Larry Massino is back, dispartito, tornato at home. Un caloroso abbraccio a tutto il suo pubblico, Floarea, Davide, Rita, Francesco: meno dei 25 lettori che immaginava di avere Alessandro Manzoni, ma senz'altro più qualificati.

martedì 26 luglio 2011

Epistola seconda dal Contadino della sua terra


Se mi permettete, vi voglio raccontare ‘na storia; una, che voi dicete che sono strane, ma che a me mi sembra che so' normali, che se poi mi devo mettere a pensare che la storie strane mi succedono soltant’a me, e io so sicuro che so' normali, mi facete venire il pensiero che no so' normale io o che no state tanto a posto voi. Mò, se stava mia figlia, mi bloccava subbito, chè diceva “…papà, sei fatto proprio vecchio: sempre a dire le cose antiche…..”. Ce l’ho cercato di spiegare che le storie so' sempre antiche,  ma nu capisce e si diverte a dire così….. Mi posso mai ‘ncazzà co’ mia figlia…..

Chi già mi ha presentato, lo sa che tengo la terra, ma che so' pure nu poco istruito, chè ho fatto le scuole alte e mi ho preso il diploma, chè, dicevano li busciardi, poi, mi poteva servire, ma io lo sapevo che stavo buttando il tempo e i soldi, che no erano manco i miei. Fatto sta che, vi debbo dire la verità si no so busciardo pure io, mo' faccio ‘na bella figura, chè i cafoni che stanno a confine co’ me, e pure più allontanati, mi vengono a fare le domande, chè loro no capiscono niente. Nemmeno che chi tiene le scuole no capisce com’a loro; e io no mi conviene che ce lo dico, chè mi fanno sentire ‘mportante, pure che mi ho dimenticato tutte cose….. Mò è meglio che mi fermo, ca si no la storia no ve la dico più, chè tengo sonno. Fra tutte le cose che c’imparava il maestro, chè io no capivo niente, quando si metteva a spiegare come si facevano i conti, e a me mi sembrava che capivo tutte cose, no lo sentivo mai quando diceva che, a casa, dovevamo fare l’esercizi e i problemi. Ma io il tempo no lo tenevo; e mi credevo che le cose l’avevo capite.

Il maestro era bravo assai; solo che se lo diceva da solo, che era bravo, a me no mi sembrava ch’era tanto bravo a fare così. Un giorno maledetto, che no me lo posso scordare nemmeno se campo mill’anni, mi ha chiamato, vieni a la lavagna, e m’ha fatto l’interrogazione. Oh, voi no ci potete credere. Non sapevo rispondere a niente. Eppure le cose le capivo più meglio e più prima dell’altri….. “ Tu no fai l’esercizi e i problemi ”. Io no lo so chi ce l’aveva detto, ma teneva ragione. Si vedeva che mi avevo imparato la teoria, ma la pratica no tenevo tempo, chè in campagna stava sempre da fare….. “ Visto che no sai rispondere a niente, ti faccio la più facile delle domande, tanto per no metterti zero spaccato sopr’il registro: quanto fanno 1+1 e 1x2? ”. Lo so che mò vi state mettend’a ridere tutti quanti; e pure a me, mi sembra che no è possibile che no ho saputo rispondere….. Ma stavo confuso assai; no capivo niente più….. ” Dipende….. ”, l’ho risposto io, chè mi ero ricordato che, come dicevano i grandi, era meglio che no lo dicevi niente, se no lo sapevi bene ed eri sicurissimo, e, proprio per questa motivazione, quasi sempre: “ Domani, vieni con tuo padre…..”.
 
