Rara foto di Palmiro Togliatti che discute con Filippo Turati
In un articolo su Repubblica (clic) Roberto Saviano - aderendo alle idee dello studioso Alessandro Orsini, che ha appena scritto un saggio intitolato Gramsci e Turati, le due sinistre (Rubbettino) - indica Antonio Gramsci come capo totale dei seminatori d'odio, forse, chissà, anche come capo del pollaio oclocratico che infesta in internet i blog di riflessione culturale, impedendo il sorgere di una vera autorevolezza critica... (per i distratti clic qui per capire meglio).
Saviano è forte... Non gli viene alcun dubbio circa l'esatta ricostruzione del contesto in cui certe frasi sono state dette o scritte; né, citando passi di Gramsci, specifica quando sono stati scritti e in quale opera originale si trovino (come suo solito...). Per non dire del ritratto caricaturale che fa di Togliatti, reo di aver espresso un giudizio sprezzante su un suo acerrimo nemico politico, Turati, in occasione della sua morte, nel 1932...
Lasciamo perdere Togliatti... Prevedo che Saviano piglierà mazzate in quantità, sia dagli storici seri, sia dagli studiosi gramsciani e sia dai semplici simpatizzanti comunisti ed ex comunisti, magari da alcuni dirigenti del PD, quelli di derivazione comunista almeno, come Bersani (che ieri ha rimesso in riga Marco Travaglio, che non ha l'esclusiva della moralità né della verità: potrebbe allargare al casertano...). Sempre che qualcuno decida di dar voce a chi critica il profeta di Caserta: Repubblica Espresso è chiaro che no... lo faranno magari il Manifesto, o l'Unità o il Riformista? Lo faranno i maggiori blog culturali ora che sono ripuliti dai seminatori d'odio e possono di nuovo andare alla ricerca della loro autorevolezza critica? Lo faranno i partiti che si definiscono di sinistra o addirittura comunisti? Lo farà Vendola?
Avete letto l'articolo linkato? Che vi sembra? Per me, lo voglio dire senza fare scherzi con le parole, arrivare ad esaltare il liberlsocialismo dalle pagine di Repubblica è il massimo della sfacciataggine. Il liberlsocialismo turatiano fu la bandiera ideologica di Bettino Craxi, il belletto riformista che affossò l'ambizioso progetto europeista e filoatlantico del PCI guidato da Enrico Berlinguer - progetto del resto avversato dalla base massimalista - di traghettare il partito verso un nuovo socialismo europeo (più o meno quello che sta facendo da anni Massimo D'Alema, non a caso avversato e INFANGATO da tutti...).
Ma, più colpevolmente, il rifiorire del liberalsocialismo, nei nefasti anni '80, fu all'origine di un salto di corruzione mai visto, di un aumento pazzesco della spesa pubblica (e del debito pubblico): furono gli anni in cui i padri indebitarono i loro figli e nipoti, senza senso di colpa alcuno... furono gli anni del peggior clientelismo, delle tangenti per tutto, degli arricchimenti facili... furono gli anni della promozione al centro della scena dell'Italia peggiore, più arraffona ed egoista, quella del piccolo imprenditore è bello, quello che si è fatto da solo (ma con che materia, si domandava Giorgio Gaber?). Tutto ciò avvenne sotto il vessillo della modernità, in nome dello svecchiamento della cultura, della moda e del gusto italiano, in nome del rifiorire del nazionalismo. Insomma, furono gli anni della Milano da bere, al centro della quale c'era un certo Silvio Berlusconi, responsabile a sua volta dello sdoganamento di almeno una parte di neofascisti, nonché dello spostamento a destra dell'intero paese.
Quelli nei quali si cerco di rimettere al centro del dibattito politico il tema del liberalsocialismo turatiano, caro Saviano, furono gli anni in cui si cominciò a rimettere in discussione i diritti conquistati dai lavoratori, sopra di tutto in termini di salvaguardia del reddito, con il referendum sulla scala mobile (abbiamo visto com'è andata: in Italia gli operai e i lavoratori in genere guadagnano oggi una miseria... e non è finita...). Fummo in molti a rifiutare il modello di società nuova che ci stava propinando Bettino Craxi; a partire proprio da Repubblica, che ogni domenica che cristo metteva in terra ci somministrava endovena un interminabile editoriale anticraxiano, antiliberalsocialista e antiberlusconiano di Eugenio Scalfari. E ora, invece... si deve scoprire dalle pagine di Repubblica che bisogna trattare coi padroni delle ferriere (messe su con capitali di quali provenienza?), abbassarsi le mutande per agevolare il compito agli ombrellai di collocare gli ombrelli...
Lo dico sempre che Roberto Saviano è di destra, che fa gli interessi della destra proprietaria; e, ancor peggio, che ha studiato poco. Va a finire che ci ho ragione io su tutti i fronti. Però ora si tratta di capire se l'ignoranza storica che mostra di avere anche in questo articolo è tutta farina del suo sacco o attinge a ignoranza altrui. Così a occhio la seconda che ho detto, magari ignoranza di ex banchieri oggi al governo, a lui pare assai vicini, dei quali egli stesso si fa portavoce; ignoranza non del tutto disinteressata, praticata non solo per (dis)amore della verità.
Ai miei coetanei poco preparati, idealisti e nazionalisti, socialisti liberali craxiani, invasati per segreta convenienza (si aspettavano protezione per collocarsi nella società, come poi è stato per gran parte di loro, magari travasati in AN e Forza Italia), dicevo sempre che dal socialiberalismo al socialnazionalismo non c'è che un passo. Speriamo non sia quello che sta per farci fare la tecnocrazia alla quale Roberto Saviano sta portando acqua con le orecchie.
Ps: uno che indica chi è colpevole e chi no, a prescindere dai processi, che addirittura scrive che per lui si è colpevoli anche se assolti dal tribunale, può pigliarsela con chicche e sia in termini di violenza verbale?
post e autore del post in via d'accomodamento