diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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sabato 27 ottobre 2012

Edoardo Nesi, Luca Cordero di Montezemolo e Matteo Renzi


 Campagna di sensibilizzazione politica. A sinistra elettori di destra in attesa che compaia il  tanto atteso padrone buono

Eddài eddài, le cose vèngano fòra. Lo scrittore pratese Edoardo Nesi si è dimesso da Assessore alla Cultura nella giunta provinciale di Prato, di centrosinistra, dove era in quota PD. Da componente del PD, peraltro, amico dello scrittore Walter Veltroni (qui Massimo D'Alema incoraggia beffardamente il suo storico rivale a fare lo scrittore a tempo pieno, a favore del PD ma a danno... ad ogni modo la letteratura può sopportare), Nesi fu palese sostenitore dello scrittore  Matteo Renzi (qui il debutto letterario del sinda'o novativo), pronunciando un empatico discorso durante la convènscion della Leopolda, lo scorso autunno, non so se prima o dopo l'altrettanto empatico discorso dello scrittore Alessandro  Baricco. Secondo l'Unità, organo del PD, le cose andièdero a questa maniera:

" Uno dei più attesi alla Leopolda è stato lo scrittore pratese Edoardo Nesi. Lo scrittore vincitore del premio strega 2011 ha partecipato alla stesura del "programma" (anche se così agli organizzatori suonerà un po' da partito tradizionale". E l'ha detto in modo esplicito dal palco: "Caro Matteo, ora tocca a te". Leggi: candidarti alla guida del centrosinistra per guidare l'Italia. "Dillo che ai posti di governo deve andare chi abbia moralità e soprattutto competenze specifiche; dillo che non è vero che le vite dei nostri figli saranno peggiori delle nostre, faremo in modo che non sia così. E diglielo ai nostri figli che non devono spuntare i loro sogni per rassegnarsi a una maledetta vita precaria, sotto una cappa nera di pessimismo. Vai sicuro Matteo, tanto sarà difficile far peggio di chi ti ha preceduto. Forza e coraggio, ciao». Un lungo applauso ha chiosato le parole dello romanziere-imprenditore che con "Storia della mia gente" ha raccontato il declino e il cambiamento del distretto industriale tessile di Prato ".


Per completezza dell'informazione, come si dice,  pare giusto ricordare come si espresse Baricco, secondo Il Post che ne riporta il video (qui):

Ieri sera Alessandro Baricco ha partecipato a bing bang, il convegno organizzato dal sindaco di Firenze Matteo Renzi alla stazione Leopolda della città. Baricco è salito sul palco per un breve ed efficace intervento in cui ha parlato delle battaglie di questi anni, dei pochi rischi che si è voluta prendere la sinistra e del tempo speso a " convincere gli altri sulla necessità di cambiare le cose fino a essere arrivato alla conclusione che non si trattasse di gente da convincere, ma da superare ".

Ora, però, Nesi si è dimesso da un incarico politico datogli dal PD, e, contestualmente, si è iscritto al partito di Montezemolo (al quale a questo punto non gli rimane che diventare scrittore anche lui, per il bene del paese), lasciando Matteo Renzi al suo destino. Niente di male, per carità. Si tratta sempre  di gente di destra, sebbene Montezemolo potrebbe anche essere che è più  a sinistra di Renzi (di Nesi di sicuro). Vabbè, destra e sinistra davvero chi se ne frega. Fatto sta che se tu passi con tale disinvoltura da essere uno dei più qualificati sostenitori di Matteo Renzi a uno dei più qualificati sostenitori di Montezemolo, mi autorizzi a pensare che i due leader politici hanno qualcosa in comune, che appartengono alla stessa area sociale, che hanno più o meno  le stesse ricette politiche. Infatti, confrontati i propositi contenuti nei loro programmi di governo, è così. E allora  mi viene maliziosamente da pensare che la moderatezza politica di Renzi, di Montezemolo e Nesi, altro non sia che la base di   un futuro partito dei padroni buoni, gli stessi che Nesi propaganda nei suoi scritti (o forse più buoni ancora?). E mi viene da pensare che il generale silenzio sul curioso trasferimento politico dello scrittore pratese, in piena campagna per le primarie alle quali partecipa il suo (ex?) faro politico, contenga qualcosa di più che una distrazione giornalistica. In buona sostanza, mi sa che Matteo Renzi gli abbia detto, a Nesi, vai avanti tu (che a me mi viene da ridere).

Ps: a proposito di scrittori e partiti dei padroni: della abbastanza opaca delazione dello scrittore parmigiano Paolo Nori (qui), pubblicata sul giornale padronale  Libero, ai danni del sempre più rocambolesco PD, ne parlo un'altra volta.

venerdì 6 luglio 2012

Un appello alle biblioteche: comprate numerose copie del libro di Emanuele Trevi


In una intervista, lo scrittore Enrique Vila-Matas  (qui) indica la giovane Chiara Valerio come una delle scrittrici che gli piacciono. Invece il critico italiano Andrea Cortellessa, nella sua antologia di scrittori importanti del nuovo millennio (qui una recensione di Francesco Longo, uscita su Minima & Moralia), non la indica. Secondo voi io di chi  mi fido? Dirò di più, che  quasi quasi mi dispiace di aver già letto qualcuno dei 24 antologizzati: avessi aspettato un po' avrei fatto in tempo a ignorarli del tutto (qualcosa, effettivamente, mi sarei perso; ma insomma, bisogna pur avere dei principi...), continuando a fidarmi esclusivamente dei consigli di lettura di una mia amica che legge tanto  (nella foto. Lo scrivo giusto perché non vorrei pensaste che la ragazza sopra ritratta è Chiara Valerio)