No vi voglio scuccià co' quello ch’è successo dopo….. So passati l’anni; la vita mia se ne sta andando che no lo so come se ne sta andando. La fatica è stata assai; quelle cose che mi trovo me l’ho sudate chè lo so solo io. E ho fatto l’esercizi e i problemi. Quanta cazz di problemi che ho dovuto fare. Sarà ch’è morto, mò, il maestro; se no, andavo e ce lo dicevo…… E, secondo te, che no sapevo le cose, se ti ficco due cazzotti nella faccia è uguale a due cazzotti soli? O ti fai l’ospedale, co’ due? E due carezze so’ come una carezza nu giorno e una la settimana dopo? E se tengo due figli, tengo i stessi pensieri e ci vogliono i stessi soldi che tengono due che tengono a uno? E se mi appaddo da due metri, mi faccio lo stesso danno che mi capita se mi appaddo due volte da un metro? E se il dottore ha detto che mi devo prendere due pinoli, chè no mi sento bene, tengo la stessa salute di due che il dottore l’ha dato solo ‘na pinola? E se tengo da campare solo un giorno, caccio la metà delle lacrime di chi ne tiene due? E se, come quando me la fidavo ancora, uno fa l’amore due, tre volte a fila….. è com’a uno che tre volte lo fa ‘na volta?

Povero maestro….. chissà se l’ha capito, fin’alla fine; secondo me sì, solo che no ci siamo visti più e no me l’ha potuto dire….. che 1+1 fa veramente….. dipende…..



Se volete leggere la prima epistola fate clic

lunedì 25 luglio 2011

Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano secondo il piccolo Marco Travaglio (1)

 convention di giornalisti grandi e piccoli del '900

In questo filmato qui, intervistato da Enzo Biagi, il grande Montanelli parla con relativo orgoglio della moglie eritrea, un animalino  docile  dodicenne già formato, la definisce,  che, durante il suo comando di un si immagina delicato battaglione di feroci invasori nazionalisti e fascisti, si era comprato insieme a un cavallo e un fucile, a un buon prezzo: conto totale  500 lire.

venerdì 22 luglio 2011

Ennio Mango, un'altra ingiusta morte

 manifestante della società civile



Metto il link a questo articolo di Luigi Manconi per pura testimonianza del fatto che in Italia una società civile (cioè più evoluta di quella mediana e feroce dei  burini GIUSTIZIALISTI) non esiste. Se esistesse lotterebbe  a favore dei diritti dei più deboli, altro che per la dignità...  se esistesse   andrebbe ad abbattere i cancelli degli incostituzionali  CIE e pretenderebbe una vita dignitosa anche per i normali detenuti.


Volevo anche dire che per me il torbido Indro Montanelli - nostalgico di destra  oggi celebrato da molti intellettuali celebrati dalla società civile, per esempio Marco Travaglio qui,  per la ricorrenza dei dieci anni dalla sua morte - non è un maestro, ma guardacaso lo è di  tanti burini giustizialisti della odierna società che si dice civile. Insomma, lo si sarà capito, volevo fondamentalmente dire che non c'è niente di più burino che  autodicersi   civili.

mercoledì 20 luglio 2011

Ossimoro: verità giornalistica

 redattore de Il Giornale mentre fa esercizi all'aperto


Sbagliando, assolutamente sbagliando, durante tutta la mia vita, ho voracemente letto i giornali. Anche adesso, che davvero potrei farne a meno, passo almeno mezz'ora al giorno sui siti dei giornali. Perché? Forse lo faccio solo per vedere questi stupidi dove vogliono arrivare; come Totò, rido, mi faccio offendere e schiaffeggiare, tanto mica sono Pasquale! (clic per vedere il filmato).

