diario in pubblico (si fa per dire, è come quando si fà la pipì in un angolo all'aperto di notte, inutile guardarsi intorno, tanto non c'è nessuno)

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venerdì 27 aprile 2012

Il mercato ortofrutticolo di Milano è gestito dalla 'ndrangheta


                                                        
attuale capo 'ndrangheta milaniano                                


In che paese si vive? Possibile che nessuno quereli il sempre più stupefacente Roberto Saviano? Non  perché scrive articoli deliranti sui codici camorristi clic (tanto nessuno potrà dimostrare il contrario...), giacché gli articoli deliranti li scrivono tutti, uno più uno meno... Ma come si può pubblicare su uno dei principali quotidiani un articolo il quale sostiene che nella capitale economica del paese " la 'ndrangheta gestisce il mercato ortofrutticolo " (che ha verosimilmente un giro d'affari di miliardi di euro)? Perché le migliaia di persone che lavorano al mercato ortofrutticolo di Milano non si sentono offese?  Forse c'è qualcosa di vero? Forse, provo a dare una spiegazione,  i commercianti del mercato evadono un po' il fisco, e pur di non andare sotto i riflettori si fanno accusare in blocco di mafiosità, che alla fine alla fine, in Italia, non è un marchio così infamante... In ogni caso, quali sono le fonti di Saviano? Perché a Repubblica nessuno chiede conto delle fonti informative dei suoi articoli? E se fosse vero, perché la polizia e la magistratura non intervengono? Vedrete che anche questa andrà in cavalleria, come quando durante una conferenza a Trento clic  lo scrittore impaurista disse che le mele del Trentino stavano per cadere in mano alle mafie: poi venne interrogato dai carabinieri e ringambò, disse che era così, per dare enfasi al discorso, per mettere in guardia da pericoli virtuali... Lo stesso adesso, se verrà interrogato, lo scrittore profeta, dirà che era così per dire... si sa che a Milano portano tutti la coppola, che ci sono più lupare che showgirls, che è inutile stare a sottilizzare, se le Mafie non hanno il mercato ortofrutticolo avranno il macello pubblico, o le pompe di benzina o il mercato dell'usato, qualcosa ci avranno di sicuro... Insomma - così dirà Saviano alla prima occasione in tv - siamo noi blogghisti critici, con il nostro atteggiamento legalitario e pregiudiziale nei suoi confronti, a impedire la vera lotta alle mafie; siamo noi i disfattisti, i repressi, i seminatori d'odio; magari ne approfitterà per spiegarci  ancora meglio il suo novativo concetto di legalità,  recentemente espresso:  non mi importa se un imputato risulterà in tribunale non colpevole di un reato, per me rimarrà un non innocente.

Ps: perché la comunità letteraria continua a considerare  importante scrittore chi scrive sciocchezze del genere, che invalidano la capacità di testimonianza degli scrittori sia in termini di profondità d'analisi che di verità?

venerdì 2 marzo 2012

Gramsci seminatore d'odio? La mamma dei revisionisti è sempre incinta

Rara foto di Palmiro Togliatti che discute con Filippo Turati

In un articolo su Repubblica (clic) Roberto Saviano - aderendo alle idee dello studioso  Alessandro Orsini, che ha appena scritto un saggio intitolato Gramsci e Turati, le due sinistre (Rubbettino) -  indica Antonio Gramsci  come capo totale dei seminatori d'odio, forse, chissà, anche  come capo del pollaio oclocratico che infesta in internet i blog di riflessione culturale, impedendo il sorgere di una vera autorevolezza critica... (per i distratti clic qui per capire meglio).  

Saviano è forte... Non gli viene alcun dubbio circa l'esatta ricostruzione del  contesto in cui certe frasi sono state dette o scritte; né, citando passi di Gramsci, specifica quando sono stati scritti e in quale opera originale si trovino  (come suo solito...). Per non dire del ritratto caricaturale che fa di Togliatti, reo di aver espresso un giudizio sprezzante su un suo acerrimo nemico politico, Turati,  in occasione della sua morte, nel 1932...

Lasciamo perdere Togliatti... Prevedo che Saviano piglierà mazzate in quantità, sia dagli storici seri, sia dagli studiosi  gramsciani e sia dai semplici simpatizzanti comunisti ed ex comunisti, magari da alcuni dirigenti del PD, quelli di derivazione comunista almeno, come Bersani (che ieri ha rimesso in riga Marco Travaglio, che non ha l'esclusiva della moralità né della verità: potrebbe allargare al casertano...). Sempre che qualcuno  decida di dar voce a chi critica il  profeta di Caserta: Repubblica Espresso è chiaro che no...  lo faranno magari il Manifesto, o l'Unità o il Riformista? Lo faranno i maggiori blog culturali ora che sono ripuliti dai seminatori d'odio e possono di nuovo andare alla ricerca della loro autorevolezza critica? Lo faranno i partiti che si definiscono di sinistra o addirittura comunisti? Lo farà Vendola?

Avete letto l'articolo linkato? Che vi sembra? Per me,  lo voglio dire senza fare scherzi con le parole, arrivare ad esaltare il liberlsocialismo dalle pagine di Repubblica è il massimo della sfacciataggine. Il liberlsocialismo turatiano fu la bandiera ideologica di Bettino Craxi, il belletto riformista che affossò l'ambizioso progetto europeista e filoatlantico del PCI   guidato da Enrico Berlinguer - progetto del resto avversato dalla base massimalista -  di traghettare  il partito  verso un nuovo  socialismo europeo (più o meno quello che sta facendo da anni Massimo D'Alema, non a caso avversato e INFANGATO da tutti...).

Ma, più colpevolmente, il rifiorire del liberalsocialismo, nei nefasti anni '80, fu all'origine di un salto di corruzione mai visto, di un aumento pazzesco della spesa pubblica (e del debito pubblico): furono gli anni in cui i padri indebitarono i loro figli e nipoti, senza senso di colpa alcuno... furono gli anni del peggior clientelismo, delle tangenti per tutto, degli arricchimenti facili... furono gli anni  della promozione al centro della scena dell'Italia peggiore, più arraffona ed egoista, quella del piccolo imprenditore è bello,  quello che si è fatto da solo (ma con che materia, si domandava Giorgio Gaber?). Tutto ciò avvenne sotto il vessillo della modernità, in nome dello svecchiamento della cultura, della  moda e del gusto italiano, in nome del rifiorire del nazionalismo. Insomma, furono gli anni della  Milano da bere, al centro della quale c'era  un certo Silvio Berlusconi, responsabile a sua volta dello sdoganamento di almeno   una parte di neofascisti, nonché  dello spostamento a destra dell'intero paese. 

Quelli nei quali si cerco di rimettere al centro del dibattito politico il tema del liberalsocialismo turatiano, caro Saviano, furono gli anni in cui si cominciò a rimettere in discussione i diritti conquistati dai lavoratori, sopra di tutto in termini di salvaguardia del reddito, con il referendum sulla scala mobile  (abbiamo visto com'è andata: in Italia gli operai e i lavoratori in genere guadagnano oggi una miseria... e non è finita...). Fummo in molti a  rifiutare il modello di società nuova che ci stava propinando Bettino Craxi;  a partire proprio da Repubblica, che ogni domenica che cristo metteva in terra ci somministrava endovena un interminabile editoriale anticraxiano, antiliberalsocialista  e antiberlusconiano di Eugenio Scalfari. E ora, invece... si deve scoprire dalle pagine di Repubblica che bisogna trattare coi padroni delle ferriere (messe su con capitali di quali provenienza?), abbassarsi le mutande per agevolare il compito agli ombrellai di collocare gli ombrelli...

