gente che discute del futuro della gente che discute del futuro della letteratura.
Leonardo Sciascia, faceva dire a don Mariano Arena, nel Giorno della civetta, che ci sono gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Chissà cosa penserebbe oggi don Mariano. Io penso che siamo andati oltre, che c'è un'altra categoria almeno, da aggiungere alla lista, la tragicomica categoria dei mezzi quaquaraquà.
Fatemi riflettere più o meno scherzosamente: se si comincia ad arrestare i critici, la letteratura si può salvare. Ma non basta: penso che almeno a titolo dimostrativo andrebbe arrestato qualcuno della filiera industriale, nonché qualche scrittore abusante della pazienza dei tele aspettatori (campa cavallo...); poi andrebbero arrestati bondanti i lettori che in libreria comprano solo minchiate.
Gian Paolo Serino, lo dico subito, è uno simpatico, così a occhio; tra l'altro la sua carriera è ora aperta a tutto, perché un uomo che è stato in prigione, in Italia, merita finalmente tutti gli onori; c'è da immaginare che lo vedremo presto da Bruno Vespa, che farà costruire il modellino della redazione di Satisfiction, anzi due modellini: il primo della redazione quando la rivista veniva finanziata da Vasco Rossi; il secondo dopo che Gian Paolo Serino ha dadaisticamente licenziato il suo editore. Potrebbe essere che ci sarà anche un terzo modellino, con la ricostruzione dell'appartamento di Serino - dove è avvenuto il suo arresto, preso con il sorcio in bocca - con particolari della camera da letto, dove sarebbero state scattate le foto hard oggetto dell'ignobile ricatto a una ragazza che secondo la versione del critico avrebbe dovuto consegnargli dei soldi per lavorare per lui (altro che dadaismo!).
Così, immediato, a difesa di Serino va subito detto che non si capisce perché la ragazza, della quale si conoscono solo le iniziali, abbia consegnato il danaro se non ha ricevuto in cambio le foto (la difesa dice che non esistono più). Viene spontaneo domandarsi: perché gli ha dato questo danaro, atto che subito dopo ha permesso ai poliziotti l'arresto del critico per estorsione? Sembra autofiction... Trovata pubblicitaria... Da uno come Serino bisogna aspettarsi di tutto, anche dal punto di vista dell'evoluzione della critica letteraria. Farà strada, siatene sicuri.
Serino fa critica su per giù a questa maniera: chi gli sta simpatico è bravo e se non lo compri sei un idiota; chi gli sta antipatico fa cacare se lo compri sei un criminale. Non a caso scrive(va?) sul Giornale... (che però, questa volta gli va riconosciuto il merito, ricostruisce l’arresto di Serino in modo esemplare, clic qui) Però se uno gli sta antipatico si inventa le immagini più sfavillanti. Per esempio i seguitissimi Wu Ming, il collettivo di scrittori Wu Ming, li definì così, senza mezzi termini: associazione a delinquere di stampo immaginario. Il libro di Silvia Avallone lo definì una bara senza maniglie. I lettori di Saviano sono i veri camorristi. E così via.
Quello che penso della sua recente entrata da dietro a stroncare le ginocchia dell'avversario, nella sua recente rubrica dal titolo i furbetti dell'inchiostrino, non gliel'ho mandato a dire: dissi direttamente a lui incrociato proprio quel giorno sul suo profilo facebook (clic per leggere il precedente post che avevo dedicato a Gian Paolo Serino). Si è trattato di una serie di articoli violentissimi sulla rivista on line Satisfiction, contro colleghi critici e giornalisti, che stigmatizzava loro pratiche, certo poco eleganti, ma del tutto legittime nel malcostume generale che si vive in Italia, secondo me da sempre, secondo me in modo irrimediabile. Fu subito interrotta, la rubrica. Anzi, il sito satisfiction.me, che faceva un lavoro quotidiano enorme, è stato immobile per diverse settimane, appena dopo l'avvio, immagino per ragioni paragiudiziarie (minacce di querela) o interne (liti per soldi e stipendi). A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si indovina, diceva... Difficile non notare che l'interruzione del blog e la vicenda giudiziaria avvengono una dopo l'altra poche settimane dopo l'apertura dell'inusuale rubrica sugli intrallazzi che avvengono sotto gli occhi di tutti nel sistema editoriale italiano, rubrica culturalmente e politicamente sbagliata (anche se dal contenuto vero). Gli dissi, a Serino, che prendersela con un singolo è sbagliato quando è l’intero sistema a essere marcio. Infatti, anche adesso non si tratta di prendersela con Gian Paolo Serino, al quale del resto auguro di dimostrare la sua piena innocenza, ma con l’intero sistema della cosiddetta cultura, con l’intero sistema della nuova letteratura, che come sappiamo agisce con il coltello tra i denti, che bene impera anche attraverso l’uso militaresco dei lit blog, adoperati a favore di una o l’altra fazione in campo (non è vero - direi purtroppo - che non contano nulla: influenzano ignari lettori, formano e sformano paradigmi, tendono a instaurarsi al centro del dibattito per ricavarne prebende, sottoforma di contratti editoriali. Tutto ciò è legittimo, per carità, ma questo è, questo sono, non l’opera pia della santa cultura che vogliono far credere di essere…). Ce lo vogliamo domandare dove siamo arrivati se un blog letterario e una rivista letteraria vengono gestiti in maniera gangsteristica, con il capo che chiede danaro a chi vuol collaborare con lui, anche adoperando mezzi di convincimento come il ricatto, anche facendo estorsione?