Ho visto che il mio amico telematico Dinamo Seligneri (qui) si sta precipitando in libreria per acquistare la copia del libro di Emanuele Trevi, che ha appena scampato per un pelo la disgrazia del Premio Strega (ma non ha scampato quella di essere antologizzato tra i qualitatevoli).  Dinamo, voglio dirti forte,  non lo comprare Qualcosa di scritto. Non perché mi stia antipatico Trevi. Anzi, lo trovo brillante, intelligente e ottimo scrittore. Di lui penso da tempo che sia l'erede di Enzo Siciliano, e che in quanto tale la sua vita professionale sarà sempre più in discesa. Ne risentirà l'artista, temo, perché Trevi avrà sempre da fare, ciò che ostacolerà la sua crescita, o decrescita, ché forse nel suo caso sarebbe  più necessaria la seconda (lo dico senza ironia). Tornando all'amico Dinamo, se mi legge in tempo,  il libro di Trevi  aspettalo in biblioteca, quando sarà già maturo e vissuto dall'altrui frettolosa o meditata   lettura (io di solito aspetto anni, perché mi piace leggerli quando sono consunti, questi libri, per via che mi piace leggere a loro  volta le zampate lasciate dai lettori, in forma di macchie di inchiostro o di caffè o di vino o di semplice sudore; orecchie, segni grafici,   scritte, capelli, foglietti ecc). Compra invece un qualunque libro di scrittori meno sulla cresta dell'onda, Dinamo, tipo  Sergio Garufi, Flavio Santi, Gianni Solla o, appunto, Chiara Valerio. In ogni caso, segui come regola, in libreria, di  comprare solo libri che se ne stanno nelle scaffalature in disparte, che se non li compra nemmeno uno come te  ciao cocca... E mettere come regola, tutti noi,  per pochi che si sia, che se i libri che si trovano nelle scaffalature seminascosti riescono a  moltiplicarsi come alieni e trascinarsi  sui banconi centrali delle librerie, a quel punto,  li si piglia in prestito in biblioteca.


martedì 1 maggio 2012

Appello agli imprenditori: non mettetevi tutti a fare gli scrittori!



Imprenditore arrabbiato che scrive a Edoardo Nesi


Fortuna che c'è una componente fisiologica, anche tra gli imprenditori, che proprio non sa scrivere. Ma gli altri? L'ex imprenditore Edoardo Nesi (ma perché ex se è proprietario e dirigente di importanti aziende editoriali? Clic qui ), scrittore premio Strega 2011, esorta gli imprenditori che gli scrivono su Twitter e Facebook (quindi quelli che sanno scrivere...) a non arrendersi, sopra di tutto a non mettersi a fare gli scrittori, ché posto per tutti non c'è... Se scrivessero a me, gli imprenditori in difficoltà,  consiglierei loro di non mettersi nemmeno a fare gli editori, ché dev'esser peggio di andar di notte... e neanche gli Assessori alla Cultura in Provincia, ché gli stipendi degli assessori non è che siano così alti, e poi le province magari tra poco le levano...

In ogni caso lo so, questi appelli servono a poco, la tendenza è quella... Il guaio vero sarebbe se gli ex scrittori si mettessero a fare gli imprenditori.

Qui l'articolo di Edoardo Nesi sul Corriere della sera

sabato 11 febbraio 2012

Nome in codice di Roberto Saviano: ctrl + c ctrl + v

Leggete qua, poi mi dite (clic).


Gli è distratto, mannaggia a lui, si scorda sempre di citare le fonti. Anche 'O sistema editoriale che lo pubblica senza accorgersene, che Roberto Saviano ha copiato, è distratto... Comunque, come giornalista è 'na chiavica senzameno da cacciare fuori dall'ordine, ma come lettore di poesie è eccellente, perché legge anche in polacco... 


Antenato di Roberto Saviano

lunedì 6 febbraio 2012

Epistola prima a Christian Raimo (e ai giovani scrittori)

Credo sia la tenuta regolamentare da giovane scrittore italiano 

Oggi credo di aver almeno in parte capito perché Goffredo Fofi lo scorso maggio, nella rubrica che teneva sull'Unità,  scrisse quell'articolo molto duro con i giovani scrittori, domandandosi retoricamente se sono di destra (clic per leggere l'intero articolo).


Goffredo Fofi (dato che ci sono gli dico anche che è stato eccessivo a togliere il saluto ad Alfonso Berardinelli perché scrive sul Foglio)

Fofi, in quell'articolo severissimo, faceva delle analisi sui giovani (credo di rientrarci anche io, per poco, ma ci rientro) che  mi sento di condividere, anche se  scrivendo questo, prevedo,  mi attirerò ulteriori offese di seminatore d'odio e qui e là. Dice sostanzialmente il decano della critica militante, dei giovani in generale: 

- Senz’altro progetto che quello del privilegio per pochi e per i loro complici e servi e oggi, quel che è peggio, senz’alcuna preoccupazione per il futuro comune.

- Non è difficile distinguere all’interno di una generazione la destra, la sinistra e gli ignavi – questi ultimi “zona grigia” per eccellenza. massa più o meno supina o invadente, maggioranza silenziosa ieri, maggioranza chiassosa oggi nell’illusione che le dà il mercato di essere “protagonista” per il tramite del consumo.


Degli intellettuali e degli scrittori giovani, in particolare i secondi,  dice questo:


- vedono che uno dei pochi modi per farsi strada è quello di inserirsi nei meccanismo della produzione di merci culturali o artistiche, dove persone non più intelligenti e dotate di loro hanno conquistato rapidamente fama e denaro.

-  I giovani con ambizioni di scrittori sono oggi (chissà per quanto ancora) molto corteggiati e corrotti dal mercato, dalla “produzione”. Gli editori se li contendono e il risultato è l’invasione di merci ripetitive, scadenti, conformiste. Il flusso della merce impone superficialità e astuzia nella scelta degli stili e degli argomenti, gli editor spingono i migliori ad accettare la logica dei peggiori... 

- Anche in letteratura domina “la destra”, e possiamo tranquillamente considerare i giovani scrittori come un altro dei tanti fenomeni “di destra” di questa Italia, visto che accettano questo stato delle cose e vi cercano il loro bene, il loro posto al sole. Non sempre è “giovane” chi afferma di esserlo e c’è oggi una gioventù scrivente e servile che è, benché perlopiù fatta da ignavi, perfettamente “di destra”.


Ora, Christian Raimo, che mi sembra si dichiari cattolico, la parola ignavia dovrebbe conoscerla molto bene. Ma fa finta di no. Almeno oggi, in una lunga articolessa uscita sul blog della casa editrice  Minimun Fax (clic), Minima & Moralia, blog dal quale, curiosamente, appena dopo la vergognosa campagna che mi ha eletto... unico seminatore d'odio nelle patrie lettere, risulto interdetto. Per cui commento l'articolo di Raimo da qui, anche se mi sarebbe più comodo da lì, e sarebbe anche più serio... Ma, lo dico alle poche persone che mi seguono,  non sono stato interdetto dai redattori di quel bel blog letterario. No, no, figuriamoci! Me lo dicono anche per mail che non ci pensano proprio a censurarmi, sopra di tutto se i miei commenti non sono offensivi. Infatti sono interdetto dal sistema, che mi ha oramai riconosciuto come spazzatura, e neanche i volenterosi e valorosi intellettuali di quella casa editrice possono farci nulla. In ogni caso, di essere spazzatura per il sistema lo so da sempre, quindi ci ho fatto l'abitudine a essere isolato, e non mi fa né caldo  né freddo (almeno finché non mi vienghino a acchiappa' fino  all'uscio di casa recando seco la forza pubbri'a... a que' punto potrei valuta' di fa' l'abiurativo)

Raimo dice e qui e là che l'hanno convocato a una riunione di grande editoria dove boss della  Mondadori servivano il  tè in livrea (la livrea ce l'avevano penso i boss) e camerieri potentissimi discorrevano del futuro del libro alla luce delle tecnologie e delle nuove forme di diffusione. Più o meno dev'essere andata così.

