diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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martedì 7 febbraio 2012

Epistola prima sulla libertà di espressione (Marco Rovelli difende il diritto di espressione. Di Romeo Castellucci)


 Il comunista semplice Larry cerca di convincere i coriacei intellettuali di sinistra italiani che se si comportano a questa maniera gli è troppo facile dimostrare che se l'accomadano a proprio favore, come di solito fanno gli egoisti liberisti che credono nel darwinismo sociale  (quelli più a destra, intendiamoci, quelli più a destra...)

Marco Rovelli, il 28 gennaio scorso,  nella rubrica che tiene sull'Unità,  ha scritto un accorato articolo a difesa di Romeo Castellucci (clic per leggere intero articolo). Giusto, l'ho difeso anche io, qui e altrove, il diritto di esprimersi di Castellucci (e di chiunque, purché senza infrangere la legge). Il giornalista cantante anarchico scrittore Rovelli, dice che non è giusto attaccare uno spettacolo  per cristianofobia, anche se ci si ritiene offesi nella propria sensibilità religiosa. Men che meno si deve  invocare la censura. Giusto di nuovo, ci mancherebbe. Anche se i religiosi che potrebbero ritenersi offesi nella propria sensibilità, in Italia e altrove, son tanti, davvero tanti. A volte, penso,  bisognerebbe rassegnarsi al fatto che il torto dei tanti ha diritto di prevalere sulla la ragione dei pochi. Non sempre, ma a volte...

Però lui, Marco Rovelli, la coscienza a posto a posto, in questo senso della difesa della libertà d'espressione, non ce l'ha mica. Lo sanno in molti, in questa non tanto piccola comunità letteraria virtuale, che proprio lui mi ha escluso (censurato) dal circolo dei commentatori dell'iniziativa editoriale di cui è socio redattore, Nazione Indiana, usando a pretesto che mi sarei permesso di usare il termine BECERO (qui la discussione, ai piedi di un articolo del sociologo quasi omonimo del nostro, Marco Revelli). Che è vero, usai, ma solo  per definire il suo modo di liquidare gli interlocutori, e di usare termini sconvenienti per denigrarli ulteriormente, come persone e come intellettuali, definendo le loro argomentazioni AD MINCHIAM, due volte (peraltro riferito al pensiero del vecchio comunista riformista Emanuele Macaluso, che fu anche ottimo direttore del giornale che gli dà la libertà di esprimersi, a Rovelli...) e FUFFA. 

Buffo, molto buffo. O Boffo, ora non ricordo la parola giusta: il mio metodo mnemonico è Fallaci. Riflettendoci, Boffo, penso sia la parola giusta, non a caso, esempio del nostro recente storico di vittima dei seminatori d'odio, e non seminatore di odio a sua volta... Infatti, tornando a me e Marco Rovelli, è successo che avendo io provato a difendere le mie ragioni intellettuali nei suoi confronti da questo piccolo blog, che in proporzione a nazione Indiana - considerato a torto o a ragione il più importante e autorevole d'Italia in fatto di letteratura - è una mosca (no una cacca di mosca, però, come alcuni vogliono far credere ulteriormente offendendo: semplicemente una mosca), mi sono trovato INFANGATO addirittura dalle colonne di un giornale nazionale come l'Unità (al cui confronto, il mio blog, è una lucciola; ma no un blog  che piglia la lucciola per la lanterna; semplicemente una lucciola). 

Tanta, credetemi, fu la sorpresa di trovarmi infangato dalle sacre colonne dell'Unità (articolo ripreso e amplificato da Nazione Indiana, che aggiunse una bella foto di vomitata alle parole di Rovelli qui,  già di per sé violente e insultanti nei miei confronti, nella home page del blog letterario più cliccato d'Italia,  blog  dove fui identificato e processato, senza alcun diritto di difesa...), giornale che fin dalla mia infanzia consideravo il deposito più prezioso delle verità ultime, come mi aveva insegnato mio padre, comunista semplice come me (enfatizzo un po' per dare colore al pezzo). Anche il padre avrebbe sofferto tanto a leggere che il proprio figlio, educato bene, almeno alla causa politica, veniva definito seminatore d'odio,  di fatto unico seminatore d'odio nella folta comunità letteraria virtuale della nazione (che non è così lontana da quella reale, se si analizza un po', essendo che gli scrittori più importanti, negli ultimi anni, escono da attività di palestra su internet; un esempio per tutti è Roberto Saviano, per altro l'inventore del concetto di macchina del fango, scrittore che si è fatto le ossa proprio nella importante palestra Nazione Indiana, della quale risultava redattore fino a pochi mesi fa). 