Serino opera in una città oscura come Milano, dove avvengono gran parte della schifezzerie politiche: lì nacquero il fascismo, il craxismo, il leghismo, il berlusconismo… e c’è da prevedere che quest’ultimo sarà una schifezza anche in uscita… A Milano pure operò (e opera?) Armando Verdiglione, mascalzone non privo di stile, autore di non imprescindibili testi teorici che editava la sua casa editrice, Spirali, stranamente ricchissima (poi si capì perché, quando i gendarmi misero a lungo in prigione il filosofo che teorizzava un nuovo rinascimento attorno alla moda, il design, le nuove imprese di comunicazione, in una parola il socialismo riformista e trasformista di Bettino Craxi, contenuto in questo involucro di modernità), che attorno all’omonima rivista promuoveva sontuosissimi congressi ai quali partecipavano intellettuali e scrittori importantissimi, provenienti da tutte le parti del mondo, finanche Borges. Quel Verdiglione lì che si diceva da se medesimo carissimo a un monumento del pensiero a lui contemporaneo come Jaques Lacan, ma invece, dimostrarono le inchieste, era caro più ai mariuoli di tangentopoli.
Serino opera in una città oscura come Milano, dove avvengono gran parte della schifezzerie politiche: lì nacquero il fascismo, il craxismo, il leghismo, il berlusconismo… e c’è da prevedere che quest’ultimo sarà una schifezza anche in uscita… A Milano pure operò (e opera?) Armando Verdiglione, mascalzone non privo di stile, autore di non imprescindibili testi teorici che editava la sua casa editrice, Spirali, stranamente ricchissima (poi si capì perché, quando i gendarmi misero a lungo in prigione il filosofo che teorizzava un nuovo rinascimento attorno alla moda, il design, le nuove imprese di comunicazione, in una parola il socialismo riformista e trasformista di Bettino Craxi, contenuto in questo involucro di modernità), che attorno all’omonima rivista promuoveva sontuosissimi congressi ai quali partecipavano intellettuali e scrittori importantissimi, provenienti da tutte le parti del mondo, finanche Borges. Quel Verdiglione lì che si diceva da se medesimo carissimo a un monumento del pensiero a lui contemporaneo come Jaques Lacan, ma invece, dimostrarono le inchieste, era caro più ai mariuoli di tangentopoli.
Serino somiglia un po’ a Verdiglione, ci ha lo stesso cipiglio. Anche lui si dice sempre caro a questo e quello, in particolare si diceva caro a Vasco Rossi, uno che conta anche di più di Bettino Craxi, a mio parere: sono amico di Bettino Craxi ti trovavi un sacco di porte in faccia, nonostante tutto, e assai probabilmente la magistratura alla porta di casa (come fu); sono amico di Vasco Rossi ti apre porte e portoni, anche quelli dei cuori femminili dei quali Serino fa strage, come si vanta ancora in questa avversa circostanza (come fanno gli impotenti?), a casa sua in facebook.… Che tristezza… Uno gli amici li può anche mostrare, per carità, ma solo se ha sbattuto in faccia loro la propria tenda di casa. Secondo me. A meno che non siano amici disgraziati suoi pari.
Ci vorrebbe Simenon, per dipanare questa storia, che questa sì è storia della letteratura, in particolare della letteratura italiana attuale, letteratura fatta da critici che bisogna addirittura pagare per lavorare alle loro dipendenze... Un Simenon dei navigli, ci vorrebbe, ormai invecchiato oltre il naturale, assolutamente fuori servizio, anonimo come un pessimo nickname che tutti spernacchiano, arrivato per capriccio dalla sua protettiva Losanna, come fa da anni due tre volte a settimana, accompagnato e lasciato lì vicino dal suo autista, che non ha mai fatto caso ai capricci del suo datore di lavoro; un Simenon in tenuta da cieco, che si muove autonomamente ma a fatica, e che sta seduto tutto il giorno in una di quelle osterie che non sono più osterie, che vaffanculo son diventate winebar, dove non si può fumare la pipa, e nemmeno il sigaro (sigaro che come piaceva a Verdiglione piace mostrare a Serino): e allora cosa ci va a fare uno sano all'osteria se non si può fumare il sigaro, se non si può fumare la pipa e neanche una merda di sigaretta? Per questo le osterie sono divenute ben presto sanatori, rifugi per malati e per vecchi all’ultima attesa, come il Simenon che ci vorrebbe a noi, un Simenon calmo, oramai senza bollori sessuali, con il cuore ballerino sospinto da un imprecisato numero di by pass; un Simenon succube di tutti i divieti e precetti medici, capace di passare un intero pomeriggio a sorseggiare un unico calvados, e nemmeno finirlo, con l'oste che sbuffa mel sta sedu tut el giorn cu un bicièr... non spende un cazzo, questo vecchio di merda, e mi occupa un tavolo tutto il giorno... Fa niente se i tavoli sono quasi tutti liberi perché si riempiono solo la sera.
