diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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sabato 26 maggio 2012

A Roma coi cinque stelle (mezzo di trasporto a scelta)


Questi qua ci arrivarono marciando...

Il sempre più incredibile leader unico   Beppe Grillo ha appena scritto sul suo blog  (clic)  un post dal titolo Bomba o non bomba arriveremo a Roma (qualora  si decidessero, suggerisco ai movimentisti a nord di Bologna di non prendere il treno... che poi i treni nemmeno arrivano in orario...). Nel breve post il comico in declino sostiene che i recenti attentati, compreso quello omicida di Brindisi, sono forse  il  preludio di una nuova stagione stragista  (secondo me sottintende di  Stato, mandanti Napolitano, D'Alema e Bersani...) volta a impedire il cambiamento politico, sostanzialmente l'inarrestabile ascesa del movimento cinque stelle da lui ispirato. Fino a ora non c'è nemmeno un commento negativo... (ho riguardato, qualcuno c'è, naturalmente stigmatizzato da tutti gli altri)
Vabbè,  mi meraviglio poco: questi grillini (questi italiani?) più di tanto non capiscono; o peggio, capiscono benissimo, e meglio di così, fascisti e qualunquisti, non sono.

Ps: bisogna avvertire il paese di un pericolo:  se il movimento continua a crescere a tassi di 5% tra pochi giorni non ci saranno più elettori di altri partiti, e per dargli  ancora  più  forza bisognerà importare elettori dall'estero, vieppiù aggravando i conti dello Stato.

mercoledì 25 gennaio 2012

Nuovi fascisti e vecchi tradizionalisti, Forza Nuova e CasaPound, Romeo Castellucci e Carmelo Bene

Essere o non essere fascisti?

Forza Nuova e Militia Christi? 20 persone? Di 20 persone parlano i giornali... o di 100 persone presenti alla messa tradizionalista celebrata dal padre lefebvriano don Floriano Abrahamowicz.  Mah! Nun me fa parlà... il Corriere la mette così:

Momenti di tensione in via Pier Lombardo a Milano, quando una ventina di militanti di Forza nuova ha provato a raggiungere il teatro Franco Parenti. I forzanovisti sono stati immediatamente circondati da polizia e carabinieri che presidiano in massa l'intera zona del teatro e quando si sono seduti per terra sono stati sollevati di peso e portati in via Svetonio dove intorno alle 20.15 sono stati identificati. Nel frattempo si è conclusa la funzione religiosa celebrata nella vicina piazzale Libia dal padre lefebvriano don Floriano Abrahamowicz a cui hanno partecipando un centinaio di integralisti cattolici provenienti dal Veneto e da Roma e legati in particolari ai movimenti Christus, Militia Christi, Italia Cristiana e Fondazione Lepanto.

Comunque... Il teatro era pieno. La stampa e la TV parlano finalmente di teatro. Come minimo c'è da auguararsi che gli imbecilli piglino di mira altri spettacoli...

Piuttosto, segnalo una cosa davvero grave per il nostro teatro: i fascisti nuovi di CasaPound si stanno sempre più impossessando della memoria di Carmelo Bene, meditando addirittura di passare dal nome CasaPound (per via che la figlia del poeta si è inviperita e li ha portati in tribunale) a CasaBene, con il consenso, a  quanto pare,  della sorella del grande leccese. Ciò avviene perché c'è un vuoto culturale enorme, nel senso che le istituzioni teatrali non si sono occupate, in questi anni, di nutrire la memoria degli spettatori e dei cittadini (ma direi anche dei teatranti, che probabilmente Bene lo trovano ingombrante, visto quello che producono, dal teatro civile alle nuove drammaturgie, che di nuovo purtroppo non hanno assolutamente nulla). Insomma, bisogna che le grandi istituzioni, i grandi teatri, si impegnino affinché il vuoto diventi pieno, per esempio intitolando un'intera stagione a Carmelo Bene, la prossima. Potrebbero cominciare i teatri diretti da Mario Martone, Gabriele Lavia, Luca Ronconi e Carlo Cecchi.