Raimo dice che mentre lemme lemme  si recavano al grande albergo 5 stelle con il collega Nicola Lagioia, si domandavano come mai proprio loro avevano invitato a una riunione di gente così importante che doveva riflettere sui problemi universali  dell'editoria. Non se ne faceva una ragione. Ma invece, leggendo l'articolo si capisce il perché. Si capisce nel senso che lo capisco io, perché Raimo - per via che oggi è colpito dall'ignavia stagionale, che di solito va via in due o tre giorni anche senza pigliare medicine, basta stare protetti al caldo sotto le coperte - da solo non ci arriva. Infatti, a un certo punto dice: " qual è il motivo, dicevo, per cui ho deciso di pubblicare con Einaudi? Dirlo è semplice: è che ci sono persone come Paola Gallo o Marco Peano, che mi stanno aiutando a diventare uno scrittore migliore ".





Christia Raimo e Nicola Lagioia sorpresi dal flash appena prima di andare alla riunione con i boss dell'editoria italiana 

Oh, ci siamo arrivati. Avete visto che aveva ragione Fofi? Questo giovani scrittori -  nemmeno quelli che hanno doti intellettuali importanti, almeno così si dice - non si rendono conto che vengono usati da 'O Sistema per portare a fondo le loro strategie commerciali. Alla massa sempre crescente di  scrittori che preme alle loro porte, adesso gli editori vogliono far credere   che i servizi editoriali sono necessari, assolutamente fondamentali per diventare scrittori autorevoli e affermarsi.  Certo, lo sanno anche loro che sarebbe più comodo e redditizio vendere i propri libri su Amazon o in qualunque altra vetrina virtuale. Ma affermano, diciamo meglio contrabbandano, gli editori maggiori (e minori...) che solo attraverso i loro servizi, in particolare nel caso dei grandi editori, si diventa scrittori:  solo i grandi editori sanno valorizzare uno scrittore, questo è il teorema che deve passare. Io penso invece che è il contrario (vi prego di credere che non ne faccio una questione personale: io, pressato da parenti e conoscenti, ho mandato un testo breve a 4 editori piccoli - no  a Minimun Fax! - che nemmeno mi hanno risposto; l'ho mandato anche a un editore grande, che molto cortesemente mi ha risposto, ed è la Giunti di Firenze). Del resto gli editori, prevedo di nuovo, ben presto venderanno servizi agli aspiranti scrittori, senza nessuna vergogna (e faranno bene!). A maggior ragione e costo lo faranno se i giovani scrittori più qualificati intellettualmente e più impegnati intellettualmente continueranno  a legittimarli e a far loro gratuita propaganda. Gratuita per modo di dire, diciamocelo senza ipocrisia, perché verranno o furono ricompensati attraverso i normali contratti editoriali.  Almeno così pare fare Einaudi. Certo, anche in base al merito, perché Raimo scrive bene, lo sappiamo tutti; non quanto il suo collega di scuderia Nicola Lagioia, ma scrive bene. L'importante, sembra pensare la casa editrice Einaudi, è che gli scrittori ammessi al catalogo istruiscano a dovere gli scrittori meno dotati intellettualmente. E, sopra di tutto, gli aspiranti scrittori che attualmente, gioco forza, sono loro ammiratori e pendono dalle loro labbra:  " qual è il motivo, dicevo, per cui ho deciso di pubblicare con Einaudi? Dirlo è semplice: è che ci sono persone come Paola Gallo o Marco Peano, che mi stanno aiutando a diventare uno scrittore migliore ".

Per concludere, non bastava che pubblicassero con Berlusconi per fare resistenza e critica dall'interno... ora fanno anche pubblicità all'ottimo funzionamento delle industrie di... Berlusconi. Vabbè, loro dicono che è normale. Che in ogni caso loro sono impegnati nelle migliori iniziative sociali, dalla generazione di scrittori TQ al teatro Valle (secondo me, lo sa chi segue questo blog, esempi di involuzione culturale). Ma se poi arriva uno autorevole come  Goffredo Fofi a dire provocatoriamente che  gli scrittori giovani sono di destra, almeno nel senso che pensano solo ai fatti propri e  a farsi una posizione, mica si devono troppo arrabbiare.

Non lavorerò mai! Gridava l'adolescente Arthur Rimbaud. Anche l'attore poeta Victor Cavallo gridava così. Anzi, no, il gioioso e disperato Cavallo gridava esattamente così: Non lavorerò mai! Con voi... Non lavorerò mai con voi...

Victor Cavallo

Post e autore del post in fase di correzione. Parola d'ordine:  Ah, Basaglia!  Seconda parola d'ordine: Bau!


 Vialetto di casa della prossima residenza di Larry


Su Alfabeta 2 c'è una bella riflessione di Giorgio Mascitelli sulla questione editoria  se(r)viziosa (clic)

dato che ci sono, oramai è il 12 febbraio, metto il commento che avevo lasciato su Alfabeta 2 intorno al giorno 8 febbraio. Anche loro devono avere un problema di SISTEMA, un problema di sistema grosso, ché i miei commenti non passano da tempo...

Bell'articolo, su cui riflettere a lungo (per sottrarsi alle grinfie degli industriali della carta stampata). Il dubbio che gli editori tendano a farsi grossi abbassando il livello degli scrittori editati, era venuto anche a me. E andrà sempre peggio, almeno a leggere questo articolo: a qualcuno si dirà che è giusto che paghi i servizi; ad altri che ringrazino iddio di essere pubblicati. Insomma, gli editori non cacceranno un euro... nemmeno quelli grandi, e guadagneranno a prescindere.
Mi permetto di lasciare il link a un mio modesto pezzo, che guarda la questione da un'altra angolatura, quella del collaborazionismo (parola forte, mi rendo conto, ma quando ci vuole ci vuole)

martedì 31 gennaio 2012

Non succede mai niente (IV)


Quando c'è il merito c'è tutto


Il Presidente Mario Monti dovrebbe cacciare il viceministro Martone. Non tanto per via che dopo avere detto quello che ha detto si è scoperto che è raccomandato. Figuriamoci: la raccomandazione e l'Italia sono la stessa cosa. Quanto perché è un dilettante che non si è fatto raccomandare con le dovute cautele. Una persona perbene, oggi, si fa raccomandare a incrocio, vale a dire che baratta le conoscenze del proprio padre con le conoscenze del padre di qualche persona fidata.