Lo dico sempre che Roberto Saviano è di destra, che fa gli interessi della destra proprietaria; e, ancor peggio, che ha studiato poco. Va  a finire che ci ho ragione io su tutti i fronti. Però ora si tratta di capire se l'ignoranza storica che mostra di avere anche in questo articolo è tutta farina del suo sacco o attinge a ignoranza altrui. Così a occhio la seconda che ho detto, magari ignoranza di ex banchieri oggi al governo, a lui pare assai vicini, dei quali egli stesso si fa portavoce; ignoranza non del tutto disinteressata, praticata non solo per (dis)amore della verità.  

Ai miei coetanei poco preparati, idealisti e nazionalisti, socialisti liberali craxiani, invasati per segreta convenienza (si aspettavano protezione per collocarsi nella società, come poi è stato per gran parte di loro, magari travasati in AN e Forza Italia), dicevo sempre che dal socialiberalismo al socialnazionalismo non c'è che un passo. Speriamo non sia quello che sta per farci fare la tecnocrazia  alla quale Roberto Saviano sta portando acqua con le orecchie.

Ps: uno che indica chi è colpevole e chi no, a prescindere dai processi, che addirittura scrive che per lui si è colpevoli anche se assolti dal tribunale, può pigliarsela con chicche  e sia in termini di violenza verbale?

post e autore del post in via d'accomodamento




martedì 7 febbraio 2012

Epistola prima sulla libertà di espressione (Marco Rovelli difende il diritto di espressione. Di Romeo Castellucci)


 Il comunista semplice Larry cerca di convincere i coriacei intellettuali di sinistra italiani che se si comportano a questa maniera gli è troppo facile dimostrare che se l'accomadano a proprio favore, come di solito fanno gli egoisti liberisti che credono nel darwinismo sociale  (quelli più a destra, intendiamoci, quelli più a destra...)

Marco Rovelli, il 28 gennaio scorso,  nella rubrica che tiene sull'Unità,  ha scritto un accorato articolo a difesa di Romeo Castellucci (clic per leggere intero articolo). Giusto, l'ho difeso anche io, qui e altrove, il diritto di esprimersi di Castellucci (e di chiunque, purché senza infrangere la legge). Il giornalista cantante anarchico scrittore Rovelli, dice che non è giusto attaccare uno spettacolo  per cristianofobia, anche se ci si ritiene offesi nella propria sensibilità religiosa. Men che meno si deve  invocare la censura. Giusto di nuovo, ci mancherebbe. Anche se i religiosi che potrebbero ritenersi offesi nella propria sensibilità, in Italia e altrove, son tanti, davvero tanti. A volte, penso,  bisognerebbe rassegnarsi al fatto che il torto dei tanti ha diritto di prevalere sulla la ragione dei pochi. Non sempre, ma a volte...

Però lui, Marco Rovelli, la coscienza a posto a posto, in questo senso della difesa della libertà d'espressione, non ce l'ha mica. Lo sanno in molti, in questa non tanto piccola comunità letteraria virtuale, che proprio lui mi ha escluso (censurato) dal circolo dei commentatori dell'iniziativa editoriale di cui è socio redattore, Nazione Indiana, usando a pretesto che mi sarei permesso di usare il termine BECERO (qui la discussione, ai piedi di un articolo del sociologo quasi omonimo del nostro, Marco Revelli). Che è vero, usai, ma solo  per definire il suo modo di liquidare gli interlocutori, e di usare termini sconvenienti per denigrarli ulteriormente, come persone e come intellettuali, definendo le loro argomentazioni AD MINCHIAM, due volte (peraltro riferito al pensiero del vecchio comunista riformista Emanuele Macaluso, che fu anche ottimo direttore del giornale che gli dà la libertà di esprimersi, a Rovelli...) e FUFFA. 

Buffo, molto buffo. O Boffo, ora non ricordo la parola giusta: il mio metodo mnemonico è Fallaci. Riflettendoci, Boffo, penso sia la parola giusta, non a caso, esempio del nostro recente storico di vittima dei seminatori d'odio, e non seminatore di odio a sua volta... Infatti, tornando a me e Marco Rovelli, è successo che avendo io provato a difendere le mie ragioni intellettuali nei suoi confronti da questo piccolo blog, che in proporzione a nazione Indiana - considerato a torto o a ragione il più importante e autorevole d'Italia in fatto di letteratura - è una mosca (no una cacca di mosca, però, come alcuni vogliono far credere ulteriormente offendendo: semplicemente una mosca), mi sono trovato INFANGATO addirittura dalle colonne di un giornale nazionale come l'Unità (al cui confronto, il mio blog, è una lucciola; ma no un blog  che piglia la lucciola per la lanterna; semplicemente una lucciola). 

Tanta, credetemi, fu la sorpresa di trovarmi infangato dalle sacre colonne dell'Unità (articolo ripreso e amplificato da Nazione Indiana, che aggiunse una bella foto di vomitata alle parole di Rovelli qui,  già di per sé violente e insultanti nei miei confronti, nella home page del blog letterario più cliccato d'Italia,  blog  dove fui identificato e processato, senza alcun diritto di difesa...), giornale che fin dalla mia infanzia consideravo il deposito più prezioso delle verità ultime, come mi aveva insegnato mio padre, comunista semplice come me (enfatizzo un po' per dare colore al pezzo). Anche il padre avrebbe sofferto tanto a leggere che il proprio figlio, educato bene, almeno alla causa politica, veniva definito seminatore d'odio,  di fatto unico seminatore d'odio nella folta comunità letteraria virtuale della nazione (che non è così lontana da quella reale, se si analizza un po', essendo che gli scrittori più importanti, negli ultimi anni, escono da attività di palestra su internet; un esempio per tutti è Roberto Saviano, per altro l'inventore del concetto di macchina del fango, scrittore che si è fatto le ossa proprio nella importante palestra Nazione Indiana, della quale risultava redattore fino a pochi mesi fa). 

Son buffi, questi intellettuali di ora. O Boffi... nel senso che, magari  a loro insaputa, si rifanno al famoso metodo che porta il nome del celebre giornalista cattolico. Infangate infangate, qualcosa resterà.  Augghe a tutti gli indiani.

Ps: dato che sémo a parla' de catolichi, vojo pure da di' che più rabia de tuto me fano li ignavi.
Post e autore del post in fase correzionale.

martedì 31 gennaio 2012

Non succede mai niente (IV)


Quando c'è il merito c'è tutto


Il Presidente Mario Monti dovrebbe cacciare il viceministro Martone. Non tanto per via che dopo avere detto quello che ha detto si è scoperto che è raccomandato. Figuriamoci: la raccomandazione e l'Italia sono la stessa cosa. Quanto perché è un dilettante che non si è fatto raccomandare con le dovute cautele. Una persona perbene, oggi, si fa raccomandare a incrocio, vale a dire che baratta le conoscenze del proprio padre con le conoscenze del padre di qualche persona fidata.


