C’era una volta quattro tipi: fame, fama, famo e fumo.
Fame vedeva gente esotica: ong, famelica, sottosviluppo, dallupi, nera, fao. Parlavano tanto che morivano quasi tutti, perché si scordavano di mangiare
Fama se la passava male, perché stava nascendo tutto un movimento per emarginarla, si cominciava ovunque a far battaglie per sconfiggere il suo problema nel mondo. Amici pochi, solo infamato e famale.
Famo era il più romanesco e frequentava i suoi, in borgata: famolo, famose, famoso, accapisse, ervento, erbotto.
Fumo ci aveva la passività della scrittura, si era costruito tutto attorno una specie di recinsione, si metteva le penne in testa e viveva in una specie di tenda. All’ingresso del recinso, non più grande di un romanzo scadente camera e cucina, ci era un cartello un tantino sciovinista che diceva “ permanenza permessa solo ai fumosi della nazione “. Le persone che fumo vedeva più che altro per scrivere erano fumeria, fumino, infumo, nientearrosto e dilondra, un amico Inglese, di soprannome fumo di Londra. Dato che scrivevano dandosi arie di selvaggi, si cospargevano il corpo di pro fumo passivo.
Forse continua...