diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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lunedì 14 maggio 2012

Bob Generoso: da un racconto

 
      scorci di vita quotidiana in Tellville

C'è un racconto dello scrittore ritirato Bob Generoso. Parla di uno straordinario  calciatore delle americhe che si allena sempre, che si è sempre allenato, altro non ha fatto che allenarsi. Fin da bambino, questo simpatico gingillo  narrativo,  nemmeno  giocava coi coetanei: solo allenamenti sul piccolo campo di calcio che i genitori gli avevano costruito nel grande giardino dietro casa. La sua  infanzia, dunque,  l'aveva tutta  impiegata nel fare esercizi ginnici, palleggi, corse, solo rarissime volte in compagnia di familiari o amichetti (per quanto se ne sappia senza disputare mai una vera e propria partita). 
Diventato ragazzo, poi adulto, lo straordinario  calciatore, che si era allenato giorno dopo giorno tralasciando tutto il resto, non facendo neanche caso al mistico  stato di solitudine nel quale si era cacciato, divenne   specializzato in ogni  possibile  calcio da fermo, colpi di piede destro e mancino  coi quali riusciva a fare goal con una frequenza mai vista, superando imponenti barriere sagomate, sapientemente costruite all'uopo dai migliori artigiani, e decorate dai più rinomati  artisti della sperduta cittadina. Aveva anche inventato colpi di quelli maliziosi (forse studiando i più avanzati trattati di fisica e matematica). La rimessa laterale a girandola, per esempio,  metterebbe   in difficoltà qualunque difesa, come  secondo accreditate  testimonianze risulterebbe da  suoi precisissimi calcoli e da suoi circostanziati inediti appunti con sopra disegnati numerosi  schemi; appunti di valore sempre crescente, oramai in mano a magnati che se li passano   a seguito di serrate trattative, ma che tuttavia non hanno ancora reso pubblici.
La  leggenda dello straordinario  calciatore, secondo il racconto di Bob Generoso,  si  raccontava  in tutti i continenti, tant'è vero che  in paese venivano altissime personalità da tutte le parti per  rammirarlo. Agli allenamenti, tuttavia,  si veniva ammessi soltanto dopo estenuanti discussioni  con gli agenti, due  cugini, brutti ceffi,  almeno uno dei due  tossicodipendente (sempre stando alla comune opinione).  Insomma, per vederlo allenarsi, il nostro non comune calciatore, bisognava pagare. Ma non solo, perché prima di vederlo all'opera bisognava accordarsi circa il racconto che se ne poteva fare all'esterno, mediante stipula di  acribioso contratto. Per dire che  non era roba da tutti, ci volevano giorni e giorni prima di poter osservare il fenomeno per non più di un'ora.
Si diceva che via via le più grandi squadre del mondo  avevano offerto al nostro insolito eroe  contratti cornucopiformi,  anche solo  per svelare in esclusiva i suoi segreti, fosse pure limitatamente alla versione scritta; ma   che lui, attraverso stringate ambasciate affidate ai  ceffi cugini,  aveva sempre garbatamente  rifiutato (addiceva sempre la scusante esistenziale che  nell'animo suo non si sentiva ancora  pronto per il successo durativo).  
Nel corso del racconto, lo scrittore ritirato Generoso fa  diversi andirivieni nell'animo umano proprio dall'interno dello  straordinario  calciatore che si allena di continuo (anche adesso  che è vecchiotto e imbolsito, secondo recenti testimonianze sempre di ambito poetico-narrativo), paragonandolo ora a un  mistico vivente,  riconosciuto da tutte le religioni monoteistiche (da anni sospeso in aria dopo aver appreso tutti i segreti dello pneuma), ora a un'epopea  del sindacato scrittori ricercativi. Di egli, dell'appena denominato epopea,   si sa che non era propriamente un attivista, ma solamente un imboscato nell'organismo minoritario dei poeti rigirati, aventi, sia l'organismo poetico  che lui medesimo,  enormi ambizioni artistiche (regolarmente frustrate, se non ostacolate,  anche  all'interno del sindacato, forse perché nessuno pagava la regolare quota associativa).
L'epopea  si era nientemeno messintesta di  scrivere solo frasi letterariamente perfette; ciononostante, nel corso di decenni e  decenni, mai aveva scritto qualcosa di compiuto, se non distruttive  frasi critiche dell’altrui fatica; limitandosi per il resto del tempo a cercare la formula del perfetto enunciato, a girargli attorno (conformemente alla sua poetica)rigirandosi tra le mani, una volta raggiunta la certa età,  poche dozzine di enunciati abbastanza puri - arrotondati, si potrebbe dire - che aveva via via messo da parte  scavando profondamente nel repertorio letterario delle lingue a lui conosciute; oppure  creato dal nulla, pescando dai pertugi più reconditi di quella che solo lui, per ora,  riteneva un'impavida immaginazione. Si trattava di  enunciati ai quali, sempre  secondo lui, mancava un niente... dai quali continuava a escludere, escludere, escludere, dopo accuratissime disamine durate interi lustri, sicuro di arrivare un giorno o l'altro alla rivelazione dell'enunciato perfetto, quello a partire dal quale si sarebbe finalmente scritto con una lingua definibile oggettiva;  enunciato apocalittico  che avrebbe rigenerato sia la letteratura che l'umanità, e che avrebbe tuttinunavolta svelato gran parte dei segreti dell'inizio, del mezzo  e della fine dell'universo; enunciato unico e  insostituibile   che gli avrebbe assicurato fama e gratitudine  eterna da parte dei suoi simili contemporanei e posteri, che l'avrebbe messo al primo posto tra i suoi colleghi ricercativi di tutto il pianeta e che infine, unico rimasto tra i componenti dell’organismo dei poeti rigirati,  l’avrebbe di certo riscattato dal disprezzo generale da cui era stato avvolto  per tutta la sua miserabile vita, sopra di tutto da parte dei suoi più pragmatici colleghi dell'organismo  poeti generici rimirati applicativi.
Ps: il motto dell'oramai estinto organismo dei poeti rigirati si ritiene fosse il seguente:
gira e rigira sèmo sempre i soliti du' bischeri!
Post e autore del post in fase di correzione