Fanno a chi è peggio, facendo tutto fuorché informazione, parteggiando in modo veramente imbarazzante a favore degli interessi dei propri editori, confermandomi nell'idea che viviamo in un assurdo regime politico-editoriale. Ma nessuno batte Il Giornale diretto da quello che recita la parte di individuo italiano più ignobile del dopoguerra - uomo che naturalmente invidio anche più di quello che sostiene che chi lo critica lo fa, appunto,  solo per invidia, Roberto Saviano. Ieri il direttore aveva sostanzialmente incolpato i giudici rossi di aver istigato al suicidio il Vicepresidente del San Raffaele Mario Cal, permettendosi qualche mese fa di turbarne la sensibilità interrogandolo come persona informata dei fatti circa un buco finanziario di appena 900 milioni (per ora!). Oggi una delle firme più autorevoli, Paolo Granzotto, si mostra contento di una discutibilissima esumazione del cadavere di Salvator Allende, quaranta anni dopo, una cui prima analisi proverebbe che non è stato freddato dai golpisti, come si è sempre saputo, ma che si sarebbe suicidato. Bah, penso che la veridicità di certe notizie è pari alla notizia che ci davano i nonni da bambini circa le capacità di volare degli asini... Rimane che il golpe ci fu e fu sanguinario, ma non per Granzotto, che esulta per la finalmente scoperta verità del suicidio, che va contro alle speculazioni di quei froci di comunisti... che anzi, ne approfitta, lo stesso Granzotto,  per rimarcare negativamente che l'Italia dei Soviet fu l'unico paese al mondo a non riconoscere il governo cileno, chiudendo l'ambasciata a Santiago e lasciando insediato a Roma l'ambasciatore precedente al golpe, nominato da Allende; certo, Granzotto dice che non vuole giustificare il golpe, solo spiegarlo, perché Allende, secondo lui, ebbe la colpa di averlo di fatto suscitato,  avendo  rovinato economicamente il paese con le pratiche socialisteggianti (invece risollevato, economicamente e moralmente, dal fantastico dittatore Pinochet, sostenuto da militari e CIA?).

Io rido, voglio vedere dove vogliono arrivare... tanto, non solo non sono Pasquale, ma nemmeno sono in Italia... se proprio vogliono fare un golpe, lo facciano entro sette settimane. Il loro slogan potrebbe essere FINGERE O MORIRE! Oppure DIO, PATRIA E FANGHIGLIA. O anche VI SPEZZEREMO LE RENI, O, IN SUBORDINE, LI
SPEZZEREMO ALLA VERITA'!


Il parrucchiere racconta le novita', mentre dovrebbe solo pettinare. Il giornalista e' pieno di spirito, mentre dovrebbe solo raccontare le novita'. Sono due tipi che mirano in alto. (Karl Kraus)

giovedì 14 luglio 2011

Scrittori & cani

 Uomo che si dispera per le sorti della letteratura in Italia
 
 
All'infuori del cane, il libro è il migliore amico dell'uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere

Groucho Marx

lunedì 11 luglio 2011

Aldo Fabrizi parla della cultura in Italia


Il grandissimo comico romano  aveva previsto tutto di quello che sarebbe successo alla cultura italica a seguito dell'avvento dei pubblici fidanziamenti, in termini di affollamento e di caos attorno alle sue fonti  (clic), i tanto vituperati politici, che invece, sotto sotto... inconsciamente,  li vogliono tutti  come lenoni, intendo dire protettori, senza offesa per nessuno. I rivoluzionari occupanti del teatro Valle di Roma, vogliono addirittura il Presidente della Repubblica come garante del loro modesto progetto di gestione futura del teatro,  teso a  favorire una nuova drammaturgia (non sanno nemmeno cos'è, almeno alla luce delle scoperte formali novecentesche, quelle che hanno messo in atto artisti come Carmelo Bene, Leo De Berardinis,  Carlo Cecchi, Peter Brook, Bob Wilson, Eimuntas Nekrosius, Heiner Muller e altri che non sto ad annoiare con elenchi in ogni caso incompleti), non sia mai che facciano qualcosa all'insaputa delle Istituzioni, magari contro la loro repellenza a qualunque forma di libertà creativa (clic). Questi rivoluzionari qui vogliono più Stato, non gli basta quello che c'è stato finora, rappresentato da Gianni Letta, il clericale protettore del teatro più sciagurato che si pratica in Italia, quello cosiddetto di prosa che riempie i cartelloni dei principali teatri, Valle compreso,  attraverso la pratica pastettara  degli scambi tra i teatri produttori, sostanzialmente i Teatri Stabili, che assorbono gran parte delle risorse pubbliche. La verità è che la libertà creativa, a questi rappresentatori dell'ovvio, non gli serve. Basta vedere i nomi degli artisti più impegnati nell'occupazione. Ci mancava pure Jovanotti... giusto preludio al   trionfale arrivo di Walter Veltroni,  il peggior politico italiano, di cui gli occupanti stanno mettendo in atto la nefasta ideologia culturale.

