magnificente leccese Carmelo Bene, morto qualche anno fa, troppo presto: " Nulla patria in propheta ". Alle riunioni si parla spesso di ricerca e di arte, mai di cultura, che anzi osteggiamo con tutti i mezzi che abbiamo, perché riteniamo che il suo uso spregiudicatamente favorevole allo status quo abbia burocratizzato in Italia arte e pensiero, azzerandone le potenzialità ESPRESSIVE, da almeno 3 decenni.