Come si dice? Onore al merito? O il merito è una questione d'onore? Non mi ricordo



SATIRA DA MORI' DA I' RIDERE. Domando allo stimabile Senesi Vauro: rispetto alle secondo lui (anche secondo me) riprovevoli posizioni filoisraeliane e filosioniste, cosa differenzia la deputatessa PDL ed editorialista del Giornale diretto da Alessandro Sallusti, Fiamma Nirenstein, dal suo collega di lavoro in tv e vicedirettore nella carta stampata, Marco Travaglio? Il ben noto giornalista giudiziario, ad esempio, secondo il giornalista Paolo Barnard (che a sua volta ha una posizione politica che non mi piace, specie negli ultimi tempi, nei quali tende assai al complottismo, ma che tuttavia non è stato querelato  per diffamazione a mezzo stampa da Marco  Travaglio), dice questo:

Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani ”.

Fiamma Nirenstein, scrive cose così, come quelle sotto, in un articolo che ha questo titolo Guantanamo, il carcere che ha salvato l’Occidente (clic),  uscito sul Giornale, dal quale del resto proviene Marco Travaglio:

" È facile essere contro la tortura dopo tanti secoli di orrori, dopo che, dagli eretici alle streghe o semplicemente ai nemici, i diversi inquisitori hanno estratto così tante false ammissioni. La giurisprudenza moderna che discende dalla Convenzione di Ginevra, che regola fra l’altro la questione dei prigionieri nei conflitti, ha dunque proibito di farne uso. Ma questo è il vecchio scenario in cui i soldati catturati, deposte le armi, divengono docili prigionieri in attesa della pace. Guardiamo invece alla contemporanea guerra del terrorismo islamico, in cui alcuni uomini di Al Qaida non depongono mai l’arma principale, quella del fanatismo. Essi continuano fino alla fine la loro guerra, anche in detenzione, e sono ben allenati a affrontare la tortura e la morte. Proviamo a immaginare di avere catturato un terrorista che ha appena compiuto una strage. Egli stesso annuncia un nuovo attentato. Potrebbe essere proprio quello all’autobus che porta tuo figlio. Come estrargli la giusta informazione per fermare la strage? E come impedire che il terrorista continui nella sua guerra? "

Mah. Che vi devo dire?


Protesta di un detenuto in attesa di giudizio

Abbiamo un ministro della giustizia che sulle carceri la pensa come Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che un paese civile non può avere carceri incivili.  E abbiamo Antonio di Pietro, proprietario della ditta Italia dei Valori (mobiliari e immobiliari), all'opposizione. la Lega Nord allo sfascio. Berlusconi fisso in tribunale. Il comico in declino Beppe Grillo ancora fuori dal parlamento. Napolitano Presidente della Repubblica, con consiglieri i suoi vecchi amici riformisti Emanuele Macaluso e Alfredo Reichlin. Cosa si può volere di più dalla politica?


disegno di Gerry Turano


Oggi inauguro questa rubrica giocosa. Partecipate numerosi. Chi indovina vince una paper ella.

" ...il web è un contenitore senza fine né inizio, ricettacolo di impunità, di pornografia, a volte di violenza e di truffe, spesso di vuote chiacchiere. Ma è anche sapere, occasione di scambio, strumento di civiltà e di conoscenza. Sta soprattutto a noi, ai cosiddetti intellettuali, dare il buon esempio, per fare del web un’arma pacifica, di tolleranza, di apertura verso l’esterno, sempre di più "




A me gli spettacoli di Romeo Castellucci e della Societs Raffaello Sanzio non sono mai piaciuti. Tanti anni fa, ad una recita romana di uno dei suoi soliti spettacoli provocatori lirici spirituali, alla battuta dell'attore “ siamo tutti angeli “ o qualcosa del genere, una spiritosa persona del pubblico, regista ricercativo a sua volta, si alzò gridando: QUA SIAMO TUTTI COMPAGNI! Ci fu una risata generale. Parte del pubblico probabilmente pensò che si trattava di una trovata registica.  Lo spettacolo andò avanti. Noi continuammo a ridere tra i denti, di più fuori (dai denti e dal teatro).  Ciò non significa che io non debba difendere il diritto di Castellucci di fare il teatro come più gli garba, e quello del pubblico di andarlo a vedere. Io non ci vado.

Insomma, considero orribile e a dir poco reazionario l'atteggiamento protestatario di certi politici e di certi credenti (che in ogni caso portano acqua con le orecchie alla compagnia teatrale di Castellucci, mettendola al centro del dibattito sul novativo teatrale, fatto che, come ho già detto, secondo me non merita, ma per ragioni di estetica teatrale, no di blasfemia). Però... C'è un però grosso come un pianeta: come si comporteranno gli intellettuali, mettiamo il sostenitore della Stato di Israele Gad Lerner, che lunedì scorso ha ospitato in studio il regista e la direttrice del teatro, Andrée Ruth Shammah, a sua volta legittima sostenitrice dello Stato di Israele, quando nella stessa situazione si troverà qualche artista considerato inopportuno da frange estremiste della comunità ebraica? Si avrà per esempio diritto (esteticamente non si potrebbe parimenti, ma tant'è) di fare uno spettacolo sulla carneficina di Stato, con la registrazione del martire pacifista  Vittorio Arrigoni che accusa lo Stato di Israele di essere criminale (secondo me abbastanza a  torto, o meglio, non completamente a ragione), e che invita Roberto Saviano, tutt'ora taciturno,  a prenderne le distanze, e che sullo sfondo di una foto di uno dei padri fondatori getta qualche cosa di liquido che evoca la merda?


Mi risulta che il nulla, al contrario del senso, e del bene... non ha mai fatto male  a nessuno



Aspettando Godot. In un articolo, il critico Vivian Mercier scrisse che Beckett "ha realizzato il teoricamente impossibile, un'opera in cui non succede nulla, ma che tiene incollati gli spettatori ai loro posti. In più, considerando che il secondo atto è una ripresa leggermente differente del primo, ha scritto un'opera in cui non succede nulla, due volte." Hai detto nulla!  Che genio che era Beckett.

