diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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lunedì 11 luglio 2011

Aldo Fabrizi parla della cultura in Italia


Il grandissimo comico romano  aveva previsto tutto di quello che sarebbe successo alla cultura italica a seguito dell'avvento dei pubblici fidanziamenti, in termini di affollamento e di caos attorno alle sue fonti  (clic), i tanto vituperati politici, che invece, sotto sotto... inconsciamente,  li vogliono tutti  come lenoni, intendo dire protettori, senza offesa per nessuno. I rivoluzionari occupanti del teatro Valle di Roma, vogliono addirittura il Presidente della Repubblica come garante del loro modesto progetto di gestione futura del teatro,  teso a  favorire una nuova drammaturgia (non sanno nemmeno cos'è, almeno alla luce delle scoperte formali novecentesche, quelle che hanno messo in atto artisti come Carmelo Bene, Leo De Berardinis,  Carlo Cecchi, Peter Brook, Bob Wilson, Eimuntas Nekrosius, Heiner Muller e altri che non sto ad annoiare con elenchi in ogni caso incompleti), non sia mai che facciano qualcosa all'insaputa delle Istituzioni, magari contro la loro repellenza a qualunque forma di libertà creativa (clic). Questi rivoluzionari qui vogliono più Stato, non gli basta quello che c'è stato finora, rappresentato da Gianni Letta, il clericale protettore del teatro più sciagurato che si pratica in Italia, quello cosiddetto di prosa che riempie i cartelloni dei principali teatri, Valle compreso,  attraverso la pratica pastettara  degli scambi tra i teatri produttori, sostanzialmente i Teatri Stabili, che assorbono gran parte delle risorse pubbliche. La verità è che la libertà creativa, a questi rappresentatori dell'ovvio, non gli serve. Basta vedere i nomi degli artisti più impegnati nell'occupazione. Ci mancava pure Jovanotti... giusto preludio al   trionfale arrivo di Walter Veltroni,  il peggior politico italiano, di cui gli occupanti stanno mettendo in atto la nefasta ideologia culturale.

La raffinata metafora di Aldo Fabrizi smistatore ritengo  valga anche per l'attuale dibattito letterario, inispecie per il recente gruppo TQ, affollato da cooptati trenta quarantenni, che si sentono poco protetti e richiedono supplementi di lenonità istituzionale.

giovedì 7 luglio 2011

Paolo Panelli, uno dei benemeriti Padri (af)fondatori della Patria


Quando in Italia non c'era libertà di satira, come invece c'è sciaguratamente da trent'anni a questa parte, Paolo Panelli faceva in tv, nelle più popolari trasmissioni, robe retrograde a questa manièra (clic). Godiamocelo, almeno finchè i narrativi delle nuove aberrazioni non riusciranno ad eliminare completamente  gli artisti inattuali, obbligandoci a una quotidiana immersioni nei fatti veri della cosiddetta realtà, che diabolicamente fabbricano nei più avanzati (a chi?) opifici politico-editoriali. La cazzo di realtà, della quale ditta i narrativi civilistici, 'tacci loro,  un po' d'invidia ci vuole, detengono  copiosi e redditizi pacchetti azionari...

mercoledì 6 luglio 2011

Per Paolo Poli First Lady (maledetta cultura)



Paolo Poli è senza meno l'essere vivente più bello di questa sciagurata nazione. L'ho visto di recente camminare in un quartiere ameno della sua città,  sorridente, dritto come un  normale cipresso, assolutamente orgoglioso della sua relativa e nobile anonimità. Se per miracolo decidessimo tutto a un tratto di divenire un popolo civile, dovremmo nominare subito Paolo Poli Presidente della Repubblica (come minimo Granduca di Firenze!). Penso che il pur aristocratico Giorgio  Napolitano sarebbe d'accordo anche lui, e si dimetterebbe volentieri per fargli posto:  dicono che è amante dell'arte, della bellezza, della leggerezza e dell'intelligenza. 