Son buffi, questi intellettuali di ora. O Boffi... nel senso che, magari  a loro insaputa, si rifanno al famoso metodo che porta il nome del celebre giornalista cattolico. Infangate infangate, qualcosa resterà.  Augghe a tutti gli indiani.

Ps: dato che sémo a parla' de catolichi, vojo pure da di' che più rabia de tuto me fano li ignavi.
Post e autore del post in fase correzionale.

martedì 31 gennaio 2012

Non succede mai niente (IV)


Quando c'è il merito c'è tutto


Il Presidente Mario Monti dovrebbe cacciare il viceministro Martone. Non tanto per via che dopo avere detto quello che ha detto si è scoperto che è raccomandato. Figuriamoci: la raccomandazione e l'Italia sono la stessa cosa. Quanto perché è un dilettante che non si è fatto raccomandare con le dovute cautele. Una persona perbene, oggi, si fa raccomandare a incrocio, vale a dire che baratta le conoscenze del proprio padre con le conoscenze del padre di qualche persona fidata.


Come si dice? Onore al merito? O il merito è una questione d'onore? Non mi ricordo



SATIRA DA MORI' DA I' RIDERE. Domando allo stimabile Senesi Vauro: rispetto alle secondo lui (anche secondo me) riprovevoli posizioni filoisraeliane e filosioniste, cosa differenzia la deputatessa PDL ed editorialista del Giornale diretto da Alessandro Sallusti, Fiamma Nirenstein, dal suo collega di lavoro in tv e vicedirettore nella carta stampata, Marco Travaglio? Il ben noto giornalista giudiziario, ad esempio, secondo il giornalista Paolo Barnard (che a sua volta ha una posizione politica che non mi piace, specie negli ultimi tempi, nei quali tende assai al complottismo, ma che tuttavia non è stato querelato  per diffamazione a mezzo stampa da Marco  Travaglio), dice questo:

“Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani ”.

Fiamma Nirenstein, scrive cose così, come quelle sotto, in un articolo che ha questo titolo Guantanamo, il carcere che ha salvato l’Occidente (clic),  uscito sul Giornale, dal quale del resto proviene Marco Travaglio:

" È facile essere contro la tortura dopo tanti secoli di orrori, dopo che, dagli eretici alle streghe o semplicemente ai nemici, i diversi inquisitori hanno estratto così tante false ammissioni. La giurisprudenza moderna che discende dalla Convenzione di Ginevra, che regola fra l’altro la questione dei prigionieri nei conflitti, ha dunque proibito di farne uso. Ma questo è il vecchio scenario in cui i soldati catturati, deposte le armi, divengono docili prigionieri in attesa della pace. Guardiamo invece alla contemporanea guerra del terrorismo islamico, in cui alcuni uomini di Al Qaida non depongono mai l’arma principale, quella del fanatismo. Essi continuano fino alla fine la loro guerra, anche in detenzione, e sono ben allenati a affrontare la tortura e la morte. Proviamo a immaginare di avere catturato un terrorista che ha appena compiuto una strage. Egli stesso annuncia un nuovo attentato. Potrebbe essere proprio quello all’autobus che porta tuo figlio. Come estrargli la giusta informazione per fermare la strage? E come impedire che il terrorista continui nella sua guerra? "

Mah. Che vi devo dire?