E poi,  il nulla è parte non còlta del senso, nient'altro.



Scrittori giovani  schierati a difesa dell'autorevolezza critica


Potrebbe essere che certi letterati si sentono sempre attaccati perché sono in guerra permanente?

Giorgio Manganelli in articolo su potere e vilipendio nota che la parola infangare è di ambito militare: “ infatti neanche mamma esercito puoi insultare: più esattamente, ogni tentativo di dar osservazioni anche moderatamente eccitate rientrano nel verbo “infangare”, che pare specifico dell’esercito, così che, anche a provarcisi, è praticamente impossibile infangare qualsiasi altra cosa “.





Chomsky: “ una lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito



Giornalista dell'Unità che per prudenza si colloca al centro della corrente


La mamma degli infangatori, notoriamente,  è sempre incinta.
Dice che ce l'ho con l'Unità. Per forza. Se ancora negli articoli di quel giornale si definisce Elemire Zolla intellettuale di destra (clic)... Praticamente consegnandolo legato mani e piedi allo spritualismo che fa da piattaforma estetica e ideologica ai nuovi fascisti. Per via del suo interesse per Tolkien, al quale Zolla fece la prefazione nel lontano 1969.

Ad ogni modo, Zolla, il grande studioso e intellettuale Zolla, la pensava così:

" Oggi mi sento libero, persino esultante perché sono scomparse le due forze che mi avrebbero volentieri chiuso in un campo di concentramento: nel 1945 ebbi la gioia di veder crollare il fascismo e ora di vedere svanire l' Unione Sovietica e il comunismo. Una volta sciolto, lascio i vecchi istituti politici azzuffarsi nel combattimento e ne distolgo lo sguardo? "

Passo tratto da un articolo commemorativo di Cesare Medail sul Corriere della Sera (clic), giornale (di destra?) sul quale Zolla scrisse a lungo.

Insomma, L'Unità, se vuole denunciare gli intellettuali di destra, non farebbe meglio a cercare tra gli intellettuali che razzolano attorno al PD e che a volte pubblicano sull'Unità, o vengono celebrati o intervistati o recensiti sull'Unità?  Tanti scrittori giovani, per esempio, che Goffredo Fofi (a proposito, ce l'ho con l'unità anche perchè non trovo più i magnifici pezzi di Fofi, che la domenica centellinavo qui l'archivio che consiglio a tutti di frequentare, ché ci sono articoli sia belli che bellissimi; invece che non pubblichino più i pezzi di Vincenzo Cerami non me ne frega nulla),  ha definito poco tempo fa, proprio dalle pagine dell'Unità, di destra? L'articolo aveva per titolo proprio questo:

I giovani scrittori sono di destra? (clic)




Rigore, secondo la notoria definizione di un grande  maestro di filosofia, il serbo Vujadin Boškov, è quando l'arbitro fischia. Ma poesia, quand' è? Secondo me, poesia è quando un essere umano emoziona un altro essere umano.



Post e autore del post in fase di correzione (Ah, Basaglia!) Hanno collaborato il cuginetto umorista in erba  Larry Svizzero e il critico letterario italo portoghese Larry Giuseppe Do Santos

lunedì 16 gennaio 2012

Carlo Fruttero


Non si è spento, né ci ha lasciato, né se n'è andato, né ci ha dato addio, né ha fatto il grande salto, né  è volato in cielo, né ha lasciato la scena: è proprio morto.

Ho vissuto senza aspettarmi molto, anzi senza aspettarmi niente. E se ti convinci che non ci sono speranze e che il mondo è impazzito, da quel momento in poi puoi vivere benissimo. Scherzi, ridi, conversi, perché quel problema lì lo hai chiuso. Non ci puoi fare niente e allora ti resta tutto il bello della vita

Clic qui per leggere l'intera intervista di Antonio Gnoli a Carlo Fruttero, uscita su Repubblica il 16 aprile 2010, in occasione del libro di memorie retribuite, come lo stesso Fruttero amava ricordare,  Mutandine di Chiffon

venerdì 13 gennaio 2012

Che paese di poveracci!

Giornalisti e scrittori che analizzano i fatti rispettando la propria deontologia, e, sopra di tutto, il buon senso.

Non sto a dire che anche oggi si conferma l'assenza di razzismo in questo paese, nel quale i giornali on line stamattina riferivano che colpevoli per l'omicidio del povero vigile urbano di Milano, Niccolò Savarino, sarebbero due cittadini di etnia rom, uno italiano e uno tedesco. 

Sottolineare l'etnia a che pro? Quello di vendere qualche copia in più? Lo fanno, prevedibilmente, Il Giornale e Libero, sui quali - nonostante la notizia sia stata smentita dalla Magistratura, come peraltro riporta lo stesso Libero -  si è subito  scatenato l'odio dei lettori commentatori, che invocano come minimo la pulizia etnica... Ma  anche il Corriere della Sera rimarca sull'etnia... E anche l'Unità (che, dispiace per chi ci lavora, ma  prima chiude meglio è anche per il PD...)

Mi soffermo invece su un'affermazione contenuta nella pontificata odierna su Repubblica (qui) del grande inquisitore Roberto Saviano, che sembra aver  stabilito un nuovo fantastico reato, contiguità culturale con chi delinque. Evito di commentare il delirante articolo liberticida, se no mia  moglie dice che mi piace vincere facile. Dico solo che meno male questo paese è governato da gente che ha studiato legge, e non lettere. Perché se governassero quelli che hanno studiato lettere, come Roberto Saviano, si diventerebbe alla svelta una dittatura giudiziar-popolare, coi processi in piazza. E temo con le esecuzioni in piazza. Non so, uno così una volta veniva ben presto definito fascista e isolato. Ora ha milioni di seguaci e fa il guru nei giornali di sinistra. Per me gli ènno tutti ringrulliti.



Ps: per completezza dell'informazione, apprendo da qui (clic) che a Saviano  hanno recentemente dato la laurea honoris in giurisprudenza. Ma che abbiamo un'Università di merda, su misura per il paese di poveracci di cui sopra, per me  non è una scoperta di ora...

sabato 7 gennaio 2012

Alessandro Bertante e il pollaio oclocratico: non c'è niente di più plebeo che pigliarsela coi plebei

 plebe livorosa che si esercita nella bassa insinuazione

Insomma, non è che uno la mattina si alza e scrive quello che cazzo gli pare a lui! Esistono anche i fatti veri... Mi riferisco all'articolo insultante dello scrittore  Alessandro Bertante contro i commentatori dei blog letterari, uscito ieri sul supplemento letterario del Fatto Quotidiano.  