Link:

Corriere della Sera su CasaPound - Carmelo Bene:

Romagnanoi su prima Castellucci a Milano:

Romagnanoi su messa lefreviana davanti al teatro:


Quattro imbecilli e fascisti avrebbero cercato di impedire l'ingresso al teatro (averne!):


La versione del Giornale:


La versione dell'indignata speciale Conchita de Gregorio, dal blog Lipperatura:


La versione di Romeo Castellucci, dal sito Doppiozero:

http://www.doppiozero.com/materiali/scene/oltre-l%E2%80%99osceno-intervista-romeo-castellucci

La versione di Repubblica e Corriere

http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/messa-in-strada-o-messa-in-scena-e-finita-a-castellucci-tarallucci-modesta-protesta-34756.htm


Lo scrittore Tiziano Scarpa arriva al punto: non è sicuro che uscire dal campo della finzione faccia così bene al teatro. Clic

Sull'Unità intervengono la figlia di Carmelo Bene, Salome, e la moglie, Raffaella Baracchi, naturalmente contro l'utilizzo del nome. Clic

venerdì 13 gennaio 2012

Che paese di poveracci!

Giornalisti e scrittori che analizzano i fatti rispettando la propria deontologia, e, sopra di tutto, il buon senso.

Non sto a dire che anche oggi si conferma l'assenza di razzismo in questo paese, nel quale i giornali on line stamattina riferivano che colpevoli per l'omicidio del povero vigile urbano di Milano, Niccolò Savarino, sarebbero due cittadini di etnia rom, uno italiano e uno tedesco. 

Sottolineare l'etnia a che pro? Quello di vendere qualche copia in più? Lo fanno, prevedibilmente, Il Giornale e Libero, sui quali - nonostante la notizia sia stata smentita dalla Magistratura, come peraltro riporta lo stesso Libero -  si è subito  scatenato l'odio dei lettori commentatori, che invocano come minimo la pulizia etnica... Ma  anche il Corriere della Sera rimarca sull'etnia... E anche l'Unità (che, dispiace per chi ci lavora, ma  prima chiude meglio è anche per il PD...)

Mi soffermo invece su un'affermazione contenuta nella pontificata odierna su Repubblica (qui) del grande inquisitore Roberto Saviano, che sembra aver  stabilito un nuovo fantastico reato, contiguità culturale con chi delinque. Evito di commentare il delirante articolo liberticida, se no mia  moglie dice che mi piace vincere facile. Dico solo che meno male questo paese è governato da gente che ha studiato legge, e non lettere. Perché se governassero quelli che hanno studiato lettere, come Roberto Saviano, si diventerebbe alla svelta una dittatura giudiziar-popolare, coi processi in piazza. E temo con le esecuzioni in piazza. Non so, uno così una volta veniva ben presto definito fascista e isolato. Ora ha milioni di seguaci e fa il guru nei giornali di sinistra. Per me gli ènno tutti ringrulliti.



Ps: per completezza dell'informazione, apprendo da qui (clic) che a Saviano  hanno recentemente dato la laurea honoris in giurisprudenza. Ma che abbiamo un'Università di merda, su misura per il paese di poveracci di cui sopra, per me  non è una scoperta di ora...

sabato 7 gennaio 2012

Alessandro Bertante e il pollaio oclocratico: non c'è niente di più plebeo che pigliarsela coi plebei

 plebe livorosa che si esercita nella bassa insinuazione

Insomma, non è che uno la mattina si alza e scrive quello che cazzo gli pare a lui! Esistono anche i fatti veri... Mi riferisco all'articolo insultante dello scrittore  Alessandro Bertante contro i commentatori dei blog letterari, uscito ieri sul supplemento letterario del Fatto Quotidiano.  