In subordine, finito l'anno di celebrazione del 150° della rispettabile  massoneria e della discutibile Mafia, si potrebbe  smettere di tragediare alla verdiana, per  tornare ad essere il popolo spiritoso che siamo, di radici boccaccesche e rossiniane.  Si potrebbe ricominciare da tre, come Massimo Troisi (che diventerebbe per noi ciò che Mazzini è per loro): tutto d'un fiato  si proclama la Terza Repubblica.  Fatto ciò, si nomina  immediato, come  Presidente, una persona nubile, e Paolo Poli First Lady. Andrebbe benissimo all'uopo, come nuovo Presidente, la tosta Rosy Bindi, la cui bellezza è notoriamente  molto invidiata dall'attuale Premier, il quale è comunque da sostenere in quanto vitttima di un grave deficit estetico, abbastanza sfortunato sia per sé stesso che coi figli, almeno quelli di primo letto.
 
Qualcuno lo sa già, ce l'ho con la pratica della cultura in Italia degli ultimi trenta anni, populista e falso-civilista, anche perché se questa cazzo di cultura non si fosse sovrapposta alla vivace vita artistica degli anni '50, '60 e '70, uno come Paolo Poli sarebbe diventato un monumento vivente, anche contro le sue certissime e giustissime resistenze.

Clic qui per vedere  lo special tv Paolo Poli Story. Non perdetevelo.

Durante la lunga intervista dice tra l'altro che durante il boom economico agli italiani veniva narrato che erano felici e loro ci credevano. Come ora, quelli della cultura gli narrano che sono infelici, e loro ci credono... 'tacci loro! A quelli della cultura. Anche un po' agli italiani. 


Nel filmato linkato cì è un frammento di un programma in bianco e nero
di Renzo Arbore, di cui Poli era ospite in studio:  i bambini non sono ancora condizionati da una cultura o che, i bambini sono dei piccoli adulti, son terribili, hanno una capacità digestiva... bevono il latte, che è un alimento completo che a me mi fa male al fegato, per esempio... e trovo che i bambini ci insegnano tante cose, hanno anche una certa brutalità e un cinismo che gli adulti non hanno, e non li acchiappi con le civetterie culturali, come invece si può acchiappare anche voi... (rivolto al pubblico in studio)


...non vo alle feste, mi tocca baciare Fini... non so... bello, sì, sì, può dare felicità a una donna, ma a me no!  A me mi piace  i mascalzoni, gli assassini, i ladri, gli extracomunitari...


 ...io invece son partito subito con il piede sbagliato... ho sempre saputo di essere una minoranza indesiderata, però ho fatto in modo da cavarmela...

mercoledì 22 giugno 2011

Gian Carlo Fusco



So che tutti hanno letto questo fondamentale romanzo e questo fondamentale scrittore. Però ce lo metto lo stesso. Sono convinto che alla nostra cultura mancano questi cristi qui, che magari andrebbero anche loro  dalla Dandini e Fazio a farsi applaudire, ma qualche volta ci sorprenderebbero, non solo per le loro idee e opere, ma perché non potrebbero resistere alla tentazione di togliersi la dentiera e immergerla nel bicchiere d'acqua che si riserva di solito agli ospiti nello show chiacchierativo. Intendiamoci, non è che i Fusco mancano perché non ne sono rinati: ne sono rinati a bizzeffe! Purtroppo vengono ignorati. Mica per censura. No, questi qua che gestiscono il circolo culturale sono DEMOCRATICISSIMI, mai e poi mai isolerebbero persone di talento solo perché non fanno parte di nessuna bisignaneria. Mai e poi mai, 'tacci loro!



giovedì 3 marzo 2011

Sulla scuola aveva ragione Pinocchio (Giorgio Manganelli)


Avevo archiviato un bell'articolo clic qui per leggere della studiosa Graziella Pulce, « Giorgio Manganelli: l’insegnamento come “problema” » dove ci sono citazioni dal sacro obliquo di questo tenore:

«Questa gigantesca istituzione contronatura [che] riesce a insegnare così poco, a parte il disgusto per tutto ciò che è bello, intelligente e umanamente persuasivo»

lunedì 21 febbraio 2011

Arrivederci, Presidente (omaggio a Massimo Troisi)



Benigni o non Benigni,  a me l’inno di Mameli mi sta proprio sul cazzo. Anche il concetto di patria, indeclinabile ovunque, a maggior ragione in questa familistica terra, che se davvero volessimo riscattarci dovremmo chiamare matria, questa sciocca Italia. Che sarà  pure bella, ma anche la bellezza, da un certo punto in poi... stroppia, soprattutto quando la usano i servi per nasconderci sotto le nocive polveri prodotte dai loro panciosi padroni. Comunque non era Benigni, quello di Sanremo, era un clone. Lo so di sicuro: quello vero, che chissà dove lo detengono, non reciterebbe mai come un guitto di provincia, non gli riesce, facendo  le pause per la risata o per l’applauso del pubblico. 