martedì 20 dicembre 2011

Quando si dice lo sport più bello del mondo

Ripubblico un vecchio post. Ci sta.

venerdì 24 giugno 2011


Calcio, fiction e scommesse

sceneggiatori che festeggiano

Come alcuni sanno, faccio parte di un’Accademia di pensatori buontemponi cospiratori, l’Accademia degli Inaffidabili, che per rispetto della prassi comune si riunisce assolitamente in segreto, in Firenze, via Ricasoli 4 giallo. Che si fa? Nulla, si cazzeggia da professionisti. Ieri sera la discussione è finita sul calcioscommesse. L’esperto di marciume sportivo si è espresso meglio che poteva. Ha detto che si ricordava di  una prima pagina del Financial Times:  la  fotonotizia era su Cannavaro e l’Italia fuori, fatto che a lui pareva inusuale, anche perché il giorno prima non c’era neanche un rigo sulla Francia fuori. Del resto, garantisce lui,  praticamente mai il giornalone in prima pagina devia dai temi politico-finanziari.  Ma  a quel punto, riimmergendosi in una faccenda dolorosa evidentemente rimossa,  ha cominciato a bestemmiare in sanscrito, come fa quando è veramente arrabbiato. Dopo un po’ s’è ricalmato. Ha detto che aveva avuto ragione il Financial  a sospettare il plagio. Ha detto, infatti,  che lui lo scorso anno aveva scritto una sceneggiatura di fantasia su un campionato di calcio, lavorandoci mesi, ambientata in un paese corrotto come mettiamo la Bulgaria, rifacendosi ai film di pugilato americani, quelli dove sempre si raccontava del campione che sottostava ai ricatti dei boss mafiosi, e che alla fine, pur controvoglia, finiva la sua carriera perdendo un incontro che avrebbe potuto vincere facilmente. Ha detto che la partita dell’Italia con la Slovacchia troppo somigliò alla sua descrizione della partita decisiva immaginata nel corrotto campionato bulgaro. Ha detto  che dopo quella cazzo di partita, nessuno  gli ha comprato la storia di immaginazione per trarne un fiction. Quando si dice gli scherzi che fa la realtà...