La raffinata metafora di Aldo Fabrizi smistatore ritengo  valga anche per l'attuale dibattito letterario, inispecie per il recente gruppo TQ, affollato da cooptati trenta quarantenni, che si sentono poco protetti e richiedono supplementi di lenonità istituzionale.

venerdì 8 luglio 2011

Epistola prima al premio Strega Edoardo Nesi (storia della mia gente)

 Giovane scrittore in cerca di prima occupazione nella nuova Cultural Valley di Prato


Fermi tutti. La vittoria al premio Strega del bravo  Edoardo Nesi, dopo quella di Antonio Pennacchi, ci dice un sacco di cose sul futuro dell'Italia, i cui reprobi di una volta, i fascisti e gli industriali, hanno finalmente conquistato il centro della scena, riproponendosi, uguale ai peperoni, come i veri soggetti della storia d'Italia.

Primaditutto devo fare una preghiera al politico italiano che stimo di più, Massimo D'Alema (ci ho i mii limitismi!).  Se si permetterà di esaltare le doti letterarie di Nesi, come fece venialmente qualche tempo fa con la leggera Silvia Avallone,  che l'anno scorso di questi tempi si vendeva finanche negli autogrill (OH! IL LIBRO!), lo degrado; e nella mia autorevole classifica di politici  lo metto dietro all'ultimo della classe, Veltroni.

La classe, giusto la classe. Non si tratta dell'eleganza, che Nesi ritiene di possedere per ragioni di casta. Più o meno.  Si tratta invece della classe sociale nella quale egli si colloca senza senso di colpa alcuno, la più discutibile  di tutte, quella dei piccoli e medi imprenditori italiani, in questo caso pratesi, la stessa classe che 
in decenni favorevoli ha depredato gran parte della ricchezza prodotta dalle loro sgangherate e sottocapitalizzate aziende,  nelle quali i padroni, scendendo retoricamente nel piazzale insieme ai loro operai, con la scusa del  fare più in fretta, scaricavano il camion delle pezze e dei filati,   costringendoci tutti a epopizzarli come padroni umani che si rimboccavano le maniche...   Aziende che furono invece favorite nel mercato internazionale da misteriosi accordi di scambio con gli americani liberatori, altrimenti hai voglia a tirarti su le maniche... territorio per basi militari concessi dallo Stato Repubblicano contro spazi economici nei quali collocare le loro modeste merci, a  Prato frutto di un antesignano riciclo di rifiuti, polverosi stracci provenienti da chissà dove, dannosissimi per i poveri addetti alla cernita e al carbonizzo, che come minimo respiravano male, per permettere ai loro padroni buoni, famigli compresi,  di respirare brezza marina sulle terrazze della Capannina del Forte dei Marmi, nonché sperperare patrimoni in macchine e puttane (andò tutto bene finché  Bush senior non  decise di fare  degli accordi commerciali coi cinesi, forse anche coi messicani e brasiliani, non ricordo, ma non i brasiliani coraggiosi che frequentano la notte certi imprenditori pratesi di mia personale conoscenza. No... Quelli degli accordi commerciali con gli americani sono  brasiliani meno creativi, e meno  trasgressivi).