Come avevo previsto discorrendo con amici, si in fiamma la polemica contro i commentatori. Si in fiamma la polemica e si estraggono le armi pe santi, ricorrendo addirittura alla stampa nazionale (tricolore?) per ulteriormente attizzare la fiamma. Per rispondere bisogna per forza estrarre le armi pen santi.
 
Succede che per fatti mii - che non sto ora a rispiegare - da quasi due anni faccio commenti su alcuni blog letterari, più o meno gli stessi che elenca Bertante nel suo articolo (che chissà perché dimentica i civilissimi Minima & Moralia, La poesia e lo Spirito  e La dimora del tempo sospeso) . Non sono e non sono stato un commentatore pacifico, di quelli elogiativi per forza (che d'altra parte quasi sempre rendono ridicolo l'oggetto dei loro elogi, facendomi spesso pensare che  fanno ciò in modo malizioso, che alla fine alla fine  siano loro i veri troll). Per quanto mi riguarda ho cercato di esercitare, sempre nei limiti della buona educazione e di una certa leggerezza,  la libertà critica che dovrebbe, ribadisco dovrebbe, essere elemento fondante di ogni cultura (essa stessa  necessita per sua natura di essere sempre messa in discussione). Ho semplicemente esposto tesi avverse a quelle degli articolisti, non senza captare l'attenzione di persone per niente represse e per niente preconcette nei confronti di nulla. Quindi mi sento tirato in causa in prima persona.

Vediamo cosa dice esattamente lo scrittore e critico Alesandro Bertante. 

1) " Sono cinquanta, si conoscono tra loro e si odiano ". Sono invece molti di meno, del resto in gran parte spariti negli ultimi mesi, causa irrigidimento censorio da parte dei tenutari, che hanno cacciato anche meritevoli artisti come Sergio Maria Cerruti, ovvero il capo della scuderia Immondizie Riunite (su Nazione Indiana, dove tra l'altro era stato anche un articolista, vale a dire introdotto da un componente della tribù,  come usa lì, lo scrittore Gianni Biondillo, che tuttavia, nella fase della cacciata, non mosse un dito; fu invece causa delle mie dimissioni come commentatore, questa censura,  secondo me inaccettabile, stante la qualità intellettuale  degli  interventi satirici che indispettivano i componenti più impegnati della riserva, come Andrea Inglese e Marco Rovelli). O sono spariti causa  noia, perché gli articoli sono a mio modesto parere di molto peggiorati negli ultimi tempi, non  ne so spiegare la ragione.

2) " Insultano, minacciano, s’azzannano e soprattutto sono convinti che dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a loro ostile ". A me non pare che le cose stiano così, che questa sia solo una generalizzazione, in quanto tale intellettualmente squalificata. Mi risulta invece che i commentatori qualche volta avversi agli articolisti tendano soltanto a mettere in discussione la fragile impalcatura del rito letterativo patrio, sulla quale questi portatori sani di cultura di cui Bertante fa evidentemente parte sembrano stare così bene (ma non così tanto, se ancora pochi mesi fa lo stesso Bertante, dopo essere stato escluso dalla cinquina dello Strega, dichiarava inviperito: «...In realtà i voti sono bloccati, sono controllati, e il premio, quindi, è assolutamente prevedibile. Se a brevissimo non si cambia il regolamento, magari con una rotazione dei 400 Amici della Domenica, andrà a finire sempre così. Purtroppo, un premio prevedibile non è un premio interessante. Lo Strega, invece, dovrebbe essere un premio in cui vengono premiati i libri»  forse convinto che  dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a lui ostile... oppure ostile alle sue preferenze letterarie.

3)  " Da quasi un decennio questi cinquanta valorosi impediscono che nasca un serio dibattito letterario in rete, inquinando il lavoro di molte persone oneste e preparate (e penso a Nazione Indiana, Lipperatura, Vibrisse, Sul Romanzo, La parole e le cose, Satisfiction, Scrittori precari) che stanno faticosamente cercando di creare nuovi luoghi di autorevolezza critica ".  Quindi abbiamo capito di chi è la colpa, in Italia, se non c'è autorevolezza critica... Colpa dei commentatori nei blog...  In ogni caso non è dei letterati espressione di questi blog, che non vanno oltre la difesa di quanto producono loro, o loro numi (per non fare nomi Roberto Saviano, Wu Ming, Romano Luperini), oltre rivendicazioni di impegno sociale di impronta generazionale, specie gli autodefinitisi lavoratori e lavoratrici della conoscenza, quelli  della  generazione TQ; o a nuove epiche autolegittimanti che tendono a mettere in primo piano ciò che fornisce il mercato, narrative  nuove quanto il mio scroto, dagli stessi Wu Ming a Roberto Saviano; o da analisi di questo tipo,  di Daniele Giglioli  " come se fossimo così traumatizzati dall’assenza di traumi reali da doverci costringere a inseguirli ansiosamente in ogni situazione immaginaria possibile "... Io penso che la colpa della mancanza di autorevolezza critica sia da attribuire al fatto che c'è poca continuità con le vere voci critiche del recente passato, penso a Pampaloni, Garboli, Manganelli, altri potrebbero aggiungere  Fortini e Sanguineti; o alle non poche voci critiche presenti in ambito letterario,  Goffredo  Fofi, Gianni Celati, Alfonso Berardinelli Massimo Rizzante, Emanuele Trevi, Gabriele Frasca, per fare solo pochi nomi, che si esprimono in maniera calibratissima (temo non troppo a favore di Bertante e soci) sono sommerse dalle tante voci autocelebranti non per  caso allergiche al contraddittorio.

4) " In nome di una bizzarra interpretazione del concetto di libertà d’espressione, i cinquanta valorosi si distinguono per l’astio e per la spontanea tendenza alla bassa insinuazione, sempre riferita a questioni private dell’autore preso di mira. Difficile che parlino del contenuto, spesso lo ignorano apertamente, rivendicando questa loro scelta in modo sdegnoso ". Questo succede, ma spessissimo al contrario... vale a dire che i commentatori vengono infangati e calunniati dai tenutari. A me è successo con Loredana Lipperini, come già spiegai qui  nel blog clic;  del resto lo sanno tutti, in rete, che da un certo punto in poi ella censura le persone avverse alle sue tesi o a quelle degli scrittori per i quali parteggia (Wu Ming e nuovi epici). I commentatori astiosi ci sono, intendiamoci, ma non sono quelli abituali: fanno qualche commento e spariscono, perché in genere  trovano poca sponda.