Protesta di un detenuto in attesa di giudizio

Abbiamo un ministro della giustizia che sulle carceri la pensa come Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che un paese civile non può avere carceri incivili.  E abbiamo Antonio di Pietro, proprietario della ditta Italia dei Valori (mobiliari e immobiliari), all'opposizione. la Lega Nord allo sfascio. Berlusconi fisso in tribunale. Il comico in declino Beppe Grillo ancora fuori dal parlamento. Napolitano Presidente della Repubblica, con consiglieri i suoi vecchi amici riformisti Emanuele Macaluso e Alfredo Reichlin. Cosa si può volere di più dalla politica?


disegno di Gerry Turano


Oggi inauguro questa rubrica giocosa. Partecipate numerosi. Chi indovina vince una paper ella.

" ...il web è un contenitore senza fine né inizio, ricettacolo di impunità, di pornografia, a volte di violenza e di truffe, spesso di vuote chiacchiere. Ma è anche sapere, occasione di scambio, strumento di civiltà e di conoscenza. Sta soprattutto a noi, ai cosiddetti intellettuali, dare il buon esempio, per fare del web un’arma pacifica, di tolleranza, di apertura verso l’esterno, sempre di più "




A me gli spettacoli di Romeo Castellucci e della Societs Raffaello Sanzio non sono mai piaciuti. Tanti anni fa, ad una recita romana di uno dei suoi soliti spettacoli provocatori lirici spirituali, alla battuta dell'attore “ siamo tutti angeli “ o qualcosa del genere, una spiritosa persona del pubblico, regista ricercativo a sua volta, si alzò gridando: QUA SIAMO TUTTI COMPAGNI! Ci fu una risata generale. Parte del pubblico probabilmente pensò che si trattava di una trovata registica.  Lo spettacolo andò avanti. Noi continuammo a ridere tra i denti, di più fuori (dai denti e dal teatro).  Ciò non significa che io non debba difendere il diritto di Castellucci di fare il teatro come più gli garba, e quello del pubblico di andarlo a vedere. Io non ci vado.

Insomma, considero orribile e a dir poco reazionario l'atteggiamento protestatario di certi politici e di certi credenti (che in ogni caso portano acqua con le orecchie alla compagnia teatrale di Castellucci, mettendola al centro del dibattito sul novativo teatrale, fatto che, come ho già detto, secondo me non merita, ma per ragioni di estetica teatrale, no di blasfemia). Però... C'è un però grosso come un pianeta: come si comporteranno gli intellettuali, mettiamo il sostenitore della Stato di Israele Gad Lerner, che lunedì scorso ha ospitato in studio il regista e la direttrice del teatro, Andrée Ruth Shammah, a sua volta legittima sostenitrice dello Stato di Israele, quando nella stessa situazione si troverà qualche artista considerato inopportuno da frange estremiste della comunità ebraica? Si avrà per esempio diritto (esteticamente non si potrebbe parimenti, ma tant'è) di fare uno spettacolo sulla carneficina di Stato, con la registrazione del martire pacifista  Vittorio Arrigoni che accusa lo Stato di Israele di essere criminale (secondo me abbastanza a  torto, o meglio, non completamente a ragione), e che invita Roberto Saviano, tutt'ora taciturno,  a prenderne le distanze, e che sullo sfondo di una foto di uno dei padri fondatori getta qualche cosa di liquido che evoca la merda?


Mi risulta che il nulla, al contrario del senso, e del bene... non ha mai fatto male  a nessuno



Aspettando Godot. In un articolo, il critico Vivian Mercier scrisse che Beckett "ha realizzato il teoricamente impossibile, un'opera in cui non succede nulla, ma che tiene incollati gli spettatori ai loro posti. In più, considerando che il secondo atto è una ripresa leggermente differente del primo, ha scritto un'opera in cui non succede nulla, due volte." Hai detto nulla!  Che genio che era Beckett.

E poi,  il nulla è parte non còlta del senso, nient'altro.



Scrittori giovani  schierati a difesa dell'autorevolezza critica


Potrebbe essere che certi letterati si sentono sempre attaccati perché sono in guerra permanente?