La classe (in senso sociale) sulla quale hanno potuto contare gli imprenditori pratesi è stata quella dei poveracci, operai e artigiani,  che garantivano all'irriproducibile sistema economico  la necessaria elasticità (flessibilità) a costo zero, lavorando sedici ore, quando necessario all'evasione degli ordini, anche di sabato e domenica (la chiesa chiudeva massonicamente gli occhi...),  accontentandosi delle normali otto, o di nulla, quando c'era crisi (o di chiudere, rottamare i macchinari e cambiar mestiere, lasciando ai poveri imprenditori i grandiosi fondi europei arrivati in città negli anni '80 e '90 al fine di sostenere una riconversione economica, che però non c'è stata, ma i fondi per miliardi di euro non si sa chi se li è fregati... che B. ancora non c'era...). Sono stati i poveri, insomma, i relativamente poveri, quelli più in giù nella gerarchia sociale, gli artigiani autoctoni e gli operai marocchini (così venivano appellati i meridionli immigrati da quelli della classe di Nesi, spero non da lui e dai suoi liberali familiari, che più o meno ho conosciuto come bravissime e belle persone, a partire dal fantastico suocero, Sergio Carpini, uno che somigliava a Louis de Funes sia nel fisico che nel temperamento), a sostenere il magnifico tenore di vita degli imprenditori in generale che da sempre esalta Nesi, sbagliando, anche in questa premiata romanzeria;  compreso il tenore di vita degli impannatori, sorta di industriali con il culo degli altri, li definirebbero i romani, perché evadono(evano) gli ordini commerciali di comuni tessuti appoggiandosi a numerosi opifici - nei quali le pezze trottola(va)no spostandosi da uno all'altro senza soste, come telecomandate, per ricevere in ognuno una parte di cura -  senza possederne alcuno, spesso nemmeno un pur misero ufficio commerciale, sostituito dalla macchinona che esibivano per farsi grossi, in genere una Mercedes nuova fiammante  da 3000 in su.

Un giorno, mi sembra metà anni '80, un mio compagno di studi, un a quei tempi promettentissimo filosofo economista, Piero Ganugi,  mi invitò alla presentazione di una sua ricerca sull'economia cittadina, che gli avevano commissionato il Comune e il sindacato (così mi pare di ricordare), che si teneva in pompa e magna nel salone comunale. Nella ricerca risultava, appunto, che il 90% degli investimenti in tecnologia, che voleva dire macchinari, veniva  fatto da aziende  artigiane. Un dato clamoroso, che veniva incontro alla mia giovanilistica vena bellicosa di rovesciatore di 'gni 'osa. Domandai a Piero perché il sindaco comunista nostro compagno, o i vertici dei sindacati, non facessero polemica con gli industriali a partire da questo micidiale  dato. Allargò le braccia:  io sono uno scienziato
e fornisco dati certi, loro, se vogliono, ne traggano le conclusioni politiche. Se vogliono...

Domani, penso,  analizzerò gli effetti benefici di questo libro sincero su tutta la filiera degli aspiranti scrittori, anche degli aspiranti brasiliani coi quali passano parte della notte certi simpatici imprenditori pratesi che conosco io. In particolare, nei prossimi giorni, analizzerò la fantastica idea di Edoardo Nesi, che pare una persona autoironica, simpatica e intelligente,  di fare di Prato una Cultural Valley, a partire dalla fondazione del  più grande opificio letterario del mondo, destinato a fornire manufatti narrativi a tutti i continenti per i prossimi decenni.  E ci ha ragione, Nesi (o forse lo penso io e lo attribuisco a lui per dargli più peso?), anche quando dice che tutti gli scrittori dovrebbero scrivere su Prato il loro romanzo di formazione. I migliori, aggiungo di mia iniziativa, dovrebbero scrivere su Prato anche il loro romanzo della maturità. Ché tutta a Prato va a finire la storia d'Italia e del mondo, non più in stracci, ma in romanzi. Prato, che per la letteratura sarà la Dublino del nuovo millennio.

giovedì 7 luglio 2011

Paolo Panelli, uno dei benemeriti Padri (af)fondatori della Patria


Quando in Italia non c'era libertà di satira, come invece c'è sciaguratamente da trent'anni a questa parte, Paolo Panelli faceva in tv, nelle più popolari trasmissioni, robe retrograde a questa manièra (clic). Godiamocelo, almeno finchè i narrativi delle nuove aberrazioni non riusciranno ad eliminare completamente  gli artisti inattuali, obbligandoci a una quotidiana immersioni nei fatti veri della cosiddetta realtà, che diabolicamente fabbricano nei più avanzati (a chi?) opifici politico-editoriali. La cazzo di realtà, della quale ditta i narrativi civilistici, 'tacci loro,  un po' d'invidia ci vuole, detengono  copiosi e redditizi pacchetti azionari...

