diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

Visualizzazione post con etichetta il-comico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta il-comico. Mostra tutti i post

mercoledì 15 febbraio 2012

Sanremo primo giorno (l'Italia è sfatta, ora bisogna disfare gli italiani)

Rocco Papaleo For President: fatte le debite proporzioni, è il primo degno erede di Massimo Troisi

Celentano che se la piglia con i giornali cattolici che fanno politica, tutti i torti non ce li ha mica (in ogni caso, Prisencolinensinainciusol è ancora ol rait, 40 anni dopo...). Però, il prete all'occhiello del comico in declino, portato  a esempio di  virtute e canoscenza, politica non la fa? Celentano gli è distratto: a me mi pare che Don Gallo faccia solo politica (male almeno quanto gli altri). Mi sbaglierò... 

Continuo a non capire chi obblighi certi artisti supremi a occuparsi di politica, ché quando lo fanno non vanno oltre il qualunquismo (comunque peggio dell'esaltazioone di casa Savoia, penosamente e pazientemente sorbita lo scorso anno,  non c'è verso fare; neanche può vincere una canzone più insulsa di quella dell'anno scorso). Il fatto è che facendo i finti tonti si aggiunge caos a caos, che si tende ad aumentare la sfiducia verso le istituzioni, a partire dalla Corte Costituzionale. Mi viene il dubbio che la società caos sia una SPA quotata in borsa, o tante società quotate in borsa,  borsa che guadagna in proporzione all'aumento del  tasso di sfiducia. Politicamente è una borsa socialista e nazionale, BORSA NERA, anzi NERISSIMA... la cantante, sempre  bravina, è invece Dolcenera, il cui nome spero non alluda alla politica (ma, visti i tempi, il dubbio è bene avercelo...). Infatti, gratta gratta, sono tutti socialisti. E ti viene da tirare un sospiro di sollievo. Ma gratti ancora di più e li scopri nazionalisti, terribilmente nazionalisti,  a volte, e auguriamoci non tragicamente, perché la somma di socialismo e nazionalismo  fa 4 precisi... Comunque sia,  al di là dell'arte retorica, il mio è solo un dubbio, perché non sono dietrologo (ma neanche appianologo...). Forse la cosa è più semplice: ci sta che si mettano dalla parte dei burini, i protagonisti dello showbusiness (compresi gli showriters...), perché i burini comprano un po' di tutto, invece i non burini non comprano un cazzo, né vanno ai concerti, al cinema, a teatro, in libreria... (apriamolo il dibattito: che cazzo fanno i non burini?)

Il festival in generale, senza dubbio alcuno,  l'ha vinto la immensa  classe di Rocco Papaleo (non burino).  Il modesto festival canoro, invece,  mi sa che l'ha vinto Pierdavide Carone, il ragazzino diretto da Lucio Dalla. Però io ci ho una certa età, e gli preferisco  la tardona   Chiara Civello. Sfortuna per lei... infatti, se la preferisco io... agli italiani che votano, in media abbastanza burini,  non piacerà di sicuro...


lunedì 11 luglio 2011

Aldo Fabrizi parla della cultura in Italia


Il grandissimo comico romano  aveva previsto tutto di quello che sarebbe successo alla cultura italica a seguito dell'avvento dei pubblici fidanziamenti, in termini di affollamento e di caos attorno alle sue fonti  (clic), i tanto vituperati politici, che invece, sotto sotto... inconsciamente,  li vogliono tutti  come lenoni, intendo dire protettori, senza offesa per nessuno. I rivoluzionari occupanti del teatro Valle di Roma, vogliono addirittura il Presidente della Repubblica come garante del loro modesto progetto di gestione futura del teatro,  teso a  favorire una nuova drammaturgia (non sanno nemmeno cos'è, almeno alla luce delle scoperte formali novecentesche, quelle che hanno messo in atto artisti come Carmelo Bene, Leo De Berardinis,  Carlo Cecchi, Peter Brook, Bob Wilson, Eimuntas Nekrosius, Heiner Muller e altri che non sto ad annoiare con elenchi in ogni caso incompleti), non sia mai che facciano qualcosa all'insaputa delle Istituzioni, magari contro la loro repellenza a qualunque forma di libertà creativa (clic). Questi rivoluzionari qui vogliono più Stato, non gli basta quello che c'è stato finora, rappresentato da Gianni Letta, il clericale protettore del teatro più sciagurato che si pratica in Italia, quello cosiddetto di prosa che riempie i cartelloni dei principali teatri, Valle compreso,  attraverso la pratica pastettara  degli scambi tra i teatri produttori, sostanzialmente i Teatri Stabili, che assorbono gran parte delle risorse pubbliche. La verità è che la libertà creativa, a questi rappresentatori dell'ovvio, non gli serve. Basta vedere i nomi degli artisti più impegnati nell'occupazione. Ci mancava pure Jovanotti... giusto preludio al   trionfale arrivo di Walter Veltroni,  il peggior politico italiano, di cui gli occupanti stanno mettendo in atto la nefasta ideologia culturale.