Giorgio Manganelli in articolo su potere e vilipendio nota che la parola infangare è di ambito militare: “ infatti neanche mamma esercito puoi insultare: più esattamente, ogni tentativo di dar osservazioni anche moderatamente eccitate rientrano nel verbo “infangare”, che pare specifico dell’esercito, così che, anche a provarcisi, è praticamente impossibile infangare qualsiasi altra cosa “.





Chomsky: “ una lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito ”



Giornalista dell'Unità che per prudenza si colloca al centro della corrente


La mamma degli infangatori, notoriamente,  è sempre incinta.
Dice che ce l'ho con l'Unità. Per forza. Se ancora negli articoli di quel giornale si definisce Elemire Zolla intellettuale di destra (clic)... Praticamente consegnandolo legato mani e piedi allo spritualismo che fa da piattaforma estetica e ideologica ai nuovi fascisti. Per via del suo interesse per Tolkien, al quale Zolla fece la prefazione nel lontano 1969.

Ad ogni modo, Zolla, il grande studioso e intellettuale Zolla, la pensava così:

" Oggi mi sento libero, persino esultante perché sono scomparse le due forze che mi avrebbero volentieri chiuso in un campo di concentramento: nel 1945 ebbi la gioia di veder crollare il fascismo e ora di vedere svanire l' Unione Sovietica e il comunismo. Una volta sciolto, lascio i vecchi istituti politici azzuffarsi nel combattimento e ne distolgo lo sguardo? "

Passo tratto da un articolo commemorativo di Cesare Medail sul Corriere della Sera (clic), giornale (di destra?) sul quale Zolla scrisse a lungo.

Insomma, L'Unità, se vuole denunciare gli intellettuali di destra, non farebbe meglio a cercare tra gli intellettuali che razzolano attorno al PD e che a volte pubblicano sull'Unità, o vengono celebrati o intervistati o recensiti sull'Unità?  Tanti scrittori giovani, per esempio, che Goffredo Fofi (a proposito, ce l'ho con l'unità anche perchè non trovo più i magnifici pezzi di Fofi, che la domenica centellinavo qui l'archivio che consiglio a tutti di frequentare, ché ci sono articoli sia belli che bellissimi; invece che non pubblichino più i pezzi di Vincenzo Cerami non me ne frega nulla),  ha definito poco tempo fa, proprio dalle pagine dell'Unità, di destra? L'articolo aveva per titolo proprio questo:

I giovani scrittori sono di destra? (clic)




Rigore, secondo la notoria definizione di un grande  maestro di filosofia, il serbo Vujadin Boškov, è quando l'arbitro fischia. Ma poesia, quand' è? Secondo me, poesia è quando un essere umano emoziona un altro essere umano.



Post e autore del post in fase di correzione (Ah, Basaglia!) Hanno collaborato il cuginetto umorista in erba  Larry Svizzero e il critico letterario italo portoghese Larry Giuseppe Do Santos

domenica 15 gennaio 2012

Esperimenti di nuova democrazia giudiziaria in Nazione Indiana

 Simpatico momento di pausa durante la riunione in corso della Suprema Corte Indiana. Al centro il  riservato Presidente della Corte (dovrebbe essere Helena Janeczek)

Nella riserva di democrazia culturale evoluta  Nazione Indiana, si sta svolgendo un processo dove mi fanno l'onore di essere  l'unico imputato. Il post si chiama, assai carinamente, Seminatori d'odio, e si trova facendo clic qui. Mi sembra di aver capito che in quella salvifica Nazione, secondo le sempre più novative e fantasmagoriche concezioni  giudiziarie, il diritto dell'imputato è limitato, essendo che quello che dice il procuratore è la VERITA'. Questo, del resto,  è più o meno l'insegnamento di uno dei loro principali guru, Roberto Saviano, che spesso si appoggia sul DOGMA  " come dimostra l'inchiesta "... Ma una volta, cari indiani, quando c'erano le leggi vecchie, e quando gli intellettuali  leggevano  Kafka e Dostoevskij (e Foucault), l'inchiesta non dimostrava un bel nulla...