Come si dice? Onore al merito? O il merito è una questione d'onore? Non mi ricordo



SATIRA DA MORI' DA I' RIDERE. Domando allo stimabile Senesi Vauro: rispetto alle secondo lui (anche secondo me) riprovevoli posizioni filoisraeliane e filosioniste, cosa differenzia la deputatessa PDL ed editorialista del Giornale diretto da Alessandro Sallusti, Fiamma Nirenstein, dal suo collega di lavoro in tv e vicedirettore nella carta stampata, Marco Travaglio? Il ben noto giornalista giudiziario, ad esempio, secondo il giornalista Paolo Barnard (che a sua volta ha una posizione politica che non mi piace, specie negli ultimi tempi, nei quali tende assai al complottismo, ma che tuttavia non è stato querelato  per diffamazione a mezzo stampa da Marco  Travaglio), dice questo:

“Israele non sta attaccando i civili palestinesi. Israele sta combattendo un’organizzazione terroristica come Hamas che, essa sì, attacca civili israeliani ”.

Fiamma Nirenstein, scrive cose così, come quelle sotto, in un articolo che ha questo titolo Guantanamo, il carcere che ha salvato l’Occidente (clic),  uscito sul Giornale, dal quale del resto proviene Marco Travaglio:

" È facile essere contro la tortura dopo tanti secoli di orrori, dopo che, dagli eretici alle streghe o semplicemente ai nemici, i diversi inquisitori hanno estratto così tante false ammissioni. La giurisprudenza moderna che discende dalla Convenzione di Ginevra, che regola fra l’altro la questione dei prigionieri nei conflitti, ha dunque proibito di farne uso. Ma questo è il vecchio scenario in cui i soldati catturati, deposte le armi, divengono docili prigionieri in attesa della pace. Guardiamo invece alla contemporanea guerra del terrorismo islamico, in cui alcuni uomini di Al Qaida non depongono mai l’arma principale, quella del fanatismo. Essi continuano fino alla fine la loro guerra, anche in detenzione, e sono ben allenati a affrontare la tortura e la morte. Proviamo a immaginare di avere catturato un terrorista che ha appena compiuto una strage. Egli stesso annuncia un nuovo attentato. Potrebbe essere proprio quello all’autobus che porta tuo figlio. Come estrargli la giusta informazione per fermare la strage? E come impedire che il terrorista continui nella sua guerra? "

Mah. Che vi devo dire?


Protesta di un detenuto in attesa di giudizio

Abbiamo un ministro della giustizia che sulle carceri la pensa come Fëdor Michajlovič Dostoevskij, che un paese civile non può avere carceri incivili.  E abbiamo Antonio di Pietro, proprietario della ditta Italia dei Valori (mobiliari e immobiliari), all'opposizione. la Lega Nord allo sfascio. Berlusconi fisso in tribunale. Il comico in declino Beppe Grillo ancora fuori dal parlamento. Napolitano Presidente della Repubblica, con consiglieri i suoi vecchi amici riformisti Emanuele Macaluso e Alfredo Reichlin. Cosa si può volere di più dalla politica?


disegno di Gerry Turano


Oggi inauguro questa rubrica giocosa. Partecipate numerosi. Chi indovina vince una paper ella.

" ...il web è un contenitore senza fine né inizio, ricettacolo di impunità, di pornografia, a volte di violenza e di truffe, spesso di vuote chiacchiere. Ma è anche sapere, occasione di scambio, strumento di civiltà e di conoscenza. Sta soprattutto a noi, ai cosiddetti intellettuali, dare il buon esempio, per fare del web un’arma pacifica, di tolleranza, di apertura verso l’esterno, sempre di più "




A me gli spettacoli di Romeo Castellucci e della Societs Raffaello Sanzio non sono mai piaciuti. Tanti anni fa, ad una recita romana di uno dei suoi soliti spettacoli provocatori lirici spirituali, alla battuta dell'attore “ siamo tutti angeli “ o qualcosa del genere, una spiritosa persona del pubblico, regista ricercativo a sua volta, si alzò gridando: QUA SIAMO TUTTI COMPAGNI! Ci fu una risata generale. Parte del pubblico probabilmente pensò che si trattava di una trovata registica.  Lo spettacolo andò avanti. Noi continuammo a ridere tra i denti, di più fuori (dai denti e dal teatro).  Ciò non significa che io non debba difendere il diritto di Castellucci di fare il teatro come più gli garba, e quello del pubblico di andarlo a vedere. Io non ci vado.

Insomma, considero orribile e a dir poco reazionario l'atteggiamento protestatario di certi politici e di certi credenti (che in ogni caso portano acqua con le orecchie alla compagnia teatrale di Castellucci, mettendola al centro del dibattito sul novativo teatrale, fatto che, come ho già detto, secondo me non merita, ma per ragioni di estetica teatrale, no di blasfemia). Però... C'è un però grosso come un pianeta: come si comporteranno gli intellettuali, mettiamo il sostenitore della Stato di Israele Gad Lerner, che lunedì scorso ha ospitato in studio il regista e la direttrice del teatro, Andrée Ruth Shammah, a sua volta legittima sostenitrice dello Stato di Israele, quando nella stessa situazione si troverà qualche artista considerato inopportuno da frange estremiste della comunità ebraica? Si avrà per esempio diritto (esteticamente non si potrebbe parimenti, ma tant'è) di fare uno spettacolo sulla carneficina di Stato, con la registrazione del martire pacifista  Vittorio Arrigoni che accusa lo Stato di Israele di essere criminale (secondo me abbastanza a  torto, o meglio, non completamente a ragione), e che invita Roberto Saviano, tutt'ora taciturno,  a prenderne le distanze, e che sullo sfondo di una foto di uno dei padri fondatori getta qualche cosa di liquido che evoca la merda?


Mi risulta che il nulla, al contrario del senso, e del bene... non ha mai fatto male  a nessuno



Aspettando Godot. In un articolo, il critico Vivian Mercier scrisse che Beckett "ha realizzato il teoricamente impossibile, un'opera in cui non succede nulla, ma che tiene incollati gli spettatori ai loro posti. In più, considerando che il secondo atto è una ripresa leggermente differente del primo, ha scritto un'opera in cui non succede nulla, due volte." Hai detto nulla!  Che genio che era Beckett.

E poi,  il nulla è parte non còlta del senso, nient'altro.



Scrittori giovani  schierati a difesa dell'autorevolezza critica


Potrebbe essere che certi letterati si sentono sempre attaccati perché sono in guerra permanente?

Giorgio Manganelli in articolo su potere e vilipendio nota che la parola infangare è di ambito militare: “ infatti neanche mamma esercito puoi insultare: più esattamente, ogni tentativo di dar osservazioni anche moderatamente eccitate rientrano nel verbo “infangare”, che pare specifico dell’esercito, così che, anche a provarcisi, è praticamente impossibile infangare qualsiasi altra cosa “.





Chomsky: “ una lingua è un dialetto con un passaporto e un esercito ”



Giornalista dell'Unità che per prudenza si colloca al centro della corrente


La mamma degli infangatori, notoriamente,  è sempre incinta.
Dice che ce l'ho con l'Unità. Per forza. Se ancora negli articoli di quel giornale si definisce Elemire Zolla intellettuale di destra (clic)... Praticamente consegnandolo legato mani e piedi allo spritualismo che fa da piattaforma estetica e ideologica ai nuovi fascisti. Per via del suo interesse per Tolkien, al quale Zolla fece la prefazione nel lontano 1969.

Ad ogni modo, Zolla, il grande studioso e intellettuale Zolla, la pensava così:

" Oggi mi sento libero, persino esultante perché sono scomparse le due forze che mi avrebbero volentieri chiuso in un campo di concentramento: nel 1945 ebbi la gioia di veder crollare il fascismo e ora di vedere svanire l' Unione Sovietica e il comunismo. Una volta sciolto, lascio i vecchi istituti politici azzuffarsi nel combattimento e ne distolgo lo sguardo? "

Passo tratto da un articolo commemorativo di Cesare Medail sul Corriere della Sera (clic), giornale (di destra?) sul quale Zolla scrisse a lungo.