Come avevo previsto discorrendo con amici, si in fiamma la polemica contro i commentatori. Si in fiamma la polemica e si estraggono le armi pe santi, ricorrendo addirittura alla stampa nazionale (tricolore?) per ulteriormente attizzare la fiamma. Per rispondere bisogna per forza estrarre le armi pen santi.
 
Succede che per fatti mii - che non sto ora a rispiegare - da quasi due anni faccio commenti su alcuni blog letterari, più o meno gli stessi che elenca Bertante nel suo articolo (che chissà perché dimentica i civilissimi Minima & Moralia, La poesia e lo Spirito  e La dimora del tempo sospeso) . Non sono e non sono stato un commentatore pacifico, di quelli elogiativi per forza (che d'altra parte quasi sempre rendono ridicolo l'oggetto dei loro elogi, facendomi spesso pensare che  fanno ciò in modo malizioso, che alla fine alla fine  siano loro i veri troll). Per quanto mi riguarda ho cercato di esercitare, sempre nei limiti della buona educazione e di una certa leggerezza,  la libertà critica che dovrebbe, ribadisco dovrebbe, essere elemento fondante di ogni cultura (essa stessa  necessita per sua natura di essere sempre messa in discussione). Ho semplicemente esposto tesi avverse a quelle degli articolisti, non senza captare l'attenzione di persone per niente represse e per niente preconcette nei confronti di nulla. Quindi mi sento tirato in causa in prima persona.

Vediamo cosa dice esattamente lo scrittore e critico Alesandro Bertante. 

1) " Sono cinquanta, si conoscono tra loro e si odiano ". Sono invece molti di meno, del resto in gran parte spariti negli ultimi mesi, causa irrigidimento censorio da parte dei tenutari, che hanno cacciato anche meritevoli artisti come Sergio Maria Cerruti, ovvero il capo della scuderia Immondizie Riunite (su Nazione Indiana, dove tra l'altro era stato anche un articolista, vale a dire introdotto da un componente della tribù,  come usa lì, lo scrittore Gianni Biondillo, che tuttavia, nella fase della cacciata, non mosse un dito; fu invece causa delle mie dimissioni come commentatore, questa censura,  secondo me inaccettabile, stante la qualità intellettuale  degli  interventi satirici che indispettivano i componenti più impegnati della riserva, come Andrea Inglese e Marco Rovelli). O sono spariti causa  noia, perché gli articoli sono a mio modesto parere di molto peggiorati negli ultimi tempi, non  ne so spiegare la ragione.

2) " Insultano, minacciano, s’azzannano e soprattutto sono convinti che dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a loro ostile ". A me non pare che le cose stiano così, che questa sia solo una generalizzazione, in quanto tale intellettualmente squalificata. Mi risulta invece che i commentatori qualche volta avversi agli articolisti tendano soltanto a mettere in discussione la fragile impalcatura del rito letterativo patrio, sulla quale questi portatori sani di cultura di cui Bertante fa evidentemente parte sembrano stare così bene (ma non così tanto, se ancora pochi mesi fa lo stesso Bertante, dopo essere stato escluso dalla cinquina dello Strega, dichiarava inviperito: «...In realtà i voti sono bloccati, sono controllati, e il premio, quindi, è assolutamente prevedibile. Se a brevissimo non si cambia il regolamento, magari con una rotazione dei 400 Amici della Domenica, andrà a finire sempre così. Purtroppo, un premio prevedibile non è un premio interessante. Lo Strega, invece, dovrebbe essere un premio in cui vengono premiati i libri»  forse convinto che  dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a lui ostile... oppure ostile alle sue preferenze letterarie.