Il seguente è il post autodifensivo,   ancora al vaglio della corte indiana; con  qualche estemporanea aggiunta appena fatta:

(secondo tentativo di autodifesa nel PROCESSO: ieri sera lo stesso testo non è passato, ma penso, come dice l'ottimo architetto Gianni Biondillo - al quale vanno anche i sinceri rallegramenti per aver vinto il Premio Scerbanenco -  che ci dà la possibilità di fare questo democratico confronto, sia una questione di apparati. Tecnici)

Per ora grazie alla direzione di Nazione Indiana per aver sbloccato il precedente  commento, rimasto però a bagnomaria per troppo tempo. Lo metto qui, se no al centro come era rimasto non lo legge nessuno ( rimango dimissionario, ma spero mi sia consentito commentare questo post, dove l’UNICO aggredito sono io):

" Giusto per dire chi è l’autore dell’enunciato ritenuto criminale da Marco Rovelli, enunciato estratto dalla discussione del primo link a fondo commento, nella quale Larry Massino non fu affatto fuori tema, e nella quale aveva capito benissimo che l’articolo era del sociologo Marco Revelli (tanto da opporgli un ragionamento di un suo pari per ” autorevolezza “, Emanuele Macaluso), ma dopo alcuni infruttuosi commenti, per niente fuori tema, cercò di sbrigarsela perché riteneva poco interessante discutere con Marco Rovelli, la cui enfasi No Tav – e movimentista in genere – ritiene politicamente immatura, diciamo così, in termini dogvelliani, alla Tom Edison Jr.

http://www.nazioneindiana.com/2011/07/03/la-ragione-dei-barbari/

Veniamo ora al procuratore @Rovelli:

ma davvero credi in quello che scrivi? Non ti ricordi di aver definito FUFFA ciò che avevo scritto io? E di aver definito ad minchiam il paragone di Emanuele Macaluso, una persona autorevole non meno del rispettabilissimo Professor Marco Revelli? Davvero andando a leggere il thread dall’inizio non si capisce che l’aggettivo BECERO era riferito al tuo disprezzante modo di argomentare e non al fatto che con te si può discutere in modo becero? Mi sa che non sei un uomo di mondo… se tu avessi fatto i normali tre anni di corso dagli ermeneuti di Cuneo non incorreresti in questi incresciosi incidenti interpretativi. Il fatto è che tu, come capita a tutti (a me quasi mai), ti stizzisci e aggredisci ad personam quando qualcuno difende posizioni che non ti garbano. Io in quel contesto difendevo la posizione della sinistra istituzionale, quella del PD, per intendersi bene, al quale partito si riferisce il giornale su cui hai pubblicato il tuo pessimo articolo (confermo quello che ho scritto ieri sul mio blog: dispiace per chi ci lavora, ma a questo punto prima chiude e meglio è anche per il PD). La cosa peggiore del tuo articolo è che hai ristretto il passaggio in modo davvero mal(destro). Il passo intero è il seguente:

" Non mi ero accorto che l’articolo era dell’esimio Accademico Marco Revelli. L’avevo banalmente confuso con Marco Rovelli. Con l’Accademico Revelli non mi va di polemizzare in modo becero, perché ha una posizione a mio avviso sbagliata, ma metterglisi contro vuol dire ponderare e ponderare, che ora, per quanto mi sforzi, non mi viene " (in corsivo neretto la parte omessa).

Aggiungo che c'è un altra incongruenza, nell'articolo diffamatorio nei miei confronti  pubblicato dall'Unità (la diffamazione a  mezzo stampa è a tutt'oggi un reato): Bertante scrive nel suo sgangherato articolo che si tratta di 50 commentatori dei blog letterari (falso!); tu, citandolo, dimentichi che lui si riferiva ai blog letterari, che peraltro elenca, e  scrivi che si tratta di " cinquantina  troll – disturbatori della comunicazione in rete – " (saranno di più, molti di più, ma io non lo so, perché internet mi interessa poco),  poi te la prendi con uno solo...  che però non è affatto un sabotatore, ma una persona che intende, in vari modi, fare critica dei processi culturali in corso. Insomma, volevi VENDICARTI  per le critiche che ti ho fatto dal mio blog, e per le critiche che faccio alle varie iniziative culturali della quali fai parte, da Generazione TQ alle Classifiche Dedalus. Questo è.