Insomma, L'Unità, se vuole denunciare gli intellettuali di destra, non farebbe meglio a cercare tra gli intellettuali che razzolano attorno al PD e che a volte pubblicano sull'Unità, o vengono celebrati o intervistati o recensiti sull'Unità?  Tanti scrittori giovani, per esempio, che Goffredo Fofi (a proposito, ce l'ho con l'unità anche perchè non trovo più i magnifici pezzi di Fofi, che la domenica centellinavo qui l'archivio che consiglio a tutti di frequentare, ché ci sono articoli sia belli che bellissimi; invece che non pubblichino più i pezzi di Vincenzo Cerami non me ne frega nulla),  ha definito poco tempo fa, proprio dalle pagine dell'Unità, di destra? L'articolo aveva per titolo proprio questo:

I giovani scrittori sono di destra? (clic)




Rigore, secondo la notoria definizione di un grande  maestro di filosofia, il serbo Vujadin Boškov, è quando l'arbitro fischia. Ma poesia, quand' è? Secondo me, poesia è quando un essere umano emoziona un altro essere umano.



Post e autore del post in fase di correzione (Ah, Basaglia!) Hanno collaborato il cuginetto umorista in erba  Larry Svizzero e il critico letterario italo portoghese Larry Giuseppe Do Santos

lunedì 23 gennaio 2012

I FURBETTI DELL'INCHIOSTRINO: Gian Paolo Serino esagera o cosa?

L'archispettore del popolo, Gianni Biondillo (a destra) e il Procuratore Generale  Marco Rovelli, nella nuova versione di un successo degli anni '70


Che il clima è da guerra civile (in), non c'è bisogno che ve lo dica io. Lasciando da parte la vergognosa campagna di stampa contro i seminatori d'odio, dove faccio la parte di protagonista assoluto, voglio oggi segnalare che sul nuovo bel Sito di informazione  e critica letteraria diretto da  Gian Paolo Serino, Satisfiction,  c'è una nuova rubrica intitolata I FURBETTI DELL'INCHIOSTRINO. L'intenzione è buona, intendiamoci, ma asseconda fortemente il clima guerra civile, anche nel mondo letterario.

La rubrica (clic) iniziò segnalando ai lettori che una certa giornalista del Corriere della Sera aveva recensito il libro del suo direttore. Non si dovrebbe fare... Mi permisi di interloquire con Serino stesso, incontrato per caso in Facebook – che, per inciso, non frequento né so usare - durante una ricerca. Gli dissi così:

Serino, mi dispiace dirlo, ma l'articolo è sbagliato. O meglio, dice cose vere, ma in una forma sbagliata. Dice il vero ma non il giusto, se mi è consentito ricorrere a Shakespeare. Non ce ne frega nulla, infatti, che una recensisca il proprio direttore, perché non sarebbe cambiato nulla se avesse recensito il direttore di un altro giornale, magari incrociandosi con una sua amica che avrebbe poi recensito il suo. L'Italia è questa roba qui, inutile farsi il sangue amaro più di tanto; e in più, farne un caso singolo, una somma di casi singoli, è puro giustizialismo. Se proprio uno non può fare a meno di invocare una pericolosissima rivoluzione etica (in ogni caso, servono secoli), bisogna che si sforzi di andare a cercare l'origine del problema, che sta nel familismo, assolutamente imbattibile, ad ogni livello della scala sociale: noi tutti troviamo normale proteggere prima di tutto i nostri cari, e non ce ne frega nulla se ciò danneggia altri. Di questo si tratta, non di mafia. Diventa mafia quando di mezzo c'è la costrizione. Ma finché uno si prostituisce spontaneamente...

Di mafia aveva parlato lo stesso Serino citando un passo di Giovanni Falcone, il cui giudizio ugualmente reputo eccessivo, specialmente in Italia:

La mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio che inizia dai nostri atteggiamenti più piccoli e quotidiani.

Vabbè, Serino continua per la sua strada, segnalando giustamente che questo recensisce quello e quello recensisce quell'altro, in un coacervo inestricabile di microconflitti di interesse (che sopra di tutto se osservati da  sinistra, procurano dolore, tanto dolore). Dove continuo a non essere d'accordo è nello sparare ad altezza d'uomo, in questo caso di donna, a fini, potrebbe sembrare, di regolamento di conti (a meno che non si tratti di fascistoide  Fallocritica, nella quale è esperto anche il suo collega Massimiliano Parente, che sempre sullo stesso soggetto si espresse...). Nell'articolo di ieri, infatti, Serino se la piglia con la pur antipaticissima penna di Gilda Policastro (per altro mia nemica intima, se così posso esprimermi, in varie recenti discussioni). Parlando dell'inserto letterario del Corriere della Sera, descrivendone gli interessanti contenuti e invitando a comprarlo, Serino scrive così (clic):

Unico neo l’articolo di Gilda Policastro che cerca di riscattarsi dall’articolo marchetta che ha scritto sul numero 8 de “La Lettura”: un elogio sperticato al nuovo saggio del Professor Guido Mazzoni. Mazzoli è nel comitato direttivo di “Allegoria”, rivista di teoria e critica letteraria a cui collabora proprio la Policastro! Sempre meglio del caso “Baresani- Di Piazza”. Almeno Gilda Policastro il suo vero e unico “Manifesto” se lo porta nell’etimo greco-latino del cognome: donna “dai molti accampamenti” (poli castro).

Al di là del comportamento della raccontessina, anche secondo me stigmatizzabile, si può arrivare a tanto? Non era già troppo l'articolo dello scrittore Gianni Biondillo su Nazione Indiana, considerato il più autorevole blog letterario italiano, che per rinforzare la polemica nei confronti dell'aristocratica e disprezzante  critica scrittrice - secondo la quale, va detto,  chi non ha il dottorato vale meno di zero e i critici sono superiori agli scrittori -  titolò l'articolo La Gilda del Romano (Luperini), a torto o a ragione considerato uno dei più autorevoli critici letterari italiani, mettendoci pure due foto affiancate, una della bella ragazza e una dell'attempato ma affascinante professore, affiancamento che secondo alcuni aveva un preciso significato allusivo (però, va detto, la Policastro è ritratta in piedi). Mai che il sagace Biondillo abbia scritto circa i suoi amici la Helena del Roberto, come feci invece io, in un'infuocata discussione sempre su Nazione Indiana (clic per leggere), dicendo che era indecente che lo scrittore recensisse la sua editing in Mondadori (non di più, appena indecente). Ma tant'è... Siamo alla guerra per bande. Ci credo che la preparatissima Policastro è avvelenata e minacci querele a destra e sinistra! (una tempo fa al Serino medesimo, sul vecchio Satisfiction, io presente) Fra poco, prevedo, a me...