3)  " Da quasi un decennio questi cinquanta valorosi impediscono che nasca un serio dibattito letterario in rete, inquinando il lavoro di molte persone oneste e preparate (e penso a Nazione Indiana, Lipperatura, Vibrisse, Sul Romanzo, La parole e le cose, Satisfiction, Scrittori precari) che stanno faticosamente cercando di creare nuovi luoghi di autorevolezza critica ".  Quindi abbiamo capito di chi è la colpa, in Italia, se non c'è autorevolezza critica... Colpa dei commentatori nei blog...  In ogni caso non è dei letterati espressione di questi blog, che non vanno oltre la difesa di quanto producono loro, o loro numi (per non fare nomi Roberto Saviano, Wu Ming, Romano Luperini), oltre rivendicazioni di impegno sociale di impronta generazionale, specie gli autodefinitisi lavoratori e lavoratrici della conoscenza, quelli  della  generazione TQ; o a nuove epiche autolegittimanti che tendono a mettere in primo piano ciò che fornisce il mercato, narrative  nuove quanto il mio scroto, dagli stessi Wu Ming a Roberto Saviano; o da analisi di questo tipo,  di Daniele Giglioli  " come se fossimo così traumatizzati dall’assenza di traumi reali da doverci costringere a inseguirli ansiosamente in ogni situazione immaginaria possibile "... Io penso che la colpa della mancanza di autorevolezza critica sia da attribuire al fatto che c'è poca continuità con le vere voci critiche del recente passato, penso a Pampaloni, Garboli, Manganelli, altri potrebbero aggiungere  Fortini e Sanguineti; o alle non poche voci critiche presenti in ambito letterario,  Goffredo  Fofi, Gianni Celati, Alfonso Berardinelli Massimo Rizzante, Emanuele Trevi, Gabriele Frasca, per fare solo pochi nomi, che si esprimono in maniera calibratissima (temo non troppo a favore di Bertante e soci) sono sommerse dalle tante voci autocelebranti non per  caso allergiche al contraddittorio.

4) " In nome di una bizzarra interpretazione del concetto di libertà d’espressione, i cinquanta valorosi si distinguono per l’astio e per la spontanea tendenza alla bassa insinuazione, sempre riferita a questioni private dell’autore preso di mira. Difficile che parlino del contenuto, spesso lo ignorano apertamente, rivendicando questa loro scelta in modo sdegnoso ". Questo succede, ma spessissimo al contrario... vale a dire che i commentatori vengono infangati e calunniati dai tenutari. A me è successo con Loredana Lipperini, come già spiegai qui  nel blog clic;  del resto lo sanno tutti, in rete, che da un certo punto in poi ella censura le persone avverse alle sue tesi o a quelle degli scrittori per i quali parteggia (Wu Ming e nuovi epici). I commentatori astiosi ci sono, intendiamoci, ma non sono quelli abituali: fanno qualche commento e spariscono, perché in genere  trovano poca sponda.

5) " Ma ciònonostante s’esprimono con una violenza verbale sconcertante. I più cattivi e i più laidi sono anonimi, ovvero si nascondono sotto diverse e mutevoli identità, con le quali partecipano contemporaneamente al tafferuglio. Perché la rete è l’unico luogo del vivere civile dove l’insulto anonimo sia considerato sintomo – sgradevole ma certo dinamico – di democrazia e non un’infamia come da qualsiasi altra parte ". Non è vero nemmeno questo: ancora una volta posso testimoniare che l'insulto proviene più spesso da parte degli articolisti, o da loro fiancheggia tori. C'è poi un altro fenomeno, nelle discussioni che si generano nei litblog: quello dei commentatori più o meno fedeli alla linea che maltrattano i nuovi venuti; ce ne sono pure di quelli che arrivano improvvisamente, appunto inventando nomignoli, per insultare chi mantiene una posizione critica verso le tesi o le opere degli articolisti, come sempre più spesso avviene sul blog Le Parole e Le Cose  (ovviamente non per colpa dei gestori, anch'essi incapaci di gestire l'increscioso fenomeno).

