Quando in Italia non c'era libertà di satira, come invece c'è sciaguratamente da trent'anni a questa parte, Paolo Panelli faceva in tv, nelle più popolari trasmissioni, robe retrograde a questa manièra (clic). Godiamocelo, almeno finchè i narrativi delle nuove aberrazioni non riusciranno ad eliminare completamente gli artisti inattuali, obbligandoci a una quotidiana immersioni nei fatti veri della cosiddetta realtà, che diabolicamente fabbricano nei più avanzati (a chi?) opifici politico-editoriali. La cazzo di realtà, della quale ditta i narrativi civilistici, 'tacci loro, un po' d'invidia ci vuole, detengono copiosi e redditizi pacchetti azionari...

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