S’è messo a ridere, ha detto che il gol della sicurezza azzurra, quello sloveno del 3 a 1, non è in nessun modo credibile, non era possibile neanche immaginarlo in una sceneggiatura di fiction, è un goal che non si vede neanche ai campetti. Ha detto che un risentimento sciatico non impedisce al portiere più forte del mondo di parlare coi giornalisti per 10 giorni, né di assistere i propri compagni dalla panchina nella partita Italia - Nuova Zelanda. Ha detto che se giocatori e allenatore continuavano ad accusarsi l’un l’altro, di aver avuto PAURA, se ne facevano accorgere... che potrebbero aver interpretato abusivamente una sceneggiatura di fiction della quale non detenevano i diritti. ECCHECAZZO! Ci domandava, a noialtri soci anziani,  se non sia il caso di intentare alla Federcalcio una causa per abuso di copyright.


mogli di ladri di sceneggiature che festeggiano


Alla fine il socio esperto di marciume sportivo, che è uno nella stessa condizione economica del conte Mascetti,   s’è messo invece a piangere per il mancato guadagno. Esausto ha cominciato a inneggiare in aramaico, come fa quando intravede una via d'uscita. Ha cominciato  a immaginare una sceneggiatura di fiction delirante dove uno scrittore rapinato di un lavoro già pronto si vendica  scrivendo una controsceneggiatura sui ladri di sceneggiature....  Ma era l’ora di andare a dormire, l’abbiamo lasciato a cospirare ed esultare  da solo, con la cresta appoggiata sul tavolo.


Link articolo del Corriere 

Da Repubblica:  Tra le squadre più citate dall'associazione asiatica c'è l'Albinoleffe, protagonista nel dicembre del 2010 della maxipuntata. Per la partita contro il Piacenza si muovono sei milioni e mezzo di euro solo in Inghilterra. La gara terminerà 3 a 3.

Di curiosa abbondanza di 3 a 3 sparlai qui, giorni orsono.

mercoledì 7 dicembre 2011

Roberto Saviano e la legalizzazione de 'O sistema farmaceutico

 Affollato congresso di impauristi TQ

Lo scrittore di paura internazionale Roberto Saviano, pensa ancora una volta alla realtà e al suo pubblico (nel senso che deve vendergli qualcosa a ogni stagione commerciale), lanciando il messaggio populista: "Non si può contrastare il narcotraffico senza politiche di legalizzazione. In questo modo si sottraggono le droghe al mercato illecito per esser affidate al sistema delle farmacie". AZZ!

A parte il fatto che secondo me, in termini di legalità, non si sa se fa più danni il mondo farmaceutico o quello mafioso. Ma, superando il facile paradosso, mettiamola a questa maniera: ci sono i malamente delle mafie o no? Se ci sono, e sono potenti come dicono gli scrittori impegnati a incidere sulla realtà (così impegnati che ci hanno poco tempo per documentarsi, studiare e riflettere), gli è un casino. Perché queste mafie, dicono questi scrittori qui, fanno volumi d'affari mostruosi da anni; quindi, sempre secondo gli scrittori impegnati - che per la fretta di incidere citano poco le fonti - manovrerebbero centinaia di miliardi di euro all'anno, pari e più del  PIL di intere nazioni. Mmhhh... Mi torna poco...
Mettiamo che questo PIL delle mafie sia 200 miliardi di dollari, qualcosa come 140 miliardi di euro, 9% circa del PIL italiano; sarebbe pari alla somma del PIL di intere nazioni, per es. Lussemburgo, 41, Slovenia, 56, Malta, 10, Lituania, 56, Lettonia 32;   il che vorrebbe anche dire che le mafie sarebbero detentrici di gran parte del cosiddetto risparmio delle FAMIGLIE italiane, perché facendo utili facili in quella misura da almeno 50 anni, dove volete che siano finiti i soldi se non in risparmio, BTP, azioni, titoli, terreni, immobili? Per non dire che le mafie  sono proprietari di imprese industriali, commerciali, e turistiche. Per non dire che controllano il sistema delle professioni, perché sempre loro sarebbero a distribuire le parcelle più attraenti... Per non dire che l'intreccio economia sana economia mafiosa è oramai inestricabile. Per non dire dell'intreccio coi partiti e con il clero. Per non dire che se una parte così' consistente di PIL e di risparmio è in mano alla malavita, vuol dire che la malavita fornisce almeno parte del reddito di milioni e milioni di famiglie di povera gente... milioni di famiglie... i cui componenti dovrebbero adeguarsi tutto a un tratto a diventare farmacisti... La vedo dura.