6) " Per loro non esiste più nessun valore letterario condiviso ma solo mafie e raccomandazioni, favori e reciproci servilismi. Non esiste un canone estetico ma tutto è confuso in un calderone di provocazioni, ripicche e frustrazioni mai risolte. Si commuovono solo di fronte alla piattezza dell’orizzontalità, quella desolante mediocrità che ha concesso anche a loro di avere una voce. Ma sullo sfondo è facile riconoscere il ben noto linguaggio qualunquistico dell’Italia gretta e provinciale, quella deriva etica e civile che ci contraddistingue da anni e che è diventata oramai impossibile da sopportare ". Questa non la commento. Bertante sembra  riferirsi alle crescenti polemiche sul premio Dedalus, sempre più in difficoltà, del quale è anch'egli congiurato, le cui classifiche di qualità non vengono tenute in considerazione nemmeno dai blog letterari ai quali fanno in genere riferimento i grandi lettori. 

Per concludere (per ora): da commentatore, siccome sono testardo, mi sono studiato la questione bene, prima di espormi e esprimermi sugli articoli; per questo ho girovagato a lungo negli archivi, cercato di capire chi si esprime, sia come post attore che come comment attore, e con quali intenti. Credo di aver acquisito una certa competenza in materia per affermare che non è vero quello che Bertante afferma con tanta sicurezza. No,  Bertante non dice la verità, come sa chiunque frequenti i sempre più afflosciati  blog 2.0. Non dire la verità, nel contesto di un supplemento letterario comunque prestigioso,  non foss'altro perché diretto da Riccardo Chiaberge, equivale a farsi grossi coi lettori distratti della stampa quotidiana dicendo bugie (a proposito di autorevolezza critica, se ci fosse un'etica condivisa dovrebbe anche equivalere a  tirarsi la zuppa sui piedi...). Secondo voi il disinteressato scrittore Bertante a quale scopo lo fa? E perché non ha aperto la discussione su un blog letterario, cioè in una  sua sede naturale?

Ps: "
concordo con Gilda Policastro qui sopra. mi preme aggiungere che la quantità di persone moleste, livori e demenzialità assortite che infestano lo spazio commenti di ogni post non fa molto bene a “le parole e le cose”. in sostanza, tutto questo pollaio oclocratico formatosi di recente rischia di distogliere l’interesse dagli interventi (di qualità molto alta, in genere). l’adozione della censura, applicata con senno, mi sembra solo da elogiare.


Testo e autore del testo in fase di correzione
  
Francesco Marotta ha detto la sua nel suo blog clic


giovedì 15 dicembre 2011

San Lorenzo si dissocia dall'iniziativa di solidarietà del sindaco Renzi

 Delegazione umanitaria che cerca di convincere i negri circa il fatto che non si è trattato di un episodio di razzismo

Grave atto di insubordinazione dei commercianti del mercato di san Lorenzo di Firenze, che ieri si sono dissociati dalla esemplare iniziativa di solidarietà del Sinda'o  'nnovativo Matteo Renzi che invitava i commercianti cittadini a tenere le saracinesche abbassate da mezzogiorno a mezzogiorno e dieci, ben cinque minuti a negro, e hanno invece chiuso tutto il giorno

Aggiornamento:

Siccome Firenze non è una città razzista, andate a leggere i commenti ai post di Matteo Renzi su facebook

mercoledì 14 dicembre 2011

Cinque minuti a negro

 fiorentino affranto ripreso durante i dieci minuti di sospensione

Oggi a Firenze, a seguito della vile uccisione di due giovani senegalesi da parte di uno squilibrato aderente all'associazione di benefattori   Casa Pound, l'Amministrazione comunale ha  dichiarato il lutto cittadino. Tutte le attività - tutte! -  si fermeranno da mezzogiorno a mezzogiorno e dieci. Così, una volta per sempre, si smetterà di dire che anche nelle grandi città c'è rischio razzismo, a  partire dalla civilissima Firenze. 

Con questo gran gesto il Sinda'o novativo Matteo Renzi mette a tacere tutti quelli che lo considerano  un populista di destra, ma, sopra di tutto, quelli che lo considerano un cretino.

Nella foto,  Ignavia, di Achille Alberti.

