plebe livorosa che si esercita nella bassa insinuazione
Insomma, non è che uno la mattina si alza e scrive quello che cazzo gli pare a lui! Esistono anche i fatti veri... Mi riferisco all'articolo insultante dello scrittore Alessandro Bertante contro i commentatori dei blog letterari, uscito ieri sul supplemento letterario del Fatto Quotidiano.
Come avevo previsto discorrendo con amici, si in fiamma la polemica contro i commentatori. Si in fiamma la polemica e si estraggono le armi pe santi, ricorrendo addirittura alla stampa nazionale (tricolore?) per ulteriormente attizzare la fiamma. Per rispondere bisogna per forza estrarre le armi pen santi.
Succede che per fatti mii - che non sto ora a rispiegare - da quasi due anni faccio commenti su alcuni blog letterari, più o meno gli stessi che elenca Bertante nel suo articolo (che chissà perché dimentica i civilissimi Minima & Moralia, La poesia e lo Spirito e La dimora del tempo sospeso) . Non sono e non sono stato un commentatore pacifico, di quelli elogiativi per forza (che d'altra parte quasi sempre rendono ridicolo l'oggetto dei loro elogi, facendomi spesso pensare che fanno ciò in modo malizioso, che alla fine alla fine siano loro i veri troll). Per quanto mi riguarda ho cercato di esercitare, sempre nei limiti della buona educazione e di una certa leggerezza, la libertà critica che dovrebbe, ribadisco dovrebbe, essere elemento fondante di ogni cultura (essa stessa necessita per sua natura di essere sempre messa in discussione). Ho semplicemente esposto tesi avverse a quelle degli articolisti, non senza captare l'attenzione di persone per niente represse e per niente preconcette nei confronti di nulla. Quindi mi sento tirato in causa in prima persona.
Vediamo cosa dice esattamente lo scrittore e critico Alesandro Bertante.
1) " Sono cinquanta, si conoscono tra loro e si odiano ". Sono invece molti di meno, del resto in gran parte spariti negli ultimi mesi, causa irrigidimento censorio da parte dei tenutari, che hanno cacciato anche meritevoli artisti come Sergio Maria Cerruti, ovvero il capo della scuderia Immondizie Riunite (su Nazione Indiana, dove tra l'altro era stato anche un articolista, vale a dire introdotto da un componente della tribù, come usa lì, lo scrittore Gianni Biondillo, che tuttavia, nella fase della cacciata, non mosse un dito; fu invece causa delle mie dimissioni come commentatore, questa censura, secondo me inaccettabile, stante la qualità intellettuale degli interventi satirici che indispettivano i componenti più impegnati della riserva, come Andrea Inglese e Marco Rovelli). O sono spariti causa noia, perché gli articoli sono a mio modesto parere di molto peggiorati negli ultimi tempi, non ne so spiegare la ragione.
2) " Insultano, minacciano, s’azzannano e soprattutto sono convinti che dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a loro ostile ". A me non pare che le cose stiano così, che questa sia solo una generalizzazione, in quanto tale intellettualmente squalificata. Mi risulta invece che i commentatori qualche volta avversi agli articolisti tendano soltanto a mettere in discussione la fragile impalcatura del rito letterativo patrio, sulla quale questi portatori sani di cultura di cui Bertante fa evidentemente parte sembrano stare così bene (ma non così tanto, se ancora pochi mesi fa lo stesso Bertante, dopo essere stato escluso dalla cinquina dello Strega, dichiarava inviperito: «...In realtà i voti sono bloccati, sono controllati, e il premio, quindi, è assolutamente prevedibile. Se a brevissimo non si cambia il regolamento, magari con una rotazione dei 400 Amici della Domenica, andrà a finire sempre così. Purtroppo, un premio prevedibile non è un premio interessante. Lo Strega, invece, dovrebbe essere un premio in cui vengono premiati i libri» forse convinto che dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a lui ostile... oppure ostile alle sue preferenze letterarie.
3) " Da quasi un decennio questi cinquanta valorosi impediscono che nasca un serio dibattito letterario in rete, inquinando il lavoro di molte persone oneste e preparate (e penso a Nazione Indiana, Lipperatura, Vibrisse, Sul Romanzo, La parole e le cose, Satisfiction, Scrittori precari) che stanno faticosamente cercando di creare nuovi luoghi di autorevolezza critica ". Quindi abbiamo capito di chi è la colpa, in Italia, se non c'è autorevolezza critica... Colpa dei commentatori nei blog... In ogni caso non è dei letterati espressione di questi blog, che non vanno oltre la difesa di quanto producono loro, o loro numi (per non fare nomi Roberto Saviano, Wu Ming, Romano Luperini), oltre rivendicazioni di impegno sociale di impronta generazionale, specie gli autodefinitisi lavoratori e lavoratrici della conoscenza, quelli della generazione TQ; o a nuove epiche autolegittimanti che tendono a mettere in primo piano ciò che fornisce il mercato, narrative nuove quanto il mio scroto, dagli stessi Wu Ming a Roberto Saviano; o da analisi di questo tipo, di Daniele Giglioli " come se fossimo così traumatizzati dall’assenza di traumi reali da doverci costringere a inseguirli ansiosamente in ogni situazione immaginaria possibile "... Io penso che la colpa della mancanza di autorevolezza critica sia da attribuire al fatto che c'è poca continuità con le vere voci critiche del recente passato, penso a Pampaloni, Garboli, Manganelli, altri potrebbero aggiungere Fortini e Sanguineti; o alle non poche voci critiche presenti in ambito letterario, Goffredo Fofi, Gianni Celati, Alfonso Berardinelli, Massimo Rizzante, Emanuele Trevi, Gabriele Frasca, per fare solo pochi nomi, che si esprimono in maniera calibratissima (temo non troppo a favore di Bertante e soci) sono sommerse dalle tante voci autocelebranti non per caso allergiche al contraddittorio.
