diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)
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lunedì 19 marzo 2012
martedì 7 febbraio 2012
Epistola prima sulla libertà di espressione (Marco Rovelli difende il diritto di espressione. Di Romeo Castellucci)
Il comunista semplice Larry cerca di convincere i coriacei intellettuali di sinistra italiani che se si comportano a questa maniera gli è troppo facile dimostrare che se l'accomadano a proprio favore, come di solito fanno gli egoisti liberisti che credono nel darwinismo sociale (quelli più a destra, intendiamoci, quelli più a destra...)
Marco Rovelli, il 28 gennaio scorso, nella rubrica che tiene sull'Unità, ha scritto un accorato articolo a difesa di Romeo Castellucci (clic per leggere intero articolo). Giusto, l'ho difeso anche io, qui e altrove, il diritto di esprimersi di Castellucci (e di chiunque, purché senza infrangere la legge). Il giornalista cantante anarchico scrittore Rovelli, dice che non è giusto attaccare uno spettacolo per cristianofobia, anche se ci si ritiene offesi nella propria sensibilità religiosa. Men che meno si deve invocare la censura. Giusto di nuovo, ci mancherebbe. Anche se i religiosi che potrebbero ritenersi offesi nella propria sensibilità, in Italia e altrove, son tanti, davvero tanti. A volte, penso, bisognerebbe rassegnarsi al fatto che il torto dei tanti ha diritto di prevalere sulla la ragione dei pochi. Non sempre, ma a volte...
Però lui, Marco Rovelli, la coscienza a posto a posto, in questo senso della difesa della libertà d'espressione, non ce l'ha mica. Lo sanno in molti, in questa non tanto piccola comunità letteraria virtuale, che proprio lui mi ha escluso (censurato) dal circolo dei commentatori dell'iniziativa editoriale di cui è socio redattore, Nazione Indiana, usando a pretesto che mi sarei permesso di usare il termine BECERO (qui la discussione, ai piedi di un articolo del sociologo quasi omonimo del nostro, Marco Revelli). Che è vero, usai, ma solo per definire il suo modo di liquidare gli interlocutori, e di usare termini sconvenienti per denigrarli ulteriormente, come persone e come intellettuali, definendo le loro argomentazioni AD MINCHIAM, due volte (peraltro riferito al pensiero del vecchio comunista riformista Emanuele Macaluso, che fu anche ottimo direttore del giornale che gli dà la libertà di esprimersi, a Rovelli...) e FUFFA.
Buffo, molto buffo. O Boffo, ora non ricordo la parola giusta: il mio metodo mnemonico è Fallaci. Riflettendoci, Boffo, penso sia la parola giusta, non a caso, esempio del nostro recente storico di vittima dei seminatori d'odio, e non seminatore di odio a sua volta... Infatti, tornando a me e Marco Rovelli, è successo che avendo io provato a difendere le mie ragioni intellettuali nei suoi confronti da questo piccolo blog, che in proporzione a nazione Indiana - considerato a torto o a ragione il più importante e autorevole d'Italia in fatto di letteratura - è una mosca (no una cacca di mosca, però, come alcuni vogliono far credere ulteriormente offendendo: semplicemente una mosca), mi sono trovato INFANGATO addirittura dalle colonne di un giornale nazionale come l'Unità (al cui confronto, il mio blog, è una lucciola; ma no un blog che piglia la lucciola per la lanterna; semplicemente una lucciola).