La raffinata metafora di Aldo Fabrizi smistatore ritengo  valga anche per l'attuale dibattito letterario, inispecie per il recente gruppo TQ, affollato da cooptati trenta quarantenni, che si sentono poco protetti e richiedono supplementi di lenonità istituzionale.

giovedì 7 luglio 2011

Paolo Panelli, uno dei benemeriti Padri (af)fondatori della Patria


Quando in Italia non c'era libertà di satira, come invece c'è sciaguratamente da trent'anni a questa parte, Paolo Panelli faceva in tv, nelle più popolari trasmissioni, robe retrograde a questa manièra (clic). Godiamocelo, almeno finchè i narrativi delle nuove aberrazioni non riusciranno ad eliminare completamente  gli artisti inattuali, obbligandoci a una quotidiana immersioni nei fatti veri della cosiddetta realtà, che diabolicamente fabbricano nei più avanzati (a chi?) opifici politico-editoriali. La cazzo di realtà, della quale ditta i narrativi civilistici, 'tacci loro,  un po' d'invidia ci vuole, detengono  copiosi e redditizi pacchetti azionari...

mercoledì 6 luglio 2011

Per Paolo Poli First Lady (maledetta cultura)



Paolo Poli è senza meno l'essere vivente più bello di questa sciagurata nazione. L'ho visto di recente camminare in un quartiere ameno della sua città,  sorridente, dritto come un  normale cipresso, assolutamente orgoglioso della sua relativa e nobile anonimità. Se per miracolo decidessimo tutto a un tratto di divenire un popolo civile, dovremmo nominare subito Paolo Poli Presidente della Repubblica (come minimo Granduca di Firenze!). Penso che il pur aristocratico Giorgio  Napolitano sarebbe d'accordo anche lui, e si dimetterebbe volentieri per fargli posto:  dicono che è amante dell'arte, della bellezza, della leggerezza e dell'intelligenza. 


In subordine, finito l'anno di celebrazione del 150° della rispettabile  massoneria e della discutibile Mafia, si potrebbe  smettere di tragediare alla verdiana, per  tornare ad essere il popolo spiritoso che siamo, di radici boccaccesche e rossiniane.  Si potrebbe ricominciare da tre, come Massimo Troisi (che diventerebbe per noi ciò che Mazzini è per loro): tutto d'un fiato  si proclama la Terza Repubblica.  Fatto ciò, si nomina  immediato, come  Presidente, una persona nubile, e Paolo Poli First Lady. Andrebbe benissimo all'uopo, come nuovo Presidente, la tosta Rosy Bindi, la cui bellezza è notoriamente  molto invidiata dall'attuale Premier, il quale è comunque da sostenere in quanto vitttima di un grave deficit estetico, abbastanza sfortunato sia per sé stesso che coi figli, almeno quelli di primo letto.
 
Qualcuno lo sa già, ce l'ho con la pratica della cultura in Italia degli ultimi trenta anni, populista e falso-civilista, anche perché se questa cazzo di cultura non si fosse sovrapposta alla vivace vita artistica degli anni '50, '60 e '70, uno come Paolo Poli sarebbe diventato un monumento vivente, anche contro le sue certissime e giustissime resistenze.

Clic qui per vedere  lo special tv Paolo Poli Story. Non perdetevelo.