Larry Massino (no missino)


Link al post su antica  disputa tra  Marco Rovelli e Larry Massino, dove si espresse l'amico del contendente Marco Rovelli con il nick Vick La Rosa, che definì Larry Massino ANTROPOLOGICAMENTE INSOPPORTABILE (clic)

ULTIMORA: SPAL-TARANTO 0-0

sabato 2 luglio 2011

Nuovo direttore Unità: problemi tecnici

Ingegneri specializzati che cercano di risolvere i problemi tecnici dell'Unità

Sul sito internet dell'Unità di oggi c'è un curioso comunicato, in stile perfettamente patafisico, se preferite marxiano, nel senso di Groucho Marx, che vi consiglio di leggere qui (clic)

 giornalisti del cdr dell'Unità che manifestano preoccupazione


Dice il comunicato, offendendo l'intelligenza dei lettori -   in definitiva di tutti gli italiani, seccati di essere trattati come idioti da 'o sistema editoriale - che la nomina del nuovo direttore è rimandata per problemi tecnici. Per problemi tecnici?!!! Boh. Conoscendoli un po', gli eredi di Gramsci, penso che si stiano amorevolmente scannando, che è la cosa che sanno fare meglio di tutte,  e che stiano cercando di accaparrarsi l'osso per succhiare quel poco che è rimasto. Spero che sia l'antipatico e aristocratico D'Alema a prevalere nella zuffa, come sempre intelligentemente, imponendo la sua candidata. Certo, se nominassero direttore dell'Unità Lucia Annunziata... Sarebbe una bella fregatura per la martire Concita de Gregorio e per i suoi devoti, perché non c'è alcun dubbio che la Annunziata porterebbe al giornale un'autorità che ella non aveva quando arrivò per volontà di Walter Veltroni, quello che se è vero che Dio fece il mondo dal nulla,   vuol dire che il mondo  appartiene fin dalle origini a lui e a  quelli come lui;   non a caso il mondo fa abbastanza schifo, perchè è  stato incresciosamente progettato a loro immagine e somiglianza. La Annunziata direttrice dell'Unità, sarebbe anche un duro colpo per l'editoria militare di parte avversa... E sarebbe un durissimo colpo, forse mortale, per la deleteria cultura impauristico indignatoria capitanata dal valoroso co mandante Marco Travaglio (l'altro non lo nomino, perché mi so' rotto 'o cazz, il terzo è Beppe Grillo).

editore dell'Unità mentre fa i conti con i suoi amministratori

post e autore del post in via di correzione


sabato 25 giugno 2011

Concita de Gregorio nuovo direttore della NIA?

giornalisti dell'Unità contrariati per le decisioni dell'editore

Concita de Gregorio potrebbe essere nominata provvisoriamente direttore della nuova squadra nazionale di indignazione acrobatica (NIA), che parteciperà prima alle olimpiadi e poi alle elezioni, tra due anni, quando la direttrice sarà  eletta quasi certamente Presidente della Repubblica. Vice il suo cavallo o Roberto Saviano. Nel secondo caso, il cavallo di Saviano sarà nominato ministro della cultura.  

Concita al lavoro con il suo cavallo   quando ancora non sapeva di essere una grande giornalista (insomma, prima di incontrare Veltroni). Sullo sfondo, dietro al signore con la giacca bianca, si intravede Roberto Saviano, quando ancora non sapeva che Carlo de Benedetti l'avrebbe un giorno costretto ad amministrare una delle sue tante ditte, la seconda Repubblica

Ps: c’è poco da fare, dato che c’è tanta gente indignata ci vogliono tanti indignatoi, è una legge di mercato. Una volta c’era tanta gente che sputava e ci volevan tante  sputacchiere.