Tanta, credetemi, fu la sorpresa di trovarmi infangato dalle sacre colonne dell'Unità (articolo ripreso e amplificato da Nazione Indiana, che aggiunse una bella foto di vomitata alle parole di Rovelli qui, già di per sé violente e insultanti nei miei confronti, nella home page del blog letterario più cliccato d'Italia, blog dove fui identificato e processato, senza alcun diritto di difesa...), giornale che fin dalla mia infanzia consideravo il deposito più prezioso delle verità ultime, come mi aveva insegnato mio padre, comunista semplice come me (enfatizzo un po' per dare colore al pezzo). Anche il padre avrebbe sofferto tanto a leggere che il proprio figlio, educato bene, almeno alla causa politica, veniva definito seminatore d'odio, di fatto unico seminatore d'odio nella folta comunità letteraria virtuale della nazione (che non è così lontana da quella reale, se si analizza un po', essendo che gli scrittori più importanti, negli ultimi anni, escono da attività di palestra su internet; un esempio per tutti è Roberto Saviano, per altro l'inventore del concetto di macchina del fango, scrittore che si è fatto le ossa proprio nella importante palestra Nazione Indiana, della quale risultava redattore fino a pochi mesi fa).
Son buffi, questi intellettuali di ora. O Boffi... nel senso che, magari a loro insaputa, si rifanno al famoso metodo che porta il nome del celebre giornalista cattolico. Infangate infangate, qualcosa resterà. Augghe a tutti gli indiani.
Ps: dato che sémo a parla' de catolichi, vojo pure da di' che più rabia de tuto me fano li ignavi.
Post e autore del post in fase correzionale.
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domenica 15 gennaio 2012
Esperimenti di nuova democrazia giudiziaria in Nazione Indiana
Simpatico momento di pausa durante la riunione in corso della Suprema Corte Indiana. Al centro il riservato Presidente della Corte (dovrebbe essere Helena Janeczek)
Nella riserva di democrazia culturale evoluta Nazione Indiana, si sta svolgendo un processo dove mi fanno l'onore di essere l'unico imputato. Il post si chiama, assai carinamente, Seminatori d'odio, e si trova facendo clic qui. Mi sembra di aver capito che in quella salvifica Nazione, secondo le sempre più novative e fantasmagoriche concezioni giudiziarie, il diritto dell'imputato è limitato, essendo che quello che dice il procuratore è la VERITA'. Questo, del resto, è più o meno l'insegnamento di uno dei loro principali guru, Roberto Saviano, che spesso si appoggia sul DOGMA " come dimostra l'inchiesta "... Ma una volta, cari indiani, quando c'erano le leggi vecchie, e quando gli intellettuali leggevano Kafka e Dostoevskij (e Foucault), l'inchiesta non dimostrava un bel nulla...
Il seguente è il post autodifensivo, ancora al vaglio della corte indiana; con qualche estemporanea aggiunta appena fatta:
(secondo tentativo di autodifesa nel PROCESSO: ieri sera lo stesso testo non è passato, ma penso, come dice l'ottimo architetto Gianni Biondillo - al quale vanno anche i sinceri rallegramenti per aver vinto il Premio Scerbanenco - che ci dà la possibilità di fare questo democratico confronto, sia una questione di apparati. Tecnici)
Per ora grazie alla direzione di Nazione Indiana per aver sbloccato il precedente commento, rimasto però a bagnomaria per troppo tempo. Lo metto qui, se no al centro come era rimasto non lo legge nessuno ( rimango dimissionario, ma spero mi sia consentito commentare questo post, dove l’UNICO aggredito sono io):
" Giusto per dire chi è l’autore dell’enunciato ritenuto criminale da Marco Rovelli, enunciato estratto dalla discussione del primo link a fondo commento, nella quale Larry Massino non fu affatto fuori tema, e nella quale aveva capito benissimo che l’articolo era del sociologo Marco Revelli (tanto da opporgli un ragionamento di un suo pari per ” autorevolezza “, Emanuele Macaluso), ma dopo alcuni infruttuosi commenti, per niente fuori tema, cercò di sbrigarsela perché riteneva poco interessante discutere con Marco Rovelli, la cui enfasi No Tav – e movimentista in genere – ritiene politicamente immatura, diciamo così, in termini dogvelliani, alla Tom Edison Jr.