Durante la lunga intervista dice tra l'altro che durante il boom economico agli italiani veniva narrato che erano felici e loro ci credevano. Come ora, quelli della cultura gli narrano che sono infelici, e loro ci credono... 'tacci loro! A quelli della cultura. Anche un po' agli italiani. 


Nel filmato linkato cì è un frammento di un programma in bianco e nero
di Renzo Arbore, di cui Poli era ospite in studio:  i bambini non sono ancora condizionati da una cultura o che, i bambini sono dei piccoli adulti, son terribili, hanno una capacità digestiva... bevono il latte, che è un alimento completo che a me mi fa male al fegato, per esempio... e trovo che i bambini ci insegnano tante cose, hanno anche una certa brutalità e un cinismo che gli adulti non hanno, e non li acchiappi con le civetterie culturali, come invece si può acchiappare anche voi... (rivolto al pubblico in studio)


...non vo alle feste, mi tocca baciare Fini... non so... bello, sì, sì, può dare felicità a una donna, ma a me no!  A me mi piace  i mascalzoni, gli assassini, i ladri, gli extracomunitari...


 ...io invece son partito subito con il piede sbagliato... ho sempre saputo di essere una minoranza indesiderata, però ho fatto in modo da cavarmela...

giovedì 30 giugno 2011

Nino Frassica candidato a prossimo tragicomico nazionale (ruolo drammaticamente vacante)



Uno che non si dice mai è Nino Frassica (clic) Perché siamo snob: se uno fa televisione popolare lo schifiamo. Invece è uno che merita attenzione. Mi ricordo bene di quando avvenne, primi anni '80, scoperto da Arbore, che si dice agganciò lasciandogli sulla segreteria telefonica il seguente messaggio: " Sono la segreteria telefonica di Nino Frassica...". Faceva ridere parecchio, in modo intelligente, quasi come il fuoriclasse Troisi (qui ospite di Arbore e Frassica bravo presentatore clic)

Divertiva parecchio anche nei panni di Frate Antonino di Scasazza (clic), entro i quali faceva  il Duomatore, qualcosa a mezzo tra costruttore di Duomi e loro domatore.

Definizione: "Nazione europea lunga" - Soluzione: "L'Ungheria".

mercoledì 2 marzo 2011

Chiudo gli occhi e gli altri non mi vedono (mi sembra di Paul Klee): satirici e Tragicomici


Siami (pl)  tutti d’accordo che ora al governo stanno i pagliacci, che si fanno in quattro per sollazzarci, e invece ci immalinconiscono qualunque cosa facciano, perché nel fondo del loro cuore sono tristi tristi. Ci consoliamo vedendo che almeno divertono i bambini.  Ma pure ci disperiamo ancora di più perché sappiamo che l’alternativa ai pagliacci non sono quelli  copiosamente in campo come vermi su un cadavere, i satirici,   i quali  ci immalinconiscono senza nemmeno divertire i bambini. Del resto la centralità dei satirici, che mai ebbero nella storia,  testimonia ancora una volta circa la decadenza della nostra epoca. 

Semmai l'alternativa ai pagliacci sarebbero  i comici, quelli veri, con un  tragicomico in testa - uno come Petrolini, Totò, Eduardo, Tognazzi, Troisi - ruolo incresciosamente vacante per il momento. Purtroppo i comici  sono  rarissimi  da trovare, anzi, per loro stessa natura, sono introvabili, si manifestano a piacere loro, se vogliono possono saltare l’epifania per intere generazioni, nascondendosi nei teatrini di provincia o anche peggio, non nascondendosi affatto, così sarà davvero impossibile stanarli. Io so che  questa è la vera miseria della politica italiana, perché i comici saprebbero in poco tempo rimettere le cose a posto e restituire piano piano il potere ai politici ai quali di regola compete. I quali però, temo, in altrettanto poco tempo lo restituirebbero ai pagliacci e non si finisce mai...