Ps:  che dire su l'Unità, sulla quale ritornerò a incazzatura passata, che in uno scambio di mail con un caporedattore mi liquida dicendo sostanzialmente che non sembra  ci siano i termini per una diffamazione a mezzo stampa, visto che il nostro collaboratore non la cita mai apertamente (mi dice poi di scrivere una lettera al direttore, cosa che naturalmente farò fare dal mio legale). Peccato che l'articolo del loro collaboratore che ha dato il via a una infangatoria caccia all'uomo (IO!) fosse completamente falso, come falso era l'articolo di Alesassandro Bertante dal quale prendeva spunto, uscito sul Fatto Quotidiano, dal quale giornale, però, io non mi aspetto nulla, quindi quello che viene di buono è benvenuto, il resto pazienza. Falsi, tutti falsi i contenuti dell'articolo da loro pubblicato, come ho certinosamente dimostrato al simpatico caporedattore del giornale fondato da Gramsci che mi ha concesso attenzione. Già, il problema della verità è un problema secondario nel giornalismo italiano, che come sapete reputo il mestiere più antico del mondo, a questo punto Unità compresa: dispiace per i giornalisti che ci lavorano, ma confermo la mia opinione che  stando così le cose prima chiude meglio è, anche per il PD.

Il dottor Marco Rovelli cerca di guarire Larry Massino, colpito da una misteriosa malattia che gli fa seminare odio

Post e autore del post in fase di correzione

domenica 15 gennaio 2012

Esperimenti di nuova democrazia giudiziaria in Nazione Indiana

 Simpatico momento di pausa durante la riunione in corso della Suprema Corte Indiana. Al centro il  riservato Presidente della Corte (dovrebbe essere Helena Janeczek)

Nella riserva di democrazia culturale evoluta  Nazione Indiana, si sta svolgendo un processo dove mi fanno l'onore di essere  l'unico imputato. Il post si chiama, assai carinamente, Seminatori d'odio, e si trova facendo clic qui. Mi sembra di aver capito che in quella salvifica Nazione, secondo le sempre più novative e fantasmagoriche concezioni  giudiziarie, il diritto dell'imputato è limitato, essendo che quello che dice il procuratore è la VERITA'. Questo, del resto,  è più o meno l'insegnamento di uno dei loro principali guru, Roberto Saviano, che spesso si appoggia sul DOGMA  " come dimostra l'inchiesta "... Ma una volta, cari indiani, quando c'erano le leggi vecchie, e quando gli intellettuali  leggevano  Kafka e Dostoevskij (e Foucault), l'inchiesta non dimostrava un bel nulla...

Il seguente è il post autodifensivo,   ancora al vaglio della corte indiana; con  qualche estemporanea aggiunta appena fatta:

(secondo tentativo di autodifesa nel PROCESSO: ieri sera lo stesso testo non è passato, ma penso, come dice l'ottimo architetto Gianni Biondillo - al quale vanno anche i sinceri rallegramenti per aver vinto il Premio Scerbanenco -  che ci dà la possibilità di fare questo democratico confronto, sia una questione di apparati. Tecnici)

Per ora grazie alla direzione di Nazione Indiana per aver sbloccato il precedente  commento, rimasto però a bagnomaria per troppo tempo. Lo metto qui, se no al centro come era rimasto non lo legge nessuno ( rimango dimissionario, ma spero mi sia consentito commentare questo post, dove l’UNICO aggredito sono io):

" Giusto per dire chi è l’autore dell’enunciato ritenuto criminale da Marco Rovelli, enunciato estratto dalla discussione del primo link a fondo commento, nella quale Larry Massino non fu affatto fuori tema, e nella quale aveva capito benissimo che l’articolo era del sociologo Marco Revelli (tanto da opporgli un ragionamento di un suo pari per ” autorevolezza “, Emanuele Macaluso), ma dopo alcuni infruttuosi commenti, per niente fuori tema, cercò di sbrigarsela perché riteneva poco interessante discutere con Marco Rovelli, la cui enfasi No Tav – e movimentista in genere – ritiene politicamente immatura, diciamo così, in termini dogvelliani, alla Tom Edison Jr.

http://www.nazioneindiana.com/2011/07/03/la-ragione-dei-barbari/

Veniamo ora al procuratore @Rovelli:

ma davvero credi in quello che scrivi? Non ti ricordi di aver definito FUFFA ciò che avevo scritto io? E di aver definito ad minchiam il paragone di Emanuele Macaluso, una persona autorevole non meno del rispettabilissimo Professor Marco Revelli? Davvero andando a leggere il thread dall’inizio non si capisce che l’aggettivo BECERO era riferito al tuo disprezzante modo di argomentare e non al fatto che con te si può discutere in modo becero? Mi sa che non sei un uomo di mondo… se tu avessi fatto i normali tre anni di corso dagli ermeneuti di Cuneo non incorreresti in questi incresciosi incidenti interpretativi. Il fatto è che tu, come capita a tutti (a me quasi mai), ti stizzisci e aggredisci ad personam quando qualcuno difende posizioni che non ti garbano. Io in quel contesto difendevo la posizione della sinistra istituzionale, quella del PD, per intendersi bene, al quale partito si riferisce il giornale su cui hai pubblicato il tuo pessimo articolo (confermo quello che ho scritto ieri sul mio blog: dispiace per chi ci lavora, ma a questo punto prima chiude e meglio è anche per il PD). La cosa peggiore del tuo articolo è che hai ristretto il passaggio in modo davvero mal(destro). Il passo intero è il seguente:

" Non mi ero accorto che l’articolo era dell’esimio Accademico Marco Revelli. L’avevo banalmente confuso con Marco Rovelli. Con l’Accademico Revelli non mi va di polemizzare in modo becero, perché ha una posizione a mio avviso sbagliata, ma metterglisi contro vuol dire ponderare e ponderare, che ora, per quanto mi sforzi, non mi viene " (in corsivo neretto la parte omessa).

Aggiungo che c'è un altra incongruenza, nell'articolo diffamatorio nei miei confronti  pubblicato dall'Unità (la diffamazione a  mezzo stampa è a tutt'oggi un reato): Bertante scrive nel suo sgangherato articolo che si tratta di 50 commentatori dei blog letterari (falso!); tu, citandolo, dimentichi che lui si riferiva ai blog letterari, che peraltro elenca, e  scrivi che si tratta di " cinquantina  troll – disturbatori della comunicazione in rete – " (saranno di più, molti di più, ma io non lo so, perché internet mi interessa poco),  poi te la prendi con uno solo...  che però non è affatto un sabotatore, ma una persona che intende, in vari modi, fare critica dei processi culturali in corso. Insomma, volevi VENDICARTI  per le critiche che ti ho fatto dal mio blog, e per le critiche che faccio alle varie iniziative culturali della quali fai parte, da Generazione TQ alle Classifiche Dedalus. Questo è.

Larry Massino (no missino)


Link al post su antica  disputa tra  Marco Rovelli e Larry Massino, dove si espresse l'amico del contendente Marco Rovelli con il nick Vick La Rosa, che definì Larry Massino ANTROPOLOGICAMENTE INSOPPORTABILE (clic)

ULTIMORA: SPAL-TARANTO 0-0

sabato 7 gennaio 2012

Alessandro Bertante e il pollaio oclocratico: non c'è niente di più plebeo che pigliarsela coi plebei

 plebe livorosa che si esercita nella bassa insinuazione

Insomma, non è che uno la mattina si alza e scrive quello che cazzo gli pare a lui! Esistono anche i fatti veri... Mi riferisco all'articolo insultante dello scrittore  Alessandro Bertante contro i commentatori dei blog letterari, uscito ieri sul supplemento letterario del Fatto Quotidiano.  

Come avevo previsto discorrendo con amici, si in fiamma la polemica contro i commentatori. Si in fiamma la polemica e si estraggono le armi pe santi, ricorrendo addirittura alla stampa nazionale (tricolore?) per ulteriormente attizzare la fiamma. Per rispondere bisogna per forza estrarre le armi pen santi.
 