Link Luigi Manconi


Link Gad Lerner 

Link Adriano Sofri

martedì 15 novembre 2011

Cristian De Cupis: n'hanno fatto morto un altro


Dice che l'avevano arrestato alla stazione, Cristian De Cupis, per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. E il reato vero per cui l'avevano fermato? Non è dato sapere... Ti fermano, ti accusano, com'è come non è, ti portano in caserma, poi davanti al giudice, infine in  un ospedale carcerario. Tu denunci (pare) di aver subito un pestaggio: il giudice non ti crede, anzi, ti sgrida, minacciandoti di aggravare la tua posizione con il reato di calunnia a pubblico ufficiale (grave, credo fino a nove anni di carcere);  tre giorni dopo sei morto. 

Ma in che paese si vive?! Che cazzo di reati sono oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale? Come si fa a provarli? E i pubblici ufficiali, che cosa sono, giuridicamente parlando, se non coloro i quali possono accusare chiunque di oltraggio e resistenza, senza che il giudice possa mettere in dubbio la loro parola, che in ogni caso vale di più di quella dell'imputato, che almeno all'udienza preliminare è sempre solo e senza testimoni, spesso difeso da avvocati d'ufficio assolutamente indifferenti?  Vi rendete conto che può succedere a ognuno di noi? Ma l'Italia non era la culla del diritto? Perché gli italiani non si indignano per queste evidenti restrizioni della libertà personale? Possibile che finché non li riguarda personalmente non si muovono? E i politici novativi? E i movimenti? Dicono dicono... Ma se l'andassero tutti a pija 'n der culo!

articolo dell'osservatorio repressione

mercoledì 22 giugno 2011

Loredana Lipperini è libera (di restringere il concetto di libertà?)

rieducatori di commentatori scorretti in moderazione

Già sulla tazza del cesso, quasi tutte le le mattine, da quando successe il fattaccio che fui censurato nel suo blog, mi interrogo sul fatto se ho qualcosa da dire a Loredana Lipperini, ché glielo dico da qui e non sto a disturbarla a casa sua. Di solito non mi viene nulla. In mente. Stamattina sì.

Confesso che girovagando girovagando, dato che notoriamente non ci ho un cazzo da fare tutto il giorno, qualche volta ancora entro nel suo negozio centrale, anche se mi astengo dal commentare, a parte una sola volta, un commento appena appena sarcastico, che fu pubblicato, ed è ancora lì. Ci vado, nella nota boutique,  perché a volte vi si incontra ancora gente in gamba. Per esempio l'altro giorno c'era un commento bello di una giovane critica e scrittrice notoriamente aristocratica, la raccontessina  Gilda Policastro, in questo post che si intitola appunto Libertà. Ci vado per vedere di che  si chiacchiera e quali sono i modelli ultimi della collezione scrittori a go go  primavera estate 2011. Ultimamente va molto la tinteggiatura di libertà, la libertà di qui la libertà di là. Essa - per la paladina degli scrittori oppressi dalla crisi e dal governo, che non riescono più  a pubblicare fino alla fine del mese  e devono farsi aiutare dalla famiglia, dalla famiglia, dalla famiglia - consiste principalmente nel cacciare dalla bottega chiunque si mostri avverso alle tesi principali degli articoli e alla ristretta mentalità della  comunità di commentatori abituali (se si fa per uso personale, lo sanno tutti, non è reato, purché in modica quantità). Ieri vi fu buriana abbastanza.  Infatti stamattina la Lipperini, sempre a proposito di libertà, ci propina la sua perfetta sintesi: " Un’avvertenza: per alcuni giorni i commenti al blog saranno tutti moderati, e potrò renderli visibili in modo non continuativo, purtroppo.  E’ la seconda volta, in sette anni, che avviene nella storia di Lipperatura, e questo vi dà l’idea della situazione. Pazientate ". Moderati vuol dire che passa solo quello che vuole lei. Insomma, vuol dire CENSURA. Che prima faceva solo togliendo i commenti che non le garbavano, ma almeno evidenziandosi come censora, perché prima apparivano poi puff...