Rassegnamoci, Saviano, non impuntiamoci: se legalizzano le droghe - cosa che del resto, per verificarsi, deve abbattere numerosissime barriere, forse foraggiate dalle mafie stesse – in ultima analisi i malamente si metteranno a fare i malamente in altri settori, per primo quello delle scommesse, facile facile, settore nel quale a truccare i risultati, in qualunque sport, non ci vuole nulla e si rischia pochissimo (nel calcio, per esempio, non se ne vedono troppi di 3 a 3? La Ferrari non perse un titolo, ritenuto già in tasca, all'ultimissimo minuto? L'Italia calcistica, detentrice del titolo,  non fu mala mente eliminata al primo turno allo scorso mondiale).

Insomma, Saviano e suoi discepoli,  un certo grado di criminalità, nei paesi occidentali, è fisiologico, inutile dire... Ad ogni modo in Italia tutti gli indici di criminalità sono piuttosto bassi, se confrontati coi principali paesi occidentali: anche qui bisogna mettersi l'anima in pace, non diventeremo mai evoluti come gli americani, che che ne dica la narratologia impauristica. Certo, si può tentare di essere virtuosi al massimo,  ridurre a zero  l'incidenza della criminalità (ma resterebbe la piaga corruzione, praticamente legale... perché i taliani senza non sanno vivere...). Certo,   si possono arrestare i malamente delle mafie, come avviene con preoccupante regolarità a tot al giorno da un certo numero di anni (8 pericolosi mafiosi al giorno, propagandava la Lega del miglior ministro dell'interno degli ultimi 150 anni...), ma il problema della presenza criminale resterà inalterato, perché appena uno viene arrestato subito viene sostituito da un altro e così via (c'è chi sostiene che gli arresti avvengono con regolarità perché i clan vincenti mettono parte dei perdenti a disposizione delle forse dell'ordine). 

L'unico modo che gli Stati hanno per ridurre drasticamente la criminalità, storicamente parlando, è renderne legale l'oggetto, su questo ha ragione Roberto Saviano.  Ma una volta resa legale una certa forma di criminalità se ne fuoriusce subito un'altra, ancora illegale, e non si finisce mai... Meglio lasciare tutto come sta - ché del resto le mafie, storicamente parlando, le producono gli Stati, evidentemente perché esse sono ad essi funzionali...  

Meglio lasciare tutto come sta, anche sulla droga: mafia da una parte e farmacie da quell'altra,  se no c'è il caso di peggiorare... e di creare incertezza, che destabilizza i cittadini onesti. 
 
I savianisti, essendo tifosi sfegatati,  ciò non possono capirlo. Ma l'intelligente  Saviano?

Ps: stando come stanno le cose, è piuttosto  il caso di fare appelli alla responsabilità delle mafie perché non facciano fallire lo Stato che tanto bene taglieggiano, forse per conto dello stesso Stato (un casino, l'Italia): MAFIOSI, NON FATE SCHERZI, COMPRATE BTP!

Ps2: rallegramenti a Rodolfo (Carlo, non so so perché avevo scritto il figlio)  De Benedetti, i suoi dipendenti  Concita de Gregorio e Roberto Saviano si giocano sul filo di lana la prestigiosa candidatura ad allenatore della squadra di indignazione acrobatica che parteciperà alle prossime olimpiadi.  

venerdì 24 giugno 2011

Calcio, fiction e scommesse

scommettitori che festeggiano

Come alcuni sanno, faccio parte di un’Accademia di pensatori buontemponi cospiratori, l’Accademia degli Inaffidabili, che per rispetto della prassi comune si riunisce assolitamente in segreto, in Firenze, via Ricasoli 4 giallo. Che si fa? Nulla, si cazzeggia da professionisti. Ieri sera la discussione è finita sul calcioscommesse. L’esperto di marciume sportivo si è espresso meglio che poteva. Ha detto che si ricordava di  una prima pagina del Financial Times:  la  fotonotizia era su Cannavaro e l’Italia fuori, fatto che a lui pareva inusuale, anche perché il giorno prima non c’era neanche un rigo sulla Francia fuori. Del resto, garantisce lui,  praticamente mai il giornalone in prima pagina devia dai temi politico-finanziari.  Ma  a quel punto, riimmergendosi in una faccenda dolorosa evidentemente rimossa,  ha cominciato a bestemmiare in sanscrito, come fa quando è veramente arrabbiato. Dopo un po’ s’è ricalmato. Ha detto che aveva avuto ragione il Financial  a sospettare il plagio. Ha detto, infatti,  che lui lo scorso anno aveva scritto una sceneggiatura di fantasia su un campionato di calcio, lavorandoci mesi, ambientata in un paese corrotto come mettiamo la Bulgaria, rifacendosi ai film di pugilato americani, quelli dove sempre si raccontava del campione che sottostava ai ricatti dei boss mafiosi, e che alla fine, pur controvoglia, finiva la sua carriera perdendo un incontro che avrebbe potuto vincere facilmente. Ha detto che la partita dell’Italia con la Slovacchia troppo somigliò alla sua descrizione della partita decisiva immaginata nel corrotto campionato bulgaro. Ha detto  che dopo quella cazzo di partita, nessuno  gli ha comprato la storia di immaginazione per trarne un fiction. Quando si dice gli scherzi che fa la realtà...