Succede che per fatti mii - che non sto ora a rispiegare - da quasi due anni faccio commenti su alcuni blog letterari, più o meno gli stessi che elenca Bertante nel suo articolo (che chissà perché dimentica i civilissimi Minima & Moralia, La poesia e lo Spirito  e La dimora del tempo sospeso) . Non sono e non sono stato un commentatore pacifico, di quelli elogiativi per forza (che d'altra parte quasi sempre rendono ridicolo l'oggetto dei loro elogi, facendomi spesso pensare che  fanno ciò in modo malizioso, che alla fine alla fine  siano loro i veri troll). Per quanto mi riguarda ho cercato di esercitare, sempre nei limiti della buona educazione e di una certa leggerezza,  la libertà critica che dovrebbe, ribadisco dovrebbe, essere elemento fondante di ogni cultura (essa stessa  necessita per sua natura di essere sempre messa in discussione). Ho semplicemente esposto tesi avverse a quelle degli articolisti, non senza captare l'attenzione di persone per niente represse e per niente preconcette nei confronti di nulla. Quindi mi sento tirato in causa in prima persona.

Vediamo cosa dice esattamente lo scrittore e critico Alesandro Bertante. 

1) " Sono cinquanta, si conoscono tra loro e si odiano ". Sono invece molti di meno, del resto in gran parte spariti negli ultimi mesi, causa irrigidimento censorio da parte dei tenutari, che hanno cacciato anche meritevoli artisti come Sergio Maria Cerruti, ovvero il capo della scuderia Immondizie Riunite (su Nazione Indiana, dove tra l'altro era stato anche un articolista, vale a dire introdotto da un componente della tribù,  come usa lì, lo scrittore Gianni Biondillo, che tuttavia, nella fase della cacciata, non mosse un dito; fu invece causa delle mie dimissioni come commentatore, questa censura,  secondo me inaccettabile, stante la qualità intellettuale  degli  interventi satirici che indispettivano i componenti più impegnati della riserva, come Andrea Inglese e Marco Rovelli). O sono spariti causa  noia, perché gli articoli sono a mio modesto parere di molto peggiorati negli ultimi tempi, non  ne so spiegare la ragione.

2) " Insultano, minacciano, s’azzannano e soprattutto sono convinti che dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a loro ostile ". A me non pare che le cose stiano così, che questa sia solo una generalizzazione, in quanto tale intellettualmente squalificata. Mi risulta invece che i commentatori qualche volta avversi agli articolisti tendano soltanto a mettere in discussione la fragile impalcatura del rito letterativo patrio, sulla quale questi portatori sani di cultura di cui Bertante fa evidentemente parte sembrano stare così bene (ma non così tanto, se ancora pochi mesi fa lo stesso Bertante, dopo essere stato escluso dalla cinquina dello Strega, dichiarava inviperito: «...In realtà i voti sono bloccati, sono controllati, e il premio, quindi, è assolutamente prevedibile. Se a brevissimo non si cambia il regolamento, magari con una rotazione dei 400 Amici della Domenica, andrà a finire sempre così. Purtroppo, un premio prevedibile non è un premio interessante. Lo Strega, invece, dovrebbe essere un premio in cui vengono premiati i libri»  forse convinto che  dietro ogni scelta editoriale ci sia il fiato nero di una consorteria di potenti a lui ostile... oppure ostile alle sue preferenze letterarie.

3)  " Da quasi un decennio questi cinquanta valorosi impediscono che nasca un serio dibattito letterario in rete, inquinando il lavoro di molte persone oneste e preparate (e penso a Nazione Indiana, Lipperatura, Vibrisse, Sul Romanzo, La parole e le cose, Satisfiction, Scrittori precari) che stanno faticosamente cercando di creare nuovi luoghi di autorevolezza critica ".  Quindi abbiamo capito di chi è la colpa, in Italia, se non c'è autorevolezza critica... Colpa dei commentatori nei blog...  In ogni caso non è dei letterati espressione di questi blog, che non vanno oltre la difesa di quanto producono loro, o loro numi (per non fare nomi Roberto Saviano, Wu Ming, Romano Luperini), oltre rivendicazioni di impegno sociale di impronta generazionale, specie gli autodefinitisi lavoratori e lavoratrici della conoscenza, quelli  della  generazione TQ; o a nuove epiche autolegittimanti che tendono a mettere in primo piano ciò che fornisce il mercato, narrative  nuove quanto il mio scroto, dagli stessi Wu Ming a Roberto Saviano; o da analisi di questo tipo,  di Daniele Giglioli  " come se fossimo così traumatizzati dall’assenza di traumi reali da doverci costringere a inseguirli ansiosamente in ogni situazione immaginaria possibile "... Io penso che la colpa della mancanza di autorevolezza critica sia da attribuire al fatto che c'è poca continuità con le vere voci critiche del recente passato, penso a Pampaloni, Garboli, Manganelli, altri potrebbero aggiungere  Fortini e Sanguineti; o alle non poche voci critiche presenti in ambito letterario,  Goffredo  Fofi, Gianni Celati, Alfonso Berardinelli,  Massimo Rizzante, Emanuele Trevi, Gabriele Frasca, per fare solo pochi nomi, che si esprimono in maniera calibratissima (temo non troppo a favore di Bertante e soci) sono sommerse dalle tante voci autocelebranti non per  caso allergiche al contraddittorio.

4) " In nome di una bizzarra interpretazione del concetto di libertà d’espressione, i cinquanta valorosi si distinguono per l’astio e per la spontanea tendenza alla bassa insinuazione, sempre riferita a questioni private dell’autore preso di mira. Difficile che parlino del contenuto, spesso lo ignorano apertamente, rivendicando questa loro scelta in modo sdegnoso ". Questo succede, ma spessissimo al contrario... vale a dire che i commentatori vengono infangati e calunniati dai tenutari. A me è successo con Loredana Lipperini, come già spiegai qui  nel blog clic;  del resto lo sanno tutti, in rete, che da un certo punto in poi ella censura le persone avverse alle sue tesi o a quelle degli scrittori per i quali parteggia (Wu Ming e nuovi epici). I commentatori astiosi ci sono, intendiamoci, ma non sono quelli abituali: fanno qualche commento e spariscono, perché in genere  trovano poca sponda.

5) " Ma ciònonostante s’esprimono con una violenza verbale sconcertante. I più cattivi e i più laidi sono anonimi, ovvero si nascondono sotto diverse e mutevoli identità, con le quali partecipano contemporaneamente al tafferuglio. Perché la rete è l’unico luogo del vivere civile dove l’insulto anonimo sia considerato sintomo – sgradevole ma certo dinamico – di democrazia e non un’infamia come da qualsiasi altra parte ". Non è vero nemmeno questo: ancora una volta posso testimoniare che l'insulto proviene più spesso da parte degli articolisti, o da loro fiancheggia tori. C'è poi un altro fenomeno, nelle discussioni che si generano nei litblog: quello dei commentatori più o meno fedeli alla linea che maltrattano i nuovi venuti; ce ne sono pure di quelli che arrivano improvvisamente, appunto inventando nomignoli, per insultare chi mantiene una posizione critica verso le tesi o le opere degli articolisti, come sempre più spesso avviene sul blog Le Parole e Le Cose  (ovviamente non per colpa dei gestori, anch'essi incapaci di gestire l'increscioso fenomeno).