Da quando c'è internet, a proposito di libertà, si propaganda che la comunicazione è più facile  e queste palle qui, che internet sostituisce le piazze evvia evvia. Con il cazzo che è così. Quando io andavo in piazza, ancora bimbetto, c'era tanta gente che odiava i capelloni, i comunisti, i fascisti, le femministe, gli zingari, i vagabondi, i froci, ma nessuno si sognava di dire da oggi, per alcuni giorni, sono costretto a non fare entrare in piazza i froci o chi altro! I fascisti facevano le spedizioni punitive e menavano, ma poi erano loro a  dover scappare  dalla piazza per andare a nascondersi (per altro di solito le pigliavano...). I comunisti più idioti mettevano a volte il servizio d'ordine all'ingresso della casa del popolo (sopraditutto quando arrivarono gli extracomunitari,  che effettivamente rompevano un po' il cazzo facendo risse non solo fra di loro e maneggiando coltelli e roba in questa maniera): peccati veniali... Più chiaro di così non posso essere.

L'articolo di stamattina di Lipperatura si intitola Piccole Patrie, e contiene  un articolo del filosofo Remo Bodei, il quale si interroga sulla incapacità di stare insieme degli uomini nell'epoca della  globalizzazione. L'articolo abbastanza banaletto del rispettabile filosofo  finisce così: " Il grande paradosso odierno è, appunto, che quanto più il mondo tende ad allargarsi e ad integrarsi, tanto più sembra che a queste aperture si reagisca con chiusure dettate dalla paura e dall´egoismo, con la rinascita di piccole patrie ". Piccole patrie, si dice, piccole patrie,  nelle quali l'ingresso non è libero a tutti, come una volta in piazza,  ma moderato dalla difensora della razza letteraria pura, Loredana Lipperini (che mi sa che non ha capito tanto l'articolo di Bodei che lei stessa ha pubblicato...).

«Un uomo, che fosse solo nell'universo, non avrebbe nessun diritto, ma avrebbe degli obblighi».  (Simone Weil, 1943)

venerdì 17 dicembre 2010

Se vi danno le spalle non offendetevi troppo: Céline, Louis Ferdinand Destouches (no Destrouches...)


Andando ‘n giro pe’ rete, mi sono andato a guardare il sito su Céline Louis Ferdinand Destouches (no Destrouches...). Naturalmente il sito è molto infornato, lettere, documenti, articoli ecc. Senonché... fuori nevica e non ci ho ‘n cazzo da fa’ di meglio che stare  al caldo comodo buono sul divano a lavorare al computer. Il fatto che mi sto  comodo e con la schiena ammodulata e non diritta... già doverrebbe ‘nsospettir quarcheduno. Insomma, nella ignhome page del blog (celi?)ni(ni)ano, vi si trova un  articolo a difesa della razza nostrana, che attribuisce a  pensate imbarazzanti di Céline una supposta difesa della razza europea franco ariana. http://lf-celine.blogspot.com/2010/10/celine-e-il-dramma-biologico-della.html

Non mi incazzo più di tanto perché tanto lo so che queste schifezzerie strumentalizzatorie si fanno. Mi fa solo ispècie di averci trovato commenti di  commentatori che frequentano questo blog, in particolare Daniz, a cui in definitiva mi rivolgo, con il fegato intossicato  in mano, perché è nel suo blog che trovo l’invito di recarmi all’altro. Ma Céline... Céline  voleva difendere la lingua...era uno scrittore, non uno sterminatore...
 
A questo punto, giusto per chiarire che la penna che dà voce al ribelle Larry Massino è tenuta da un pinocchio vivo, isolato ma vivo... Il quale, altro non aspetta che un’umanità mischiata, possibilmente non asservita a nessun negrus. Il quale, altro non aspetta che un paese dei balocchi di  tutti i  popoli. Il quale, prova disgusto per la piega che ha preso la cultura di sinistra in questo paese, che è una vera palla al piede per il PD di D’Alema e Bersani, che nonostante tutto  stima, anche molto, considerandoli degli scienziati dai quali si farebbe fare una diagnosi e financo operare, non fidandosi di maghi e streghette. 
 