4) " In nome di una bizzarra interpretazione del concetto di libertà d’espressione, i cinquanta valorosi si distinguono per l’astio e per la spontanea tendenza alla bassa insinuazione, sempre riferita a questioni private dell’autore preso di mira. Difficile che parlino del contenuto, spesso lo ignorano apertamente, rivendicando questa loro scelta in modo sdegnoso ". Questo succede, ma spessissimo al contrario... vale a dire che i commentatori vengono infangati e calunniati dai tenutari. A me è successo con Loredana Lipperini, come già spiegai qui nel blog clic; del resto lo sanno tutti, in rete, che da un certo punto in poi ella censura le persone avverse alle sue tesi o a quelle degli scrittori per i quali parteggia (Wu Ming e nuovi epici). I commentatori astiosi ci sono, intendiamoci, ma non sono quelli abituali: fanno qualche commento e spariscono, perché in genere trovano poca sponda.
5) " Ma ciònonostante s’esprimono con una violenza verbale sconcertante. I più cattivi e i più laidi sono anonimi, ovvero si nascondono sotto diverse e mutevoli identità, con le quali partecipano contemporaneamente al tafferuglio. Perché la rete è l’unico luogo del vivere civile dove l’insulto anonimo sia considerato sintomo – sgradevole ma certo dinamico – di democrazia e non un’infamia come da qualsiasi altra parte ". Non è vero nemmeno questo: ancora una volta posso testimoniare che l'insulto proviene più spesso da parte degli articolisti, o da loro fiancheggia tori. C'è poi un altro fenomeno, nelle discussioni che si generano nei litblog: quello dei commentatori più o meno fedeli alla linea che maltrattano i nuovi venuti; ce ne sono pure di quelli che arrivano improvvisamente, appunto inventando nomignoli, per insultare chi mantiene una posizione critica verso le tesi o le opere degli articolisti, come sempre più spesso avviene sul blog Le Parole e Le Cose (ovviamente non per colpa dei gestori, anch'essi incapaci di gestire l'increscioso fenomeno).
6) " Per loro non esiste più nessun valore letterario condiviso ma solo mafie e raccomandazioni, favori e reciproci servilismi. Non esiste un canone estetico ma tutto è confuso in un calderone di provocazioni, ripicche e frustrazioni mai risolte. Si commuovono solo di fronte alla piattezza dell’orizzontalità, quella desolante mediocrità che ha concesso anche a loro di avere una voce. Ma sullo sfondo è facile riconoscere il ben noto linguaggio qualunquistico dell’Italia gretta e provinciale, quella deriva etica e civile che ci contraddistingue da anni e che è diventata oramai impossibile da sopportare ". Questa non la commento. Bertante sembra riferirsi alle crescenti polemiche sul premio Dedalus, sempre più in difficoltà, del quale è anch'egli congiurato, le cui classifiche di qualità non vengono tenute in considerazione nemmeno dai blog letterari ai quali fanno in genere riferimento i grandi lettori.
Per concludere (per ora): da commentatore, siccome sono testardo, mi sono studiato la questione bene, prima di espormi e esprimermi sugli articoli; per questo ho girovagato a lungo negli archivi, cercato di capire chi si esprime, sia come post attore che come comment attore, e con quali intenti. Credo di aver acquisito una certa competenza in materia per affermare che non è vero quello che Bertante afferma con tanta sicurezza. No, Bertante non dice la verità, come sa chiunque frequenti i sempre più afflosciati blog 2.0. Non dire la verità, nel contesto di un supplemento letterario comunque prestigioso, non foss'altro perché diretto da Riccardo Chiaberge, equivale a farsi grossi coi lettori distratti della stampa quotidiana dicendo bugie (a proposito di autorevolezza critica, se ci fosse un'etica condivisa dovrebbe anche equivalere a tirarsi la zuppa sui piedi...). Secondo voi il disinteressato scrittore Bertante a quale scopo lo fa? E perché non ha aperto la discussione su un blog letterario, cioè in una sua sede naturale?
Ps: "
concordo con Gilda Policastro qui sopra. mi preme aggiungere che la quantità di persone moleste, livori e demenzialità assortite che infestano lo spazio commenti di ogni post non fa molto bene a “le parole e le cose”. in sostanza, tutto questo
pollaio oclocratico formatosi di recente rischia di distogliere l’interesse dagli interventi (di qualità molto alta, in genere). l’adozione della censura, applicata con senno, mi sembra solo da elogiare.
Testo e autore del testo in fase di correzione
Francesco Marotta ha detto la sua nel suo blog clic
23 dicembre 2011 alle 13:16