Ps: agli invidiosi che  mi rimproverano di parlare sempre delle stesse cose, canzonette e ridancerie, rispondo  che partendo dall’arte popolana da qualche parte si arriva, ma partendo dalle elucubrazioni civilistiche dei blasonati mentali circolativi non si arriva proprio in nessun posto.

http://www.youtube.com/watch?v=gkrnK0igAP0

lunedì 21 febbraio 2011

Arrivederci, Presidente (omaggio a Massimo Troisi)



Benigni o non Benigni,  a me l’inno di Mameli mi sta proprio sul cazzo. Anche il concetto di patria, indeclinabile ovunque, a maggior ragione in questa familistica terra, che se davvero volessimo riscattarci dovremmo chiamare matria, questa sciocca Italia. Che sarà  pure bella, ma anche la bellezza, da un certo punto in poi... stroppia, soprattutto quando la usano i servi per nasconderci sotto le nocive polveri prodotte dai loro panciosi padroni. Comunque non era Benigni, quello di Sanremo, era un clone. Lo so di sicuro: quello vero, che chissà dove lo detengono, non reciterebbe mai come un guitto di provincia, non gli riesce, facendo  le pause per la risata o per l’applauso del pubblico. 

Vabbè, lasciamo perdere il pippone propagandistico con i SSavoiardi bòni e gli angiolini cattivi... sono cose che capitano,  che gli showmen servili  in questo disperato paese debbono fare. Ma, mettiamo, che ci sia la libertà di rinascere e torna  uno che non era servo,  Massimo Troisi, in tempo anche lui per parlare a una celebrazione davanti alle autorità, davanti al Presidente stesso. Che direbbe? Penso qualcosa del genere, nel suo  quasi italiano tipico,  ma marcando bene sui  suoni della sua antica lingua d’origine:

L’Italia? È... bella l’Italia. L’Italia è proprio... bella... ME-MO-RA-BI-LE. Evvero, Presidente, che l’Italia è bella? Ma chi la governa no, Presidente, mica è così bello?! Evvero presidente? Ma come mai?  Come mai Presidente l’italia è così bella, ma chi la governa...   mica è la colpa vostra, pe’ carità, Presidente! Voi mi sembrate una brava persona che pure, non vi mettete scuorno se ve  lo riferisco, llà fuori dicono che non contate niente. No, quello è che chiunque la governi è così, da sempre, Presidente. E mica solo il governo, nossignore: pure le opposizioni!  L’Italia è bella, però. Ma il popolo, Presidente? Lo vogliamo dire o no che  il popolo non è tanto bello?! Facesse pur’isso, lu popolo, nu tantino schifo! ‘o peggio d’o peggio popolo d’Europa, na munnezza ‘e popolo, Presidente. Veramente... Presidente,  bisogna dirlo onestamente: sempre ha fatto.. una ... ...zza ME-MO-RA-BI-LE. Però l’Italia, quello l’ITALIA è bella, Presidente: ME-MO-RA-BI-LE. Al centro!!! Al centro, Presidente... Il centro delle città, per esempio,  è bello dappertutto, ma il resto è una ... ME-MO-RA-BI-LE. Come  mai, Presidente? Come mai tutta questa ...zza ME-MO-RA-BI-LE? Che devo dire, Presidente? Che devo dire? Sarà il destino della bellezza che attorno attorno ci cresce la munnezza, Presidente... io infatti quando che vedo magari 'na femmina bella sapete che faccio, Presidente? Me ne scappo... ma no pe' issa, quello le femmine belle so’ criature diddio che mi piacciono assai. No, me ne scappo perché non mi fido mai di quello che c’è tutt’attorno a 'na femmina bella. Sbaglio qualcosa, Presidente? Mò me ne vado, Presidente,   permettetemi   solo di vi dare un  consiglio: se non volete avere a che fare con la munnezza, Presidente, tenetevi più che potete alla larga dalla bellezza! Pur’io faccio così e mi trovo bbuono. Arrivederci, Presidente.

Cantava il ragazzaccio Rimbaud prima di mettersi a commerciare armi e forse schiavi: ho preso la bellezza sulle ginocchia e l’ho trovata amara... o amareggiata, non ricordo...

http://www.youtube.com/watch?v=SbquOj7evrE&feature=related

martedì 9 novembre 2010

Bisogna diffidare degli infelici (Roberto Benigni)



Madonnina Santa,  Benigni (un genio!)  è uno che fa carezze a tutti, ieri sera anche a Sandokan Schiavone di Casaldiprincipe - invitandolo  secondo me giustamente a scrivere un libro, che tanto  peggio di quelli che si scrivono in Italia non potrà  essere. D’altra parte, se il più grande editore è quello che è, sarebbe normalissimo se Sandokan fosse in vetta alle classifiche di vendita libraria (magari venderebbe tanto anche taroccato, a favore dei bisognosi venditori ambulanti più o meno extracomunitari).