Giuseppe Montesano sulla monnezza (politico editoriale)


Vi segnalo un bell'articolo di Giuseppe Montesano, uscito su Doppiozero (clic), dove si fa una delle più importanti raccolte di articoli on line. É un reportage sulla monnezza in Napoli, ma in realtà parla del vero problema immondizia che affligge tutti gli stivalieri, quello relativo alla non più sopportabile oppressione che subiamo  dal torbido sistema politico editoriale.

Sotto, per depurarsi, in quattro parti, conferenza di Giuseppe Montesano su Baudelaire, in occasione dell'uscita del suo saggio  sul poeta dello spleen. Ci ha classe anche a parlare, Montesano, non solo  a scrivere: è sapiente,  misurato, lento, rilassato, come uno che respira bene, solo quando è necessario, come alcuni grandi jazzisti: quando la bolla speculativa cultural-letteraria scoppierà, speriamo presto,  insieme alla bolla informativa che ci opprime tutti, Montesano rimarrà, solido come un monumento di marmo verde di Figline di Prato. 

 orologio sulla facciata di santa maria delle carceri in prato

Durante la conferenza, Anna Bonaiuto, sempre bravissima, ma qui  a volte ingiustificatamente enfatica, legge alcune poesie di Baudelaire.

Clic prima parte
 

Anna Bonaiuto e Tony Servillo nel film Il Divo di Paolo Sorrentino

mercoledì 6 luglio 2011

Per Paolo Poli First Lady (maledetta cultura)



Paolo Poli è senza meno l'essere vivente più bello di questa sciagurata nazione. L'ho visto di recente camminare in un quartiere ameno della sua città,  sorridente, dritto come un  normale cipresso, assolutamente orgoglioso della sua relativa e nobile anonimità. Se per miracolo decidessimo tutto a un tratto di divenire un popolo civile, dovremmo nominare subito Paolo Poli Presidente della Repubblica (come minimo Granduca di Firenze!). Penso che il pur aristocratico Giorgio  Napolitano sarebbe d'accordo anche lui, e si dimetterebbe volentieri per fargli posto:  dicono che è amante dell'arte, della bellezza, della leggerezza e dell'intelligenza. 


In subordine, finito l'anno di celebrazione del 150° della rispettabile  massoneria e della discutibile Mafia, si potrebbe  smettere di tragediare alla verdiana, per  tornare ad essere il popolo spiritoso che siamo, di radici boccaccesche e rossiniane.  Si potrebbe ricominciare da tre, come Massimo Troisi (che diventerebbe per noi ciò che Mazzini è per loro): tutto d'un fiato  si proclama la Terza Repubblica.  Fatto ciò, si nomina  immediato, come  Presidente, una persona nubile, e Paolo Poli First Lady. Andrebbe benissimo all'uopo, come nuovo Presidente, la tosta Rosy Bindi, la cui bellezza è notoriamente  molto invidiata dall'attuale Premier, il quale è comunque da sostenere in quanto vitttima di un grave deficit estetico, abbastanza sfortunato sia per sé stesso che coi figli, almeno quelli di primo letto.
 
Qualcuno lo sa già, ce l'ho con la pratica della cultura in Italia degli ultimi trenta anni, populista e falso-civilista, anche perché se questa cazzo di cultura non si fosse sovrapposta alla vivace vita artistica degli anni '50, '60 e '70, uno come Paolo Poli sarebbe diventato un monumento vivente, anche contro le sue certissime e giustissime resistenze.

Clic qui per vedere  lo special tv Paolo Poli Story. Non perdetevelo.