Perché sono un Pinocchio  di sinistra, perché faccio parte della famiglia socialista  per nascita. Della quale sinistra so che ci sono tante teste di cazzo, che quasi sempre sbagliano, che quasi sempre fanno accordi sottobanco con chiunque, anche accordi che favoriscono la loro personale carriera. Tante altre cose so. Ma è la mia gente, quella bandiera lì, quella rossa,  per me rappresenta ideali di libertà, tutto il contrario di quella nera, che rappresenta morte, morte, morte e autorità del mio  cazzo.

Céline è stato una delle più belle penne di sempre. Ciò non vuol dire che non abbia mai scritto o detto robe a portata di idioti, anche  non in  malafede, come tocca a tutti, come toccò anche a Nietzsche, che odiava gli antisemiti e gli imbecilli, che più di tutti odiava il tipo ariano... Céline fu leggero,  in certi articoli o in certe dichiarazioni che poi sarebbe da vedere quale registrazione o quale manoscritto veramente autografo  ce le confermerebbe. Ma come può esser stato razzista un uomo che ha sempre curato i poveri gratis? Tra i quali poveri, ovviamente, c’erano gli immigrati di tutte le etnie? Uno che attraverso i suoi scritti ha mostrato un amore davvero universale per i poveri, difendendoli dall’aggressione dei ricchi, cosa che lo mise in rotta di collisione coi potentati bancari ebraici (ciò non vuol dire che era antisemita, anzi, nel viaggio, che qualcuno dice che era il libro preferito da Stalin!,  fa sarcasmo violento contro l’antisemitismo e se ricordo bene anche contro il patriottismo... era solo incazzato perché lo avevano licenziato dalla società delle nazioni, 
per cui aveva lavorato 4 anni, dove lo aveva messo la fondazione Rockfeller...)
 
Il viaggio  «era un libro comunistoide per quel che vuol dire, era comunistoide – nemmeno i comunisti hanno capito niente – era comunistoide e c’era una novità di stile, vale a dire sempre lo stesso, vale a dire sempre lo stesso piccolo accorgimento di trasmettere l’emozione parlato attraverso lo scritto »

«Alla corte di Luigi XIV era assolutamente proibito parlare di politica; si poteva parlare di tutto ciò che si voleva, meno che  affrontare gli argomenti riservati al Re... nevvero, questo era impossibile, sennò era immediatamente la disgrazia e poi la Bastiglia. Ebbe’ i totem  così sono dappertutto,  allora, il povero scribacchino,  deve barcamenarsi per passare attraverso tutti questi scogli. Per esempio, qui ci sono le cricche, c’è la cricca del Figaro, la cricca del Goncourt,  la cricca dell’Accademia,  la cricca dei Trois Magots, la cricca dei pederasti, la cricca degli antiebrei, la cricca dei proebrei, la cricca eccetera dei gesuiti, la cricca dei cattolici, la cricca dei comunisti, la cricca dei... allora ciascuno ha il suo autore prediletto, e allora si esaltano, si esaltano nevvero enormemente i meriti di chi appartiene a una cricca e poi si ripudiano gli altri, gli si dice di tutto o non li si nomina affatto, nevvero, ecco, c’è un interdetto. Be’. Bah, evidentemente, in fondo tutti quelli che si occuperanno della letteratura di questo secolo, be’, hanno pochissima probabilità di vedere la verità perché la vedranno attraverso... attraverso... intanto i tempi saranno cambiati, allora le cose che appassionano attualmente  be’, oppure [non vorranno] dire più niente...»

«io sono nemico della violenza, ma per questo un mostro, perché l’uomo è naturalmente... ama la violenza ed è la sua vita »

Le citazione sono tratte da Céline polemiche edizioni Guanda 1995