6) " Per loro non esiste più nessun valore letterario condiviso ma solo mafie e raccomandazioni, favori e reciproci servilismi. Non esiste un canone estetico ma tutto è confuso in un calderone di provocazioni, ripicche e frustrazioni mai risolte. Si commuovono solo di fronte alla piattezza dell’orizzontalità, quella desolante mediocrità che ha concesso anche a loro di avere una voce. Ma sullo sfondo è facile riconoscere il ben noto linguaggio qualunquistico dell’Italia gretta e provinciale, quella deriva etica e civile che ci contraddistingue da anni e che è diventata oramai impossibile da sopportare ". Questa non la commento. Bertante sembra  riferirsi alle crescenti polemiche sul premio Dedalus, sempre più in difficoltà, del quale è anch'egli congiurato, le cui classifiche di qualità non vengono tenute in considerazione nemmeno dai blog letterari ai quali fanno in genere riferimento i grandi lettori. 

Per concludere (per ora): da commentatore, siccome sono testardo, mi sono studiato la questione bene, prima di espormi e esprimermi sugli articoli; per questo ho girovagato a lungo negli archivi, cercato di capire chi si esprime, sia come post attore che come comment attore, e con quali intenti. Credo di aver acquisito una certa competenza in materia per affermare che non è vero quello che Bertante afferma con tanta sicurezza. No,  Bertante non dice la verità, come sa chiunque frequenti i sempre più afflosciati  blog 2.0. Non dire la verità, nel contesto di un supplemento letterario comunque prestigioso,  non foss'altro perché diretto da Riccardo Chiaberge, equivale a farsi grossi coi lettori distratti della stampa quotidiana dicendo bugie (a proposito di autorevolezza critica, se ci fosse un'etica condivisa dovrebbe anche equivalere a  tirarsi la zuppa sui piedi...). Secondo voi il disinteressato scrittore Bertante a quale scopo lo fa? E perché non ha aperto la discussione su un blog letterario, cioè in una  sua sede naturale?

Ps: "
concordo con Gilda Policastro qui sopra. mi preme aggiungere che la quantità di persone moleste, livori e demenzialità assortite che infestano lo spazio commenti di ogni post non fa molto bene a “le parole e le cose”. in sostanza, tutto questo pollaio oclocratico formatosi di recente rischia di distogliere l’interesse dagli interventi (di qualità molto alta, in genere). l’adozione della censura, applicata con senno, mi sembra solo da elogiare.


Testo e autore del testo in fase di correzione
  
Francesco Marotta ha detto la sua nel suo blog clic


giovedì 11 novembre 2010

Ancora Ombrino. Loredana Lipperini è viva (e allatta insieme a noi!)


Come fu che Ombrino venne attenzionato,  dossierato, infangato e diffamato in poche decine di minuti il giorno 10 novembre 2010 tra le ore 15.00 e le ore 16.00.

Ombrino (

per chi vuole conoscere meglio) è un privilegiato, durante il giorno ci  ha da fare poco, giusto proiettarsi in qua e in là dove meglio gli pare a lui. Interessandosi per assoluta accidia del letterativo, senza avere più tanta voglia  di respirare la polvere dei libri, fa asettiche letture (e scritture) sullo schermo del suo computer, prima di tutto perché non ci vede più tanto e si può ingrandire i caratteri quanto vòle lui senza mettersi gli occhiali. Ombrino frequenta le piazze letterarie principali da qualche mese, che ognuno sa  quali sono: Nazione Indiana, Minima e Moralia, Lipperatura, Primo Amore, La Poesia e lo Spirito, Vibrisse, Satisfiction. Nonostante tutto frequenta anche il bel blog di Paolo Nori (fatti nostri!) Anche altri blog piccini ai quali si è via via affezionato o affeschifato. Oh, quante volte gli viene voglia di dire la sua a Ombrino. Perché alle volte legge delle cose che ci è da non credere. A malincuore il più delle volte riesce a  trattenersi. E dunque, a parte Nazione Indiana, dove commenta quotidianamente  ma senza affanno, avrà lasciato si e no 20 commenti in tutti gli altri blog messi insieme (quelli che lo permettono, naturalmente).

Si dà il caso che nella giornata d ieri Ombrino abbia commentato sia su Satisfiction che su Lipperatura, per via della quistione primaria di Vieni via con me, trasmissione che ha l’ingrato compito di risollevare le sorti morali del paese, ma  con un esercito pagato male e con armi culturali che sparano quasi sempre a salve, a volte addirittura a rinculo, ferendo anche gravemente chi le usa in buona fede.  Su Lipperatura lascetti questo intervento, di getto, forse sgrammaticato ma non sprammaticato:

«Chi ha letto ” Dialettica negativa ” sa che il lavoro di Saviano rende Sandokan più forte che mai, qualunque Sandokan possibile e immaginabile, magari nelle vesti buone del criminale pentito che vuol fare del bene alla società. Del resto è quello che chiede Saviano stesso a Sandokan Schiavone, come il convitato a Don Giovanni: PENTITI! Questo è uno degli effetti ” imprevisti ” di azioni nella prassi sbagliate. Le questioni di giustizia, se no è un casino, vanno lasciate in mano alla magistratura, no agli eroi, menochemeno agli eroi di carta. Ma su questo aspettiamo l’annunciato incontro tra Saviano e Dal Lago in una delle prossime puntate del programma. Ps: è vergognoso anche che si usi Falcone come stampella delle proprie vanità intellettuali, per non dire del vomitevole attacco a Sciascia. Vedrete, finiranno per criminalizzare chiunque abbia da ridire sulle loro prassi, e, semmai, sui loro risultati artistici, modesti, anche se contenuti in grandi numeri di ascolto televisivo (ma anche il mio gatto e il solo Benigni avrebbero fatto quell’ascolto, magari alzando pure il livello artistico)».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:03 pm da Larry Massino

Poco dopo rispondette Lipperini in persona:

«Spavento condiviso, Alessandra.
(a proposito di spaventi: Larry Massino, il giorno che avrà un po’ di tempo - magari sottraendolo a quello che impiega a concepire geniali battute come quella sulle senzatette - mi spiega come si concilia l’aggettivo “modesti” con “grandi numeri di ascolto televisivo”)».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:17 pm da lalipperini

Per educazione ricevuta nei migliori college del regno rispondei alla Lipperini:

«@Lippperini
mi scuso prima di tutto per il mio modesto umorismo, magari mi faccia sapere in privato quali e quante penitenze debbo fare per redimermi, se sono bastevoli le penitenze o se devo intraprendere qualche cammino spirituale più serio, se devo fare qualche pellegrinaggio a piedi scalzi, sottopormi a fustigazione, a qualche salasso o digiuno o quello che vuole Lei. Poi mi congratulo vivissimo sempre con Lei: se non capisce la differenza tra risultati numerici (enormi) e risultati artistici (modesti) questo va tutto a suo vantaggio, della sua copiosa audience e dei suoi numerosi incarichi professionali».Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:40 pm da Larry Massino».