Durante la lunga intervista dice tra l'altro che durante il boom economico agli italiani veniva narrato che erano felici e loro ci credevano. Come ora, quelli della cultura gli narrano che sono infelici, e loro ci credono... 'tacci loro! A quelli della cultura. Anche un po' agli italiani. 


Nel filmato linkato cì è un frammento di un programma in bianco e nero
di Renzo Arbore, di cui Poli era ospite in studio:  i bambini non sono ancora condizionati da una cultura o che, i bambini sono dei piccoli adulti, son terribili, hanno una capacità digestiva... bevono il latte, che è un alimento completo che a me mi fa male al fegato, per esempio... e trovo che i bambini ci insegnano tante cose, hanno anche una certa brutalità e un cinismo che gli adulti non hanno, e non li acchiappi con le civetterie culturali, come invece si può acchiappare anche voi... (rivolto al pubblico in studio)


...non vo alle feste, mi tocca baciare Fini... non so... bello, sì, sì, può dare felicità a una donna, ma a me no!  A me mi piace  i mascalzoni, gli assassini, i ladri, gli extracomunitari...


 ...io invece son partito subito con il piede sbagliato... ho sempre saputo di essere una minoranza indesiderata, però ho fatto in modo da cavarmela...

martedì 5 luglio 2011

Epistola sulla libertà a Loredana Lipperini e ai suoi seguaci

La professoressa Loredana Lipperini; oggi pontifica sulla libertà in internet. Lei, che censura chiunque avversi appena appena le sue spesso deboli argomentazioni...  Mah! Roba da non credere. Ha pure il coraggio di parlare di libertà d'espressione. Io ho l'impressione, invece,  che a  persone tanto tetragone,  di libertà ne serva poca, giusto quella che serve per affermarsi come servitori qualificati del conformismo nel  Sistema Politico-Editoriale.

Delle censure di Nazione Indiana, ne parlo un'altra volta.

sabato 2 luglio 2011

Nuovo direttore Unità: problemi tecnici

Ingegneri specializzati che cercano di risolvere i problemi tecnici dell'Unità

Sul sito internet dell'Unità di oggi c'è un curioso comunicato, in stile perfettamente patafisico, se preferite marxiano, nel senso di Groucho Marx, che vi consiglio di leggere qui (clic)

 giornalisti del cdr dell'Unità che manifestano preoccupazione


Dice il comunicato, offendendo l'intelligenza dei lettori -   in definitiva di tutti gli italiani, seccati di essere trattati come idioti da 'o sistema editoriale - che la nomina del nuovo direttore è rimandata per problemi tecnici. Per problemi tecnici?!!! Boh. Conoscendoli un po', gli eredi di Gramsci, penso che si stiano amorevolmente scannando, che è la cosa che sanno fare meglio di tutte,  e che stiano cercando di accaparrarsi l'osso per succhiare quel poco che è rimasto. Spero che sia l'antipatico e aristocratico D'Alema a prevalere nella zuffa, come sempre intelligentemente, imponendo la sua candidata. Certo, se nominassero direttore dell'Unità Lucia Annunziata... Sarebbe una bella fregatura per la martire Concita de Gregorio e per i suoi devoti, perché non c'è alcun dubbio che la Annunziata porterebbe al giornale un'autorità che ella non aveva quando arrivò per volontà di Walter Veltroni, quello che se è vero che Dio fece il mondo dal nulla,   vuol dire che il mondo  appartiene fin dalle origini a lui e a  quelli come lui;   non a caso il mondo fa abbastanza schifo, perchè è  stato incresciosamente progettato a loro immagine e somiglianza. La Annunziata direttrice dell'Unità, sarebbe anche un duro colpo per l'editoria militare di parte avversa... E sarebbe un durissimo colpo, forse mortale, per la deleteria cultura impauristico indignatoria capitanata dal valoroso co mandante Marco Travaglio (l'altro non lo nomino, perché mi so' rotto 'o cazz, il terzo è Beppe Grillo).

editore dell'Unità mentre fa i conti con i suoi amministratori

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