http://www.nazioneindiana.com/2011/07/03/la-ragione-dei-barbari/
Veniamo ora al procuratore @Rovelli:
ma davvero credi in quello che scrivi? Non ti ricordi di aver definito FUFFA ciò che avevo scritto io? E di aver definito ad minchiam il paragone di Emanuele Macaluso, una persona autorevole non meno del rispettabilissimo Professor Marco Revelli? Davvero andando a leggere il thread dall’inizio non si capisce che l’aggettivo BECERO era riferito al tuo disprezzante modo di argomentare e non al fatto che con te si può discutere in modo becero? Mi sa che non sei un uomo di mondo… se tu avessi fatto i normali tre anni di corso dagli ermeneuti di Cuneo non incorreresti in questi incresciosi incidenti interpretativi. Il fatto è che tu, come capita a tutti (a me quasi mai), ti stizzisci e aggredisci ad personam quando qualcuno difende posizioni che non ti garbano. Io in quel contesto difendevo la posizione della sinistra istituzionale, quella del PD, per intendersi bene, al quale partito si riferisce il giornale su cui hai pubblicato il tuo pessimo articolo (confermo quello che ho scritto ieri sul mio blog: dispiace per chi ci lavora, ma a questo punto prima chiude e meglio è anche per il PD). La cosa peggiore del tuo articolo è che hai ristretto il passaggio in modo davvero mal(destro). Il passo intero è il seguente:
" Non mi ero accorto che l’articolo era dell’esimio Accademico Marco Revelli. L’avevo banalmente confuso con Marco Rovelli. Con l’Accademico Revelli non mi va di polemizzare in modo becero, perché ha una posizione a mio avviso sbagliata, ma metterglisi contro vuol dire ponderare e ponderare, che ora, per quanto mi sforzi, non mi viene " (in corsivo neretto la parte omessa).
Aggiungo che c'è un altra incongruenza, nell'articolo diffamatorio nei miei confronti pubblicato dall'Unità (la diffamazione a mezzo stampa è a tutt'oggi un reato): Bertante scrive nel suo sgangherato articolo che si tratta di 50 commentatori dei blog letterari (falso!); tu, citandolo, dimentichi che lui si riferiva ai blog letterari, che peraltro elenca, e scrivi che si tratta di " cinquantina troll – disturbatori della comunicazione in rete – " (saranno di più, molti di più, ma io non lo so, perché internet mi interessa poco), poi te la prendi con uno solo... che però non è affatto un sabotatore, ma una persona che intende, in vari modi, fare critica dei processi culturali in corso. Insomma, volevi VENDICARTI per le critiche che ti ho fatto dal mio blog, e per le critiche che faccio alle varie iniziative culturali della quali fai parte, da Generazione TQ alle Classifiche Dedalus. Questo è.
Larry Massino (no missino)
Link al post su antica disputa tra Marco Rovelli e Larry Massino, dove si espresse l'amico del contendente Marco Rovelli con il nick Vick La Rosa, che definì Larry Massino ANTROPOLOGICAMENTE INSOPPORTABILE (clic)
ULTIMORA: SPAL-TARANTO 0-0
Per ora grazie alla direzione di Nazione Indiana per aver sbloccato il precedente commento, rimasto però a bagnomaria per troppo tempo. Lo metto qui, se no al centro come era rimasto non lo legge nessuno ( rimango dimissionario, ma spero mi sia consentito commentare questo post, dove l’UNICO aggredito sono io):
" Giusto per dire chi è l’autore dell’enunciato ritenuto criminale da Marco Rovelli, enunciato estratto dalla discussione del primo link a fondo commento, nella quale Larry Massino non fu affatto fuori tema, e nella quale aveva capito benissimo che l’articolo era del sociologo Marco Revelli (tanto da opporgli un ragionamento di un suo pari per ” autorevolezza “, Emanuele Macaluso), ma dopo alcuni infruttuosi commenti, per niente fuori tema, cercò di sbrigarsela perché riteneva poco interessante discutere con Marco Rovelli, la cui enfasi No Tav – e movimentista in genere – ritiene politicamente immatura, diciamo così, in termini dogvelliani, alla Tom Edison Jr.