S’è messo a ridere, ha detto che il gol della sicurezza azzurra, quello sloveno del 3 a 1, non è in nessun modo credibile, non era possibile neanche immaginarlo in una sceneggiatura di fiction, è un goal che non si vede neanche ai campetti. Ha detto che un risentimento sciatico non impedisce al portiere più forte del mondo di parlare coi giornalisti per 10 giorni, né di assistere i propri compagni dalla panchina nella partita Italia - Nuova Zelanda. Ha detto che se giocatori e allenatore continuavano ad accusarsi l’un l’altro, di aver avuto PAURA, se ne facevano accorgere... che potrebbero aver interpretato abusivamente una sceneggiatura di fiction della quale non detenevano i diritti. ECCHECAZZO! Ci domandava, a noialtri soci anziani,  se non sia il caso di intentare alla Federcalcio una causa per abuso di copyright.


mogli di ladri di sceneggiature che festeggiano


Alla fine il socio esperto di marciume sportivo, che è uno nella stessa condizione economica del conte Mascetti,   s’è messo invece a piangere per il mancato guadagno. Esausto ha cominciato a inneggiare in aramaico, come fa quando intravede una via d'uscita. Ha cominciato  a immaginare una sceneggiatura di fiction delirante dove uno scrittore rapinato di un lavoro già pronto si vendica  scrivendo una controsceneggiatura sui ladri di sceneggiature....  Ma era l’ora di andare a dormire, l’abbiamo lasciato a cospirare ed esultare  da solo, con la cresta appoggiata sul tavolo.

domenica 12 dicembre 2010

Non nominare il nome di Zeman invano


E’ repudiano chi conosce e chi denuncia il malestro, o più il malefizio, non già chi l’ha premeditato e posto ad atto. Il quo modo e il qua re sarà veduto a’ capituli che seguono. Te t’hai a legger di Giacomo, dico del gran conte Liopardo, a’ Pensieri, I, verso i’ ffine: «Anche sogliono essere odiatissimi i buoni e i generosi perché ordinariamente sono sinceri, e chiamano le cose coi loro nomi. Colpa non perdonata dal genere umano, il quale non odia mai tanto chi fa male, né il male stesso, quanto chi lo nomina.» (Gadda, eros e priapo)

mercoledì 3 novembre 2010

Enzo Vendrame

Ezio Vendrame dicevano che era un erede di Sivori, ma però  si soffiava il naso con la bandierina del corner: non ci aveva la testa, come si dice anche di tanti artisti non industrializzabili. Vendrame era uno dei pochi calciatori ribelli:  amico di Piero Ciampi,  durante un incontro allo stadio Appiani con la maglia del Padova fermò il gioco per salutarlo pubblicamente, dopo averlo riconosciuto per caso sugli spalti. Un'altra volta fece un tunnel al suo idolo, Gianni Rivera, e immediatamente dopo dicono abbia lasciato perdere l‘azione per inginocchiarsi ed esultare per l’impresa compiuta, e soprattutto per aver beffato il “Golden Boy” del calcio italiano. Un'altra volta ancora, superati tutti gli avversari,  si mise in piedi sulla palla per scrutare l'orizzonte  con la mano aperta a taglio sulla fronte.  Fece anche finta di fare un autogol, dribblando tutti, compreso il suo portiere, e fermandosi sulla linea di porta, giusto per dare un po' di brivido, durante una partita noiosa, secondo i suoi racconti combinata per il pareggio:  pare che un tifoso morì d'infarto sulle tribune. Cose così. Adesso scrive  anche libri che penso non ci sarebbe  nulla di male a  leggerli

Ps: il calcio piaceva anche a Pasolini, penso in particolare il calcio praticato da giocatori come Vendrame.