Ps2: proteggiamo Concita de Gregorio dall'assalto delle testate  sfigate di sinistra che con la scusa della solidarietà politica vogliono pagarla poco.

Copy Larry Svizzero

domenica 19 giugno 2011

Concita De Gregorio lascia la direzione dell’Unità al FQ non ci va di certo Renato Soru la stima che ha telefonato a Pippo Civati che è comunque colpa di D'Alema che Dagospia è peggio dell'Ora ma la Mondadori un posto per lei secondo me lo trova Fulvio Abbate esulta.


Ammiratori di Concita che discutono amabilmente coi dirigenti del PD


post di Larry Svizzero, in fase di correzione, sia il testo che il suo autore

I fatti. La Dottoressa Concita De Gregorio ha lamentato, in due successivi editoriali sull'Unità, di essere oggetto di un attacco della macchina del fango, messa in moto questa volta da Roberto D'Agostino e dal suo sito, che altro non sarebbe che una moderna versione di antiche veline dei Servizi… secondo le precise parole della ex direttrice dell'Unità. Sticazzi. Alla faccia del Giornalismo di serie A... Scommetto che D'Agostino querela... però dopo essersi consultato coi suoi avvocati, perché se il più pulito ci ha la rogna... meglio essere prudenti... nelle intercettazioni ultime potrebbe essere che c'è roba imbarazzante anche per lui... se no la direttora è completamente impazzita... ma per gli idioti lettori-elettori-cittadini italiani, ancora non è dato sapere. Vedremo. Secondo la De Gregorio qui e qui, D'Agostino avrebbe scritto panzane sulla sua uscita dall'Unità qui e qui.
 
Da non sempre difficilmente comprensibile blogger, sono costretto a intervenire in questa disgustosa  querelle. Secondo la direttora - che essendosi  fatta le ossa lavorando  nientemeno che al VERNACOLIERE non tollera le facezie, perlomeno quelle sul suo conto -  chi scrive sul sito Dagospia avrebbe sostituito Bisignani due o tre fra le migliaia di aspiranti sottopancia che quotidianamente fanno "filtrare", come si dice in gergo, quattro menzogne miste a un dettaglio reale che dia credibilità all'insieme nella speranza di ottenere - gli aspiranti servi - qualche credenziale che assicuri loro quel che non può dargli la credibilità e il talento che non hanno. Pur non sapendo cosa siano i sottopancia, e non avendocela affatto coi servi, semmai coi padroni, faccio minimamente parte della servitù aspirante, essendo un abituale commentatore nel sito Dagospia, che mi piace abbastanza, ed essendo del resto stato un abituale commentatore del Blog della De Gregorio, che si chiama Invece, prima di essere stato censurato tre o quattro volte, facendomi capire che l'Unità non è casa mia, essendo io una semplice persona di sinistra Invece che un unto dal signore (Veltroni...). L'altro giorno ho quindi commentato l'attacco spropositato delle De Gregorio a D'Agostino, accusato di essere un moderno Mino Pecorelli, ma senza esibire prova alcuna, alludendo a sapienze arcane, come, appunto, faceva Pecorelli... Lo stile, di ambedue, va detto, è basso basso: il primo fa male a chiamarla Lady Cecioni, per denigrarla, alludendo al cognome casereccio del simpatico marito, che semmai è lui il Mr De Gregorio.... (Concita, del resto, sarebbe una perfetta signora Cecioni della sinistra fru fru, ma intesa come signora Cecioni della mitica Franca Valeri); la seconda fa male a mostrare tanto livore nei confronti del sarcasmo a volte pecoreccio di D'Agostino  e della sua servitù (ma Pizzi è addirittura il più importante antropologo italiano, in stile leopardiano, intendo dire che le sue foto, peraltro  spesso leopardate... di gente che magna, sono una sintesi perfetta del moderno carattere italiano). Comunque, sono pèni loro. Io ho commentato sul sito cazzaro, al quale scrivo abbastanza frequentemente, sempre per cazzi mii, in questa maniera: “ Caro D'Agostino, ora capisco meglio la mancanza di pubblicità nel suo sito, che mi risulta frequentatissimo: non ce la mette per far rabbia a Concita de Gregorio, che se no l'accusa di fare le peggiori nefandezze neanche Pecorelli. Come funziona: se uno ha delle fonti devono essere per forza limpide? Allora chi ha detto alla purissima De Gregorio che Bisignani ha un ufficio a palazzo Grazioli? Comunque, mi state tutti sul cazzo, con rispetto parlando, s'intende “. Se non altro ho dato l'occasione a D'Agostino di mostrare una certa dose di stile, pubblicando una lettera del genere dopo averla vagliata (come qualunque rubrica di lettere al direttore, funziona che tu scrivi, lui pubblica quello che gli pare);  che INVECE la direttora, che pure vagliava gli interventi esterni, o chi per lei, mi censurò questo intervento, critico sui finanziamenti alla cultura, prima apparso poi sparito, diventato poi un post del mio blog qui.