Però, diamine, Benigni  proprio con gli infelici se la doveva prendere? Ci saranno rimasti male Veltroni e il   PD... Più di tutto ci è rimasto male, direi impietrito, l’infelice certificato Roberto Saviano, che stava fisso come un baccalà vicino al comico  nell’inquadratura,  senza ridere se non qualche volta nervosamente, fuori tempo, danneggiando non di poco lo sketch...

E comunque Benigni doveva essere coerente con la sua capovolta visione  degli strati sociali, cantare finalmente la tarantella degli infelici, invitando i disgraziati di spirito  a unirsi ai disgraziati di fatto, magari i poveri, i malati, i disoccupati, i senzatetto (e le infelicissime senzatette?),  a ballare per strada. Ballata  che si poteva far scrivere da un infelice  autorevole e ortodosso del caravanserraglio poetico, che so, il superbo Aldo Busi; ma anche da Saviano stesso, che a questo punto, vanità per vanità,  può pure prendersi licenze poetiche: non lo ferma più nessuno. 

roberto benigni (sulla canna carlo monni)

PS: a ogni modo, Benigni non ha ravanato: vuol dire che nonostante le tante facezie ruffianesche, non gli stanno tanto simpatici né Fazio né Saviano. Se lo show fosse stato di Aldo Busi, avrebbe ravanato regolare, anzi, in nome del vecchio precetto al quale si attiene, ama e fa quel che vuoi, ci si sarebbe anche appartato dietro un cespuglio (ma non avrebbero combinato niente, perché ci avrebbero trovato nascosto Umberto  Bossi).

domenica 24 ottobre 2010

Mae West

«E lei che mestiere fa?»
«L'uomo politico».
«Neanche a me piace lavorare».

martedì 21 settembre 2010

Totò


«Il comico è la lotta tra il bene e il male con la vittoria finale della vigilanza notturna»

martedì 14 settembre 2010

Tragicomico

Da alcuni articoli  apprendo ciò che so da sempre, cioè che molti  letterati  sono contrari alla comicità, per l’esattezza sono stanchi degli atteggiamenti derisori, dell’ironia, del sarcasmo ecc. E’ da non credere, ma ci sta. Primariamente perché far ridere è un’arte difficile, che si pratica (si dovrebbe praticare) con il corpo, che è il vero bersaglio della polemica contro il comico dei letterati stessi, che ce l'hanno con il corpo sostanzialmente perché  la loro lingua ne è quasi sempre priva. Farebbero meglio, gli intellettuali, a prendersela con l’umorismo mediano, militarizzato, embedded, mentale, quello di striscia la notizia, per esempio, ma in genere tutto l’umorismo televisivo, compreso quello definito satira politica, scaduto a livelli impensabili per un paese nel quale già negli anni ’60 si potevano gustare esperimenti di enorme qualità artistica, da Tognazzi-Vianello, a Panelli ai Gufi. E farebbero meglio, gli intellettuali e gli scrittori, a cercare di capire perché in questo paese è vacante il ruolo di tragicomico, l’unica espressione del comico veramente decisiva. L’ultimo è stato Massimo Troisi, che secondo me, come narratore e critico della attuale degenerazione dei costumi, manca quanto e più di Pasolini.

lunedì 16 agosto 2010

Ridere

Donato Sannini, Roberto Benigni, Carlo Monni 

Se rido riprendo vita. Fare due risate con gli amici mi rimette a i' mondo! Quando non rido m'accorgo che son malato. Chi fa ridere dovrebbero farlo senatore a vita. Ridere è quasi sempre meglio che trombare! (Carlo Monni, attore e camminatore)

domenica 15 agosto 2010

Carmelo Bene sul comico

Con Benigni siamo amici da anni. Lui è grande nel "buffo", ma lasciamo stare il "comico". I buffi sono concilianti, rallegrano la corte e le masse. Il comico che interessa a me è un'altra cosa. Cattiveria pura. Il ghigno del cadavere. Il comico è spesso involontario. Specialmente quando si sposa con il sublime.