5) " Ma ciònonostante s’esprimono con una violenza verbale sconcertante. I più cattivi e i più laidi sono anonimi, ovvero si nascondono sotto diverse e mutevoli identità, con le quali partecipano contemporaneamente al tafferuglio. Perché la rete è l’unico luogo del vivere civile dove l’insulto anonimo sia considerato sintomo – sgradevole ma certo dinamico – di democrazia e non un’infamia come da qualsiasi altra parte ". Non è vero nemmeno questo: ancora una volta posso testimoniare che l'insulto proviene più spesso da parte degli articolisti, o da loro fiancheggia tori. C'è poi un altro fenomeno, nelle discussioni che si generano nei litblog: quello dei commentatori più o meno fedeli alla linea che maltrattano i nuovi venuti; ce ne sono pure di quelli che arrivano improvvisamente, appunto inventando nomignoli, per insultare chi mantiene una posizione critica verso le tesi o le opere degli articolisti, come sempre più spesso avviene sul blog Le Parole e Le Cose  (ovviamente non per colpa dei gestori, anch'essi incapaci di gestire l'increscioso fenomeno).

6) " Per loro non esiste più nessun valore letterario condiviso ma solo mafie e raccomandazioni, favori e reciproci servilismi. Non esiste un canone estetico ma tutto è confuso in un calderone di provocazioni, ripicche e frustrazioni mai risolte. Si commuovono solo di fronte alla piattezza dell’orizzontalità, quella desolante mediocrità che ha concesso anche a loro di avere una voce. Ma sullo sfondo è facile riconoscere il ben noto linguaggio qualunquistico dell’Italia gretta e provinciale, quella deriva etica e civile che ci contraddistingue da anni e che è diventata oramai impossibile da sopportare ". Questa non la commento. Bertante sembra  riferirsi alle crescenti polemiche sul premio Dedalus, sempre più in difficoltà, del quale è anch'egli congiurato, le cui classifiche di qualità non vengono tenute in considerazione nemmeno dai blog letterari ai quali fanno in genere riferimento i grandi lettori. 

Per concludere (per ora): da commentatore, siccome sono testardo, mi sono studiato la questione bene, prima di espormi e esprimermi sugli articoli; per questo ho girovagato a lungo negli archivi, cercato di capire chi si esprime, sia come post attore che come comment attore, e con quali intenti. Credo di aver acquisito una certa competenza in materia per affermare che non è vero quello che Bertante afferma con tanta sicurezza. No,  Bertante non dice la verità, come sa chiunque frequenti i sempre più afflosciati  blog 2.0. Non dire la verità, nel contesto di un supplemento letterario comunque prestigioso,  non foss'altro perché diretto da Riccardo Chiaberge, equivale a farsi grossi coi lettori distratti della stampa quotidiana dicendo bugie (a proposito di autorevolezza critica, se ci fosse un'etica condivisa dovrebbe anche equivalere a  tirarsi la zuppa sui piedi...). Secondo voi il disinteressato scrittore Bertante a quale scopo lo fa? E perché non ha aperto la discussione su un blog letterario, cioè in una  sua sede naturale?

Ps: "
concordo con Gilda Policastro qui sopra. mi preme aggiungere che la quantità di persone moleste, livori e demenzialità assortite che infestano lo spazio commenti di ogni post non fa molto bene a “le parole e le cose”. in sostanza, tutto questo pollaio oclocratico formatosi di recente rischia di distogliere l’interesse dagli interventi (di qualità molto alta, in genere). l’adozione della censura, applicata con senno, mi sembra solo da elogiare.


Testo e autore del testo in fase di correzione
  
Francesco Marotta ha detto la sua nel suo blog clic


domenica 20 novembre 2011

Marketing e distintivo


Scienziati della CIA al lavoro in laboratori segreti per tradurre il libro la  parola contro la camorra,  da cui ricavare sillabe, singoli vocaboli,  finanche intere frasi,  come armi contro le mafie di tutto il mondo (attesa la replica di Marina Berlusconi, che notoriamente non ci sta a questi continui attacchi al padre...)

Dall'aspettativa creata dalla ditta   Repubblica ai suoi numerosi clienti circa  il nuovo formato americ ano del suo prodotto di punta, sembrava l'avvento di un secondo D'Annunzio. Invece, più modestamente, lo scrittore di paura internazionale Roberto Saviano pare abbia parlato alla stampa italiana -  TG5 in prima fila -, a pochi indignati DOC e a qualche italiano presente a New York, come testimonia Christian Rocca qui.

Per altro, secondo il Corriere (qui), che riporta integralmente il discorso, il parte nopeo parte scrittore, avrebbe detto questo: " Il Pil della crim­i­nal­ità orga­niz­zata glob­ale ha toc­cato negli ultimi anni i 1.000 mil­iardi di dol­lari, cifra supe­ri­ore ai bilanci di 150 paesi mem­bri dell’Onu. Il 10% del Pil mon­di­ale va in tasca alle mafie ". Ora, il PIL mondiale è circa 75.000 miliardi di dollari, 1.000 miliardi di dollari rappresenterebbero, calcolatrice alla mano, poco più della pur nobile porzione   1% di tanto po po di torta...  A me pare sconfortante soprattutto questo, che ci si crei  una vetrina mondiale per andare a spacciare dati sbagliati come questo (del resto ricavati come?) ai suoi consumatori abituali, giornalisti emarginati  e in difficoltà come tanti componenti della stampa italiana, che andrebbero soltanto aiutati a disintossicarsi in apposite strutture... 

Va bene, Saviano, va bene... Nessuno glielo farà notare che i suoi dati sono sballati... A chi importa? Però lei, nel suo intimo, saprà che non glielo fa notare nessuno perché la considerano uno studioso poco autorevole, perché la considerano un ragazzo volenteroso, ma, giustappunto, un ragazzo... Oppure, infamia massima, nessuno glielo farà notare, che le sue fonti sono così così, perché la considerano uno scrittore.... Oppure, infine, glielo faranno notare i livorosi critici letterari di Libero e del Giornale, ciò che fa aumentare il prestigio e, sopra di tutto, le vendite...

mercoledì 9 novembre 2011

Brecht certe cose le sapeva. Sulle classifiche Pordenone legge.