http://www.nazioneindiana.com/2011/07/03/la-ragione-dei-barbari/
Veniamo ora al procuratore @Rovelli:
ma davvero credi in quello che scrivi? Non ti ricordi di aver definito FUFFA ciò che avevo scritto io? E di aver definito ad minchiam il paragone di Emanuele Macaluso, una persona autorevole non meno del rispettabilissimo Professor Marco Revelli? Davvero andando a leggere il thread dall’inizio non si capisce che l’aggettivo BECERO era riferito al tuo disprezzante modo di argomentare e non al fatto che con te si può discutere in modo becero? Mi sa che non sei un uomo di mondo… se tu avessi fatto i normali tre anni di corso dagli ermeneuti di Cuneo non incorreresti in questi incresciosi incidenti interpretativi. Il fatto è che tu, come capita a tutti (a me quasi mai), ti stizzisci e aggredisci ad personam quando qualcuno difende posizioni che non ti garbano. Io in quel contesto difendevo la posizione della sinistra istituzionale, quella del PD, per intendersi bene, al quale partito si riferisce il giornale su cui hai pubblicato il tuo pessimo articolo (confermo quello che ho scritto ieri sul mio blog: dispiace per chi ci lavora, ma a questo punto prima chiude e meglio è anche per il PD). La cosa peggiore del tuo articolo è che hai ristretto il passaggio in modo davvero mal(destro). Il passo intero è il seguente:
" Non mi ero accorto che l’articolo era dell’esimio Accademico Marco Revelli. L’avevo banalmente confuso con Marco Rovelli. Con l’Accademico Revelli non mi va di polemizzare in modo becero, perché ha una posizione a mio avviso sbagliata, ma metterglisi contro vuol dire ponderare e ponderare, che ora, per quanto mi sforzi, non mi viene " (in corsivo neretto la parte omessa).
Aggiungo che c'è un altra incongruenza, nell'articolo diffamatorio nei miei confronti pubblicato dall'Unità (la diffamazione a mezzo stampa è a tutt'oggi un reato): Bertante scrive nel suo sgangherato articolo che si tratta di 50 commentatori dei blog letterari (falso!); tu, citandolo, dimentichi che lui si riferiva ai blog letterari, che peraltro elenca, e scrivi che si tratta di " cinquantina troll – disturbatori della comunicazione in rete – " (saranno di più, molti di più, ma io non lo so, perché internet mi interessa poco), poi te la prendi con uno solo... che però non è affatto un sabotatore, ma una persona che intende, in vari modi, fare critica dei processi culturali in corso. Insomma, volevi VENDICARTI per le critiche che ti ho fatto dal mio blog, e per le critiche che faccio alle varie iniziative culturali della quali fai parte, da Generazione TQ alle Classifiche Dedalus. Questo è.