Poi Daniele Marotta che mi accusebbe sostanzialmente di essere colluso con la mafia:

«E’ chiaro Larry Massimo che l’appello di Saviano a Schiavone è di pentirsi alla magistratura e quindi di cambiare fronte, e non a Saviano stesso o all’opinione pubblica. Qui esiste un conflitto secco tra civiltà dell’umanità e parassite forze della morte. Non voglio sempre fare il bacchettone ma, in questo caso o se non si sta con gli umani, anche non volendo, facciamo un favore ai disumani. Gli eroi di carta purtroppo poi si beccano proiettili veri. Facciamo così Larry Massimo, alla prossima persona ammazzata per essersi opposta a una mafia, ci troviamo e andiamo al funerale insieme, e parliamo, che dici?»
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:42 pm da Daniele Marotta

E’ chiaro che fubbi  attenzionato. A questo punto, è normale,  partettano le calunnie da un corvo anonimo:

«Larry Massino è un troll, già bannato da parecchi blog. Non rispondetegli e passate avanti».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:45 pm da Unochesa

Dopo subitaneo ancora Lipperini:

«Grazie, mi stanno dicendo la stessa cosa via mail :) Provvedo».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:47 pm da lalipperini

Di nuovo io (ma il commento vienghi trattenuto qualche decina di minuti nel limbo “ In attesa di approvazione “):

«Solo per dire che non sono un troll né sono stato mai bannato da nessuna parte. Ho opinioni che a molti non piacciono, ma sono solo opinioni. Mi domando con che faccia fate le battaglie per la libertà di informazione, quando censurate, o peggio lo infangate, calunniando (” è un troll ” ” mi stanno dicendo la stessa cosa per mail ” ” provvedo “), chiunque non la pensi come voi. Boh».
Postato mercoledì, 10 novembre 2010 alle 3:59 pm da Larry Massino

Da questo momento in poi vengo vivaddio ignorato. Ci sono abituato all’ignonimia, non è male. Del resto alla gente piace stare al sole per poi potersi indignare delle scottature.

Come sapete, il mio nome linkato rimanda al mio piccolo blog, che dalle 16.00 di ieri  ha  aumentato il numero delle visite (a fine giornata aveva quasi quintuplicato la media dei contatti, anche a causa di un link che mette un  mio cugino su  un sito umoristico primario:  ringrazio tutti).

Mi dicono che potrei querelare, perché la calunnia e la diffamazione in questo sciaguratissmo ma civile paese, che secondo i parrucconi delle accademie dovrebbe essere la patria del diritto, sono ancora  un reato. Macchissenefrega. Giudecheranno i lettori  se questi comportamenti sono compatibili con le battaglie di libertanza e civilanza  di cui le persone come Lipperini si sono fatte paladini negli ultimi anni, occupando il centro della scena informativa, temo non gratuitamente come il benefattore Benigni (che se vende uno show del genere a Sky, e non capisco perché non lo fa, lo pagano almeno il doppio dei 250.000 che ha dovuto  immollare alla causa gomorristica, magari appena appena seccato, anche se  non lo dà a vedere perché è un signore).

Quello che invece non posso far passare alla maestra bacchettatrice è l’estrapolazione del “ senzatette “ usato appropriatissimamente nel suo contesto originale e usato senza nessun altra intenzione se non quella di giocare con l’assonanza senzatetto-senzatette, categorie delle quali mi premeva accomunare le infelicità, pur se di qualità diversa, in un intervento critico apparso ieri sia su Satisfiction che sul mio blog. L’intenzione dispregiativa verso le donne invece ce la mette Lipperini, in modo a mio avviso scorrettissimo, perché non si può   estrapolare da una discussione per riportare,  a fini denigrativi, nella propria. Vorrei però far notare a tutti che nel suo contesto completo  la parola appare correttamente usata a fini di calembour, mi dice chi pratica la retorica per motivi lavorativi, perizia professionale che, bisogna essere onesti,  non si può certo pretendere da chi si occupa di critica letteraria civile.  

Ma il punto è un altro,  spero non me ne voglia nessuno per un  mio rigurgito di vanità. Il punto è che nessuna Lipperini, il cui livello di umorismo è inferiore a quello del grasso per parafanghi, può dare a me lezioni etiche circa l’uso distorto che si fa dell’umorismo in questo paese, abbassandolo quasi sempre a clava apriaudience e spianasuccessi (del grave problema della fama nel mondo mi sono occupato già, e me ne occuperò di nuovo tutte le volte che lo riterrò necessario).

Me medesimo posso vantare proverbiali   insuccessi in quasi tutto l'arco dello scibile artistico,  ma mai quanto nella pratica teatrale della comicità, nella quale si usano i corpi e i suoni, maanche, fatalmente, articolazioni sonore  significanti con più o meno precise intenzioni denotative, le cosiddette parole. Il mio teatro comico è sempre stato difficile, tanto che mi ha messo nella traiettoria di tanti tanti  comici italiani, anche i più geniali e poetici; tra essi alcuni divi nazionali e internazionali dell'attuale, alcuni  altri sotterrati semisconosciuti al cimitero (un bacio: ci ritroveremo! E spero non interpretiate il saluto come  una minaccia). La mia è stata una  comicità tra le più complicate (in)disponibili su piazza. La parte letteraria, quando non scritta direttamente sul corpo dell’attore, faceva riferimento alla letteratura più complicata, da Cervantes a Flaubert a  Kafka a Joyce a Beckett, facendo ridere il pubblico inconsapevole (che altrimenti si sarebbe culturalmente  rifiutato: che diamine!). La parte fisica, quella teatrale vera e propria, è sempre stata così lontana dalle pratiche mediane da avermi messo in contrasto finanche  con gli attori, i quali temevano e temono di allontanarsi troppo dal pubblico che gli (s)fama. Ricordo che ancora pochi anni fa uno degli ultimi geniali  tragicomici si maravigliava come un bimbo del funzionamento davanti alla prova del palcoscenico di certi meccanismi che  invece a tavolino gli sembravano assolutamente folli: non ci credeva proprio!  A cena mi diceva che aveva imparato a modulare la comicità fino al pianto, che decideva secondo il suo stato d’animo, con lo stesso brano, se far ridere o far piangere il pubblico (questo fanno i veri comici!) Certi impresari, nonostante riempissimo i teatri,  non ci pagarono. Ma dal punto di vista artistico ricevemmo copiosi  riconoscimenti e imbarazzanti complimenti. Da un comico-fantasista enorme, il seguente: «finalmente si ride con roba non banale e si vede qualcosa di creativo!». Il regista  teatrale oggi più in vetrina tra i giovani mi fece sapere che assistendo a un nostro spettacolo aveva capito tutto del teatro, come un’illuminazione, e del resto l’anno successivo cercò di capire ancora meglio mettendosi in discussione, utilizzando i miei stessissimi attori e buttandosi nel mio stesso genere, da lui lontanissimo per preparazione (ma non per sensibilità, credo). Ma il complimento che mi fece più piacere fu quello a una prima, a spettacolo appena finito, ancora durante gli applausi, da parte della figlia di Paolo Panelli, un DIO della comicità, che mi abbracciò cercando di trasmettermi l’emozione che secondo lei avrebbe provato il suo stesso padre assistendo allo spettacolo.

Dichiaro infine non spentaneamente che se vivessimo davvero in un paese civile Maurizio Milani sarebbe considerato  il primo umorista e Antonio Rezza sarebbe considerato  il primo comico. Bustric sarebbe come minimo  ministro con portafoglio alla fantasia. 

Bustric


PS (Polizia di Stato): se ci sono errori gravi di battitura pazientate: non ci ho voglia di redimermi.

ps (polizia di svago): signora Loredana Lipperini, penso che lei mi abbia deliberatamente provocato perché voleva ottenere un ritratto letterario come quello che avevo dedicato alla castellana di Nazione Indiana (la quale pur a malincuore apprezzò!). Invece io, Lipperini,  non l'apprezzo ancora quanto l' eterea entità del sito rivale,  che del resto mi sento di rispettare di più in quanto anche romanzattrice;  ma pure, lo può ben immaginare, la stimo, altrimenti non avrei impiegato tutto questo
tempo appresso a lei.