Scriveva B.Brecht, più o meno,  che  si è reazionari quando si descrivono i problemi senza mostrare le soluzioni ai problemi. Si è  quantomeno dalla parte degli oppressori, aggiungo io. In questo senso la dottoressa Concita de Gregorio è involontariamente reazionaria, come l'antiberlusconismo di cui è paladina in mezzo  a tanta sinistra milionaria.

Grazie addio i granitici dirigenti del PD hanno deciso che insieme al berlusconismo deve finire l’antiberlusconismo, che ci hanno alla pari oppressi tutti quanti  per tanti anni (in realtà, secondo me, i dirigenti del PD mirano a “ correggere " la linea editoriale di Repubblica e il Fatto Quotidiano, per via che l'Unità la leggono quattro gatti).

Anche Roberto D’Agostino è reazionario, anzi, lui è forse  imperial-faraonico, e non fa nulla per nasconderlo. Ma D’Agostino - allievo di Francesco Cossiga, e ho detto tutto,  nel bene e nel male - non va in tv a fare il paladino della povera gente, che oggi come oggi sono i precari e i disoccupati (altro che dignità e dignità, il più delle volte persa avendo venduto i propri contenuti editoriali al magnate Berlusconi attraverso Mediaset, Mondadori, Einaudi, Medusa ecc e voluta ipocritamente indietro dalla piazza di sinistra...); il pur perfido D’Agostino, non si perita di dire in tv, circa il caravanserraglio politico-editoriale, che quelli che si vedono non contano un pisello, che sono solo fantocci, che chi conta veramente non si vede. Non per essere dietrologico, ma penso che le cose stiano così più di quanto sembri. Nei miei deliri arrivo perfino a pensare che il patrimonio di B non appartenga a B, se non in minima parte, che appartiene ai suoi finanziatori occulti, prima nell'edilizia poi nell'editoria (vedremo). Per questo, secondo me, spende e spande e, storicamente, paga i suoi collaboratori più di quanto meritino.

Comunque, allafineallafine, se è vero che sono sempre i migliori che se ne vanno... la dottoressa Concita de Gregorio non se n’è andata di sua volontà. Questa è la mia impressione. Ancora ieri, dopo aver infangato D'Agostino ben bene,  scriveva orgogliosamente nel suo editoriale che non sapeva nulla, che il suo contratto non era in scadenza ecc ecc. Oggi, INVECE, in perfetto stile sovietico, appare sull'Unità un comunicato congiunto proprietà direzione che annuncia la fine della direzione di Concita De Gregorio. Bella figura di merda.

Fulvio Abbate festeggia su Telederruti qui e qui

qui  come la pensa Giovanni Valentini, uno dei padri (af)fondatori del moderno giornalismo italiano, sull'editore Renato Soru, del quale è stato collaboratore in quanto direttore del portale di news di Tiscali. Anticipo questo brano da una storica intervista:  è un piccolo padroncino sardo che non ha avuto altri obiettivi che fare denaro. Nulla di male, ma almeno non si spacci per uomo di sinistra.