Vabbè, lasciamo perdere il pippone propagandistico con i SSavoiardi bòni e gli angiolini cattivi... sono cose che capitano,  che gli showmen servili  in questo disperato paese debbono fare. Ma, mettiamo, che ci sia la libertà di rinascere e torna  uno che non era servo,  Massimo Troisi, in tempo anche lui per parlare a una celebrazione davanti alle autorità, davanti al Presidente stesso. Che direbbe? Penso qualcosa del genere, nel suo  quasi italiano tipico,  ma marcando bene sui  suoni della sua antica lingua d’origine:

L’Italia? È... bella l’Italia. L’Italia è proprio... bella... ME-MO-RA-BI-LE. Evvero, Presidente, che l’Italia è bella? Ma chi la governa no, Presidente, mica è così bello?! Evvero presidente? Ma come mai?  Come mai Presidente l’italia è così bella, ma chi la governa...   mica è la colpa vostra, pe’ carità, Presidente! Voi mi sembrate una brava persona che pure, non vi mettete scuorno se ve  lo riferisco, llà fuori dicono che non contate niente. No, quello è che chiunque la governi è così, da sempre, Presidente. E mica solo il governo, nossignore: pure le opposizioni!  L’Italia è bella, però. Ma il popolo, Presidente? Lo vogliamo dire o no che  il popolo non è tanto bello?! Facesse pur’isso, lu popolo, nu tantino schifo! ‘o peggio d’o peggio popolo d’Europa, na munnezza ‘e popolo, Presidente. Veramente... Presidente,  bisogna dirlo onestamente: sempre ha fatto.. una ... ...zza ME-MO-RA-BI-LE. Però l’Italia, quello l’ITALIA è bella, Presidente: ME-MO-RA-BI-LE. Al centro!!! Al centro, Presidente... Il centro delle città, per esempio,  è bello dappertutto, ma il resto è una ... ME-MO-RA-BI-LE. Come  mai, Presidente? Come mai tutta questa ...zza ME-MO-RA-BI-LE? Che devo dire, Presidente? Che devo dire? Sarà il destino della bellezza che attorno attorno ci cresce la munnezza, Presidente... io infatti quando che vedo magari 'na femmina bella sapete che faccio, Presidente? Me ne scappo... ma no pe' issa, quello le femmine belle so’ criature diddio che mi piacciono assai. No, me ne scappo perché non mi fido mai di quello che c’è tutt’attorno a 'na femmina bella. Sbaglio qualcosa, Presidente? Mò me ne vado, Presidente,   permettetemi   solo di vi dare un  consiglio: se non volete avere a che fare con la munnezza, Presidente, tenetevi più che potete alla larga dalla bellezza! Pur’io faccio così e mi trovo bbuono. Arrivederci, Presidente.

Cantava il ragazzaccio Rimbaud prima di mettersi a commerciare armi e forse schiavi: ho preso la bellezza sulle ginocchia e l’ho trovata amara... o amareggiata, non ricordo...

http://www.youtube.com/watch?v=SbquOj7evrE&feature=related

sabato 23 ottobre 2010

Arbasino santo subitaneo

Alberto Arbasino per "la Repubblica" - Vorrei soltanto informare che in tanti anni di professionismo (ne ho più di ottanta), mai ho ricevuto offerte dirette o indirette di compensi o cachet per qualsiasi partecipazione a qualsiasi programma culturale in qualsiasi rete tv grossa o piccola. Neanche un qualche «diritto di parola».

domenica 15 agosto 2010

Lietta Manganelli sul padre

Uno degli scrittori che mio padre odiava, neanche simpaticamente, era Capuana. Perché scriveva male. E uno dei dispiaceri più grossi della sua vita, è stato di non poter dire a Pasolini che scriveva male.

sabato 14 agosto 2010

Opulenza mistica (Giorgio Manganelli)

Tanti nei vari blog  letterari si affaticano a omaggiare Giorgio Manganelli, ma scrivono, pensano e si comportano come a Manganelli non sarebbe per niente  piaciuto.