Insomma, questo Simenon qui che ci vorrebbe a noi, un pomeriggio vede arrivare una bella ragazza, sotto i cui grandi occhiali fumé intuisce begli occhi lacrimevoli, intuizione confermata poco dopo, a visiera protettiva abbassata, dalla visione ravvicinata delle splendide nere fessure, nella parte bianca arrossate da un pianto ancora a stento trattenuto. L'oste non ha pietà, e chiede subitaneo l'ordinativo. Lei ha fame, chiede un panino qualsiasi e un gin tonic, incauta combinazione alimentare, specie in quella circostanza. Il gin non quello qualsiasi, ma quello di quella speciale marca, il migliore. L'oste scrive, e bofonchia da avido commerciante ingobbito che c'è da pagare una maggiorazione, per kel gin lì. Lei non risponde nemmeno, forse non ha nemmeno ascoltato. Il vecchio scrittore vorrebbe suggerirle di prendere acqua, con il panino, al massimo aranciata: l'alcol infatti aumenta la lacrimazione, in particolare il gin. Se lo ricorda, era l'effetto che faceva a una mora quasi uguale, di bellezza faraonica imperiosamente trascurata, che aveva incontrato in circostanze simili in un club di Manhattan, negli anni più bui della sua infelicità. Ma lei, la ragazza di disperazione mora che ha ora di fronte, è di sicuro una che non ascolta le parole dei vecchi, nemmeno quelle non dette, che in fondo non ci vorrebbe nulla a rispondere con un sorriso anch'esso non fatto.
Il nostro Simenon fissa fisso, sotto i suoi tattici occhiali da cieco. È entrata zampettando su inverosimili tacchi a spillo, assolutamente inadatti all'orario, alla giornata piovosa, al luogo. Naturalmente con in mano il telefono di ordinanza, sul quale non ha mai smesso di spolliciare. Suonerie non se ne sentono, nemmeno vibrazioni. Si capisce che sta spedendo ma non ricevendo. Oppure sta ripercorrendo un archivio. Oppure ancora è collegata alla rete, che lo scrittore non sa proprio cos'è. Sì, qualche nipote gliel'ha fatta vedere, ma a lui la rete, i telefonini... sempre a scrivere... poi che cosa? Gli è sempre sembrata una scempiaggine scrivere senza guadagnare niente, perché per lui scrivere era stato guadagnarsi almeno quel che basta per sfamarsi, fin da ragazzino; poi, certo, si era arricchito, con quasi ognuna delle sue parole, come se ogni frase che riusciva a organizzare fosse una scheggia d'oro strappata alle pareti vive di una miniera.
Lui appena arrivato le parla di rinascimento culturale qui e là, una parola dietro l'altra, ritmo a carrarmato, senza pause. Dev'essere uno timido, abbastanza ignorante, perché si esprime con la sicurezza degli ignoranti, ché meno hai da dire più sei sicuro di quello che dici. Tanto... Lei s'è rimessa i grandi occhiali, forse per non far vedere che ora le scende da ridere. Boh. Lui è uno piccolo, mica tanto bello, sembra neanche ricco, appena benestante, ma un benestante traballante, come un ... Anzi, dall'aspetto, sembra un poveraccio, unghia sporche e tutto. Invece lei lindissima, nonostante la trascuratezza più esibita che reale: pelle bianchissima, pallore accentuato da un uso accorto del fondotinta, poco prima risistemato nel bagno, dove si era recata a tre morsi di panino mangiato, esibendo telefono in una mano e gin tonic nell'altra, e guardando diffidente il vecchio scrittore come a dire vecchio puzzolente non mi rubi mica nulla dalla borsa che lascio sul tavolo, che mica ci credo che sei cieco? La cinica ragazzina è certo che non fa il volontariato a comunione e liberazione… Esibisce tutti capi apparentemente costosi, e poi anelli, orologio, braccialetto, catenine, orecchini; ma potrebbe essere che si prostituisce, o qualcosa del genere, e che è una poveraccia pure lei, che per questo non ci fa caso a quanto sia strascicata ogni parola del suo interlocutore, strascicato ogni suo gesto. Lui è piccolo, lei è alta, ancora di più sui suoi tacchi. Se lei è una prostituta, si dice la vecchia celebrità letteraria di cui tutti sono ignari, lui potrebbe essere il suo magnaccia: ecco perché sembra di benestanza traballante. I magnaccia sono generalmente piccoli, se lo ricorda quando frequentava le bettole di Liegi e Anversa. C'è il business, le dice, c'è il business, cazzo! Glielo ripete in continuazione. To be continued. May be. Polèssere.
Post e autore del post non corretti.
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23 dicembre 2011 alle 13:16