Larry Massino (no missino)
Link al post su antica disputa tra Marco Rovelli e Larry Massino, dove si espresse l'amico del contendente Marco Rovelli con il nick Vick La Rosa, che definì Larry Massino ANTROPOLOGICAMENTE INSOPPORTABILE (clic)
ULTIMORA: SPAL-TARANTO 0-0
domenica 7 novembre 2010
Accademici inaffidabili
Faccio parte dell’ Accademia degli inaffidabili leggeri, di rito Buthaniano, derivante dalla recente scissione dall’Accademia degli affidabili pesanti di rito ortodosso. Ci si riunisce ogni giorno, di notte, e si parla a lungo dei temi che ognuno propone, per ora con massima libertà. I miei temi non vengono presi tanto sul serio, ma non me ne dispiaccio troppo, in ogni caso ora è meglio di prima della scissione, quando venivo sistematicamente escluso da tutti gli affidabili pesanti, che non limitandosi a insultarmi e diffamarmi, a segnalarmi negativamente ai loro limitrofi, a partire da amici e parenti, arrivarono perfino a picchiarmi, farmi arrestare e incarcerare (purtroppo non scherzo!). Che si fa all’Accademia? Mah, nulla, ci si vede, così... si cospira, in segreto, via Ricasoli 4, come si fa a Firenze da sempre. La scorsa notte, per esempio, si è discusso sull’adesione unilaterale e spontanea alla vaga proposta di rifondazione del Granducato di Toscana, recentemente formulata dal nobile di antico lignaggio, il giovane Costantino, che si proporrebbe ovviamente come nuovo Granduca. Quando è stato il mio turno mi sono dichiarato d’accordo, ma ho posto due pregiudiziali: la prima di lasciare Prato alla Padania, senza se e senza ma; la seconda di lottare nell’ombra per imporre al Granduca, quando sarà, Maurizio Milani come Segretario di Stato. Già, Maurizio Milani, il più poetico dei comici italiani, che nei suoi due minuti demoliva qualunque populismo e peronismo possibili e immaginabili: epurato, sacrificato all’estetica del popolo, appunto, il popolo peronista, fascista, purtroppo anche di sinistra, che sarebbe meglio dire peperonista, il quale, pare, Milani non lo digeriva appunto all’ora della cena domenicale di CHE TEMPIO CHE FA, popolo peperonista che cambiava infatti canale quando Milani appariva nella trasmissione dell’IMPERATORE DEGLI AFFIDABILI PESANTI Fabio Fazio.
Maurizio Milani
Maurizio Milani
domenica 19 settembre 2010
Ombrino
Si viene a sapere – che certe cose si viene a saperle subito – una strana avventura capitata a un'ombra maschio giovane, un Ombrino, che in quanto tale passava dappertutto e dappernulla, stabilendosi in tanti luoghi e tempi contemporaneamente, che starebbe più o meno per un essere che si appalesava ubiquamente e cronequamente.Ombrino era nato in Toscana, giusto per spiegare il motivo di alcune parole e alcuni pensieri di inflessione dialetta, che descrivono meglio dei loro omologhi nazionali.
L'Ombrino aveva da fare nulla fino al tramonto, quando doveva, per sua natura, andare a riposare. Ma era piccolo, appena appena svezzato, non sapeva nemmeno come passano le giornate quelli che hanno sempre tanto da fare nulla. Ignorando ignorando, capì che tanti di quelli si occupavano della letteratura in rete. Scrivevano romanzi, racconti e poesie? Macché! Facevano i ragionamenti su i' letterativo, e guai a contraddirli. Infatti Ombrino, che il soprannome se l’era meritato anche per via che ci aveva un carattere ombroso e non poteva farammeno di ombreggiare, capì subitaneo, appena cercò di avvicinarli, che si trattava di gente altera, che s'arrabbiava per un nonnulla, che scriveva solo nelle pause, il resto del tempo parlava attaccata a un coso che chiamavano qualche cosa più less, dicendo solitanei: «massì, no, massì, no, no, no, massì», e smettevano. Poi ripigliavano: «non se ne parla nemmeno, mi lasci perde’ tempo quanto mi pare! Oh, la 'un lo vede quant'e 'un c'ho da fare nulla?!».
Volere o volare, a Ombrino gli toccava passarla la giornata, da qualche parte. Però questi, che erano parecchiamente spocchiosi e si vantavano di avere sempre da non fare nulla nella letteratura, ci avevano due nomi; invece lui uno solo, Larry, che si era dato i primi mesi di girovagare. La prima cosa, capì, per presentarsi in società, era il secondo nome. Decise massì no, come ripetevano al less più qualche cosa i boss letterativi. Larry massì no, Massino.
Con questo nome si presentò e disse la sua, nella rete, perché aveva visto che si faceva così tra quelli che hanno tanto da fare nulla: si scriveva quello che si pensava del letterativo e compariva il commentino a farombra a un ragionamentino più grosso, fatto da uno che non ci aveva da fare nulla nemmeno lui, che riteneva però un nulla più importante.
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