Ore 8.40. Rigore, notoriamente, è quando arbitro fischia. Ma qualità, quand'è? Tutti sanno, anche chi non ha nessuna intenzione di leggere un libro in vita sua,  che ci sono queste classifiche di qualità che fabbrica la ditta Pordenone Legge, attraverso una giuria composta da 200 cosiddetti grandi lettori. Ma siami (pl) sicuri sicuri che i modi con cui queste classifiche vengono prodotte  siano a loro volta di qualità? E se non lo fossero, come potrebbero attribuire patenti di qualità? Non sarebbe, quella attribuita agli autori da loro scelti, solo una qualità apparente, uno smalto ulteriormente mortificante spalmato sulle  marginalizzate opere che si vorrebbero invece mettere più vicine al centro, un simulacro di qualità utile a far comunque sovrastare i meccanismi della produzione di quantità, ma, in definitiva, i meccanismi oppressivi del sistema di produzione dominante?

Stamani mi alleo con Brecht. Mi alzo e vado a prendere gli scritti teatrali (che piacevano anche a Carmelo Bene, il quale, artisticamente parlando, non fu affatto un dissacratore, ma solo uno che applicava i migliori risultati della scienza sperimentale dei maestri che lo avevano preceduto, dei quali fu massimo testimone; certo, inventando a sua volta...). Fatto.
 
Ora la dico grossa. Se, secondo la figlia Lietta, uno dei dispiaceri più grossi della sua vita (di Giorgio Manganelli), è stato di non poter dire a Pasolini che scriveva male, che cosa, Manganelli stesso, si sarebbe oggi rammaricato di non poter dire ad alcuni critici che dicono di prenderlo a modello?  
Giorgio Manganelli fu, non solo a mio avviso, uno degli spiriti più magnificamente leggeri dell'ultimo secolo letterario e culturale. Ma questo lo si deduce dalla sua scrittura, non certo dalla letteratura critica su di lui, la quale si contraddice proprio a partire dalla scrittura (che vuol dire anche dal pensiero, non facciano i furbi parandosi dietro al fatto che non saper scrivere, al giorno di oggi, è una necessità dettata dal bisogno di sopravvivenza, che insomma, sarebbe solo un peccato veniale...).   
Apro gli scritti teatrali di Bertolt Brecht, PBE Einuadi, 1962. Vi cerco materiali a sostegno dei miei dubbi circa la non qualità del sistema di produzione dei fabbricatori della qualità. Pag 26: illudendosi di possedere un apparato che in realtà li possiede, essi difendono un apparato che non controllano più, che non è più - come essi continuano a credere – un mezzo che serve i produttori intellettuali, ma un mezzo che si rivolge contro di essi, contro la loro produzione (quando cioè questa produzione persegue tendenze proprie, nuove, non corrispondenti o addirittura contrarie a quelle dell'apparato). Essi sono ridotti allo stato di fornitori. Il valore della loro produzione finisce per essere misurato a una scala che ha per base la nozione della smerciabilità. Da qui l'uso invalso di esaminare ogni opera d'arte sotto l'aspetto della sua convenienza all'apparato, e di non preoccuparsi se l'apparato sia, o no, conveniente all'opera d'arte. Si dice: “ questa o quell'opera è buona “; e s'intende senza dirlo: “ buona per l'apparato “. Ma quest'apparato è determinato dalla società esistente, e assimila solo ciò che gli permette di sussistere in questa società. Si potrà dunque discutere di tutte le novità che non abbiano un carattere minaccioso per le funzioni sociali di quest'apparato, quella cioè del divertimento serale. Non si potrà invece discutere di tutte quelle novità che tendono a fargli mutare funzione, vale a dire situare diversamente l'apparato nella società, per esempio connettendolo alle istituzioni d'insegnamento o ai grandi organi di pubblicazione. Attraverso l'apparato la società assimila ciò che le serve per riprodursi. Così, nel migliore dei casi, l'apparato lascerà passare una “ novità “, che porti al rinnovamento, ma non mai al cambiamento della società esistente, buona o cattiva che sia la forma di questa società.
I più evoluti non pensano nemmeno a cambiare l'apparato, perché sono convinti di avere a disposizione un apparato che serve ciò che essi liberamente inventano, un apparato, dunque,  che si trasforma da sé con ogni loro nuovo pensiero. Il fatto è che la loro invenzione non è libera: l'apparato adempie la propria funzione con loro o senza di loro, i teatri lavorano ogni sera, i giornali escono x volte al giorno; essi assimilano ciò di cui hanno bisogno; e hanno semplicemente bisogno di una certa quantità di materiale (nota fondo pagina: I produttori, invece, sono totalmente condizionati dall'apparato, sia economicamente che socialmente,  esso monopolizza la loro azione, e i prodotti degli scrittori, dei compositori, dei critici, assumono sempre più il carattere di materia prima. Il prodotto finito è quello che esce dall'apparato).  
Fanculo a Brecht, che altro posso dire io? Ore 9.32, pubblico sul blog, poi vado a fumare.      Ps: il libro di Brecht è di 241 pagine... 

venerdì 23 settembre 2011

Epistola prima per Aldo Busi

giurista che si perplime 

Caro Aldo Busi, in altri casi le ho fatto sperticati elogi, e ne vado fiero, ma questa volta, schierandosi a favore di un'iniziativa così idiota come quella dell'outing, mi sembra che ha toppato di brutto. Lei cosa avrebbe fatto se il suo nome a suo tempo fosse stato inserito da anonimi in una lista di sicuri pedofili? Si sarebbe incazzato non poco, avrebbe sfidato gli anonimi a uscire allo scoperto e li avrebbe querelati (o bastonati?). Ebbene, è ciò che faranno i dieci nomi inclusi nella lista secondo lei benvenuta, che per assurdo diventeranno i buoni e i miti perché dalla parte del diritto. Bel risultato... Senza contare che la DELAZIONE sarà d'ora in poi considerata legittima, come strumento di lotta politica,  da chi è a priori nemico del diritto,  perché sdoganata dalla parte progressista e più smagata della popolazione intellettuale. D'ora in poi si potranno fare liste di PROSCRIZIONE  anonime su tutto. Non sarà un bello spettacolo. 

Le battaglie per i diritti, caro Busi, si fanno con gli strumenti del diritto. Con gli strumenti dei barbari si ottiene solo di imbarbarire ancora di più la popolazione. In Italia ce n'era bisogno?